Ieri sera, alla presenza del sindaco di Somma Vesuviana, Salvatore di Sarno, si e’ festeggiata la vittoria internazionale dell’atleta
Sveva Romano alla più prestigiosa e storica gara europea la Paris Slalom World Cup. L’atleta infatti si e’ classificata prima nello speed slalom cat. Junior women.
Il sindaco, oltre a congratularsi con Sveva, ha fatto i complimenti anche all’atleta Francesco Faugno, classificatosi quarto nella cat. Senior men, alla stessa gara, al coach, nonche’ presidente dell’associazione Kimon Fusco, al preparatore atletico Costantino Aliperti e agli altri skaters della Somma Skating per i risultati ottenuti ai Campionati Nazionali di quest’anno.
L‘intesa Governo, Regione, Comune avvia il più grande intervento ambientale d’Italia.
Alla fine hanno firmato. Mancava Renzi, ma l’ex premier è soddisfatto lo stesso perché ci ha creduto e ha incalzato tutti i protagonisti. L’accordo sulla bonifica di Bagnoli è stato sottoscritto ed è operativo. Siamo davanti alla più grande operazione ambientale italiana degli ultimi anni. Insieme a quella dell’Ilva di Taranto che , però, deve fare ancora passi avanti. A Napoli, Governo, Regione e Comune si sono lasciati alle spalle tre anni di polemiche, la nomina di un Commissario straordinario, le proteste di De Magistris “ espropriato ” da Roma e un’infinità di sgarbi istituzionali. Tre anni contrassegnati dall’entrata in scena di un nuovo Governatore, Vincenzo De Luca, di un nuovo Ministro del Mezzogiorno, Claudio De Vincenti, di un nuovo Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, di un Sindaco rieletto, Luigi De Magistris. Bagnoli e i napoletani aspettavano non senza ansia.Per tutto ciò che il progetto dell’area ex Italsider comporta dopo un quarto di secolo. L’intesa sottoscritta dalla triade “De” – De Vincenti, De Luca, De Magistris – si sostanzia nell’avvio del piano operativo. Finalmente c’è una data limite entro la quale concludere tutto: 2024. Sette anni cruciali per rifare il volto alla più grande area industriale della Campania, inserita nell’elenco dei siti di interesse nazionale. I finanziamenti per oltre 200 milioni di euro ci sono e includono anche soldi di privati. Il più convinto nell’impiego dei fondi è il Governatore De Luca. In Prefettura a De Vincenti ha detto che senza i soldi del governo e dell’Ue , su Bagnoli non sarebbe stato possibile fare nessun ragionamento. E’ vero. Perché al di là di chi dovesse governare le attività ( Commissario straordinario, Comune, Regione ?) il problema era anche la certezza delle risorse economiche. Lo stesso sindaco di Napoli, contrario alla nomina del Commissario di Governo, Salvo Nastasi un una accanita battaglia politica contro Renzi, in fondo poneva il problema delle risorse da gestire. Temeva una specie di scippo della borsa. Ora si parte tra gli apprezzamenti generali, tra cui quello del premier Paolo Gentiloni. Come si procederà ? Prima di tutto con la rimozione della famosa colmata, eredità dell’Italsider dal 1992. Poi con la costruzione delle opere: una spiaggia di due chilometri vicino a Città della Scienza; un centro sportivo; la ristrutturazione del borgo di Coroglio; negozi, strutture per il tempo libero. Un punto delicato riguarda , però, proprio la bonifica, in passato al centro di inchiesta giudiziarie e di aspre polemiche. La più concreta azione ambientale. Secondo l’accordo dell’altro giorno in Prefettura ci vorranno due anni per completarla. Lo sguardo sarà ,comunque, rivolto al 2024. Renzi da premier ad aprile 2016, aveva già dato via libera ad un programma di bonifica integrale delle aree. Aveva chiarito la questione delle volumetrie delle future costruzioni. Tutto è rimasto fermo fino all’altro giorno. Ambientalisti e comitati temevano il saccheggio edilizio nelle aree ripulite. L’intesa ha precisato che le volumetrie saranno le stesse previste dal Piano Regolatore di Napoli. Nessuna speculazione, ma occorrerà vigilare. Il comprensorio tornerà bellissimo e noi abbiamo messo al primo posto l’interesse delle persone, hanno dichiarato i firmatari. Un annuncio che non convince completamente i comitati che aspettano il 27 luglio, giorno in cui l’accordo sarà esaminato dalla cabina di regia presso il Consiglio dei Ministri. Insistono per un maggiore coinvolgimento anche Cgil, Cisl, Uil che ricordano a De Magistris il protocollo per l’area metropolitana firmato a marzo scorso. Soggetti interessati a lavori, investimenti , nuova ocupazione che il sindaco non potrà deludere. Sembra del tutto neutralizzato anche il rischio di amianto nell’area dell’ex stabilimento Eternit confinante con Città della Scienza. Altamente nociva per i suoi trascorsi industriali, l’area è monitorata e gli esiti sono negativi. Se i controlli continueranno a certificare rischio zero , lì sorgerà edilizia residenziale. Tutto in prosecuzione – ritardata – con il primo segnale di rinascita di Bagnoli, ovvero l’accordo di Programma per ricostruire Città della Scienza. Era il 14 agosto 2014.
