Ampliamento inceneritore, venerdi la protesta: « Non abbiamo due polmoni di riserva ! »

Prima mobilitazione nel territorio del termovalorizzatore.    « No all’ampliamento dell’inceneritore e no ai roghi: non abbiamo due polmoni di riserva ». E’ lo slogan che animerà la mobilitazione cittadina organizzata per venerdi 7 luglio (inizio fissato alle ore 18 ) in piazza Duomo. Nel comunicato di annuncio dell’iniziativa si scrive che « i cittadini si uniscono senza distinzione di partito, movimento, associazione o comitato ». Comunicato in cui si aggiungono chiare esortazioni puramente civiche: « Poche regole semplici e condivise. Niente bandiere o simboli: solo persone. Partecipa e fai partecipare! Passa Parola ! ». Il tutto è stato deciso nella tarda serata di sabato e annunciato ufficialmente ieri mattina, all’esito dei un’assemblea popolare tenuta in piazza Castello. I roghi tossici di rifiuti scaricati abusivamente nelle campagne continuano imperterriti a funestare queste roventi giornate estive mentre gli ambientalisti acerrani temono anche l’annuncio del presidente della giunta regionale, Vincenzo De Luca, pronunciato in diretta tv, che intende far realizzare una quarta linea nel termovalorizzatore « allo scopo di prevenire guasti tecnici capaci di far andare in tilt il sistema della raccolta in Campania ». Il prossimo 15 luglio il termovalorizzatore fermerà per alcuni giorni una delle tre linee per una manutenzione programmata. « In realtà – spiega a questo proposito Francesco Emilio Borrelli, consigliere regionale dei Verdi – De Luca è riuscito a far prorogare la data del fermo programmato, che era stato previsto in  questi giorni, proprio per non far andare in crisi la raccolta ». Si attende che la città di Napoli e il suo popoloso hinterland si svuotino in vista della vacanze, cosa che potrebbe dare respiro a un sistema ormai visibilmente in affanno.                                   

Somma Ves.na, il Casamale e “‘a crisommola”: il vitale colore del frutto accende le voci “di dentro” di un luogo meraviglioso…

