Ottaviano aderisce al Parlamento della Legalità Internazionale
Questa mattina, al museo archeologico di Ercolano, alla presenza dei rappresentanti delle istituzioni, dell’associazionismo e delle scuole, sono stati sottoscritti gli impegni di cooperazione tra le Istituzioni e il Parlamento della Legalità Internazionale per le attività relative alla promozione delle tematiche della legalità
Anche Ottaviano è tra i Comuni che hanno firmato il protocollo d’intesa culturale del Parlamento della Legalità Internazionale con le Istituzioni Campane. Questa mattina, al museo archeologico di Ercolano, alla presenza dei rappresentanti delle istituzioni, dell’associazionismo e delle scuole, sono stati sottoscritti gli impegni di cooperazione tra le Istituzioni e il Parlamento della Legalità Internazionale per le attività relative alla promozione delle tematiche della legalità.
Presente, in rappresentanza del Comune di Ottaviano, il vicesindaco Virginia Nappo, che spiega: “La nostra città è in prima linea nell’affermazione di una cultura di legalità e di rispetto delle regole. Come ha spiegato Nicolò Mannino, presidente del Parlamento della Legalità internazionale, “le parole affascinano, i fatti convincono”. Noi cerchiamo di fare i fatti, sul fronte della legalità come in altri settori”
Rotary premia i “Giovani giornalisti per Napoli”
Sono stati premiati dal Presidente del Rotary Club Napoli dott. Attilio Leonardo, due giovani napoletani che hanno vinto il Premio Giornalistico per Napoli giunto quest’anno all’ottava edizione.
Emanuele La Veglia , giornalista pubblicista che compirà 25 anni a giugno, ha vinto nella sezione carta stampata con l’articolo “Bagnoli punta al futuro. E ora tutti a guardare le stelle” scritto nel marzo scorso su “Inchiostro”, il giornale del Suor Orsola Benicasa
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Nella sezione Internet, invece la professionista ventisettenne Elisabetta de Luca si è aggiudicata il premio con l’articolo “Autografi e manoscritti dei più importanti autori italiani in mostra alla Biblioteca nazionale di Napoli”, pubblicato su “L’Huffington Post”, nel settembre 2016.
Entrambi hanno ricevuto un’opera dell’artista napoletano Lello Esposito ed un assegno di 1.500 euro che il Rotary Napoli mette in palio con lo scopo di valorizzare il lavoro dei giovani cronisti che con la propria opera e con spirito critico, abbiano contribuito al miglioramento della vita e della vivibilità nella citta di Napoli.
Le motivazione grazie alle quali sono stati assegnati i due premi sono simili e mettono in evidenza lo stimolo che i giornalisti hanno offerto ai lettori illustrando la rinascita di un polo culturale e identificando spazi della città meno noti e interessanti che Napoli offre.
Il premio, indetto in collaborazione con Ordine dei Giornalisti della Campania e col patrocinio del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti è stato assegnato da una giuria di giornalisti presieduta dal Presidente del Rotary dott. Attilio Leonardo e coordinata dal suo ideatore prof. Massimo Franco. In giuria Ottavio Lucarelli, presidente dell’OdG Campania, Giuseppe Blasi, presidente dell’UCSI, Unione Cattolica Stampa Italiana della Campania e il giornalista, on.Claudio Azzolini.
Somma Vesuviana. Il “Circo della Terra” arriva al Montessori
L’appuntamento è per sabato 27 maggio alle 16,30.
Sabato 27 maggio 2017, alle ore 16,30, nell’auditorium multimediale “Biagio Auricchio” dell’Istituto Montessori, per la festa di fine anno scolastico, si svolgerà il Musical “Il Circo della Terra” con i suoi artisti speciali e policromi della fauna e della flora. Il Musical divertente, distensivo e spiritualmente ricostituente, si svolgerà sul tema beneaugurante “Tutti uniti e coesi in reciproca comprensione, solidarietà e tolleranza nella costruzione di un mondo più giusto per assicurare in pace e prosperità il futuro comune dell’esistenza all’umanità, agli animali ed agli esseri vegetali nel rispetto dello sviluppo sostenibile in armonia con tutte le altre creature rispettivamente secondo l’ordine sociale e naturale”.
