Summae Civitas ospita Jago: l’artista pluripremiato a Somma Vesuviana per l’evento Tramandars

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La rivista Summae Civitas, Bar Vernillo, Treqquarti, O’ Vascio – Room Gallery presentano: – Tramandars – Trasmettere nel tempo arte e cultura nei luoghi sto rici di Somma Vesuviana. Tramandars : verbo transitorio tempo infinito Nell’ambito della presentazione del nuovo numero della rivista Summae Civitas Redazione e dell’inaugurazione degli scavi sotterranei della Chiesa di Santa Maria del Pozzo, si terrà questo evento artistico-culturale, che ha lo scopo di trasmettere l’arte e la cultura nei luoghi storici di Somma Vesuviana. L’evento consisterà in un incontro, nel Chiostro della chiesa sopracitata, con l’artista scultore Jacopo Cardillo in arte JAGO. L’evento inzierà alle ore 20.00. Il Bar Vernillo e Treqquartii, menti attive della manifestazione,offriranno uno snack e un calice. Il tutto sarà accompagnato da musica ambient. Sarà presente un opera tratta dalla serie Sigilli_capitolo primo dell’artista Teresa X Capasso in mostra al O’ Vascio – Room Gallery e una sorpresa da parte dell’artista Pietro Mingione per lo scultore. La direzione artistica di Tramandars è di Gaetano Di Maiolo. Ci sarà un piccolo intervento della Summae Civitas Redazione e delle istituzioni, prima dello scultore. Jago ci parlerà della sua esperienza di vita artistica, il suo modo di fare arte e cosa c’è dietro la realizzazone di una sua scultura. L’evento avrà il patrocinio morale del Comune di Somma Vesuviana. Si ringraziano per la collaborazione Salvatore Di Sarno Sindaco di Somma Vesuviana l’assessore al turismo e agli eventi Daniela Garofalo assessore e l’assessore alla cultura Giovanni Salierno.

Terzigno, nascondeva 3 kg di marijuana in garage. In manette titolare di un ba

I carabinieri della stazione di Boscoreale hanno tratto in arresto Annalisa Somma, una 32enne di Castellammare di Stabia titolare di un bar di Terzigno, resasi responsabile di detenzione di stupefacenti a fini di spaccio. Durante perquisizione nel predetto locale pubblico e nei locali di pertinenza i militari dell’Arma hanno rinvenuto e sequestrato 2 contenitori di plastica a chiusura ermetica oc-cultati all’interno di un garage adibito a deposito e risultati contenere in totale 3,26 kg. di marijuana. L’arrestata è stata tradotta agli arresti domiciliari.

La mamma di Jorginho (e pure la sorella)

Il Napoli si sbarazza del Benevento e Mertens mette le mamme in mezzo Il Napoli che si libera facilmente del Benevento, battendolo 6 a 0, non fa notizia, né merita analisi: c’era rabbia e voglia di riscatto dopo il passo falso in Ucraina ma di fronte c’era pure una squadra francamente inferiore, che si appresta ad accomodarsi in serie B salvo miracoli. La verità è che la serie A dovrebbe essere ridotta almeno a 18 squadre, ma col calcio in mano alle tv chiedere una cosa del genere vuol dire fare la figura degli antiquati. Il gioco del pallone ha smesso di essere uno sport da tempo ed è diventato spettacolo artefatto e non è un caso che uno stratega del marketing (con tanto di certificazione Eac) sia considerato De Laurentiis, un alieno rispetto a questo mondo Piuttosto, Mertens fa tre gol e porta il pallone a casa. Dybala pure. Sarebbe bello se questa ormai consolidata prassi venisse inserita in un discorso solidale. Che so: il pallone della tripletta messo all’asta per beneficenza, o roba del genere. Speriamo che qualcuno ci pensi. Intanto, la tripletta di Mertens ci ha consentito di fare la conoscenza con la mamma e la sorella di Jorginho. Il campione belga ha infatti spiegato che contro il Verona ha lasciato tirare il rigore al collega brasiliano perché in tribuna c’erano la madre e la sorella. L’intercessione delle pie donne, insomma, ha favorito la rete del centrocampista con la faccia da bambino (e anche con un po’ con la faccia della figlia di Fantozzi, a dirla tutta). Ed è sempre un piacere leggere spigolature del genere dopo le partite, con i dilemmi ancestrali di alcuni cronisti (“Perché ha tirato lui? Perché non lo ha fatto tirare?”) che si risolvono mettendo le mamme in mezzo (e pure le sorelle).