I “trionfi” di “crisommole” e le dolci invenzioni che il luminoso frutto suggerisce ai pasticcieri intrecciano con l’incanto del Casamale un racconto fatto di ricordi, di suggestioni, di impressioni cromatiche, delle immagini eterne del lavoro dell’uomo, dei ritmi della musica popolare, che sono i ritmi dell’anima vesuviana. Un incontro fantastico tra un frutto e un “luogo”, nel segno dell’identità civica. Le associazioni di Somma Vesuviana, che hanno curato l’evento “Crisommole”, poiché sono fatte di persone che amano la loro terra e ne conoscono la storia – conoscenza della mente e del cuore, e non solo “’na vranca ‘e chiacchiere” – queste associazioni, dicevo, hanno disegnato un percorso di “trionfi” della “crisommola” attraverso il Casamale, nel fascino dei cortili, negli angoli su cui si apre la “sorpresa” incantevole di vicoli, di muri, di archi di pietra vesuviana che hanno la sostanza e la trama dei ricordi, delle memorie, delle voci di oggi che prolungano l’eco delle voci di ieri. Gli organizzatori dicono di aver usato “il termine dialettale crisommole” perché nella nobile sua origine esso esprime compiutamente il valore di un frutto ineguagliabile, e poi per la naturale immediatezza con cui “‘a crisommola” diventa simbolo di una cultura e di una identità. Sabato sera ho notato come, confrontandosi con i grigi riflessi delle pietre del Casamale e con la trasparenza delle ombre, il colore delle “crisommole” dispiegasse e svelasse tutto il mistero dei suoi toni, il giallo di cadmio arancio, il giallo di Napoli rossastro, il rosso permanente arancio: proprio quei toni che Gigi Chessa, Fortuny, Hodler e Modigliani mescolarono sulla tavolozza per ottenere il colore di carne da usare quando dipingevano il corpo luminoso delle donne. Quel colore qualche studioso lo chiama “albicocca”: in verità ha la delicatezza della “crisommola”, una delicatezza vitale, un colore che si fa sapore, lo vedi e lo gusti, ne percepisci la suggestione, ne senti la voce che ti invita a guardare lo spazio che nei cortili è occupato dalle pietre e dai segni della civiltà contadina, il pozzo, la scala che si torce, la trama dal piperno corroso ma ancora tenace, i balconi, gli angoli e le ombre e i sussurri della casa vicina, e il “respiro” di un vicolo la cui perfezione pare disegnata da Achille Vianelli, e in cui spero di poter presentare il mio libro sulla storia del baccalà e “della crisommola” e sul lavoro dei Sommesi che costruirono queste due leggende. Nessun segno di questo “luogo”, è conclusivo, la sequenza non si chiude, dietro ogni immagine ti aspetti che si manifesti un’altra immagine, e che un ricordo prorompendo inatteso alla superficie della memoria ti costringa a scrutare, a cercare. E le mani di una simpaticissima signora non più giovane mi mostrano la bocca di un forno, e mi richiamano alla mente il loquace silenzio dello sguardo con cui mio padre, sommese, rimpiangeva il pane del Casamale, e lo stocco lavorato da un’anziana “baccalajola” del Casamale. In questo sistema aperto acquistano un senso, paradossalmente, anche le strutture recenti, piani interi, balconi, finestre, portoni, che non rispettano la storia e lo spirito del “luogo”: ma il “luogo” alla fine assorbe tutto nella sua assoluta bellezza, e tutto “purga” e giustifica. I “trionfi” dell’albicocca, disposti con arte all’interno del mitico spazio, trasformano il borgo in un sistema aperto, in un libro in cui l’ultima pagina si chiude con un avvertimento “..continua”. Continua la battaglia delle associazioni sommesi e dei Vesuviani che amano la loro terra per tutelare il valore della “crisommola” “a monte e a valle della filiera, esaltando il ruolo dell’agricoltura locale e aumentando il potere contrattuale dei produttori primari e dei consumatori finali.”. Continua a svolgersi nello spazio del “sentire”, anche quando vado via dal Casamale, il ritmo della musica e del canto popolare intrecciato dalla voce di Arianna Gera e dagli strumenti di Enzo Di Marzo, Nino Conte, Titty Esposito: una voce e una musica che non sono solo ornamento, non fanno parte del “teatro”, ma vengono su dall’anima del “luogo”. Continua a incantarmi l’immagine di Alfredo di Matteo che intreccia cesti e “féscine” con strisce di castagno e con una tecnica che i vignaioli e i “melajoli” sommesi trasformarono in arte. Ai tempi di G.B. Basile le “fescine” erano usate solo da chi coglieva fichi, e perciò, dice il genio nella lettera IV, “non se po’ avere la votte chiena e la mogliere ‘mbriaca, vennegnare e pigliare le fescene, non se po’ bevere e siscare”. E Basile stabilisce che un uomo tozzo e sgraziato è simile allo “streppone della fescena”, al gambo su cui poggia il cesto. Quando i vignaioli vesuviani incominceranno a usare l’attrezzo, la locuzione “ fare ‘a primma fescena pampanosa” significherà “iniziare male un’attività”, “partire con il piede sbagliato”, riempire il primo cesto non con i grappoli d’uva, ma con i pampini. E sarebbe bello leggere e commentare una pagina di Basile nella magia del Casamale: le parole della sua lingua straordinaria esprimerebbero tutto il loro sapore, un sapore intenso e vibrante, come quello dei dolci all’albicocca creati dai pasticcieri di “Alaia”, del bar “Nueva”, “food e Rir”,  di “Masulli”. Sabato sera il Casamale con i “trionfi” di “crisommole” e con i prodigi dell’arte pasticciera sommese era come la taverna del “Cerriglio” descritta da Basile: un “luogo” in cui “ s’ammasona la pace, pampaneia la quiete, dove gaude lo core, se conforta la mente, se dà sfratto a l’affanne..”.      

