Struggente e suggestivo il via alla sedicesima edizione. La voce di Raiz e la fisarmonica di Galliano in un incontro di mondi diversi, accompagnati dall”Orchestra Napoletana di Jazz.
Atipica location, grande fascino, la Basilica di Cimitile ha ospitato la prima serata del Pomigliano Jazz Festival. La sedicesima edizione è stata aperta dal pianoforte di Francesco Nastro e dal sax di Giulio Martino.
Grande attesa e grande entusiasmo per Richard Galliano. È il direttore dell’Orchestra Napoletana di Jazz, Mario Raia, ad invitare Galliano sul palco «fantastico musicista, compositore e arrangiatore». Eccitazione e applausi per il primo pezzo, «Michelangelo 70». Un problema tecnico ed è proprio la fisarmonica di Galliano a non essere amplificata. A grande richiesta, quindi, è partito il primo bis della serata, atteso, applaudito e amato dal pubblico. Il repertorio ha spaziato tra brani diversi: «Lo que vendrà», arrangiata da Galliano, «Vir o mar quant è bell» arrangiata da Mario Rea, con un riferimento a Hector Villalobos.
Nuovo scatenarsi di applausi all’arrivo di Raiz sul palco con «Il canto delle lavandaie del Vomero», struggente voce e fisarmonica. La musica ha attraversato i continenti e le emozioni più diverse, le note, le parole, le lingue per una commistione inedita tra stili e passioni. Dal «Tango pour Cloude», uno tra i brani di maggior fama di Galliano, a «Nun te scurda», «Tammurriata nera», «Poema», «Passione», «Lazzari felici», per chiudere con «Era de maggio». Il bis, momento ricco e interessante con «Caravan petrol».
Il pubblico ha applaudito a lungo tutti i musicisti, gli ospiti Galliano e Raiz, l’Orchestra napoletana di Jazz, presentata da Marco Zurzolo, tra aneddoti e complimenti per i musicisti. Una vena di amarezza nel salutare Andrea Rea, brillante pianista, in procinto di lasciare Napoli per Roma «i giovani» ha detto Zurzolo «devono rimanere qui e far conoscere la nostra musica nel mondo».