Sanità pubblica e carenza di personale: l’ Asl 3 Sud annuncia una raffica di assunzioni

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Si sa: tra assenteismo, corruzione e carenza cronica di personale la nostra sanità pubblica non trova ossigeno per garantire livelli di assistenza accettabili. A ogni modo l’Asl Napoli 3 Sud, azienda sanitaria che spazia dal litorale costiero fino al nolano, sta tentando, anche se a fatica, di mettere in campo misure contro l’assenteismo e volte a favorire maggiore efficienza. Per questi motivi appena l’altro giorno l’azienda ha annunciato l’assunzione di ventidue radiologi e la chiusura del concorso per trentadue posti di medicina d’urgenza. Quindi: qualche decina di radiologi in più sono arrivati mentre altri trentadue medici d’urgenza stanno per arrivare.  Un buon segnale, non c’è dubbio.  Ma non è finita. Entro ottobre l’Asl 3 bandirà anche il concorso finalizzato all’impiego di  nuovi anestesisti, cardiologi e chirurghi e sarà concluso l’iter per l’assunzione di nuove figure gestionali, come i direttori di struttura complessa.  Secondo il direttore generale dell’azienda tutto ciò determinerà la fine delle situazioni di precarietà negli ospedali, dal Maresca di Torre del Greco al San Leonardo di Castellammare, dal Capilupi di Capri al Santa Maria della Pietà di Nola, passando per i presidi ospedalieri di Sorrento e Boscoreale.  « Con la conclusione del percorso di inserimento del nuovo personale – spiega il direttore generale dell’ Asl Napoli 3 Sud, Antonietta Costantini – si pone definitivamente fine alla situazione di precarietà nei vari ospedali dovuta alla carenza di personale. Si tratta di un passo avanti estremamente significativo per la nostra azienda. Un passaggio decisivo per il percorso di rilancio che abbiamo intrapreso e che si concluderà entro la fine dell’anno ».  

Nola, ragazzo aggredito durante la movida: l’appello della madre

Aggredito nel centro di Nola durante la movida del sabato sera: ragazzo colpito al volto da coetanei. La violenza è scattata in una piazzetta Immacolata che, come ogni fine settimana, era gremita di giovani. Sul posto è accorsa un’ambulanza del 118. “Sono molto rammaricata di quanto è accaduto a mio figlio e solo per rispetto di lui non vi mostro cosa abbia potuto fargli al volto un suo coetaneo. Spero che si prendano provvedimenti”. Sono le parole che affida ai social network la madre del giovane rimasto ferito. La donna sostiene che il figlio non abbia fatto nulla e che “purtroppo in giro ci sono troppi bulli che andrebbero rieducati”. Invoca, quindi, più controlli: “Chiedo cortesemente al sindaco di far sorvegliare con più vigili e forze armate le strade di Nola”.

Casalnuovo, scuola dell’infanzia off limits. Il sindaco promette: « domani aprirà »