Con il progetto “Dalla formazione al palcoscenico”, l’accademia Upam promuove il musical West Side Story

Il Musical West side story è la tappa finale di un percorso cominciato a febbraio, con il progetto “Dalla formazione al palcoscenico” ideato da Ina Perna e Stefano Forti con Raffaello Converso, Gianmarco Cesario e Gianluca Cangiano. Primi appuntamenti il 19 e 20 luglio a Pompei e il 21 luglio a Sorrento. “Dalla formazione al palcoscenico” è partito dalla consapevolezza che le opportunità per i giovani artisti di emergere, realizzarsi, guadagnare attraverso il loro talento siano ridottissime, se non invisibili, specialmente al sud Italia, ed ha voluto creare una rete di opportunità dedicate ai giovani che vogliono investire tempo e sudore nella propria passione artistica. L’Accademia Upam di Boscoreale è stata la sede ideale, essendo promotrice di corsi triennali professionali di musical e recitazione in cui gli allievi hanno la possibilità e l’opportunità di mettersi in gioco, crescere e perfezionarsi in tutte le discipline delle arti sceniche, diventando dei veri performer capaci di unire il canto, il ballo e la recitazione in un’unica scena. L’Accademia Upam è stata il tempio perfetto per un progetto artistico a 360°, visto che al di là degli incontri e delle prove dedicate al musical, ogni giorno si susseguono, in quattrocento mq di spazi totalmente dedicati all’arte, lezioni di (quasi) tutte le discipline artistiche, dalla danza classica, al moderno, contemporaneo, jazz, tip tap, danza aerea, teatro danza, recitazione, dizione, canto, strumento, ed alcuni tra i personaggi del cast sono stati infatti selezionati tra gli allievi migliori dalla stessa Accademia. Nei mesi di febbraio e marzo, in occasione dei casting, si sono presentati e confrontati moltissimi ragazzi e ragazze dai 18 ai 30 anni, ballerini, cantanti-attori, performer, e alla fine sono stati selezionati tra questi quelli facenti attualmente parte del cast del “West Side story”, che hanno avuto la possibilità di studiare gratuitamente le discipline del musical (danza, canto e recitazione) con Maestri di chiara fama, seguendo cosi un percorso formativo che li ha resi ancora più pronti all’ardua opera di messa in scena di un musical. La scelta del musical West Side story, tra l’altro, non è stata casuale, essendo una rivisitazione broadwaiana (pluripremiata) della famosa tragedia di Shakespeare “Romeo e Giulietta”, e proprio in occasione dei 500 anni della morte dello scrittore, offre allo spettatore non solo un salto nel passato attraverso luci, balletti e canzoni, ma anche notevoli spunti di riflessione su temi importanti come l’immigrazione, l’apertura al diverso o il rapporto uomo-donna elaborato in un tempo diverso dal nostro. Proprio per questo mix di temi, argomenti di dibattito e spunti di dialogo, l’auspicio é che West side story possa andare in scena nell’autunno 2017 in matinè per le scuole, seguito da un lungo dibattito in cui gli studenti potranno chiarire analogie e differenze con la tragedia Shakesperiana, analizzare i temi sopracitati creando un parallelismo tra il tempo di Romeo e Giulietta, il tempo di ambientazione di West Side Story, e il nostro tempo ed ecco che una forma d’arte spumeggiante, piacevole e forte come quella del musical diventa motivo di crescita culturale e dialogo. Regia – Gianluca Cangiano (attore teatrale) Coreografie – Stefano Forti (coreografo RAI) Assistente alle coreografie – Barbara Rarita Vocal Coach – Raffaello Converso Sceneggiatura e testi – Gianmarco Cesario Direzione Artistica – Ina perna (direttore artistico Upam, docente di danza classica dal 1980) CAST Maria – Marta De Marino Tony- Antonio della Mura Anita – Giulia Trere Bernardo – Rino Esposito Riff – Alessio Falanga Chino – Salvatore Borrello Consuelo – Vanna Astro Rosalia – Pina Di Lorenzo Tenente Shark – Anna Acanfora Corpo di Ballo – Livia di Donato, Isabella Solipano, Clara Formicola, Sara Somma, Daniela Barretta, Miriana Parmentola, Claudio Arcione, Antonio Lollo, Luca Anatriello, Nicola Mirabella.  