Tra eruzioni, incendi, alluvioni e frane i Vesuviani da secoli hanno costruito, grazie al Vesuvio, una fiorente economia della catastrofe: e in questa storia non ci sarà mai un capitolo che non sia stato già scritto. Solo gli eremiti e le guide dell’ Ottocento sono “figure” senza eredi, anche se certe pratiche degli eremiti appartengono alla cronaca eterna delle vicende che mischiano sacro e profano…..
L’eremita della collina del SS. Salvatore fu una nota di colore nella letteratura del Vesuvio. Coniugando il sacro della religione rivelata e di quella laica, connessa al mistero della Natura, con il profano del cibo e delle bottiglie di vino, gli eremiti del Vesuvio ispirarono giudizi contrastanti. La signora Piozzi, nella sua ascesa del 1786, fu certa di riconoscere nell’eremita un parrucchiere londinese. L’anno dopo Emma Hamilton non poté gustare le sue famose frittate, perché la cucina dell’eremo era stato divorata dalle fiamme del vulcano. Nel 1790 Elisabeth Vigée Lebrun riuscì a sedersi a tavola, ma non a portare a termine il pranzo, perché all’improvviso l’eremita le comunicò che dietro la tenda giaceva il cadavere del compagno d’eremitaggio, deceduto durante la notte. Il parrucchiere aveva preso il posto di fra Claudio, morto nel 1773. Claudio era francese, si chiamava, forse, Claude Veléne, era, forse, di Amiens, e certamente non fece una buona impressione al suo conterraneo abate di Saint – Non, che lo descrive come un gran parlatore, capace di conquistare, con le chiacchiere sui propri poteri miracolosi, anche il favore della Corte. Ma questo favore si era subito dissolto, per due ragioni: l’eremita non faceva, né a tavola né a letto, vita da eremita, e poi tratteneva per sé le elemosine che raccoglieva dai turisti a nome dei poveri.
Madame De Stael, che era un’anima nobile, parlò bene, nel romanzo “Corinna”, dell’eremita che ella conobbe durante l’ascesa del 1805: “ Un Romito abita colà sui confini della vita e della morte. Un albero, l’ultimo addio della vegetazione, è innanzi alla sua porta”. Lì i “turisti” aspettavano la notte per salire fino al cratere, poiché, durante il giorno, i fuochi del vulcano erano un’oscura insidia, avvolta da nuvole di fumo. Agli ospiti in attesa di ripartire l’eremita forniva pane, formaggio, minestre e, soprattutto, lacrima del Somma-Vesuvio. L’eremita del Salvatore, che nel 1832 parve a Stendhal un bandito – e la sua frittata era immangiabile – è forse lo stesso che nel 1835 accolse Alessandro Dumas e Francesco,la sua guida, con una modestia e con una cordialità degni, disse, commosso, Dumas, di un eremita dei primi secoli del Cristianesimo. Ma la guida lo raffreddò: “..prima di giudicare, fatevi portare il conto di quello che abbiamo mangiato”: un paio di uova dure, insalata, poche fette di salame, fichi e un bicchiere di lacrima. Il pio eremita chiese quattro ducati, “quattro volte il prezzo degli alberghi comuni”. Ma per l’eremo e per gli eremiti era ormai prossimo il tramonto.