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In queste ore l’assessore alla cultura del comune di Casalnuovo, Simona Visone, e il suo collega alla pubblica istruzione, Biagio Antignani, sono sotto l’attacco dell’opinione pubblica locale. Questo perché sono scesi sul piede di guerra i genitori di 400 bambini che il 14 settembre, giovedi scorso, hanno trovato le porte della loro scuola mestamente chiuse, proprio nel fatidico primo giorno della nuova stagione didattica 2017-2018. La scuola dell’infanzia del terzo circolo didattico “madre Teresa di Calcutta” di via Gabriele D’Annunzio, centinaia di bambini dai tre ai cinque anni, è infatti rimasta off limits. Motivo: hanno fatto registrare alcuni imprevisti non meglio chiariti i lavori di adeguamento del plesso, un cantiere edile aperto dal Comune durante la pausa estiva. « La verità è che i lavori sono iniziati alla fine del mese di agosto ma nessuno ci ha avvisati in tempo dei ritardi e quindi del fatto che il plesso non avrebbe aperto il 14 settembre », l’accusa degli inviperiti genitori degli alunni. « Ci sono stati degli imprevisti che come tali non si potevano prevedere ma i lavori non sono iniziati alla fine di agosto – la replica, scritta nei social, dall’assessore Visone – comunque sono terminati i lavori di adeguamento dei servizi igienici per cui le lezioni cominceranno tra qualche giorno ». Ma la tensione tra l’assessore Visone e i genitori è salita in particolare quando l’esponente dell’esecutivo locale ha premesso che, sono parole sue, « la scuola dell’infanzia non è scuola dell’obbligo ». « E che vuol dire ? – la replica stizzita dei genitori degli alunni – Che forse la scuola pubblica dell’infanzia è un qualcosa di indefinibile ? Di serie B ? ». Nel frattempo la scuola madre Teresa di Calcutta è stata regolarmente aperta agli altri 400 alunni delle elementari. Ma restano dubbi e paure. Nel parcheggio antistante il plesso proprio ieri si è infatti parzialmente riaperta una voragine creatasi più di un mese fa, il 30 luglio. L’area intanto è stata di nuovo transennata. Non può essere utilizzata a causa del pericolo che rappresenta per l’incolumità pubblica. Non è nemmeno calpestabile. Scuola tra le polemiche anche al primo circolo didattico di via Iazzetta, dove i genitori degli alunni hanno litigato con i responsabili a causa della mal digerita ripartizione dei figli nelle varie sezioni. E’ stato necessario l’intervento dei carabinieri della locale tenenza per sedare gli animi. Comunque il sindaco di Casalnuovo, Massimo Pelliccia, è intervenuto nella vicenda rassicurando la cittadinanza. « Lunedi – annuncia – la scuola dell’infanzia di via D’Annunzio aprirà. Comprendo le lamentele – puntualizza poi il primo cittadino – ma bisogna anche capire che erano vent’anni che quel plesso non era a norma in quanto i bambini della scuola dell’infanzia erano costretti a usufruire di servizi igienici progettati per gli alunni più grandi della scuola elementare. Verificheremo inoltre anche un intervento sulle finestre, anch’esse da adeguare. Questa giunta è stata la prima amministrazione a intervenire nell’ambito di un’adeguamento doveroso che non era mai stato preso in considerazione prima di noi ».

Caserta, uccide il padre per difendere la madre: arrestato 28enne

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Ha accoltellato mortalmente il padre per difendere la madre da un pestaggio, e in un primo momento era riuscito anche ad evitare l’arresto perchè la madre si era autoaccusata del delitto, poi però ha vuotato il sacco. É accaduto ad Alife nell’alto Casertano. In manette è finito il 28enne Daniele Leggiero accusato di omicidio volontario. Il padre, Giuseppe, 50 anni, imprenditore caseario, è morto in ospedale dopo essere stato portato dalla moglie e dal figlio. Ai sanitari dell’ospedale di Piedimonte Matese madre e figlio hanno parlato di un incidente al 50enne, nel pomeriggio di ieri, mentre era intento nella lavorazione dei latticini nel suo caseificio. Sono poi tornati a casa ma in serata, la moglie della vittima, Patrizia Navarra di 49 anni, è stata convocata dai carabinieri della Compagnia di Piedimonte per chiarire cosa fosse successo. I miliari, diretti dal maggiore Giovanni Falso, non hanno creduto alla versione fornita dalla donna anche perché, in seguito ad un sopralluogo nell’azienda di famiglia, hanno scoperto che la zona indicata come luogo dell’incidente era pulita e in ordine. La donna ha quindi confessato di aver ucciso il marito, lanciandogli un coltello, durante una lite, perché stanca di subire il suo carattere violento, le sue continue aggressioni fisiche e le minacce verbali. Il suo racconto non ha convinto gli inquirenti, anche perché non ha voluto rispondere alle domande del magistrato sui particolari del delitto, dicendo solo che era stata lei; inoltre il figlio, convocato in caserma, non si è presentato in un primo momento. Quando era già tutto pronto perché la donna fosse condotta al carcere femminile di Pozzuoli, il 28enne è però arrivato in compagnia dell’avvocato Giuseppe Stellato, e ha reso confessione. “Sono stato io ad uccidere mio padre, non sopportavo più le sue violenze contro mamma” ha detto, spiegando poi di essere intervenuto per la lite, e di aver allontanato il padre dalla madre e di avergli lanciato il coltello che poi lo ha ferito. Il 28enne è stato arrestato e posto ai domiciliari in attesa della convalida del fermo da parte del Gip. Nell’abitazione c’era anche il figlio 13enne della coppia, che ha sentito tutto ma non è intervenuto perché “mamma e papà – ha spiegato ai carabinieri – litigavano spesso”. La figlia maggiorenne non era invece in casa ed è stata informata poco dopo.