Pomigliano D’Arco, due rapine in pochi minuti. Arrestati

In quattro, armati di pistola e con volto coperto, hanno rapinato un supermercato e un centro scommesse. Due dei quattro malviventi sono stati arrestati. Due rapine in pochi minuti a Pomigliano d’Arco: protagonista una banda di quattro malviventi, due dei quali sono stati arrestati dai carabinieri al termine di un inseguimento. Nell’obiettivo dei rapinatori gli incassi del sabato: poco prima dell’orario di chiusura, ieri, in quattro, armati di pistola e con volto coperto, hanno rapinato un supermercato e un centro scommesse a Pomigliano d’Arco. Subito scattate le ricerche. Nel giro di qualche minuto i militari hanno avvistato uno scooter corrispondente alla descrizione che sfrecciava lungo la via nazionale delle puglie a Casalnuovo. Hanno inseguito il Beverly con in sella due soggetti fino ad Arpino di Casoria, dove l’inseguimento si è concluso. I due avevano addosso la scacciacani con cui avevano minacciato i commercianti e parte del bottino, 350 euro, recuperati e restituiti all’avente diritto. I loro complici sono ricercati.

“Hair Sound and Passion”, un evento fatto di passione e professionalità targato Daniele Vanzanella

Si è tenuto domenica 25 giugno a partire dalle 17.30 l’evento “Hair Sound and Passion”, ideato ed organizzato dall’hairstylist Daniele Vanzanella in collaborazione con lo staff del suo salone sito in via Roma, 82 a Somma Vesuviana. Partner dell’evento il fotografo Patric Costa, il dj Notuma Gennaro Mautone, “The Flower is” di via Arco Madonna Dell’Arco e “Eclissi gioielli” di Somma Vesuviana. Nel corso della kermesse le clienti sono diventate fotomodelle per un giorno.

Daniele Vanzanella Hair Concept, uno stile di vita fatto di passione e professionalità. Il modo giusto per essere sempre alla moda, il posto giusto per le donne che amano curare se stesse e far risaltare la propria femminilità! Daniele Vanzanella trentenne hairstylist di Somma Vesuviana ha organizzato, in collaborazione col suo team, un pomeriggio di relax, sorrisi e bellezza! L’evento dal titolo “Hair Sound and Passion”, ha avuto luogo nella sede aperta da circa due anni, in via Roma, 82 a Somma Vesuviana (NA), domenica pomeriggio, 25 giugno. A partecipare non sono state delle modelle, ma le bellissime clienti del centro con età compresa tra i 18 e i 25 anni! Un evento organizzato da giovani imprenditori per giovanissime donne del domani! Le ragazze, diventate così fotomodelle per un giorno, sono state truccate dalla makeup artist Annapaola Perillo e seguite per le acconciature dal team di hairstylist di Daniele Vanzanella. Hanno poi posato dinanzi alla macchina fotografica di Patric Costa, fotografo professionista, sulle note del dj set Notuma, Gennaro Mautone.

Quando ho iniziato avevo quindici anni”, ci rivela il titolare, Daniele Vanzanella. “Quest’evento nasce per ricordare la passione che spinge ogni hairstylist ad iniziare e perseguire il proprio percorso. Al di là del guadagno esiste il rapporto con le clienti. Proprio quello che vogliamo fare oggi: passare un pomeriggio fatto puramente di passione, divertimento e voglia di stare insieme!”

Il personale gentilissimo, ha fatto accoglienza e regalato non solo sorrisi, ma anche tanti gadget, come i prodotti della Matrix Biolage. Nel centro ci sono otto elementi, che operano per la bellezza delle tante donne che si affidano alle mani sapienti degli esperti: sei parrucchieri (Michele Pirozzi, Rossella Vecchione, Mariateresa Cesareo, Mena Aliperta), una receptionist (Cinzia Maione) e una makeup artist (Annapaola Perillo).

