Serra trasformata in canile lager: sequestrati 43 animali rinchiusi in gabbie

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Un allevamento abusivo di cani di piccola taglia è stato scoperto a Ercolano dai militari del Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Napoli, nell’ambito delle attività di controllo finalizzate al contrasto dei traffici illeciti.

L’intervento è scattato a seguito di alcuni accertamenti condotti dai finanzieri della Compagnia di Portici che, insospettiti dal continuo abbaiare proveniente da una serra dismessa, hanno individuato su un terreno agricolo un vero e proprio allevamento clandestino. All’interno della struttura sono stati rinvenuti 43 cani di varie razze, tra cui barboncini, maltesi e spitz, rinchiusi in gabbie e costretti a vivere in condizioni igienico-sanitarie estremamente precarie.

Sul posto è intervenuto anche personale della ASL Napoli 3 Sud, che ha accertato come l’allevamento non rispettasse alcuna delle normative vigenti. Gli animali, alcuni dei quali privi del microchip obbligatorio, erano detenuti in spazi angusti, circondati da rifiuti speciali, scarti alimentari ed escrementi. Durante le verifiche sono state inoltre rinvenute due carcasse di animali all’interno di un sacco dell’immondizia.

Il gestore dell’attività, un 25enne residente a Portici, è risultato completamente privo delle autorizzazioni necessarie e della documentazione attestante la provenienza e la titolarità degli animali. Secondo le stime degli inquirenti, il commercio clandestino avrebbe potuto generare un giro d’affari superiore ai 50mila euro, considerata l’elevata richiesta sul mercato nazionale di cani di razza di piccola taglia.

Al termine dell’operazione, il giovane è stato denunciato per abbandono e maltrattamento di animali. I cani sono stati sequestrati e affidati in giudiziale custodia, con l’obbligo di adeguarsi entro 30 giorni alle prescrizioni impartite dall’ASL per la regolarizzazione della posizione.

Si precisa che il provvedimento è stato adottato nella fase delle indagini preliminari e che il destinatario è da ritenersi presunto innocente fino a eventuale sentenza definitiva.

Ottaviano, Picariello denuncia la violazione della privacy: “Episodio gravissimo che ha minato la mia serenità”

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  L’ex consigliere comunale racconta sui social la diffusione non autorizzata di un video girato a sua insaputa. Annunciata la valutazione di azioni legali al rientro dal Brasile.   Un post lungo, accorato e carico di amarezza. Così Felice Picariello, già consigliere comunale di Ottaviano, ha scelto di raccontare pubblicamente quanto accaduto nelle ultime ore, denunciando un grave episodio di violazione della propria privacy che, a suo dire, avrebbe avuto conseguenze pesanti sul piano personale e umano. Nel messaggio pubblicato su Facebook, Picariello riferisce di essere stato ripreso a sua insaputa mentre si trovava in una saletta monoposto privata e riservata, intento a tagliare i capelli. Un telefono, secondo quanto denunciato, avrebbe trasmesso in diretta immagini e audio senza il suo consenso, diffondendo in rete ogni parola e ogni gesto. Da lì si sarebbe innescato un meccanismo di “sciacallaggio violento e brutale”, con la circolazione delle immagini su più canali e il loro utilizzo per finalità definite “pseudo politiche e squadristiche”. Picariello sottolinea come dai video non emergerebbe alcun comportamento moralmente censurabile, ribadendo la coerenza tra la sua vita pubblica e quella privata. «Non auguro a nessuno – scrive – nemmeno al mio peggior avversario, di vivere quello che ho vissuto in queste ore», parole che restituiscono la portata emotiva di una vicenda che, al di là di ogni valutazione politica, tocca temi delicati come la tutela della persona, della dignità e della libertà individuale. Attualmente Picariello si trova in Brasile per impegni professionali. Al suo rientro in Italia, fa sapere, valuterà con i propri legali e con le autorità competenti ogni azione necessaria per tutelare la propria serenità, libertà e onorabilità. Il caso arriva in una fase istituzionale già particolare per Ottaviano, attualmente guidata da un commissario prefettizio, e riaccende il dibattito sull’uso distorto dei social, sulla spettacolarizzazione della vita privata e sui limiti etici e giuridici della diffusione di contenuti non autorizzati. Un episodio che solleva interrogativi più ampi, non solo sul piano personale, ma anche sul clima di esposizione e aggressività che spesso accompagna il confronto pubblico e politico, soprattutto quando a farne le spese è la sfera privata delle persone.