I progressi della scienza favorirono la fondazione dell’ Osservatorio Vesuviano (v. foto in appendice) e resero più smagati i turisti: il mito dell’eremita si corrose fino a dissolversi. Nel 1845 Emanuele Bidera salì da San Giorgio all’eremo in compagnia di alcuni attori del teatro “Fiorentini”, che erano ospiti del Principe di Ottajano e nella sua villa avevano festeggiato, la sera prima, Carlotta Marchionni “ ex prima attrice del Real Teatro di Torino ”. La comitiva fece l’ascesa sui cavallucci e sugli asini delle guide di Resina, una delle quali “ di grottesca figura e di parlare faceto e franco, si chiamò col titolo di Cicerone del Real Vesuvio ”. Armate di coltelli e cangiarri erano, invece, le guide che scortarono Gregorovius: ed erano armati anche di pistole quelle che la polizia dell’Italia unita inserì quasi subito nei nutriti elenchi di ladruncoli, imbroglioni e pataccari : nei momenti difficili, quando bisognava calmare l’opinione pubblica e la superiori autorità, la polizia napoletana spacciava le guide vesuviane per camorristi “ terribili ” e le mandava al confino. L’accusa era sempre la stessa: al ritorno della “gita” i “ciceroni” indicano agli altri membri della “setta” i turisti che portano addosso gioielli e danaro, e così li espongono a rapine e a grassazioni. Ci dice Emanuele Bidera che l’eremo era tenuto da frati e da militari, da cui i turisti comprarono pane, formaggio e lacrima di Somma. Ma fu l’eremita a mostrar loro gli otto volumi dell’album dei visitatori illustri. Bidera e i suoi amici, “ di tratto in tratto, come chi legge un terno vinto al lotto ”, vi trovarono firme celebri: Goethe, e, sotto la data del 18 aprile 1812, Monti, e Byron, Dumas, Kotzebue, la Malibran, che era salita sul vulcano la notte del 4 ottobre 1833, e Vittorio Alfieri, che l’aveva visitato nel 1782. “All’immortale nome dell’ Eschilo italiano – racconta Bidera- vidi tutti commossi sino alle lacrime. Oh cuori italiani, oh cuori riconoscenti ! Quell’umile stanza mi parve il tempio di Santa Croce, un Panteon popolato dalle ombre di quei genii…” . Il prorompere di questa intensa commozione Bidera lo placò con molti calici di lacrima del Somma.
Ora che si ricostruiranno le selve divorate dagli incendi, non potrebbero essere messi a concorso tre, quattro posti di “eremita del Vesuvio”? Mancano gli eremi? Embè? Ci sono le grotte, e poi una baracca non ci vuole niente, per montarla….
L’eremo del Salvatore e l’Osservatorio in costruzione, stampa del 1843
L’intensa attività di programmazione e di progettazione dell’esecutivo guidato dal primo cittadino Giosy Romano, ottiene un nuovo successo nell’ambito dell’intercettazione di risorse utili nell’ottica di valorizzazione e riqualificazione del territorio.
Il dipartimento Turismo e Cultura della Regione Campania con Decreto n. 86 del 17 luglio 2017, ha approvato a finanziamento nell’ambito delle graduatorie delle “Iniziative promozionali sul territorio regionale” (Azione 3) il progetto presentato dal Comune di Brusciano denominato “La Festa dei Gigli 2017 – Nel Segno della Solidarietà”. Il suddetto progetto è stato valutato positivamente dal settore Turismo e Cultura della Regione Campania, destinando la cifra di 40 mila euro. Quest’ultima conferma dimostra ancor più, come questa amministrazione, non abbia mai abbassato la china nel puntare a migliorare la qualità della festa dei Gigli, partendo proprio attraverso un lavoro certosino al valorizzare la cultura e le tradizioni del nostro territorio.
“Continuiamo ad impegnarci in un’azione strutturale complessiva sulla città – dichiara con soddisfazione il sindaco Giosy Romano – Un lavoro che, attraverso il graduale reperimento di risorse economiche, continua a dare frutti visibili e soprattutto importanti per la valorizzazione delle nostre tradizioni ed in particolare della festa dei gigli che intendiamo tutelare con grande attenzione, anche e soprattutto con una serie di misure straordinarie a tutela della sicurezza”.
Resoconto conferenza dei sindaci.
