I senzalavoro stamattina si sono arrampicati sullo sversatoio abusivo più grande del territorio. Una collina di rifiuti creata dall’ecomafia, nel bosco di Calabricito, tra le coltivazioni.
“No alle bonifiche fatte dalla camorra e sì a un piano pubblico per il lavoro”. E’ il messaggio dei disoccupati lanciato durante il sit in organizzato stamane nella grande discarica abusiva del bosco di Calabricito, un invaso di sei ettari utilizzato dall’ecomafia fino ad alcuni anni fa, uno dei siti ad altissimo rischio indicati dal governo nell’ultima mappa dei terreni compromessi. La protesta è stata messa a segno dai senzalavoro aderenti all’Mda centro sociale ex Macello, il movimento dei disoccupati autorganizzati, dall’Mdl, il Movimento disoccupati in lotta, e dai ragazzi di alcuni centri sociali delle province di Napoli e Caserta, Iskra Area Flegrea e Scintilla.
I manifestanti si sono arrampicati sul muretto di cemento che delimita la gigantesca area avvelenata. Hanno appeso i loro striscioni sulla rete sforacchiata che scorre sotto del filo spinato, lungo un perimetro enorme, tra immensi campi di ortaggi. “Chiediamo alle istituzioni di creare un consorzio pubblico per le bonifiche – spiega Sergio, attivista dell’Mda – soltanto in questo modo sarà possibile evitare che la camorra gestisca le bonifiche: se la mafia metterà le mani sul risanamento sarà la fine di ogni speranza di rilancio” . L’obiettivo dei disoccupati organizzati è di ottenere un piano occupazionale in grado di reclutare il maggior numero possibile di senzalavoro nelle operazioni di bonifica dei territori.
“Abbiamo svolto per anni – aggiungono – corsi di formazione appositi: siamo qualificati soprattutto sul fronte delle professioni legate all’ambiente “. A un certo punto i disoccupati hanno deciso di entrare nell’area della discarica, salendo sulle pendici della collina di rifiuti, ormai coperti da uno strato di vegetazione. “Guardate – hanno fatto notare – hanno tolto i cartelli che indicavano la pericolosità di quest’ammasso di veleni. Lo hanno fatto evidentemente per evitare che la gente s’impressioni. O per coprire qualcos’altro”.
Accanto al colossale sversatoio abusivo ce ne sono altri due più piccoli, ma ugualmente inquietanti. In uno di questi, un’antica vasca di macerazione della canapa, furono ritrovati alcuni fusti tossici del vicino stabilimento chimico della Montefibre. Schifezze sepolte appena alle spalle della casina Spinelli e degli scavi archeologici della città osca ed etrusca di Suessola. Oggi la casina Spinelli, un ex museo archeologico vanvitelliano, è un rudere che si sta sfaldando sotto i colpi della pioggia e del tempo. Mentre gli scavi di Suessola sono praticamente abbandonati, da sempre.