Proprio quest’ultima ci ha dato qualche dritta sul trucco per la prossima estate 2017:

La parola d’ordine è naturale! Un trucco con molti punti luce e strobing illuminante. Nelle tonalità del rosa, bronzo e oro.” Infatti, Annapaola ha dato sfoggio della propria bravura, realizzando tantissimi trucchi trendy e alla moda, risaltando i lineamenti e dando luminosità al viso! Il più complesso tra tutti è stato uno smooki eyes, come ci racconta lei stessa: “ ho usato delle applicazioni di brillantini e foglie oro sulla palpebra mobile. Ho creato un mix di illuminante e strobing, due veri must di quest’estate”. Mentre parla, le brillano gli occhi per l’emozione, è chiaro quanto amore mette nel suo lavoro!

“Hair Sound and Passion”, è stato un vero e proprio party accogliente e glomur. Ha richiamato l’attenzione di tanti cittadini sommesi e non, che hanno così deciso di passare la propria domenica pomeriggio, sorseggiando champagne e gustando il ricco buffet. Di particolare gradimento da parte degli ospiti il momento sushi!

Non sono mancati i brindisi. Quello di Daniele in particolare ha mostrato l’attaccamento alla sua terra e la voglia di fare qualcosa di concreto per migliorarla: “Voglio restare qui nel paese, a Somma Vesuviana, dove sono nato e cresciuto.” ha spiegato a tutti! “Voglio portare un po’ di novità e dare la possibilità a tanti giovani di crescere ed appassionarsi a questo lavoro.”

E’ proprio questo, probabilmente, uno degli aspetti più interessanti del lavoro di Daniele Vanzanella. La voglia di spiegare ai giovani cosa vuol dire essere hairstylist, la vera passione, fatta di colpi di spazzola e phon! Quella che nessuno ti può insegnare, ma che bisogna vivere in prima persona, provarla e lasciarsi ispirare. Quell’emozione che solo chi ama il proprio lavoro riesce a trasmetterti. Quella che Daniele condivide con il suo staff e soprattutto con le sue clienti, che sempre sorridenti e soddisfatte, scendono le scale del suo salone. Da Daniele Vanzanella, basta poco per capire che si respira tutta un’altra aria. Una ventata di giovinezza!

Partner dell’evento: “The Flower is” di via Arco Madonna Dell’Arco e “Eclissi gioielli” di Somma Vesuviana.

Daniele Vanzanella lo trovi in via Roma, 82, Somma Vesuviana (NA). Per info 081 8991385.

ARTICOLO PUBBLIREDAZIONALE

Risparmio idrico, al via la campagna di Gori

Evitare sprechi è fondamentale in periodi di siccità. Risparmiare acqua si può, anzi si deve. La notevole scarsità di piogge, che in Italia ha caratterizzato l’inverno 2016 e la primavera 2017, ha provocato una drastica riduzione delle risorse idriche disponibili, anche in Campania. Pertanto, è necessario, di fianco alle attività tecniche messe in campo dall’Azienda per evitare interruzioni della fornitura idrica, la collaborazione attiva della cittadinanza dei Comuni nei quali GORI gestisce il Servizio Idrico Integrato, invitata ad utilizzare l’acqua in modo attento e parsimonioso. Attraverso un video tutorial, che sarà veicolato attraverso il canale Youtube dell’azienda e sul social Facebook, saranno dati alcuni consigli per azioni virtuose che quotidianamente possono portare ad un considerevole risparmio della preziosa risorsa. Chiudere bene un rubinetto o preferire la doccia alla vasca da bagno sono comportamenti che devono interessare l’intera popolazione. Nei prossimi giorni GORI, in collaborazione con le amministrazioni comunali, provvederà anche all’affissione di manifesti e locandine su tutti i territori interessati al fine di informare il più alto numero di persone. GORI si è inoltre resa disponibile con le amministrazioni comunali a fornire ed installare gratuitamente con proprio personale, rubinetti a pulsante alle fontane pubbliche presenti nei Comuni dell’Ambito-Distrettuale Sarnese Vesuviano, che rappresentano potenziali punti di dispersione idrica continua. L’Azienda, comunque, intende rassicurare la cittadinanza che si proseguirà con il massimo impegno per scongiurare problemi di erogazione, nonostante sia nettamente inferiore la quantità di risorsa idrica disponibile in alcune fonti presenti sul territorio. “Siamo entrati – dice il presidente di GORI, Michele Di Natale – in una fase conclamata di crisi per siccità. In Regione si susseguono tavoli e si lavora ad una strategia che vede l’Ente regionale al fianco dei gestori, per cercare soluzioni a questo problema. GORI ha sviluppato diverse azioni per essere pronta ad affrontare in modo organico e strutturato, se dovesse diventare più grave di quella che è attualmente, la carenza idrica. Oltre alla costituzione di un gruppo di lavoro ad hoc ed alla elaborazione di un piano di emergenza, stiamo intensificando le azioni di comunicazione, per informare la cittadinanza sull’uso responsabile della risorsa acqua. Di fronte a un problema di scarsità, tutti dobbiamo contribuire a farne un uso equilibrato e attento. Sono consigli che vanno rispettati sempre, ma in questo momento di forte criticità vanno ribaditi con forza”. “In fasi di carenza – spiega l’amministratore delegato di GORI, Claudio Cosentino – riempire una piscina o lavare un auto può sottrarre risorsa idrica per scopi potabili ed igienico sanitari a diverse famiglie, soprattutto se poste a quota altimetrica maggiore. Grazie al costante monitoraggio degli impianti ed alla regolazione dei flussi stiamo cercando di limitare il più possibile i disagi. Confidiamo anche nella collaborazione delle amministrazioni comunali, già mostratesi particolarmente sensibili al tema, insieme alle quali intendiamo diffondere sui territori la cultura del corretto utilizzo della risorsa.”  