Saviano, il Carnevale 2026 sarà più sobrio e (forse) senza carri allegorici

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Negli ultimi giorni si è discusso molto sull’organizzazione del Carnevale di Saviano, storicamente celebre per i suoi carri allegorici. Le tredici Associazioni Carro avevano infatti segnalato una fase di stallo nei confronti dell’Amministrazione Commissariale, situazione che rischiava di compromettere il regolare svolgimento della manifestazione, ipotizzandone addirittura il rinvio.   Il 12 gennaio il Comune di Saviano ha pubblicato un bando per la presentazione di proposte e di iniziative per il Carnevale Savianese, sotto forma di manifestazione di interesse finalizzata alla raccolta di idee e progetti. A poter partecipare erano esclusivamente le associazioni aventi come scopo la valorizzazione del Carnevale di Saviano. Le proposte dovevano essere inviate entro e non oltre il 16 gennaio. Il 20 gennaio l’Amministrazione si è riunita per la valutazione delle domande pervenute. Molte di queste sono state escluse per diversi motivi: alcune provenivano da imprese, altre risultavano presentate fuori termine o non conformi ai requisiti richiesti. In particolare, è stata presa in considerazione la manifestazione di interesse presentata dall’Associazione “Giovanni Teglia”, in quanto rispondente ai criteri stabiliti dall’avviso pubblico. Si passa dunque alla successiva fase di co-organizzazione dell’evento. Il Carnevale 2026, che prenderà il via domenica 15 febbraio e si concluderà con il martedì grasso, a quanto pare prevedrà sfilate dedicate ai bambini e l’allestimento di un “Villaggio del Carnevale” con giochi e artisti di strada. Un programma che lascia intendere dunque  l’assenza dei tradizionali carri allegorici , elemento simbolo della manifestazione savianese. In questi ultimi giorni però sarebbe iniziata anche una intensa attività di mediazione per favorire una possibilità di dialogo  tra amministrazione commissariale e  le Tredici Associazioni Carro per la presenza di almeno un solo carro simbolo ma al momento  non c’è alcuna conferma.

Palazzo crollato, Vignati: “Regione non lascia sola Casoria”

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  “In queste ore difficili per Casoria sento il dovere di dirlo con chiarezza: la Regione Campania non lascerà sola la nostra comunità. Il presidente Roberto Fico sta seguendo questa vicenda con attenzione costante, dimostrando concretamente cosa significhi essere alla guida di un’istituzione vicina alle persone”. Dichiara la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, Elena Vignati. “La ferita che attraversa Casoria in queste ore è profonda. Riconosco fino in fondo la paura e la rabbia di tante famiglie che hanno perso la casa in cui avevano investito anni di sacrifici. È un sentimento che interpella le istituzioni e impone risposte rapide. Ringrazio le assessore regionali Claudia Pecoraro, per la tempestiva attivazione delle misure legate all’emergenza abitativa, e Fiorella Zabatta, per il lavoro svolto insieme alle strutture locali. Con loro e con il Centro Operativo Comunale sono in costante contatto e aggiornamento”. “Le immagini di via Cavour – continua Vignati – hanno colpito tutti, ma per chi, come me, è nata e cresciuta a Casoria, la sofferenza è ancora più grande. Quanto accaduto ci richiama a un senso di responsabilità condivisa: dobbiamo rafforzare il lavoro sulla prevenzione, sui controlli di sicurezza degli immobili e sulla manutenzione delle infrastrutture urbane. È un impegno che riguarda tutti i livelli istituzionali e che deve tradursi in azioni concrete, perché nessuna famiglia debba più vivere il dolore che oggi provano tanti cittadini di Casoria”.

