Ancora una volta registriamo episodi discriminatori ai danni di soggetti disabili che, volendo rivolgersi agli istituti finanziari in qualità di clienti, hanno ricevuto trattamenti umilianti.
Era accaduto già qualche tempo fa, e a pagarne le spese, in quell’occasione, fu un nostro lettore, Filippo Nappo. La banca, anche in quell’occasione, era il Banco di Napoli, filiale di Sant’Anastasia. All’epoca del fatto, a Filippo, disabile amputato, fu negato il libero ingresso nella sede e lasciato sul selciato come l’ultimo degli esseri umani. Oggi, a distanza di qualche mese, il Banco di Napoli, sì, quel medesimo ufficio, ritorna spiacevolmente alla cronaca del nostro giornale. Si è riproposta, purtroppo per noi, nella sua solita veste di sconcertante impreparazione professionale nelle relazioni con una clientela diversamente abile.
A renderci partecipi dell’aneddoto a dir poco indecente è stato Giuseppe Fornaro, Presidente dell’Unione ciechi di Sant’Anastasia, il quale ha raccolto lo sfogo-denuncia di una signora protagonista suo malgrado del triste episodio.
La signora in questione, recatasi presso il Banco di Napoli (foto) per avviare le pratiche utili all’apertura di un nuovo conto corrente, ne era già titolare di uno ma in altra filiale, si è trovata, con incredulità ed imbarazzo, nell’impossibilità di concretizzare la sua volontà. Dinnanzi alle obiezioni della donna, il direttore della filiale, ancora lui, quello che serrò la porta sul naso del buon Filippo Nappo, ha sostenuto, con chissà quale convinzione, che un non vedente, seppur mentalmente consapevole, non potesse apporre, in via del tutto autonoma, la propria firma su nessun tipo di contratto. E che anzi, dimostrando palese indignazione, affermava che, l’istituzione comunale, rea di aver fatto firmare all’invalida il proprio documento di riconoscimento, era addirittura perseguibile legalmente.
L’azienda bancaria che assume e incarica a vari ruoli i suoi dipendenti, ha il dovere, nonché l’obbligo, di impartire a loro le giuste direttive per metterli nelle condizioni di relazionarsi con ogni tipologia di clienti. Per questo, è opportuno sottolineare la legge che regolamenta la stipula di atti privati da parte dei non vedenti: in base alla legge 3 febbraio 1975, n. 18, si stabilisce espressamente all’articolo 1 che la persona affetta da cecità, per qualsiasi causa, è a tutti gli effetti giuridici pienamente capace di agire, purché non sia inabilitata o interdetta a norma del codice civile.
Sui dettagli di tale legge, Giuseppe Fornaro, presidente dell’UCI anastasiano, si è espresso in questi termini:
«Sulla generale applicabilità del predetto principio è sorto qualche dubbio interpretativo, soprattutto per quanto riguarda la sua compatibilità con la Legge Notarile, al punto che la Presidenza Nazionale dell’UICI ha interessato direttamente il Consiglio Nazionale del Notariato. Dal predetto parere si ricava sostanzialmente che, mentre per gli atti pubblici devono sempre osservarsi le disposizioni della Legge Notarile (in particolare l’art. 48 sulla presenza di testimoni), nulla è cambiato per le scritture private nelle quali rimane pienamente in vigore il disposto della citata L. 18/1975 circa la piena validità della firma del cieco, anche se apposta senza la presenza degli assistenti ivi previsti (art. 3)».
«Pertanto, non sembra potersi dubitare del fatto che per l’apertura di un conto corrente bancario, così come per ogni altra operazione che, rientrando nelle scritture privatistiche, non preveda necessariamente un atto pubblico perfezionato da un notaio, la sottoscrizione del non vedente (anche senza la presenza di assistenti di propria fiducia) sia idonea al perfezionamento dell’atto stesso».
La stessa vicenda, ci racconta sempre Fornaro con rammarico, è andata in scena perfino un mese fa al Credem di Via Antonio D’Auria, dove un altro assistito dell’associazione, volendo spostare per comodità logistiche il proprio conto da Pomigliano D’Arco a Sant’Anastasia, ha ricevuto, così come al Banco Di Napoli, lo stesso umiliante trattamento. Allora che dire, potremmo stare qui delle ore a scrivere di contratti in Braille da sottoporre alla clientela non vedente. Di contratti elettronici da inviare via mail in modo tale da poter essere interpretati dalle tecnologie in uso dagli stessi ciechi, e successivamente avallati attraverso la firma elettronica. Di consentire ai disabili motori un tranquillo accesso alla struttura. Ma ecco, seppur coscienti di parlare di qualcosa di facilmente attuabile, sappiamo che, nella nostra società, tutto ciò, si presenta come surreale, fantascientifico.
Per offrire ai lettori una cronaca equilibrata e non tendenziosa, abbiamo provato, più volte nella stessa giornata, a metterci in contatto con la direzione centrale di Intesa San Paolo, il gruppo che fa capo al Banco Di Napoli. Ma al centralino torinese di Piazza San Carlo, dopo averci comunicato di non potersi pronunciare in merito, hanno deciso di fornirci un contatto telefonico al quale avremmo potuto avanzare tutte le nostre domande di stampa. Una sorta di assistenza alla clientela. Peccato, però, che quel numero, chiave di tutte le nostre porte, risulti praticamente inattivo. E nel tentativo di ricavarne qualcosa dal noto motore di ricerca internet di Mountain View, scopriamo, con un’amara risata, che digitando quella serie di cifre, otteniamo un prevedibile risultato: nulla. Senza ulteriori commenti, traetene voi le conclusioni.
A questo punto, ci pare chiaro che, dopo il verificarsi di continui episodi, a Sant’Anastasia, per quanto riguarda la gestione con il pubblico disabile da parte degli istituti finanziari, ci sia un vergognoso problema di discriminazione. Non sappiamo bene se questo dipenda da una scarsa preparazione professionale impartita dagli stessi istituti, che non investono nelle competenze dei propri dipendenti, o ci troviamo soltanto di fronte a dei casi isolati attribuibili all’ignoranza dei singoli direttori. In ogni modo, restiamo dell’opinione che, alla luce dei fatti evidenziati, la politica locale, da destra a sinistra e in comune accordo con il primo cittadino, si dovrebbe mobilitare in tal senso. Chiedere dei chiarimenti alle sedi preposte.
Il diritto alle pari opportunità, e le leggi in materia di discriminazioni, non devono essere miseramente calpestate. A Sant’Anastasia sta avvenendo un qualcosa di inqualificabile, e le forze politiche, il Sindaco, che tanto si spendono nelle loro carte di intenti a favore della disabilità, hanno il dovere di dare ai disabili anastasiani un chiaro segnale che li faccia sentire tutelati. Pongano, concretamente, la loro azione politica per il miglioramento delle condizioni di vita e di socialità di una numerosa fetta di cittadini. Essere umiliati, fregandosene altamente delle leggi vigenti sul nostro territorio, dovrebbe farci vergognare. Tutti. Nessuno escluso.