Il Centro Operativo Comunale di Protezione Civile, impegnato nel monitoraggio costante delle criticità in corso, conseguenti all’incendio di vaste proporzioni che sta interessando il Parco Nazionale del Vesuvio, rende noto che:
nonostante le operazioni di spegnimento aereo avvenute ieri, il fronte di incendio che interessa il Comune di San Giuseppe Vesuviano non risulta ancora completamente estinto. Sono attivi, infatti, tre distinti focolai nei pressi del vallone “Cerri”, al confine con il territorio del Comune di Ottaviano, ad un’altitudine di 400 metri circa s.l.m.;
dalle ore 7:00 di questa mattina il coordinatore del Centro Operativo Comunale, Santino Ranieri, ed il sindaco Vincenzo Catapano, che presiede le funzioni tecniche del C.O.C., presenti presso la postazione avanzata, sono in contatto con il Centro Operativo Regionale ed hanno formulato richiesta di supporto di mezzi aerei e di squadre di terra;
le condizioni meteo e l’assenza di venti favoriscono la formazione di foschie che, al momento, impediscono una buona visuale.
Il Centro Operativo Comunale di Protezione Civile continuerà a seguire con estrema attenzione l’evolversi degli eventi.
All’esito dell’incontro dei 13 sindaci dei paesi del Parco Nazionale del Vesuvio, svoltosi ieri sera alle ore 20:00 presso il Comune di Ottaviano, è stato adottato, all’unanimità, un documento con tre punti programmatici:
1) ribadire, alla Regione Campania, la richiesta di attivarsi per ottenere la dichiarazione dello “stato di emergenza” derivante da calamità naturali e gravi eventi;
2) la consegna delle fasce tricolori al Prefetto durante l’incontro previsto per domattina;
3) il noleggio di un elicottero antincendio se non dovessero arrivare ulteriori soccorsi.
“In questo momento di emergenza abbiamo dovuto, purtroppo, constatare il fallimento delle politiche di prevenzione degli incendi boschivi nel Parco Nazionale del Vesuvio ed il fallimento delle politiche di gestione del Parco stesso – ha dichiarato Vincenzo Catapano, sindaco di San Giuseppe Vesuviano, a margine della riunione – la Legge-quadro in materia di incendi boschivi, n. 353/2000, è chiara. Se è vero che mani criminali hanno agito contro il patrimonio naturale, boschivo, agricolo e faunistico dei nostri territori, è anche vero che paghiamo lo scotto di attività di previsione e prevenzione che, seppur previste dalla normativa vigente, non sono state concretamente attuate, ancor più a seguito degli incendi già verificatisi nel corso della scorsa estate. Da sindaci dei paesi del Parco non tollereremo atteggiamenti di superficialità ed incompetenza”.
Duro il messaggio dell’ex vescovo di Nola contro i piromani che, con la loro follia, hanno indotto una terra alla sofferenza, ed il popolo alla paura.
Una situazione allarmante ed incresciosa quella degli incendi che hanno colpito il Napoletano ed il Vesuviano
Una delle ultime zone ad essere colpita è quella dominata dal Monte Somma. la situazione è parsa allarmante al punto che il neosindaco di Somma Vesuviana, Di Sarno, è corso ai ripari disponendo un’azione speciale della Protezione Civile, che continua costantemente a monitorare, nonostante al momento sembri che la morsa delle fiamme si stia lentamente attenuando.
Sulla vicendaanche Padre Depalma dice la sua.
Lo fa senza mezzi termini l’ex sindaco di Nola, esprimendo tutto il rammarico per una situazione verso la quale nessuno può mostrare indifferenza, non ultima la Chiesa, che a suo dire ha l’importante compito di risvegliare le coscienze.
Di seguito il suo messaggio.
Vergogna! É scandaloso, non è più possibile far finta di non vedere. Da Napoli vedo ancora il Vesuvio in fiamme e il nero fumo che si innalza verso l’alto. Mi sembra una situazione apocalittica.
La terra soffre, la gente trema e ha paura, gli amministratori locali si sentono soli quasi affranti e disperati non sapendo come affrontare una tragedia del genere privi dei mezzi necessari.
É vergognoso quanto sta accadendo! Lo dobbiamo gridare tutti, perché il grido possa essere ascoltato da tutti: dai delinquenti, dai cultori della malavita, dagli uomini che fanno affari a spese del bene comune, dalle Autorità e dal Governo che hanno il dovere di tutelare territorio e persone, da quanti sono diristratti o indifferenti.