SVIMAR premia il talento di Angelina Di Sisto, Imprenditrice e Manager di Villa Orsini

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Riceviamo e pubblichiamo L’Associazione SVIMAR (Associazione per lo Sviluppo del Mezzogiorno) celebra una Donna in prima linea che ha costruito la sua carriera passo dopo passo con evento di grande valore simbolico e istituzionale.Venerdì 30 gennaio 2026, alle ore 18:00, nella splendida Villa Orsini location già nota per il Summit dei Ministri dell’Interno del G7, a Mirabella Eclano sede candidata a Capitale della Cultura 2028 la cerimonia di premiazione in onore di Angelina Di Sisto. Con questo evento, SVIMAR sottolinea che il futuro del Mezzogiorno passa attraverso il coraggio di chi amministra ed investe in prima linea. L’evento vuole anche sensibilizzare il mondo femminile verso l’impegno imprenditoriale e politico attivo, puntando sull’importanza della formazione nella gestione delle risorse per superare i divari territoriali ed innovare il Sud. “L’Associazione SVIMAR si conferma ancora una volta protagonista della crescita del Sud Italia: da anni, l’associazione lavora per unire le forze del territorio,premiare ed incoraggiare le donne affinchè promuovere lo sviluppo economico e sociale sia un modo per dare voce alle aree interne ”- afferma Giacomo Rosa Presidente SWIMAR. Durante la serata, verrà consegnato un riconoscimento a 120 Donne Sindaco delle aree interne del Meridione. Questo riconoscimento nasce dalla sensibilità della Manager Angelina Di Sisto, da sempre vicina alle necessità del territorio, alla quale verrà conferita una onorificenza.La scelta di Villa Orsini offre lo scenario ideale per un momento di tale prestigio. L’evento vedrà la partecipazione di autorità militari, civili e religiose. Saranno presenti i Presidenti Regionali e Provinciali ANCI di Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria. La Manager Angelina Di Sisto sarà insignita anche di un altro prestigioso premio: il Premio Internazionale San Giovanni Paolo Secondo ideato dal dott. Nino Capobianco è stato istituito per promuovere la conoscenza del pensiero e delle attività di San Giovanni Paolo II e della sua influenza sulla vita della Chiesa cattolica e su vari campi dell’attività umana, come quello culturale, sociale, politico o economico .Un riconoscimento che oggi è diventato di livello internazionale ed è dedicato al Santo Papa Giovanni Paolo II, che nei suoi anni di pontificato è stato portavoce in tutto il mondo del messaggio di pace. “ Angelina Di Sisto è l’esempio di come deve essere un buon manager: capacità di creare team compatti. E, non ultimo, il compasso morale forte: sa integrare il valore con i valori. Per chi sta al vertice non è semplice gestire logiche economiche, ma Angelina Di Sisto ha dimostrato di avere un codice etico elevato, in linea con i valori del Premio Internazionale San Giovanni Paolo Secondo – afferma Nino Capobianco- Presidente Premio Internazionale San Giovanni Paolo Secondo. A moderare gli interventi previsti nel corso della cerimonia Franco Genzale Direttore Responsabile di Irpinia Tv. La serata si concluderà con una Cena di Gala.

Dal Bianco e Nero ai Pixel: L’Evoluzione della Visione tra Arte e Algoritmo

IERI: Il Cinema “fatto a mano” e la magia del limite

Avete mai provato quella strana sensazione di nostalgia guardando una vecchia foto di famiglia in bianco e nero o i fotogrammi sgranati di un film d’epoca? C’è qualcosa di magico in quel “rumore” visivo, in quella grana che sembra quasi di poter toccare con le dita. C’è stato un tempo in cui il cinema e la musica si facevano letteralmente “con le mani”. Immaginate il montatore cinematografico degli anni d’oro: non c’erano software, ma taglierine affilate e nastro adesivo. Ogni taglio alla pellicola era definitivo, un gesto fisico che richiedeva una cura quasi artigianale. In quel periodo, la percezione estetica era definita dai limiti: il bianco e nero non era una scelta stilistica tra tante, ma la realtà tecnologica dell’epoca. Eppure, in quel binomio cromatico si nascondeva una purezza visiva incredibile. Le grandi orchestre che suonavano dal vivo durante le proiezioni del cinema muto non erano solo un accompagnamento, ma parte integrante di un’esperienza sensoriale totale, dove la musica e l’immagine si fondevano in un rito collettivo irripetibile. Era un’arte fatta di “tatto”, di rumore del vinile e di nastri che si aggrovigliano, dove l’imperfezione era il segno tangibile dell’umanità dell’opera.