Gli allievi dimostreranno che l’incremento apprenditivo ha consentito di ottimizzare premurosamente la loro cultura in modo da trasformare le esperienze educative e formative in percorsi multidisciplinari e multimediali efficaci ed efficienti, improntati al dialogo ed alla solidarietà con cordiale e costruttivo confronto sociale reciproco, come indica il sistema dei valori che caratterizzano gli obiettivi unescani ai quali si ispirano e si allineano nel disciplinare i comportamenti individuali e sociali finalizzati al perseguimento del bene comune della società come fattore di progresso.
In questo quadro, i piccoli artisti con lo spettacolo intendono anche diffondere il loro messaggio di confrontare criticamente mentalità, tradizione e cultura per far trionfare la viva speranza del rispetto reciproco, con sentita coscienza, della dignità della persona umana, dei suoi diritti e delle sue esigenza di cittadino del mondo. Speranza contrastata dai mutamenti irregolari della realtà odierna che condiziona e disorienta la vita e l’esistenza dell’uomo, costretto ad adottare comportamenti ambigui che confondono valori e disvalori generando ingiustizie e disparità sociali per il mancato rispetto del senso democratico.
Cimitile, al via la serata finale del Festival Napoli Cultural Classic
La magia dell’arte ritorna a Cimitile, sabato del 27 maggio 2017 ore 20,30 nella splendida cornice delle Basiliche Paleocristiane, per omaggiare i grandi personaggi della cultura.
Prende il via l’ ultima serata della XVII edizione del Festival Napoli Cultural Classic, ideato dall’Associazione nolana composta dal Presidente avv Carmine Ardolino e dai Consiglieri : poetessa Anna Bruno; avv.ti Diodata Ardolino, Katiuscia Verlingieri e Antonio Russo; dott.ri Elvira Franzese ,Raffaele Napolitano ed Ettore Gatta. Con la Serata dedicata alle Eccellenze della cultura in Italia e nel mondo, la magia dell’arte ritorna a Cimitile, sabato del 27 maggio 2017 ore 20,30 nella splendida cornice delle Basiliche Paleocristiane, per omaggiare i grandi personaggi della cultura. La serata sarà presentata dagli attori Gigliola De Feo e Andrea Fiorillo e dal giornalista Antonio Russo, con la regia di Claudio Pellizer e l’intervento musicale della cantante Linda D. Accompagnata dal pianista Marzo Rozza, il soprano Cristina Patturelli canterà, in apertura, “Per me sei libero” tratto dall’elisir d’amore di Donizetti. ”L’Associazione da diciassette anni promuove questo progetto, anche per la valorizzazione del Territorio. La Serata finale di quest’edizione vedrà la presenza di eccellenti personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura mondiale” ha dichiarato Carmine Ardolino, Presidente del Festival . Tra i premiati, lo scrittore e giornalista Vito Bruschini, per il romanzo “La verità sul caso Orlandi”, e il pianista Ivan Dalia, che omaggerà il pubblico con un’esecuzione musicale. Per la sezione pittura sarà premiata la pittrice scozzese Clare Gallowey, che ha scelto di vivere e onorare l’ Italia, con i suoi quadri, stabilendosi nel borgo medievale di Guardia Sanframondi. Sarà presente una delegazione cinese e riceveranno il premio: il fotografo Fusheng Liu, il pittore Zhang Chun Dabao , la Direttrice del Museo di Arte Contemporanea Madame Sun Yue e l’architetto Zhang Hetian. Premiati anche gli attori delle fiction: “Il Segreto”, presenzierà Jose Gabriel Campos (Onesimo); “Una Vita”, presenzierà Marc Parejo (Felipe) ; “Un Posto al Sole” presenzierà una delegazione, oltre agli attori Ludovica Coscione, Jacopo Cavallaro e Fabio La Fata, Giovanni Rienzo e Antonio Ciccone. Per il musical “Billy Elliot” saranno premiati l’attore Luca Biagini e il giovanissimo Arcangelo Ciulla. Ed ancora le attrici Giovanna Rei, Antonella Ponziano e l’attore di teatro maltese Narcy Calamatta. Premio, per la sezione giornalismo, alla giornalista turca Selin Sanli; per la danza ad Alessandro Staiano del Teatro San Carlo; per lo sport al nuotatore olimpionico Vincenzo Boni; al gallerista Matteo Lorenzelli; al commediografo Armand Bora; al fotografo italiano Michele Stanzione e al critico d’arte Prof. Francesco Gallo Mazzeo.
