Lettera di Antonio Di Donna alla Regione.
“L’aria è ancora inquinata: si procede molto lentamente e mentre le risposte tardano a venire si continua a morire”. Un anno dopo la dichiarazione d’intenti sulla Terra dei Fuochi, annunciata proprio ad Acerra dal presidente della giunta regionale Vincenzo De Luca, il vescovo Antonio Di Donna bacchetta il governatore con una lunga lettera aperta pubblicata sul sito web della diocesi. Nel messaggio il prelato parla sostanzialmente di impegni rimasti disattesi a dodici mesi esatti dalla giornata regionale del Creato, un evento di ampia portata che il 26 settembre del 2015 ha visto radunati nella città dell’inceneritore i vescovi provenienti da tutta la Campania insieme al presidente De Luca e ad esponenti della magistratura. Ricostituzione in poche settimane del registro tumori di popolazione, avvio delle bonifiche e monitoraggio delle polveri sottili e della qualità dell’aria, con la partecipazione dei cittadini al massimo livello sul confronto dei dati: questi i principali impegni messi in agenda all’epoca. Intanto per quanto riguarda il registro tumori e la realizzazione di una rete più capillare, puntuale e trasparente di controllo delle polveri ancora si attende. C’è però da ricordare che nel frattempo il presidente della giunta regionale è riuscito a “strappare” 500 milioni di euro al governo Renzi per dare il via alla rimozione delle ecoballe, cosa che ha consentito il varo dello svuotamento del gigantesco mostro di Taverna del Re, tra Giugliano e Villa Literno, e la completa bonifica della discarica di Baronissi, appena terminata. ” Ma ad un anno di distanza – scrive Di Donna – pur riconoscendo gli sforzi che le istituzioni stanno facendo su questi punti dobbiamo purtroppo constatare che si procede molto lentamente”. ” E mentre le risposte tardano a venire – l’amarezza del vescovo – tra la gente ci si continua ad ammalare e morire e preoccupa il livello di inquinamento dell’aria “. Sensibile al grido di aiuto levato dalla cittadinanza delle aree comprese tra Acerra, Casalnuovo e il Casertano, zona che fa parte della diocesi di Acerra, il 16 giugno scorso il vescovo è stato protagonista di una iniziativa choc: ha fatto proiettare sull’altare del duomo il tragico elenco dei nomi di decine di giovani e meno giovani morti di cancro nell’ultimo anno all’interno del territorio diocesano. Vittime del tumore la cui età media si attesta intorno ai 30 anni. Casi che i parroci della diocesi hanno comunicato al prelato. “Stupisce – aveva dichiarato in quell’occasione il vescovo – che i risultati degli studi sul controllo delle fonti inquinanti commissionati dalle istituzioni siano sempre a posto, che tutto sia sempre nella norma”. Di Donna è rimasto molto critico circa i controlli sulle emissioni del termovalizzatore, che secondo il presule devono essere affidati a organi effettivamente super partes. A proposito dell’inceneritore il prelato ha sollevato una preoccupazioni nella lettera aperta pubblicata ieri. In particolare il vescovo ha espresso timori circa la possibilità che le ecoballe non facilmente smaltibili dai siti di stoccaggio siano poi bruciate nel forno del grande impianto dell’A2a. “Non vorrei che passasse questo ragionamento – ha messo nero su bianco il vescovo – visto che il CNR ha detto che il termovalorizzatore inquina meno del traffico di Acerra”. Altro punto dolente messo in evidenza dal massimo esponente della chiesa locale è quello relativo all’agricoltura “per la quale c’è bisogno di un vero rilancio”.