OGGI: La transizione verso l’infinito digitale

Con l’avvento del digitale, la nostra percezione è cambiata profondamente. Quella materia fisica è stata tradotta in sequenze di bit, trasformando le grandi orchestre in colonne sonore gestite al computer. Abbiamo guadagnato la possibilità di manipolare ogni singolo pixel, portando il colore e la luce a livelli di nitidezza prima inimmaginabili. Siamo entrati nell’era della riproducibilità totale, dove il restauro è diventato una necessità per non perdere la nostra memoria storica. In questa fase di transizione, abbiamo imparato a convivere con una perfezione tecnica che, se da un lato ha democratizzato l’arte, dall’altro ha talvolta raffreddato quel legame fisico e materico che avevamo con l’opera. Il digitale ha preparato il terreno: ha trasformato l’arte in un dato, rendendola pronta per essere interpretata da qualcosa di ancora più potente.

DOMANI: L’AI e l’Archeologia Digitale

Oggi l’algoritmo sta riscrivendo le regole del gioco, ma con un obiettivo sorprendente: recuperare quella memoria che credevamo perduta. L’Intelligenza Artificiale non è qui solo per creare “scenografie impossibili” o attori che non invecchiano mai; è qui per agire come uno strumento di restauro profondo.
  • Il Restauro della Memoria: Gli algoritmi oggi riescono a pulire tracce audio di cinquant’anni fa — come accaduto per l’ultima canzone dei Beatles — o a riportare in vita film in bianco e nero con un dettaglio mozzafiato.
  • Percezione a 360°: L’AI sta cambiando il mondo dell’arte e della percezione estetica, permettendoci di vedere “oltre” il pixel. Non è più solo una questione di tecnica, ma di cultura: gli algoritmi possono analizzare stili pittorici del passato per generare visioni future, creando una “composizione aumentata” dove l’uomo e la macchina collaborano.
  • Rassicurare il presente: Spiegare questi processi serve a rassicurare chi teme la tecnologia. L’AI è un pennello evoluto, uno strumento che ci permette di essere ancora più creativi, mantenendo saldo il legame con le nostre radici.

Verso un’identità multimediale

Questo progetto non vuole solo informare, ma emozionare. L’obiettivo è parlare sia al nostalgico che ama la grana del cinema d’epoca, sia al giovane tech-enthusiast che guarda con curiosità al futuro. Analizzare l’evoluzione dal bianco e nero ai pixel ci insegna che, nonostante il cambio di strumenti, il fine ultimo dell’arte rimane lo stesso: raccontare una storia umana.  

Pomigliano D’Arco, Imbriani diventa “pop”: sala gremita per il romanzo noir di Paolo Picone

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Grande affluenza ieri  mattina, 24 gennaio, presso la Sala Studio della Biblioteca Imbriani-Poerio di Pomigliano d’Arco in occasione della presentazione del libro del giornalista Paolo Picone “Imbriani e il velo delle ombre”. Un pubblico numeroso e partecipe ha confermato il forte interesse della città per un evento culturale capace di coniugare storia, letteratura e intrattenimento grazie anche all’intervento del comico e regista Alessandro Siani.   All’incontro hanno preso parte Elvira Romano, assessore alle Fondazioni e al Patrimonio, Giovanni Russo, assessore alla Cultura, Maria Iervolino, dirigente del Liceo Classico e Scientifico “Vittorio Imbriani”, e Francesco Cristiani, presidente della Fondazione Officina delle Culture. Presenti anche i saluti istituzionali dell’assessore al Commercio Marianna Manna e del vicesindaco Domenico Leone. È seguito l’intervento della vicepresidente della Fondazione, Margherita Romano, mentre particolarmente emozionanti sono state le letture curate dal drammaturgo e regista Massimo Maraviglia, che hanno saputo restituire al pubblico l’atmosfera cupa e suggestiva del noir storico. A moderare l’incontro Mirella Arniero, giornalista del Corriere della Sera. Il romanzo è un noir storico ambientato nell’Ottocento. Tutto parte da una morte misteriosa che sconvolge Pomigliano d’Arco: la vittima è Pasquale Esposito. A indagare sono il sindaco Vittorio Imbriani e il suo assistente Peppino Caprioli, impegnati in una ricerca che attraversa archivi, cripte e segreti cittadini. Nel corso della presentazione, l’autore ha sottolineato la volontà di rendere la figura di Imbriani un personaggio “pop”, accessibile anche ai più giovani, per avvicinarli alla storia locale attraverso un linguaggio narrativo coinvolgente. Per quanto riguarda l’editoria, “Imbriani e il velo delle ombre” nasce grazie a una campagna di crowdfunding: il libro è attualmente disponibile in preordine online, a conferma di un progetto editoriale partecipato e condiviso. Ad animare ulteriormente la mattinata è stato l’intervento dell’attore e regista Alessandro Siani, che ha accolto con entusiasmo l’invito dell’autore. Siani ha raccontato il suo legame personale con Pomigliano d’Arco, ricordando il padre, operatore Fiat, e si è mostrato estremamente disponibile con il pubblico, concedendosi con generosità tra battute inconfondibili e momenti di dialogo. A rendere l’evento ancora più speciale, la presentazione e la degustazione del “dolce Aurora”, realizzato dalla storica Pasticceria Guadagni di Pomigliano d’Arco, citata anche nel romanzo. Per l’occasione è stata preparata una versione limited edition, offerta proprio ad Alessandro Siani, tra gli applausi del pubblico. Tra letture intense, partecipazione sentita e un clima conviviale, la mattinata si è trasformata in un evento culturale riuscito e piacevole, capace di unire memoria, racconto e identità cittadina. (FONTE FOTO: BOSK)