Somma Vesuviana, vertenza Mibex: Salvatore Di Sarno incontra operai e sindacati
“Stamattina ho incontrato i lavoratori della Mibex di Somma Vesuviana, attualmente in agitazione perché in 70 rischiano il posto di lavoro. Ho parlato con i rappresentanti sindacali Vittorio Allocca e Mariano Pone ed ho garantito il mio impegno politico e personale per fare in modo che la vertenza si risolva al meglio”. È quanto afferma Salvatore Di Sarno, candidato alla carica di sindaco sostenuto dalle liste Svolta Popolare, Verdi, Partito Socialista, Udc, Siamo Sommesi e Liberamente.
Per i lavoratori della Mibex è scattato lo sciopero ad oltranza, nel tentativo di provare a riaprire la trattativa e scongiurare i licenziamenti.
Aggiunge Di Sarno: “L’instabilità politica di questi ultimi tempi ha provocato molto disastri a Somma Vesuviana, a cominciare proprio dalla scarsa attenzione alle tematiche del lavoro e dell’occupazione. Dobbiamo invertire la rotta e mettere al centro la dignità del cittadino, del lavoratore, del padre di famiglia che ha il problema di arrivare a fine mese”
Somma Vesuviana, domenica i cinque candidati sindaco a confronto: “Che ne sarà del Casamale?”
Un confronto a tema, per i cinque candidati alla carica di sindaco, con domande esclusivamente incentrate sul futuro del borgo antico della città: «Che ne sarà del Casamale?». Celestino Allocca, Salvatore Di Sarno, Pasquale Piccolo, Salvatore Rianna e Ciro Sannino si confronteranno per la prima volta domenica 28 maggio, alle 19, nella chiesa Collegiata del centro storico. Nell’incontro organizzato da Laprovinciaonline.info e dall’associazione «Gli amici del Casamale», si dibatterà dei programmi di ciascun candidato in merito al centro storico. A moderare, la giornalista Gabriella Bellini.
Vertenza Salumificio Spiezia, fissato vertice al Mise
La crisi del Salumificio Spiezia arriva a Roma. Se ne parlerà venerdì al Ministero dello Sviluppo economico.
“Venerdì la convocazione del Ministero dello Sviluppo economico per affrontare la crisi dello stabilimento che rischia di chiudere e lasciare a casa più di 80 dipendenti”. A farlo sapere è il parlamentare Franco Ferrara, vicepresidente di Articolo 1 – Movimento Democratico e Progressista a Montecitorio, a poche ore dal corteo di protesta dei lavoratori a cui ha preso parte. “Le proteste dei lavoratori di queste settimane – ha sottolineato Ferrara – e le richieste avanzate al governo dai noi parlamentari della zona, come la lettera inviata ieri (lunedì, ndr) al Mise e firmata insieme ai colleghi Manfredi e Russo, deputati del Partito Democratico e Forza Italia, nella quale chiedevamo al governo di farsi carico di questa vertenza, hanno prodotto un primo risultato”. Per la situazione in cui si trova oggi il salumificio, Ferrara non ha risparmiato accuse ai vertici aziendali: “Le colpe di scelte industriali sbagliate della proprietà non possono ricadere sui lavoratori. Un’eventuale chiusura della fabbrica sarebbe un colpo insopportabile per tutta l’area Nolana e non solo per San Vitaliano, già pesantemente colpita dalla crisi”.
Nel «Maggio dell’Architettura a Cimitile c’è Somma Vesuviana: l’architetto Pardo «racconta» il restauro del campanile San Domenico
Si concluderà sabato prossimo la manifestazione «Maggio dell’Architettura» che, da ormai dieci edizioni, si tiene alle basiliche paleocristiane di Cimitile. Molto ricco il calendario che ha già previsto alcuni importanti incontri: ad esempio con l’architetto-pasticciere Elisabetta Corneo di Milano che ha parlato dell’architettura come un’esperienza multisensoriale e con Ettore Rocca, filosofo con la sua visione del rapporto architettura e natura.Il 12 maggio è stata la volta dell’architetto Nino Pardo di Somma Vesuviana. Nell’incontro dal titolo «Da spazio a Luogo urbano: l’Architettura rigenera la città», Pardo ha raccontato del restauro del Campanile e della Chiesa di San Domenico e della riqualificazione delle aree circostanti, che ha interessato la città di Somma Vesuviana.
