Stop tecnico di quindici giorni per l’impianto bruciarifiuti di contrada Pagliarone. La paralisi dovrà essere affrontata dalla Regione e dalle province con un piano alternativo. Ma i cittadini tremano.
Secondo l’assessore all’ambiente della Regione Campania c’è poco temere. “Si tratta di un fermo tecnico previsto già da dieci mesi per cui le province hanno predisposto da tempo le azioni alternative”, rassicura Giovanni Romano, del Pdl.
Ma la sensazione è che stia tutto nella più classica delle palle di vetro il futuro prossimo della Campania in materia di raccolta dei rifiuti e, quindi, di sanità pubblica. Questo perché venerdì prossimo il termovalorizzatore di Acerra si fermerà del tutto. Sarà uno stop lungo, di quindici giorni. Si parla di un adeguamento della struttura. Una delle tre linee di incenerimento del bestione inaugurato nel 2009 da Berlusconi è già ferma dal 9 febbraio scorso. Le altre due resteranno paralizzate dal 23 febbraio al 9 marzo. Si tratta di tre forni a griglia mobile alimentati a gasolio, capaci di bruciare alla temperatura di circa 860 gradi circa 27 tonnellate all’ora d’immondizia. Intanto le province dovrebbero, ma il condizionale è ancora d’obbligo, aver predisposto gli spazi sufficienti a stoccare le circa 12mila tonnellate di rifiuti che il termovalorizzatore in questo periodo di stop (causato, in base alle fonti ufficiali, da una manutenzione ordinaria) non potrà smaltire.
Per il momento gli interventi realizzati sono stati quelli finalizzati a creare aree di deposito adeguate negli impianti regionali di trattamento (che però riescono a trattare poco) cioè negli “stir” di Giugliano, Tufino, Caivano, Santa Maria Capua Vetere, Piano d’Ardine e Battipaglia, dove sono state liberate delle piazzole davanti alle strutture per consentire la sistemazione dei rifiuti. A ogni modo si vedrà. La paura di una nuova emergenza già bussa alle porte. E proprio in pieno periodo elettorale. Il termovalorizzatore si fermerà due giorni prima dell’apertura dei seggi. Resta una senso diffuso di delusione. Il termovalorizzatore di Acerra, pomposamente pubblicizzato, dodici anni fa, come la panacea di tutti i mali da immondizia, non si è rivelato in grado di smaltire tutto il milione e mezzo di tonnellate di schifezze prodotte dalla sola provincia di Napoli ogni anno.
Eppure i politici, ma anche i loro tecnici di fiducia , ce l’ avevano venduta così la storiella. L’attuale impianto può smaltire solo 600mila tonnellate di rifiuti. E questo sulla carta, cioè quando funziona tutto al meglio e a pieno regime. Altra nota dolente: l’inceneritore di Acerra è un termovalorizzatore. Vale a dire che produce energia elettrica con il calore prodotto dalla combustione delle immondizie varie. Energia in grado di soddisfare il fabbisogno energetico di circa 200mila utenze domestiche. Una città di medie dimensioni dunque. Ebbene: tutto il territorio circostante, da Acerra a Pomigliano, da Casalnuovo ad Afragola, Caivano, Maddaloni, Brusciano, Marigliano, che non ha certo digerito la creazione del “mostro” bruciamonnezza, potrebbe ricevere energia elettrica gratis tutto l’anno. Quando nel 2001, anno di apertura del cantiere, istituzioni e imprese raccontarono anche questa favoletta in molti se la bevvero. Giornalisti compresi.