Un po’ di storia della mozzarella: perché Guttuso la mise al centro del quadro “La Vucciria”

Anche la nota più breve sulla storia della mozzarella deve per necessità citare Bartolomeo Scappi, i Borbone, Carditello, Carlo Celano, la pianura di Paestum, i viaggiatori stranieri del Grand Tour, il “pizzaiuolo” Raffaele Esposito, e una celebre scena di “Miseria e Nobiltà”. Renato Guttuso dipinse il quadro “La Vucciria” (cm.300x cm.300) nel 1974 e affidò all’ immagine delle mozzarelle un compito ben preciso. I Napoletani sono capaci di usare come un insulto anche le parole “maccarone” e “muzzarella”.   I documenti ci dicono che già alla fine del sec.XII i monaci del Monastero di San Lorenzo in Capua offrivano ai pellegrini e agli ospiti un prodotto che chiamavano “mozza” o “provatura”: la “mozza” era il frammento di pasta calda filata che veniva “mozzato” e arrotolato con il pollice e l’indice, la “provatura” dicono che fosse il pezzo tirato fuori dal casaro per “provare” la consistenza del prodotto. Fin dal primo momento venivano usati sia il latte vaccino che quello di bufala: i bufali, grazie a Longobardi, Svevi e Normanni, erano già numerosi in Campania nel sec.XI. Nel 1570 Bartolomeo Scappi, cuoco dei Pontefici, usò per la prima volta il termine “mozzarella” e diede inizio alla storia della fortuna del prodotto, che conobbe momenti importanti nel ‘700, quando l’amore per l’archeologia di Goethe e di altri viaggiatori stranieri e la passione per la caccia di Carlo di Borbone e di suo figlio Ferdinando resero famose la città di Paestum e la sua paludosa pianura, percorsa senza sosta dai bufalari e dalle loro mandrie. A Paestum Goethe si recò nel 1787, “attraversando canali e ruscelli e incontrando bufali dall’aspetto di ippopotami e dagli occhi iniettati di sangue”. Nella seconda metà del ‘700 i Borbone favorirono l’apertura, nella Reggia di Carditello, di un allevamento di bufali e di un caseificio in cui si sperimentavano nuove tecniche di produzione: ma già alla metà del ‘600 Carditello era un centro importante per la produzione di mozzarelle. Lo conferma Carlo Celano, il canonico che raccontò le bellezze del regno di Napoli (Notizie del bello, dell’antico e del curioso della città di Napoli, 1692): «Qui si fanno dei latticini squisiti, e tra questi dei butiri così eccellenti, che non possono idearsi i migliori, la di loro bontà è inarrivabile, e il loro sapore gustoso a segno di lasciarne sempre vivo il desiderio. Oltre a ciò sono così delicati e salubri, che in atto che se ne gusta la grassezza, non si viene nauseato per quantità.». Il dott. Pasquale Gravante, autore di un documentato libro sull’argomento, scrive che a Carditello si migliorava la razza dei bufali e