Nel suo intervento, Pardo ha illustrato nei dettagli la proposta progettuale di una zona della città di Somma Vesuviana con un elevato valore simbolico, storico-culturale e percettivo, inquadrando il contesto storico- paesaggistico ed urbano e analizzando tutte le fasi del restauro delle facciate della chiesa di San Domenico, il consolidamento del Campanile, e la riqualificazione degli spazi aperti di pertinenza caratterizzati da via Cecere, Via Diaz, Piazza San Domenico e Piazzetta Emanuele Filiberto. Partendo dalle condizioni di precarietà e criticità degli spazi urbani, il progetto del complesso monumentale San Domenico con il suo Campanile e della parte di spazio urbano che rappresenta il primo accesso alla città vista la presenza della stazione della circumvesuviana, ha avuto il compito di ricostruire una trasversale pedonale di connessione tra le componenti storiche e contemporanee che caratterizzano questa porzione di territorio che privilegiava lo spostamento con le auto a discapito dell’fruibilità pedonale. Pertanto la riqualificazione delle strade via Cecere, Via Diaz e di Piazza Emanuele Filiberto e Piazza San Domenico, caratterizzandosi come un piccolo frammento urbano, è stata l’occasione per rispondere efficacemente all’esigenza di rimettere al primo posto la pedonalità nel centro urbano e la sicurezza delle strade e degli spazi pubblici. Si realizza quella sostenibilità urbana che costituisce un elemento importante nel ridisegno della città contemporanea uscendo definitivamente da un approccio al progetto degli spazi urbani e in particolare della mobilità esclusivamente cinematico e ingegneristico.
«Fondamentale recuperare e valorizzare il monumento e i sui spazi pubblici di pertinenza, entrambi considerati strategici per valorizzare e ricostruire l’identità di questo luogo – spiega l’architetto – in tal senso, l’intervento oltre alla conservazione e valorizzazione del complesso monumentale di San Domenico, è stata l’occasione per coniugare velocità e lentezza, realizzare spazi aperti collettivi, migliorare la fruibilità pedonale e creare una ricucitura urbana. Oltre che per recuperare le relazioni urbane e sociali perse a causa delle diverse trasformazioni avvenute nel tempo ( apertura di via Roma alla fine dell’800 e realizzazione di via Aldo Moro agli inizi degli anni 80) , dettate da soluzioni progettuali rispondenti ai soli canoni ingegneristico-funzionali, per cui rappresenta una opportunità per ridare senso a dei luoghi di elevato valore simbolico e sociale attraverso la riorganizzazione dello spazio urbano per ri-costruire quella centralità urbana perduta e consentire che illustrato dall’architetto Pardo ha suscitato molto interesse tra i presenti e si attende ora la serata conclusiva della manifestazione.
Sabato 27 maggio alle 9,30, sarà assegnato infatti il premio alla carriera: la Matita d’Oro, al prof. architetto Franco Purini che per l’occasione terrà una lectio magistralis dal titolo “Segno e disegno dell’architettura”, ed ancora, sarà assegnato il premio per il concorso “Maggio dell’architettura”. Si sfideranno 12 tra progettisti e gruppi di progettazione, alcuni di essi anche di fuori regione, che presenteranno le loro proposte che infine saranno raccolte in un catalogo e che costituiranno la mostra, aperta al pubblico, sempre sabato 27, dalle 9:30 alle 18:30.
Palermo,1992: a marzo uccidono Salvo Lima, a maggio Giovanni Falcone. Nel racconto di tre grandi giornalisti l’Italia “immutabile”
Fu un anno drammatico: si scoperchiano i vasi di una corruzione incredibile, il Presidente della Repubblica si dimette, la mafia uccide prima Salvo Lima, cardine del potere democristiano in Sicilia, e poi Falcone. E poi i “ritratti” di Ciancimino e del padrino Genco Russo. Negli articoli che Bocca, Pansa e Bolzoni scrissero 25 anni fa i “segni” premonitori del presente……
“Per me la vita vale come il bottone di questa giacca. Io sono un siciliano vero” (G.Falcone)
