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Un elicottero nell’eliporto dei Pellini. E’ stato visto volare su Acerra. Scattano le denunce

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La segnalazione è giunta l’altro ieri alla polizia di Stato, che la conferma. C’è anche una foto scattata da un telefonino e ci sono diversi testimoni oculari che riferiscono di un vero e proprio giallo emerso durante la recente scarcerazione dei fratelli Pellini, gli unici imprenditori campani dello smaltimento dei rifiuti condannati definitivamente, a maggio 2017, per il disastro ambientale in Terra dei Fuochi. Una scarcerazione che ha suscitato l’inevitabile ondata d’indignazione popolare. Intanto il giallo segnalato l’altro alla polizia riguarda un elicottero bianco che sarebbe decollato mercoledi pomeriggio dall’eliporto dei Pellini. Il velivolo avrebbe svolazzato sui tetti di Acerra per diverse ore. E il tam tam di strada è stato immediato. “Guardate, non sono nemmeno stati liberati che già si fanno il giro in elicottero”, ha esclamato la gente, gli sguardi rivolti al cielo. Non c’è però nessuna prova che all’interno del bell’elicottero bianco ci fossero gli imprenditori appena scarcerati. La polizia non dice nulla a riguardo. Né si sa se sia stata avviata un’indagine in merito. A ogni modo in questo caso la vicenda suscita scalpore per il fatto che i beni dei Pellini, almeno quelli accertati, sono stati tutti sequestrati dalla direzione distrettuale antimafia nel febbraio dell’anno scorso. E tra i beni sequestrati ci sono anche tre elicotteri e la società Eliservice, azienda di noleggio di mezzi di trasporto aereo. L’elicottero in questione è stato visto decollare nel pomeriggio di mercoledi dai cittadini che abitano nel rione Gescal, ubicato a poche centinaia di metri dall’eliporto fatto realizzare alcuni anni fa in via Tappia, accanto al grande impianto di smaltimento dei rifiuti, anche questo di proprietà dei tre condannati e anche questo sequestrato. Un ambientalista, Alessandro Cannavacciuolo, ha poi scattato, alle venti di mercoledi, la foto che ritrae il velivolo, bianco con le bande rosse, ormai atterrato in via Tappia. Ieri però dell’elicottero non c’era più traccia. In ogni caso il popolo della Terra dei Fuochi è di nuovo arrabbiato. “Gli organi competenti devono subito chiarire questa faccenda – sbotta Alessandro Cannavacciuolo, ambientalista e principale accusatore dei Pellini in sede giudiziaria – a ogni modo tutti i dubbi potranno essere risolti rispedendo in galera i tre condannati”. Per effetto di una serie di benefici previsti dalla legge i fratelli Pellini sono stati scarcerati a piede libero venerdi 30 marzo. Erano stati condannati dalla Cassazione il 17 maggio del 2017 a 7 anni di reclusione. Ma la carcerazione è stata sospesa dopo appena 10 mesi. L’ultima parola però spetta al tribunale di sorveglianza. Martedi scorso gli attivisti della Terra dei Fuochi hanno manifestato davanti al tribunale di Napoli. Ieri è stata anche avviata una petizione on line che finora ha fatto registrare un migliaio di sottoscrizioni. Firme che stanno arrivando via web al tribunale di sorveglianza. Intanto alla fine di questo mese il tribunale misure di prevenzione di Napoli dovrà decidere se confiscare o meno il grande patrimonio dei Pellini, 222 milioni di euro finora accertati. Un impero che non finisce mai di sorprendere per vastità e complessità: 250 fabbricati, 68 appezzamenti di terreno, 50 tra auto, moto di lusso e autoveicoli industriali, decine e decine di rapporti bancari e, appunto, 3 elicotteri. Gli inquirenti hanno anche avanzato sospetti circa l’esistenza di altri patrimoni rimasti nascosti in qualche paradiso fiscale. Per il momento comunque dall’elenco dei beni sequestrati dalla sezione misure di prevenzione del tribunale, su richiesta dei pm della Dda, emerge in particolare il dato che i Pellini si fidassero poco dei prestanome. Preferivano infatti gestire tutto in famiglia. Centinaia di milioni sono stati reinvestiti nel mattone. Case, ville, palazzi. Anche nelle località turistiche più rinomate: 8 appartamenti a San Felice Circeo, 10 ville a Santa Maria del Cedro, una villa di oltre 800 metri quadrati coperti ad Agrogoli e 10 case a Tortora, a poca distanza da Praia a Mare. E 3 grandi appartamenti a Roma: due in viale Medaglie d’Oro, alle spalle del Vaticano, e uno a Cinecittà. Impressionante poi l’elenco degli alloggi residenziali sotto sequestro ad Acerra. Oltre alle tre, enormi, ville in cui sono tornati a vivere i Pellini ci sono altri 144 appartamenti intestati ai re Mida dei rifiuti e alle loro mogli. Altri 14 si trovano a Caserta e 6 a Pomigliano, sul centrale corso Vittorio Emanuele. Ci sono pure una pasticceria di Marigliano e un distributore di benzina in provincia di Frosinone. Moltissimi i terreni. Cingono tutta la parte occidentale e settentrionale di Acerra: località Lenza Schiavone, Lenza Fusaro, Sagliano, Tappia, Ponte di Napoli, vicino all’ospedale Villa dei Fiori. Secondo la dda è tutto provento dei rifiuti tossici del nord mascherati da innocui scarti attraverso un complicato “giro” di bolla e quindi sversati illecitamente nei campi e nei regi lagni.