Vesuvio, Cilento : Parchi in via di rilancio.

  Passata alla Camera la nuova legge sui Parchi. Più poteri ai direttori per riorganizzare i siti. La Camera dei Deputati ha approvato questa settimana la nuova legge sui Parchi. Dopo l’estate andrà al Senato per l’ approvazione definitiva e  dare, quindi,  nuovo inquadramento alle aree protette. E’ l’occasione per rilanciare turismo, accoglienza, opportunità di lavoro.La Campania con i grandi perimetri del Vesuvio e del Cilento è tra le Regioni più interessate. La legge pone,però, il problema della capacità degli Enti di saper cogliere le nuove opportunità. I direttori , recentemente scelti con selezione pubblica , dovranno essere molto svelti nello sfruttare ogni possibilità. Innanzitutto i soldi.  La dotazione economica della legge – proposta dal Ministro Galletti di concerto con il Presidente della Commissione Ambiente Ermete Realacci – è di 30 milioni di euro per i Parchi e 9 milioni per le aree marine. I soldi sosterranno progetti, iniziative promozionali, riorganizzazione di sentieri , biodiversità. E’ buona, quindi, la connotazione ambientale e naturalistica del testo, non andata smarrita ,per fortuna, in 25 anni di legislazione. Il patrimonio culturale ed ambientale di montagne, corsi d’acqua, entro fine anno assumerà una configurazione diversa, più europea . Ma bisognerà stare attenti ai comportamenti e alle attività locali. Il secondo problema che si pone, infatti, è di non mortificare le buone intenzioni di tutti coloro che aspettano il varo della legge. I parchi sono una risorsa economica per le comunità . Le norme sono state concepite per arricchire  le politiche ambientali italiane, dare segnali di discontinuità con costruzioni abusive, incendi dolosi, frane, rifiuti incontrollati. Se molte aree protette finora  sono state anche  il desiderio di speculatori ed avventurieri , questo non deve più accadere. Bisogna cambiare passo con maggiore dialogo e coordinamento tra i soggetti che vivono i territori. Il panorama italiano è fatto di parchi ed aree che funzionano a meraviglia, ma anche di siti che per mano dell’uomo hanno mantenuto solo il nome. I direttori in carica,  hanno seppellito le nomine politiche e  i padrinaggi dei loro predecessori che  spesso  inibivano azioni meritorie.  I  responsabili attuali dispongono di soldi che il governo centrale non farà mancare. Dovranno ripagare la fiducia ricevuta  perché anche  sulle loro gambe  cammina una visione più green  dell’Italia. In Parlamento il gruppo di Sinistra Italiana   ha  votato contro la legge , giudicandola una pseudo riforma, una sanatoria di attività distorte. Un eccellente assist per chi ,invece, dovrà fare cose completamente antitetiche alle cattive pratiche. Dovrá dimostrarlo,certamente .Due giorni fa a Bruxelles i rappresentati dei 900 parchi disseminati per l’Europa,  hanno firmato un documento dove è precisato che le aree protette sono al servizio dell’Europa unita. La loro esistenza va in direzione di un continente rurale sostenibile, da difendere. Da noi una legge – per quanto buona – non può bastare, serve vigilanza e dialogo.

