Stitichezza di Stato

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Le banche e la Banca d’Italia sono preoccupate assai. Nel corso della “Giornata del risparmio” celebrata la settimana scorsa, hanno fatto rilevare, forse incautamente o forse inavvertitamente, che in Italia va tutto bene, o quasi.

Il quasi riguarda il tasso di risparmio delle famiglie italiane, che fino a 20 anni fa era al 19% e oggi, invece, è inferiore a quello dei principali paesi dell’euro, precisamente al 7,5%. Tutti a chiedersi perché le famiglie italiane non mettono più soldi da parte.

Azzardiamo una risposta: forse perché gli stipendi sono fermi o non ci sono affatto; quelli che ci sono forse vengono spesi per mangiare, muoversi, vestirsi e alla terza settimana i soldi sono già volati via. A quel punto, che vuoi risparmiare?

Ad ogni modo, conosco famiglie che si sono dette seriamente preoccupate del calo del risparmio nazionale e per dare una mano alle banche hanno evitato di cenare la sera; poi di pranzare; infine hanno sigillato anche il gabinetto.

Però è successo che hanno dovuto spendere parte dei loro cospicui risparmi per curare la stitichezza.

Ercolano, tentata estorsione ad un ristorante: tre arresti

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  Brillante operazione antirackwt dei militari  di Ercolano. Tre esattori sono stati arrestati: Salvatore De Gaetano, 38enne, in permesso premio dal carcere di Ariano Irpino (Av) dove era recluso per rapina, Luigi Cozzolino, 42enne e Luigi Miranda, 47enne. Si erano presentati in un ristorante nel cuore della città: mentre Cozzolino e Miranda  lo attendevano in macchina, De Gaetano  era entrato e aveva chiesto della titolare a cui aveva rivolto una richiesta di contante per conto “dello zio Giovanni “ (birra), adesso in carcere in regime di 41bis. Ma non era la prima richiesta. De Gaetano era già andato a pretendere denaro tempo addietro; i titolari allora presero tempo. Giorni fa era tornato di nuovo e intimò che aveva bisogno di soldi; anche allora i titolari non li consegnarono con un pretesto. Dopo l’ultimo tentativo hanno stretto loro le manette i carabinieri dell’aliquota operativa di Torre Del Greco  e della tenenza di Ercolano e al termine delle formalità i 3 sono stati tradotti al centro penitenziario di Secondigliano.  

Reggia di Caserta, ingresso gratuito anche lunedì 6 novembre

La Direzione della Reggia ha deciso, in via sperimentale, di estendere a lunedì 6 novembre il regime delle prime domeniche del mese. Al fine di corrispondere alla crescente domanda di fruizione del monumento senza compromettere la sicurezza del patrimonio e dei visitatori, la Direzione della Reggia ha deciso, in via sperimentale, di estendere a lunedì 6 novembre il regime delle prime domeniche del mese. Per la domenica 5 novembre sono confermate le regole della prima domenica di ogni mese. Domenica 5 e lunedì 6 – ingresso gratuito gli appartamenti della Reggia – accesso al parco al costo di 5 euro – accesso al giardino inglese limitato alle visite guidate, prenotabili presso la biglietteria principale il giorno della visita al costo di 6 euro. La Direzione della Reggia informa che i tetti di accesso agli appartamenti saranno rispettati rigorosamente. I biglietti gratuiti sono in distribuzione nel cancello centrale, mentre alla biglietteria sono acquistabili i titoli per il parco, in vendita anche all’ingresso di corso Giannone. Si consiglia dunque a chi voglia limitarsi alla visita del parco, di acquistare il biglietto in quest’ultimo varco, dove con ogni probabilità la fila sarà ben minore. L’invito della Direzione della Reggia è dunque questo: “tutti coloro che non hanno obblighi di lavoro o studio il lunedì 6 approfittino di questa opportunità, limitando la pressione sulla domenica; chi può solo la domenica, cominci la visita dal parco, bene monumentale di straordinaria importanza, per di più capace di contenere grandissimi numeri.”