La ricetta di Biagio. “Cannele spezzate” al ragù campagnolo e uva con formaggio: in onore di San Gennaro

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Chicchi d’uva abbinati a pezzi di pecorino. Il ricordo di zio Gennaro. Il ragù campagnolo: quasi tutto napoletano, e un poco anche bolognese. San Gennaro – Dioniso. Un libro da scrivere.   “Cannele spezzate” al ragù campagnolo. Ingredienti: “candele” lunghe spezzate; una fetta di maiale nero casertano di gr.500 (per 4 persone); una fetta di pancetta intera; una fetta di pancetta finemente tritata; pecorino di Taurano a pezzetti; pecorino di Taurano grattugiato; gr.500 di pomodori spellati, privati di semi e tritati; aglio, prezzemolo tritato, olio, un bicchiere di vino rosso. Avvolgere a braciola la fetta di maiale nero, fasciare la braciola con la fetta intera di pancetta, riempire la braciola con il trito di pancetta e di prezzemolo, con i pezzetti di pecorino e con l’aglio; rosolarla nell’olio, aspettare che si asciughi, bagnarla con il vino rosso; cuocerla a fuoco lento, per tre ore , insieme con i pomodori. Lessare le “candele spezzate”, sistemarle in un’ampia zuppiera, cospargerle di pecorino, versare il sugo, mescolare. C’è chi preferisce conservare una parte del sugo e tenerlo in caldo per condire le “candele spezzate” già nel piatto con un ultimo “bagno”. Per bagnare la braciola e per accompagnare in tavola il piatto abbiamo scelto il “Vesuvio d.o.c. vivace rosso” di Fiore Romano. Piatto di intrattenimento: chicchi di uva Regina e pezzetti di pecorino di Taurano. Biagio Ferrara Tutto è stato detto su San Gennaro, e in ogni lingua. Non c’è più nulla da dire, a tal punto che qualche “pezzo” pubblicato oggi dai quotidiani napoletani pare la copia di “pezzi” già pubblicati. L’ultima cosa nuova l’ha detta, qualche anno fa, un noto sociologo, audace nel trovare un qualche nesso tra il rosso del sangue del Martire Gennaro, il rosso del vino di Dioniso Bacco, il rosso del pomodoro. Non ricordo se ci fosse anche il rosso della lava del Vesuvio: se non c’era, sarebbe utile aggiungerlo. Il culto di San Gennaro ha radici antiche nel Vesuviano interno: lungo la strada che congiungeva il mare e Nola vennero dedicate, al culto, non poche cappelle di campagna, qualcuna delle quali è poi diventata chiesa. Il Martire è protettore di Somma e di San Gennaro Vesuviano. Nel nostro territorio il culto del Martire incominciò ad affievolirsi dopo le eruzioni che segnarono la storia del sec.XVII, durante le quali San Michele e le Madonne Nere protessero i Vesuviani con efficacia evidente e con indimenticabile amore. Fu più lento ad affievolirsi il ricordo del patronato che a San Gennaro – Dioniso veniva riconosciuto sull’ apertura della vendemmia, che nei vigneti vesuviani incomincia in quella parte di settembre in cui cade il giorno consacrato al Santo. A Lui i vendemmiatori innalzavano le loro preghiere, prima di accingersi alla raccolta, e perciò mi è parso giusto dedicare a San Gennaro il piatto che ai “vennegnatori” veniva offerto dai proprietari più ricchi e più generosi alla fine della vendemmia, e che un almanacco contadino del 1864, in cui ho trovato la ricetta, classifica come maccheroni alla campagnola. Si tratta in sostanza di un ragù napoletano, perché il ruolo di protagonista tocca alla braciola, con la nota rustica del “fodero” di pancetta, e con la memoria del ragù alla “bolognese”, rappresentato dall’imbottitura a base del trito di pancetta. Questo piatto, che Biagio ha preparato in modo splendido, entrerà di diritto nel libro che insieme stiamo preparando sulle ricette storiche del Vesuviano e della Campania Felice: storiche di storicità documentata, e non imposta come un postulato. Con i postulati non si fa la storia. Ottima la scelta del vino: il “Vesuvio” di Fiore Romano ha il vigore, la freschezza e lo stile dei giovani saggi e bene educati. Prima del dolce abbiamo mangiato chicchi di uva Regina e pezzetti di pecorino. Il chicco ciascuno dei commensali lo prendeva da una tazza collocata davanti a lui: una tazza di colore azzurro, piena di chicchi luminosi, perfetti, un quadro di Melendez, o di Gioacchino Toma. Un chicco di uva, poi un pezzetto di pecorino – un commensale a cui piacciono le variazioni ha abbinato pezzetti di gorgonzola – e poi un altro chicco: il tutto masticato lentamente. Mio padre mangiava chicchi d’uva con pezzetti di pane: credo che fosse un abbinamento diffuso tra i contadini del Vesuviano. L’accoppiata chicchi d’uva – pezzetti di formaggio me la fece gustare per la prima volta, quasi mezzo secolo fa, in una trattoria del Sarnese, zio Gennaro, che per noi nipoti, figli di un fratello e delle due sorelle, fu un mito, perché ci insegnò, con l’esempio, la cultura vera, quella che ti fa conoscere da un gesto, da una smorfia, dal tono di voce il carattere e le intenzioni delle persone che incontri nei luoghi della vita quotidiana. Zio Gennaro non aveva paura di nessuno: sul campo di calcio di Pagani, mentre la tifoseria paganese si agitava come un mare in tempesta, perché non aveva gradito la vittoria del “Diaz”, zio Gennaro, Nicola, che era l’autista di Aurelio Trusso, Michele ‘e Sapatiello e Peppe’ o bidello e pochi altri che non ricordo, purtroppo, furono gli ultimi a uscire dal campo, dopo aver controllato che noi ragazzi avessimo raggiunto incolumi le automobili e il pullman. Poiché “Gennaro” significa nobile, coraggioso, magnanimo, ho sempre pensato che nostro zio non potesse chiamarsi che Gennaro. Lo ricordo, in questo giorno, ai miei cugini, a quelli almeno che danno ancora importanza alle memorie. Non è un fatto solo privato: noto, purtroppo, che a Ottaviano si stanno dissolvendo anche i vincoli che tenevano insieme le famiglie e stringevano al presente i ricordi dei fatti e dei personaggi del passato. E credo che non sia sconveniente ricordare mio zio e i suoi amici in un articolo dedicato al cibo. Essi ci fecero conoscere anche le strade che portavano ai ristoranti mitici di quegli anni: il Cannetto a Polvica, Bartolo a Cicciano, Santulillo ‘ e Vagno ai “bagni” di Scafati, la Casina Rossa, il Nautilus a Castellammare. Essi ci spiegarono, tra l’altro, che le “spezie” più importanti di una cena tra amici sono i valori dell’amicizia vera.  