1992: a febbraio arrestano il socialista Mario Chiesa, si prepara la stagione di “Mani pulite”, si scoperchiano i vasi della corruzione da Milano a Napoli, da Napoli a Catania: gli accusati non fanno “neanche una piega”: trionfano, scrive Giorgio Bocca (la Repubblica, 20 febbraio), “l’illegalità legalizzata e massificata, l’impunità garantita, l’indifferenza totale a ciò che pensa la gente.” Attraverso il sistema dei consorzi, su cui nessuno vigila, si appaltano servizi pubblici a mafiosi e a camorristi. Lo ripeto: è un articolo del 1992, e pare scritto oggi. In chiusura –una degna chiusura – Giorgio Bocca si chiede con che faccia il ministro della Sanità, che è l’on. Di Lorenzo, accusa i giornalisti di “sfascismo”, “mentre sa benissimo che gli ospedali di un terzo d’Italia sono una fabbrica di furti e di dissipazioni”. Oggi, invece….. Qualche mese dopo Francesco Cossiga si dimise dalla carica di Capo dello Stato e diede inizio all’ultimo atto della Prima Repubblica. Ma la trama non presentava nulla di nuovo: era stato scritto che nulla cambiasse, e perciò era necessario che tutto venisse cambiato. 1992, 12 marzo, viene ucciso a Palermo l’on. Lima Salvatore, detto Salvo, “già viceré di Sicilia” , andreottiano, che è stato il più giovane sindaco di Palermo dopo Antonio Di Rudinì: lo uccidono in un agguato di mafia, sotto una pioggia che Giampaolo Pansa (L’Espresso, 22 marzo) descrive come “stracca, sciroccata, mista a sabbia”. Se hanno ucciso Lima, tutti i politici sono in pericolo, a Palermo: lo dice ai microfoni di TG1 Pietro Giammanco, procuratore capo della Repubblica. Hanno paura i politici abituati a camminare, come veri acrobati, lungo un filo sospeso sul burrone della “polimafia, dell’intreccio tra affarismo politico e criminalità mafiosa”. Pansa racconta quel presente e ricorda il passato: tre scene, dell’autunno 1970, quando scompare il giornalista Mauro De Mauro. Nella prima scena Vito Ciancimino, “segaligno, olivastro, dal profilo arabo” querela il capo della polizia, Angelo Vicari, che lo ha classificato, pubblicamente, come mafioso. Nella seconda, Calogero Volpe, capo della corrente dorotea della DC siciliana, urla a Pansa che la mafia “esisteva venti anni fa, forse”, e che “adesso è tutto finito”: solo i giornalisti continuano a insistere, “buffoni!”. Nella terza, che pare un disegno di Guttuso, c’è Genco Russo, il capo dei capi, al suo tramonto: “siede in cortile a farsi mangiare dalle mosche, un lurido borsalino per difendersi dal sole, gli occhi acquosi, nelle mani un libro di preghiere. “ Lucky Luciano? Mai conosciuto. Calogero Volpe? Lui sì, me lo ricordo: stavamo nella stessa corrente D.C.” Quel particolare del libro di preghiere nelle mani del vecchio padrino vale, da solo, un libro di storia. Non mancava a Salvo Lima una punta sostanziosa di sicula ironia: “Nessuno qui nasconde scheletri negli armadi. Se cercate negli armadi, troverete solo abiti da sera”. C’è un macabro sarcasmo nell’idea dell’attentato che alle 17.58 del 23 maggio 1992 uccide Giovanni Falcone, la moglie e tre agenti della scorta: “mille chili di tritolo sventrano l’asfalto e scagliano in aria uomini, alberi, macchine”. Così i mafiosi “uccidono l’uomo che per dieci anni li aveva offesi, che li aveva disonorati, feriti….in un tratto di autostrada, a cinque chilometri e seicento metri dalla città dove pochi lo amavano e molti lo odiavano.”. Non sfuma la verità, Attilio Bolzoni ( la Repubblica, 24 maggio): sotto quel cielo rosso di una sera d’estate – un cielo che all’improvviso diventa nero – la verità non vuole veli. Rimane nella memoria dei lettori, come una sanguinante metafora, l’immagine della Croma bianca del giudice che “piomba nel cratere” aperto dal tritolo, “si infossa, si alza, si schianta a terra, si rialza, si riabbassa”. “ A tardissima sera” arriva già la prima ondata di parole solenni: la notizia del lutto pubblico, la notizia che il consiglio comunale di Palermo si riunisce in seduta straordinaria con quello provinciale, la notizia dello “sgomento” e della “costernazione” dei cittadini. Il commosso, amarissimo articolo di Attilio Bolzoni si chiude con l’immagine di Falcone che ride. Falcone sapeva che i mafiosi gliel’avevano giurata, tredici anni prima. Sapeva che l’avrebbero ucciso. “Ma ridendo con quella sua faccia che alcune volte lo rendeva antipatico anche agli amici che gli volevano bene, lui rispondeva. “ Per me la vita vale come il bottone di questa giacca, io sono un siciliano vero.”. E rideva, rideva, Giovanni Falcone.