che era stato istituito “una sorta di libro genealogico” delle bufale. Le mozzarelle, portate ogni giorno a Napoli su carrozze attrezzate, venivano vendute solo su prenotazione. Durante il regno di Murat nel solo territorio di Capua c’erano quasi 8000 bufali, ma dopo l’unità d’Italia incominciò la crisi: nel 1868 i bufali erano solo 2422 e venne ordinata la chiusura del centro di Carditello e di molte “pagliare”. Ma ad Aversa venne istituita la “Taverna”, una vera e propria “Borsa della mozzarella”, un mercato all’ingrosso in cui ogni giorno venivano “quotati” anche i prezzi della mozzarella di bufala, e vigile era lo sguardo dei poliziotti pronti a cogliere e a bloccare la minacciosa ingerenza di camorre di vario tipo. Già nel primo decennio del ‘900, grazie alle nuove tecniche di conservazione e di trasporto, la mozzarella conquistò i mercati dell’Europa, degli Stati Uniti e dell’America Latina. Aveva contribuito al successo anche la pizza “margherita”, inventata, secondo la “leggenda”, dal pizzaiolo Raffaele Esposito in onore della Regina Margherita. Ma di questo parleremo in un altro articolo. Nel film “Miseria e nobiltà”, che è del 1954, Don Pasquale (Enzo Turco) consegna a Felice Sciosciammocca (Totò) il suo paltò, gli dice di darlo in pegno al bottegaio, in cambio di una lunga lista di “cibarie”: “Ti fai dare anche mezzo chilogrammo di mozzarelle di Aversa, assicurati che siano buone, premi la mozzarella con le dita, se cola il latte le prendi, se no desisti”. E la lista di “cibarie” si allunga a tal punto che Totò, guardando il paltò, si chiede, ad alta voce: “Ma questo è il paltò di Napoleone?”. Renato Guttuso inserì il piatto di mozzarelle nella “Vucciria” non per schierarsi dalla parte di chi credeva che questo formaggio “filato” fosse stato “creato” dagli Arabi in Sicilia, prima ancora che Svevi e Normanni portassero le bufale in Campania. Nella “Vucciria” anche le persone diventano cose. “Alcune figure sono incastrate lateralmente: il pescivendolo, il formaggiaio, il macellaio, il fruttivendolo in fondo; oggetti tra gli oggetti, osservatori muti precipitati in un silenzio innaturale. Gli altri camminano, quasi straniati. Un unico sciame di presenze vive e roventi, come la pittura, messe a morte e tramutate in fantasmi, come in una fotografia.” (Helga Marsala). In questo groviglio di linee e di colori che si scontrano le bianche e tonde mozzarelle hanno il compito di fermare, per un momento, il nostro sguardo e di orientarlo, con calma, verso il corpo della signora, la sola “figura” capace di sottrarsi allo “sciame” e di continuare ad essere “persona”.  

Borgo Casamale, la storia infinita della ZTL e della sicurezza : problemi atavici e promesse cicliche