Boscoreale. Il punto sulla situazione finanziaria del comune

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All’indomani dell’approvazione, in consiglio comunale, del conto economico e dello stato patrimoniale ad integrazione del rendiconto di gestione dell’esercizio 2016, e l’assestamento generale di bilancio e salvaguardia degli equilibri di bilancio, come aveva preannunciato, il sindaco Giuseppe Balzano interviene sulla querelle dei giorni scorsi. “È il momento di fare un po’ di chiarezza – spiega il Sindaco –  alla luce delle polemiche che strumentalmente qualcuno sta ancora alimentando.  In questi giorni se ne sono dette e lette tante. Il Collegio dei revisori dei conti, nella relazione sulla proposta di deliberazione consiliare di integrazione del rendiconto della gestione, nella parte “Conclusioni” ha rappresentato quanto segue “ …. Si conferma il parere favorevole al rendiconto 2016 limitatamente ai risultati della gestione finanziaria mentre riguardo al conto economico e stato patrimoniale, in considerazione di quanto argomentato nella presente relazione, non si è in grado di attestarne la completezza e l’attendibilità”. Se i revisori – continua il sindaco Balzano – non erano in grado di attestare la completezza e l’attendibilità dei dati loro consegnati, avrebbero dovuto esprimere un parere negativo ma, al contrario, hanno espresso un parere favorevole. Il Collegio dei revisori si basa essenzialmente sul mancato completamento dell’inventario generale dell’Ente. Da ciò deriva l’impossibilità di potere attestare la completezza e l’attendibilità dei dati economico-patrimoniali. Come, però, risulta dalla relazione alla delibera di giunta comunale, l’Ente nella predisposizione del conto economico e dello stato patrimoniale ha ritenuto di avvalersi di quanto disposto dal punto 9.1. del “Principio contabile applicato concernente la contabilità economico-patrimoniale degli enti in contabilità finanziaria” dell’allegato 4/3 al D. Lgs. 118/2011che testualmente prevede “L’attività di ricognizione straordinaria del patrimonio, e la conseguente rideterminazione del valore del patrimonio, deve in ogni caso concludersi entro il secondo esercizio dall’entrata in vigore della contabilità economico-patrimoniale entro l’esercizio 2017, esclusi gli enti che hanno partecipato alla sperimentazione”. Sulla base di tale presupposto il Comune di Boscoreale non ha completato al 31.12.2016 (rendiconto 2016) l’attività di ricognizione straordinaria del patrimonio alla data di approvazione della delibera di Giunta comunale n. 66 intervenuta in data 4/08/2017 per le difficoltà incontrate nell’aggiornamento dei dati relativi. Si pensi, a tale proposito, che l’inventario non veniva aggiornato dal 2009. I documenti contabili predisposti, come risulta dal complesso della documentazione presentata, è stata effettuata sulla base dei dati disponibili, che presentano, allo stato degli atti, carattere di completezza ed attendibilità, fermo restando la necessità del loro completamento entro il termine dell’esercizio 2017, come risulta espressamente dal principio contabile sopra richiamato. Sulle enunciate difficoltà – aggiunge Giuseppe Balzano -si è innescata la polemica politica dell’ex sindaco Langella che ha attaccato la mia amministrazione dimenticando che dal 2009 ad oggi anche lui si è fregiato della carica di primo cittadino. Noi – conclude il Sindaco – non ci facciamo coinvolgere nella sterile polemica, sarebbe poco elegante, ma continueremo nell’azione di risanamento dei conti comunali nell’esclusivo interesse di Boscoreale”.