Deve gridare la Chiesa “a squarciagola” come si esprime il profeta Isaia. É vergognoso quanto sta accadendo! É terribile quanto sta accadendo per il presente e per il futuro di oggi e di domani per una terra che siamo chiamati ad ascoltare custodire e tutelare.
Almeno per i cristiani questo non è tempo di chiasso e confusione, ma tempo di pensare, di riflettere, di risvegliare responsabilità e impegno.
Risvegliare le coscienze, risvegliare chi dorme o chi non vuol vedere; questo stile per vivere un’estate da uomini ragionevoli.
Se torneremo a riprenderci l’indignazione per quanto avviene e la responsabilità per avviare una sterzata culturale avremo messo delle premesse per un futuro più possibile per questa terra benedetta
Franca Trotta, assessore alla Cultura, Istruzione e Politiche Giovanili nella giunta di Pomigliano d’ArcoPiù di quaranta ragazzi delle scuole di Pomigliano d’Arco saranno presenti al Giffoni Experience 2017. Il primo gruppo arriverà questa mattina e rientrerà in serata, accompagnato da docenti e da due rappresentanti dell’amministrazione comunale. Il secondo sarà a Giffoni venerdì 21 luglio.
I ragazzi potranno assistere alla proiezione del mattino nella Sala Truffaut e partecipare poi a tutte le attività del Giffoni Street che prevedono giochi, animazioni, artisti di strada, laboratori, spettacoli teatrali.
«Sarà di sicuro una bellissima esperienza- dice l’assessore alla Cultura, Franca Trotta- e inoltre siamo lietissimi di poter celebrare anche così la partecipazione al Giffoni Experience 2017 del nostro concittadino Raffaele Criscuolo». Il regista ed autore pomiglianese presenterà infatti il suo cartone animato per bambini «Skinny il Delfino». Sono 175 i film proiettati, in arrivo da 43 nazioni e divisi in otto sezioni, scelti tra oltre 8500 opere ricevute in preselezione.
Una riflessione di Don Maurizio Patriciello sulla tragica vicenda di Paestum
Raffaele: medicina di Dio. Portava con fierezza il nome dell’ arcangelo la giovane mamma di Sant’ Anastasia annegata sabato nel bellissimo mare di Paestum. Era giunta poche ore prima in spiaggia con i bambini della casa famiglia per la quale lavorava. In fuga dal caldo asfissiante di Acerra e dai fetori che ogni giorno ammorbano la vita ai residenti. Dai fumi tossici degli incendi dolosi, penosi, vergognosi che stanno distruggendo il Parco nazionale del Vesuvio. I ragazzi erano euforici, fremevano, non vedevano l’ ora di gettarsi in acqua. Il tempo di montare le tende, indossare il costume e via. Il mare, finalmente. Due settimane di vacanza. Da non credere. Anche per loro, gli ospiti della casa famiglia, era giunto finalmente il tempo dello svago. Aveva solo 34 anni, Raffaella. In quel lavoro, delicato e nobile, ci metteva il cuore. Aveva a che fare con persone calpestate dalla vita, minori sottratti alle famiglie per problemi vari. Ragazzi che hanno il bisogno e il diritto di trovare nelle strutture cui vengono affidati una casa calda e accogliente. Raffaella con loro si trova bene, li tratta come fossero suoi figli. Paestum, finalmente. Per due settimane potranno divertirsi e riposare. Correre, nuotare, giocare. Raffaella è contenta, conosce le sue responsabilità, sa che deve avere gli occhi bene aperti. I ragazzi sono imprevedibili, il pericolo è sempre in agguato, lei, però, non è un’ ingenua. Tirava vento, sabato. Un vento ambiguo, invocato e temuto. C’è chi tira un respiro di sollievo per il sopraggiunto refrigerio e chi, terrorizzato per i roghi che continuano a bruciare, spera che smetta di soffiare. Anche a Paestum tira vento. Il mare è agitato, le onde sono alte, sarebbe bene rinuciare al bagno e rimanere sdraiati al sole. I ragazzi, però, sono impazienti. Corrono, si tuffano, si spingono, si immergono. Il mare, finalmente. Accade tutto all’ improvviso. Qualcuno si accorge che i minori sono in difficoltà, le loro grida di euforia sono diventate grida di