I 230 operai della Simmi, indotto ferroviario Ansaldo, hanno manifestato, l’altro giorno, davanti alla prefettura. La fabbrica è chiusa. I lavoratori non percepiscono la cassa integrazione da quattro mesi.
Le commesse dell’indotto ferroviario sono state dirottate al nord, un anno e mezzo fa. Ma ora la fabbrica napoletana che ha subito lo scippo delle forniture è a rischio chiusura. Intanto i 230 operi della Simmi di Acerra, finiti tutti in cassa integrazione, non si vogliono ancora dare per vinti. L’altro giorno hanno protestato davanti alla Prefettura, con un presidio partecipato. Le tute blu della fabbrica metalmeccanica chiedono lo sblocco del salario della cassa integrazione. L’ultima volta che questa manodopera si è vista erogare l’ammortizzatore sociale è stata a ottobre. Da allora niente più soldi. E’ una vicenda complessa quella della Simmi, fabbrica che fino al 2011 forniva attrezzature elettriche per i treni prodotti all’Ansaldo di via Argine, a Napoli, di Pistoia e Reggio Calabria.
Ma nell’autunno del 2011 l’Ansaldo Breda dirotta le commesse da anni prodotte alla Simmi di Acerra ( impianti e quadri elettrici industriali ) in alcuni stabilimenti dell’indotto dislocato al centro nord. Ad Acerra il trasferimento altrove delle forniture di Ansaldo ha come prima conseguenza l’immediato arresto delle attività e il contestuale avvio della procedura di cassa integrazione in deroga per stato di crisi. L’ammortizzatore sociale scadrà nel novembre di quest’anno. Il problema però è che il salario della cassa integrazione non viene più erogato ai lavoratori da quattro mesi. Problemi burocratici e di copertura finanziaria stanno mettendo in ginocchio i tanti operai dell’impianto metalmeccanico ubicato alle spalle della Montefibre.
“Ho tre bambini e un affitto di 500 euro da pagare mensilmente – racconta Raffaele Esposito, 44 anni, di Pomigliano, uno dei lavoratori rimasti senza soldi e senza lavoro – l’Equitalia addosso, l’auto in fermo amministrativo: non so più che fare. Intanto – lamenta l’operaio – a protestare siamo sempre i soliti disperati, un centinaio di noi ”. Intanto la Simmi è in concordato preventivo. Un commissario nominato dal tribunale di Nola dovrà deciderne il destino entro quest’anno. Nel frattempo il titotale dell’azienda, Carmine Bassolino, sta disperatamente tentando di trovare un accordo con i creditori per salvare l’azienda. I legali della Simmi la scorsa settimana hanno citato in giudizio l’Ansaldo Breda. Chiedono alla società di Finmeccanica un risarcimento danni di 51 milioni di euro.
(Fonte Foto: Rete Internet)



