Sgridare va bene, ma spesso succede che le parole fanno davvero male e portano serie conseguenze. La responsabilità dei genitori per gli stati ansioso-depressivi del figlio.
Il caso
La nostra attenzione si rivolge ad un adolescente che, come tanti suoi coetanei, non ha una grossa predilezione per lo studio e la scuola. All’esito del primo quadrimestre la sua pagella lascia molto a desiderare. Dopo il colloquio con i professori , i genitori tornati a casa, iniziano a mortificare il figlio, rivolgendogli frasi quali: «sei uno stupido, un buono a nulla, uno che non combinerà mai niente di buono nella vita», e prospettandogli una sicura bocciatura alla fine dell’anno scolastico. All’esito dell’anno scolastico arriva la paventata bocciatura. Dopo poche settimane il ragazzo incomincia a soffrire di insonnia e di attacco di panico.
I genitori secondo la Cassazione hanno commesso il reato di abuso dei mezzi di correzione. Il reato si consuma nel momento che ne derivi il pericolo di una malattia nel corpo o nella mente. Dal punto di vista fisico la giurisprudenza ha precisato che per malattia vada intesa qualsiasi contusione o alterazione, sia pure lievissima, dell’integrità fisica personale (Cassazione 26-11-82, n. 11344); dal punto di vista mentale il discorso si fa naturalmente più complesso in quanto la menomazione non è ovviamente visibile, né percepibile con i comuni strumenti della medicina. Sul punto la Suprema Corte ha specificato che la nozione di malattia nella mente si estende fino a ricomprendere ogni conseguenza rilevante sulla salute psichica del soggetto passivo, dallo stato d’ansia all’insonnia, dalla depressione ai disturbi del carattere e del comportamento (Cassazione del 3-5-2005, n. 16491).
La suprema Corte pur ritenendo che la condotta dei genitori rientri nell’ambito dei comportamenti leciti, non essendo sfociata nel compimento di alcun atto di violenza fisica, conclude, sulla scorta delle pronunce giurisprudenziali nell’affermare la penale responsabilità di entrambi i genitori per il delitto di abuso di mezzi di correzione. Per la Cassazione esiste, infatti, il nesso causale tra i reiterati comportamenti dei genitori, qualificabili come maltrattamenti di tipo psicologico e i disturbi ansioso-depressivi, manifestatosi in insonnia e attacchi di panico del figlio.