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Il borgo Casamale di Somma Vesuviana continua ad attirare giovani e visitatori, confermandosi come uno dei luoghi più vivi e frequentati del territorio, soprattutto nei fine settimana. Una vitalità che rappresenta una risorsa per gli esercenti locali, ma che porta con sé criticità ormai storiche, con cui i residenti convivono da anni.
Durante il weekend, e in particolare nelle ore serali, chi abita nel borgo si ritrova ancora una volta circondato dalla sosta selvaggia. Le automobili arrivano spesso a ostruire ingressi privati, rendendo difficoltoso – se non impossibile – l’accesso alle abitazioni. Non si tratta di episodi isolati, ma di un problema atavico, che si ripresenta puntualmente e che evidenzia un paradosso mai risolto: una ZTL esiste, ma non è mai stata affiancata da un sistema di parcheggi adeguato.
A peggiorare il quadro contribuiscono i comportamenti dei cosiddetti “soliti noti”, automobilisti incivili che  aggirano regole e controlli.  In barba alla segnaletica varco attivo  ,  questi ultimi furbetti scelgono deliberatamente di imboccare strade in controsenso per evitare le telecamere, parcheggiando poi dove è più comodo. Un fenomeno tutt’altro che nuovo, ormai radicato nelle abitudini di chi considera il borgo una zona franca.
Della situazione è stata informata anche la commissaria prefettizia, che nei giorni scorsi si è recata nel Casamale per verificare lo stato del parcheggio multipiano. Una struttura che, nonostante le attese e gli annunci susseguitisi nel tempo, risulta ancora non fruibile, lasciando irrisolto uno dei nodi storici legati alla gestione della mobilità nel borgo.
Tra i residenti cresce il malcontento, alimentato da una sensazione di immobilismo che dura da anni. Alcuni, come la signora Anna Esposito, hanno più volte richiesto l’intervento della polizia locale. Tuttavia, proprio nelle fasce orarie più critiche, ovvero in tarda serata, il servizio della polizia locale non viene svolto.  Dunque, nessun controllo . In realtà nessun controllo neanche nelle ore diurne  ma questa è un’altra storia.
 Le poche sanzioni elevate non sembrano avere un reale effetto deterrente; in alcuni casi hanno colpito anche i residenti stessi, rafforzando la percezione di un problema gestito in modo disorganico.
Il risultato è una situazione che, invece di migliorare, continua a trascinarsi nel tempo. Il borgo Casamale resta un simbolo di vitalità e attrattività culturale, ma i problemi legati alla ZTL, ai parcheggi e alla sicurezza sono ormai atavici e mai affrontati in maniera strutturale. Questioni che ciclicamente tornano al centro del dibattito pubblico, soprattutto in prossimità delle campagne elettorali.
La ZTL e la sicurezza del Casamale saranno con ogni probabilità anche tra le priorità del prossimo sindaco. Temi che, però, da anni vengono riproposti come slogan elettorali più che come impegni concreti. Promesse che si rinnovano a ogni tornata, mentre per i residenti i disagi restano gli stessi, immutati nel tempo.

Weekend a Napoli, ma con più controlli: scatta la stretta su locali e intrattenimento

Il fine settimana è il momento in cui la città si anima di più: locali pieni, musica, cene fuori e serate tra amici. Ma proprio mentre Napoli entra nel vivo delle serate del weekend, arriva un giro di vite sui controlli per garantire sicurezza e legalità negli esercizi pubblici. La Prefettura ha infatti disposto un rafforzamento delle verifiche su bar, ristoranti e locali di intrattenimento, con particolare attenzione a quelli che svolgono attività di spettacolo senza le necessarie autorizzazioni.

Controlli mirati e verifiche sul campo

Le ispezioni saranno affidate a squadre congiunte coordinate dalla Prefettura, composte da forze dell’ordine, vigili del fuoco, Asl, ispettorato del lavoro e polizie municipali. Non si tratterà soltanto di controlli burocratici: gli accertamenti riguarderanno anche la sicurezza degli ambienti, l’agibilità dei locali, il corretto funzionamento degli impianti e il rispetto delle norme a tutela di clienti e lavoratori.

Particolare attenzione sarà rivolta ai locali che ospitano musica, eventi o intrattenimento senza essere formalmente autorizzati per farlo. In questi casi, se verranno riscontrate irregolarità, potranno scattare provvedimenti immediati, compresa la sospensione dell’attività.

Una misura decisa dopo il Comitato per la sicurezza

L’iniziativa nasce dalle decisioni assunte nel Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica riunitosi lo scorso 21 gennaio, in linea con le indicazioni del Ministero dell’Interno che ha chiesto di rafforzare l’azione preventiva sul territorio.

Il prefetto Michele di Bari ha inoltre invitato i sindaci dell’area metropolitana a fornire un quadro aggiornato dei locali presenti nei rispettivi comuni, così da verificare il rispetto delle condizioni di agibilità e garantire un monitoraggio più efficace delle attività aperte al pubblico.

Sicurezza al centro, senza fermare la vita della città

L’obiettivo, sottolineano dalla Prefettura, non è penalizzare il divertimento o la vivacità della movida, ma assicurare che tutto si svolga nel rispetto delle regole, tutelando sia i cittadini sia gli operatori onesti. Un equilibrio delicato, soprattutto nei fine settimana, quando la città si riempie e il rischio di irregolarità aumenta.