I piccoli comuni avranno la loro legge

  Più di 5 mila sparsi per l’Italia dove vivono 10 milioni di persone. Spesso hanno una popolazione grande quanto una famiglia. Sono sparsi per tutta la Penisola e vogliono sopravvivere a  ipotesi di riorganizzazione calate dall’alto. I piccoli Comuni sono una risorsa per il Paese .Per la  fine della legislatura sperano di ottenere davvero una  legge a loro favorevole. Che ne rilanci il ruolo e li tuteli dalla soppressione, dalla cancellazione dalla carta geografica. In Campania sono decine:  in montagna ,come lungo la costa. Dopo quattro legislature  a vuoto , la buona notizia è che il Senato ha finalmente inserito nel suo calendario la discussione della legge  sostenuta ,peraltro,da un ampio schieramento. Alla  Camera è già passato un testo che ha messo insieme opzioni diverse, ma si attendeva questo passaggio successivo. Il sostegno alla battaglia dei Comuni sotto i 5 mila abitanti è esteso, ma i risultati finora sono stati deludenti. La delusione , per fortuna, non ha fatto arretrare i sostenitori . Per Ermete Realacci del Pd, primo firmatario della proposta, la legge guarda allo sviluppo dei territori, delle loro comunità , in particolare per non disperdere storia, cultura e saperi tradizionali. Per sopravvivere devono diventare  moderni, avere a disposizione  tecnologie  innovative, essere in rete, approcciare la green economy. Un salto coraggioso quando hai una popolazione al di sotto anche di 100 abitanti. In totale i Comuni sotto i 5 mila, sono 5.585. Mettono insieme  10 milioni di abitanti ed amministrano più della metà del territorio nazionale. Li troviamo per la metà nel Nord Italia, mentre nelle isole non arrivano al 10%. Un patrimonio da salvaguardare, come ci indicano due recenti avvenimenti. I terremoti che ne hanno distrutto molti – da ricostruire se il territorio consente –  e la candidatura di alcuni di loro a manifestazioni e premi del  buon vivere di risonanza europea. Dal punto di vista dei partiti, la discussione della legge non deve diventare, però, lo specchietto per la raccolta di consensi nella campagna elettorale alle porte. I sindaci insistono sul valore specifico dei  territori, al punto da aver lanciato  un piano di controesodo. Il Parlamento li deve aiutare nelle attese e sostenere le richieste a lungo formulate. Si vuole fermare la fuga delle famiglie dai centro storici, che le scuole chiudano, che i servizi pubblici siano garantiti, che le attività artigianali resistano.Tutto come difesa contro ipotesi dello Stato centrale che alla lunga ne decretino la scomparsa. C’è un costo evidente per la collettività, un onere che la spending review ha messo nelle mani dei governi , immiserendo anche moralmente milioni di cittadini. La strada migliore  è però la modernizzazione , le sinergie territoriali , la condivisione di progetti e attività fra comunità. Una visione d’insieme concepita al centro a beneficio di una  periferia vstissima .