Pomigliano, molesta giovane donna in stazione: arrestato 45enne

Ha bloccato ai fianchi una ventiseienne.    I carabinieri si sono confusi tra gli utenti del treno e lo hanno arrestato in flagranza di reato, mentre bloccava una giovane donna, di 26 anni, mettendole le mani sui fianchi. In manette è finito un operaio di 45 anni di Sant’Anastasia, già noto alle forze dell’ordine. Negli ultimi giorni un fatto simile si è consumato proprio nella vicina Sant’Anastasia. Qui in pieno giorno una ragazza è stata molestata a poca distanza dal Santuario di Madonna dell’Arco. Ha gridato aiuto e si è salvata. Intanto il molestatore anastasiano arrestato ieri nella stazione principale della circumvesuviana di Pomigliano è stato trasferito nel carcere di Poggioreale.

Sant’Anastasia, rapina all’ufficio postale di Madonna dell’Arco: banditi sfondano la porta con l’auto

Assalto rocambolesco all’ufficio postale di Madonna dell’Arco, pochi metri dal Santuario Mariano, dove questa mattina una banda di rapinatori ha sventrato una delle porte lanciandovisi contro con un’automobile che i malviventi hanno poi lasciato sul posto dopo il colpo. Una volta entrati i banditi hanno messo a segno la rapina.
 Sul posto ci sono ancora i carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna al comando del capitano Tommaso Angelone. Non è ancora quantificabile l’ammontare del bottino, almeno due dei rapinatori sono scappati a bordo di uno scooter.

L’albicocca vesuviana, “‘a crisommola”, ha molti nomi: ma “ dint’’a pellecchiella ce sta ‘a cannella”.

