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Un antico mestiere napoletano, “l’ugliararo”, il venditore ambulante di olio

Il “disegno” di Filippo Palizzi segue fedelmente la descrizione dell’oliandolo fatta da Francesco Mastriani: “l’otre che gli si piega sugli omeri”, i recipienti di diversa misura appesi a una fascia che gli cinge il fianco, i colori dell’abbigliamento e la rasserenante concentrazione espressa dal volto e sottolineata dalla forma e dal colore del cappello. E’ facile credere che questo venditore annunciasse la sua presenza con un solo grido “uoglie” e con la “malinconica eufonia propria di quasi tutte le voci dei venditori ambulanti” del Regno di Napoli.

 

Nel libro “Usi e costumi di Napoli e contorni”, “opera diretta da Francesco di Bourcard” e pubblicata nel 1866, Francesco Mastriani descrive la figura dell’“oliandolo”, l’ambulante che vendeva olio al minuto presso le famiglie che abitavano lontano da un negozio, dal “casadduoglio”, venditore di formaggi e di olio: l’olio serviva per la cucina e per l’illuminazione della casa. Mastriani sente il dovere di elogiare questo venditore ambulante, “la cui opera ha il nobilissimo scopo di illuminarci”, e ne difende la figura e il compito dalle accuse di chi vorrebbe eliminare l’olio dall’illuminazione dei pubblici edifici e delle case private. “Noi non siamo del parere di codesti arrabbiati progressisti, e crediamo in buona fede che l’olio valga ad illuminarci più del gas e della luce elettrica.

Alle cose composte e artificiali anteponiamo le semplici e naturali, e pensiamo che il succo dell’oliva sia meno fetido e meno stomachevole della putrida emanazione gassosa di marcite sostanze”. Mastriani sa che Pietro Ravanas, francese di Aix en Provence, giunto in Puglia nel 1826, ha rivoluzionato le tecniche di coltivazione delle olive e quelle della produzione dell’olio, introducendo nelle sue “officine” di Monopoli, Conversano e Massafra l’uso della mola a doppia macina e della pressa idraulica. “Le grandiose botteghe Ravanas” vendono l’olio, che pare “oro colato”, in “lunghi bottiglioni” e “favoriscono le felici speculazioni” dei molti che si arricchiscono con l’olio “delle Calabrie e delle Puglie”, l’olio migliore prodotto nel Regno di Napoli. Ma per Mastriani l’olio “è preferibile a qualunque altro mezzo d’illuminar le nostre case”. “L’oliandolo ambulante preferisce quei quartieri e quelle strade dove il lusso non fa vana pompa delle sue merci stravaganti.  L’olio è modesto, e l’oliandolo è ancor più modesto. Una sola volta l’olio è superbo, ed è quando anima la religiosa lampada del poverello dinanzi alla Santa Immagine della Madonna. Egli sa che al suo posto invidiabile non potrebbe sedere lo sbrigliato e profano gas.”.

Lo scrittore dice di non sapere dove e come l’oliandolo si procuri l’olio che deve vendere. Nel 1844 il sindaco di Ottajano autorizzò cinque oliandoli a vendere olio per le strade del paese, ma li obbligò a dichiarare presso l’ufficio della “Pubblica Sanità” la provenienza dell’olio destinato alla cucina: tre dissero che il loro olio veniva dalle terre di Irpinia, due, entrambi di Terzigno, affermarono che vendevano olio degli oliveti della loro terra. “L’oliandolo nel suo commercio si contenta di un parco guadagno, ed è fedelissimo ai suoi avventori, verso i quali usa un linguaggio grazioso e gentile”. E non potrebbe essere altrimenti, perché questo venditore – dice con lieve ironia il Mastriani – “è pieno di unzione” nei modi e nelle parole.”. Egli vende anche a credito, ma sa bene fino a quale somma deve aver fiducia nel suo cliente, “è galante fino a un certo limite, e in tutto il governo della sua vita egli adotta per principi, per istinto, per gusto, per affinità di mestiere, il sistema delle mezze misure “: insomma, chi fa questo mestiere deve essere un uomo tranquillo e amante della pace, perché vende olio, e l’olivo, dice Mastriani, è il simbolo più alto della pace, e anche perché, dico io, frequentava ogni giorno quartieri in cui era pericoloso alzare la voce e mostrarsi arrogante. Nel 2018 Alberto Angela trovò nei depositi di Pompei un recipiente che conteneva un liquido cristallizzato (immagine in appendice): due anni dopo gli analisti dichiararono che quel liquido era olio d’oliva.

 

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