spavento. Travolti dalle onde, stanno annegando. Il mare si è fatto cattivo, minaccioso, burbero. Meglio guadagnare la riva, mettersi al sicuro. Tentano di farlo ma non ci riescono, la corrente li trascina indietro. Pochi minuti appena e la gioia si è già trasformata in angoscia. Il divertimento ha lasciato il posto alla paura. Annaspano. Raffaella li vede e non ci pensa sù due volte. I suoi ragazzi hanno bisogno di lei, non può rimanere a guardare. Occorre fare presto. Deve osare, rischiare, correre. Deve salvare i suoi ragazzi. Con la preghiera sulle labbra e il cuore in subbuglio si getta in mare. Li raggiunge, li afferra, li soccorre. Con l’ aiuto di due bagnini i ragazzi vengono trascinati a riva. Salvi. Sono salvi. Vivi. I ragazzi sono vivi. La morte li ha solo sfiorati. Purtroppo non c’è tempo per gioire. Raffaella è in difficoltà. È lei adesso che ha bisogno di essere aiutata, ma quando l’ aiuto arriva è già tardi. Raffaella è già volata via. L’ angelo di cui portava il nome è venuto a prenderla per mano. Raffaella non ce l’ ha fatta. Nello stupendo mare di Paestum ha trovato la morte. Per salvare i suoi ragazzi ha donato la vita. Come avrebbero fatto le loro mamme, come avrebbe fatto col suo bambino. « Non c’è amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» disse Gesù. Grazie, Raffaella. Davvero. Siamo addolorati e commossi. Ci hai fatto tocare con mano cosa vuol dire amare fino al dono di se stessi.
A cura di Don Maurizio Patriciello
In una settimana è andata in fumo un’area della Penisola grande quanto quella bruciata in tutto il 2016. Dall’8 al 15 luglio, secondo lo European Forest Fire Information System (Effis) della Commissione europea, i roghi hanno interessato 27.167 ettari. Nel 2016, secondo il rapporto “Ecomafia” di Legambiente, erano andati a fuoco più di 27mila ettari. Dall’inizio dell’anno al 15 luglio, stando all’Effis, le fiamme hanno avvolto un’area di 52.374 ettari. Di questi, 34.956 sono bruciati nei primi 15 giorni del mese corrente.
Sempre in base ai dati dell’Effis, la settimana scorsa in Italia si sono registrati 122 incendi di grandi dimensioni, oltre i 30 ettari; nei primi 15 giorni di luglio sono stati 176. Da inizio anno al 15 luglio si sono contati 272 roghi di vaste dimensioni. A confronto, tra il 2008 e il 2016, nello stesso periodo si erano verificati in media 48 incendi. Sempre tra il 2008 e il 2016, la media dei grandi incendi registrati in un anno è stata di 170.
Il Presidente del Consiglio Comunale di Terzigno, Giuseppe De Simone e quello di San Giuseppe Vesuviano, Nello De Lorenzo, hanno espresso la volontà di organizzare una seduta congiunta con i dodici consigli comunali dei comuni interessati dall’incendio, ancora preoccupante in alcune zone del Vesuviano e che ha già distrutto case, attività commerciali, produzioni agricole e molti ettari di bosco del Vesuvio, mettendo a repentaglio la stessa vita di molti cittadini.
Una lettera, a firma congiunta, per un consiglio monotematico per discutere di un solo punto da porre all’Ordine del giorno sull’emergenza incendi che ha colpito, in maniera devastante, i comuni intorno al cono del Vesuvio.
La lettera, inviata oggi agli altri presidenti dei consigli comunali di Boscoreale, Boscotrecase, Ercolano, Massa di Somma, Ottaviano, Pollena Trocchia, Sant’Anastasia, San Sebastiano al Vesuvio, Torre del Greco e Trecase, propone un incontro tra i presidenti, già fissato per il giorno 24 Luglio prossimo in Sala Consiliare a Terzigno, per valutare insieme la possibilità di organizzare, nell’immediato futuro, un Consiglio Comunale Congiunto in seduta pubblica, eventualmente allargato con l’audizione di altri enti coinvolti nella gestione della crisi, per discutere sulla problematica dei roghi, affrontare eventualmente insieme il post emergenza e discutere di ogni altro elemento proposto dai presidenti.
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