Era questa la “voce” dei contadini vesuviani che “scendevano” a Napoli a vendere “le spaselle” piene di “crisommole”. Le ragioni che nell’Ottocento segnarono il trionfo dell’albicocca vesuviana: perché alle signore veniva consigliato dai medici di mangiare albicocche. Le numerose varietà del frutto, e i pregi della “pellecchiella”.   Alla storia dell’albicocca vesuviana Carmine Cimmino ha dedicato una plaquette – testo e immagini- che verrà pubblicata in autunno come e-book all’interno del nostro sito “Le vie del gusto”. Il libro, di cui in quest’articolo riferiremo qualche passaggio importante, è il risultato delle ricerche condotte sulle riviste di agraria dell’Ottocento e sui testi della storia dell’alimentazione: sul tema specifico dell’albicocca vesuviana Cimmino considera puntuali e significative le pagine che il prof. Silvestro Sannino ha dedicato alla “crisommola” – il frutto d’oro – nel suo splendido libro “Civiltà agricola vesuviana”. L’albicocca si coltivava dovunque: i documenti del primo Ottocento citano, tra le albicocche prodotte in Italia, anche un’albicocca del Portogallo e un’albicocca di Germania, che però spesso – avverte l’autore dell’articolo, che è del 1838,- risultava assai “amara”. Ma proprio in quegli anni incominciava la marcia trionfale dell’albicocca vesuviana: i napoletani di ogni livello sociale ne avevano riconosciuto il primato, e per il sapore particolarissimo, e per il profumo. Cimmino racconta come contribuirono al successo dell’albicocca vesuviana i signori di città padroni delle masserie che circondavano il vulcano.  Nella seconda metà dell’Ottocento, quando Artusi incominciò a unificare l’Italia nel segno dell’arte della cucina, le “confetture” e la “gelatina” di albicocche occuparono un posto di rilievo nel menù quotidiano dei borghesi, anche a Napoli: e, anche in questo campo, le “crisommole” del Vesuvio confermarono di non avere rivali. Al successo del frutto vesuviano contribuì anche la scienza medica: era opinione diffusa, tra i sanitari comunali e tra i professori universitari, che l’albicocca apportasse benefici a chi soffriva di debolezza di vista, di infezioni al sangue, e di stitichezza: in una rivista medica bolognese – l’articolo è del settembre 1880 – l’uso dell’albicocca come lassativo veniva consigliato soprattutto alle “signore”, forse per la delicatezza della sua azione specifica. Insomma, si dava ragione a Salvatore De Renzi, uno dei più grandi medici napoletani del primo Ottocento, il quale aveva sentenziato che anche un consumo elevato di albicocche non produceva gli effetti disdicevoli, “sconcerti viscerali e congestioni sanguigne e seriose dell’addome”, di cui erano colpevoli, negli eccessi, tutti gli altri frutti e gli ortaggi. Alla fine dell’Ottocento Oreste Bordiga e  Salvatore Carotenuto confermarono ciò che per anni avevano scritto gli esperti dell’Istituto Agrario di Portici, che le albicocche vesuviane si vendevano nei mercati di Napoli “a vil prezzo”, e perciò occupavano – lo avevano occupato fino dai tempi di Masaniello – un posto importante nell’alimentazione dell’”infima classe”, e che nella stagione propizia ogni giorno arrivavano in città, dagli orti vesuviani, decine di contadini che “si piazzavano” agli angoli delle strade con le loro “spaselle” piene di “crisommole” e invitavano all’acquisto i passanti con il caratteristico richiamo. “so’ cu’ ‘ a cannella dinto”: dentro hanno la cannella, sono dolcissime. Negli orti vesuviani l’albicocco veniva consociato ad altri alberi da frutta, e anche alla vite, perché molti viticultori credevano che la contiguità favorisse la trasmissione dei profumi dal frutto ai grappoli d’uva. La coltivazione divenne più intensa e più sistematica a partire dagli anni’50 dell’Ottocento, quando la viticultura vesuviana venne prostrata dalla peronospora, dalla fillossera e dall’oidio: tra Somma e Sant’ Anastasia i proprietari terrieri  piantarono, al posto dei vigneti, estesi albicoccheti di “crisommole amennolelle, spaccarielle, alessandrine, gelsomine, lugliesi e peres”: il meticoloso elenco è di Ruggero Arcuri, che visitò i luoghi nel 1880. A quella data i documenti indicano come “grossisti” di albicocche Luigi Sodano e Antonio Sersale di Sant’ Anastasia: pare evidente che i numerosi produttori sommesi preferivano essere venditori in proprio. Grande è il numero delle varietà delle albicocche: nei primi anni del ‘900 Luigi Savastano e Salvatore Carotenuto, esperti dell’Istituto Agrario di Portici, lo spiegano con l’inclinazione a sperimentare degli agricoltori vesuviani, con gli effetti delle devastanti eruzioni e con le due “epidemie di marciume” che nel 1850-53 e nel 1865- 1870 avevano distrutto le piantagioni di albicocchi producendo, attraverso la germinazione dei semi, nuove varietà. Lungo è l’elenco delle varietà messo a punto da Silvestro Sannino: all’inizio del secolo XX, meraviglia, abbate, prete, monaco, voccuccia, cerasiella, gargiulo, spadaccina ed altre; poi, a partire dal primo dopoguerra, la cardinale, la vollese, la ceccona, l’acqua di serino, la portici, la vitillo. E infine la mitica pellecchiella, che, scrive il Sannino, è “originaria di Portici, dove la sig.ra Fortuna Miniero la ricorda almeno dal 1930…polpa soda, consistente, color arancione, zuccherina, molto profumata, aromatica, mediamente succosa, saporosa…Tende ad essere la cultivar più diffusa dell’area vesuviana; notevole, per l’aspetto tecnico e la qualità, la produzione dell’alto colle sommese, ove Mario Angrisano e altri hanno saputo esprimere livelli di assoluta eccellenza, grazie anche alla difesa contro la grandine con reti”. Quadro: J.B.S. Chardin, Vaso di vetro con albicocche.”