Materia di esperti

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Il diritto è una scienza viva, che non ha paura di mettere bocca su argomenti a prima vista fallaci, come ad esempio gli escrementi.

La questione è questa. Un giornalista siciliano, Rino Giacalone, ha scritto un articolo sulla storia criminale di Mariano Agate, boss mafioso da molti ritenuto cinico e spietato, condannato all’ergastolo per la strage di Capaci. A chiusura del suo pezzo, il boss mafioso, morto da qualche giorno, viene definito “pezzo di merda”.

La moglie e i figli, che al netto dei crimini del caro estinto lo ritenevano un marito e padre esemplare, si sono risentiti e hanno chiamato in giudizio il giornalista. Quest’ultimo, per provare che il “pezzo di merda” era una frase ampiamente sdoganata per i commenti su fatti e personaggi di mafia e cattiverie, ha citato Peppino Impastato, giornalista ucciso dalla mafia, il quale per descrivere l’organizzazione malavitosa era solito dire che fosse “una montagna di merda”.

Fatto sta che il giornalista è stato condannato per diffamazione perché il “pezzo di merda”, pur se mutuato dalla “montagna di merda”, offende la memoria del boss.

Scusatemi tanto, ma io mi fermo qui perché in questo argomento non mi va di metterci le mani.

Emirates celebra il suo centesimo A380: c’è anche un pezzo della fabbrica Leonardo di Nola

Emirates, la più importante compagnia aerea del Golfo, ha celebrato ieri la consegna del suo centesimo A380, il super jumbo della Airbus. La cerimonia si è consumata nel centro di Amburgo dell’Airbus, alla presenza dello sceicco Ahmed bin Saeed Al-Maktoum, presidente e ad di Emirates. Ma ieri nella città tedesca c’era anche un importante pezzo dell’industria aeronautica napoletana, della fabbrica Leonardo di Nola. Leonardo ha infatti progettato e industrializzato, e attualmente realizza, nell’impianto di Nola gran parte della fusoliera dell’A380. Lo stabilimento ubicato in località Boscofangone impiega circa 850 addetti. Qui si producono parti lavorate a macchina e si effettua la fabbricazione di lamiere metalliche e l’assemblaggio di pannelli con un elevato livello di integrazione ed automazione industriale. Questo perché l’impianto è stato concepito sin dalla sua progettazione per realizzare aerostrutture con un elevato livello qualitativo e competitivo in termini di costi. L’impianto è una “computerized integrated manufacturing” con il controllo del processo produttivo in larga parte gestito da un unico sistema computerizzato i cui componenti sono altamente integrati fra loro. Tecnologia quindi adatta all’Airbus A380, l’aereo passeggeri a due piani più grande del mondo. Nel frattempo si prospetta un futuro roseo per Nola. Nel 2016 Leonardo e Airbus hanno infatti raggiunto a Tolosa l’intesa sulle condizioni commerciali per la realizzazione della fusoliera anteriore della nuova configurazione dell’Airbus A321. Leonardo produrrà dunque nell’impianto nolano, a partire dal 2018, l’aerostruttura della nuova configurazione di questo velivolo commerciale medio-grande.

Al confronto, Belzebù è un dilettante

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In quanto a polemiche, chiacchiere e accuse Silvio Berlusconi è secondo solo a Giulio Andreotti, la cui storia, però, sembra in affanno per evidente inferiorità di carichi pendenti. Il “divino” Giulio ha subìto un solo processo pesante, la cui sentenza arrivò il 2 maggio 2003 e lo condannò per concorso esterno in associazione mafiosa. Tuttavia il reato non fu perseguito per la sopravvenuta prescrizione.

Berlusconi invece, largheggia come solo lui sa fare.

