Avviata dal comune la procedura di acquisizione al patrimonio comunale delle parti sommitali dell’edificio. L’immobile, al centro di polemiche sollevate dagli ambientalisti, è riconducibile ad alcuni imprenditori condannati per traffico di rifiuti.
Gli ecologisti Alessandro Cannavacciuolo, Antonio Montesarchio e le Guardie Ambientali avevano chiesto in tutti i modi alla procura di Nola di trovare la prova della loro accusa forte quanto preoccupante: la presenza di rifiuti tossici nel cemento del palazzo ex Enel di via Calzolaio, un grosso edificio ubicato nel centro di Acerra adibito a uffici e negozi e di proprietà di un gruppo di smaltitori di rifiuti, imprenditori finiti nel mirino dell’antimafia e di molti ambientalisti della zona.
Ma l’unico elemento concreto che finora era emerso dal caso è stato il risultato delle analisi dei campioni di cemento prelevati dalla struttura ed effettuate dal laboratorio dell’università di Napoli Federico II. Esami voluti e fatti svolgere dagli stessi proprietari e che hanno dato esito assolutamente negativo: nessuna sostanza chimica proibita nel palazzo ex Enel. Ma Cannavacciuolo e compagni hanno una tigna di quelle inestinguibili.
Hanno chiesto e ottenuto dal comune controlli anche su una serie di presunte difformità urbanistiche. Alla fine la polizia municipale ha accertato irregolarità edilizie nella realizzazione del sottotetto dell’edificio. Quindi l’avvio della procedura di acquisizione al patrimonio comunale della parte sommitale del palazzo. “Intanto aspettiamo da anni che la procura di Nola faccia effettuare i carotaggi di tutte le parti strutturali più importanti dell’immobile, fondamenta in testa”, lamentano gli ambientalisti.