-Ha avuto una condanna definitiva a 4 anni per frode fiscale, cui è seguita l’interdizione in applicazione della Legge Severino che lo ha reso incandidabile;

-ha un processo in corso a Milano, che partirà a gennaio, cosiddetto “Ruby-Ter”: è accusato di aver versato 10 milioni di euro (DICODIECIMILIONIDIEURO) ad alcune ragazze, cosiddette Olgettine, sue ospiti ad Arcore, e a vari testimoni, perché stessero zitti e non raccontassero cosa accadeva negli incontri post-cene;

-un processo simile si sta svolgendo a Bari, dove è accusato di aver comprato il silenzio di un procacciatore di escort;

– si è riaperta l’inchiesta sulle stragi di mafia del 1993, in seguito alle informazioni ricavate dalle dichiarazioni in carcere del boss di mafia Giuseppe Graviano, su presunti favori chiesti e ottenuti da Silvio Berlusconi;

-infine, ci sono le motivazioni dopo la condanna a 3 anni in primo grado, poi prescritta, perché accusato di aver corrotto il senatore Sergio De Gregorio.

Cosa dicono queste motivazioni? Che quando tra il 2006 e il 2008 Berlusconi offrì tre milioni di euro (DICOTREMILIONIDIEURO) all’esponente dell’IdV De Gregorio per convincerlo a passare dalla maggioranza all’opposizione, il Cavaliere agì «con assoluta coscienza di corrompere un senatore della Repubblica».

Ecco la vera notizia, finalmente si scopre quello che nessuno avrebbe mai sospettato. Silvio Berlusconi ha una coscienza!

Cento anni fa, Caporetto: la rivolta dei soldati massacrati dalla tattica assurda del loro mediocre comandante in capo.

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Tre anni di inutili e sanguinosi assalti alle linee austriache dimostrarono che Luigi Cadorna era un mediocre generale. Ma la sconfitta di Caporetto, provocata dai suoi errori, fece capire a tutti che era mediocre anche come uomo, perché egli cercò di salvarsi accusando di viltà i soldati: non ci sono altri esempi del genere nella storia universale della guerra.   A Luigi Cadorna, comandante supremo dell’esercito italiano, i primi due anni di guerra non insegnarono nulla: egli non si accorse del nuovo ruolo della riserva, non studiò il nuovo tipo di schieramento che preferiva la profondità alla massiccia concentrazione di uomini in prima fila, non vide che i “nidi” delle mitragliatrici austriache mutavano radicalmente la tattica di attacco. Dal 1915 alla battaglia della Bainsizza dell’estate del 1917 egli condannò al massacro i suoi uomini lanciandoli in folli assalti frontali: centinaia di migliaia di morti, di feriti, di dispersi non riuscirono a liberarlo dalla sua ossessiva certezza che avrebbe sfondato le linee austriache se fosse riuscito a mandare all’attacco “un numero di uomini maggiore delle pallottole e delle mitragliatrici avversarie”.(Lorenzo Del Boca). Cadorna non vide che purtroppo per gli italiani le pallottole erano sempre più numerose degli uomini. Non lo videro né il re, né gli altri generali: e se qualcuno se ne accorse, non ebbe tuttavia il coraggio di denunciare pubblicamente la cecità del comandante in capo. A nessuno piaceva essere bollato come un disfattista. Del resto, la guerra i generali la vedevano con il binocolo, a chilometri di distanza dal fronte, una distanza di sicurezza, nel senso che non distinguevano il sangue e  i morti: notavano solo una immensa macchia grigio – azzurra formata dalle divise austriache, e la macchia grigio-verde delle divise italiane. Ma nel giugno del ’17 Cadorna si accorse che il suo esercito era stanco e sfiduciato: nelle lettere indirizzate al Presidente del Consiglio Boselli diede la colpa della stanchezza alla propaganda dei socialisti e degli altri pacifisti, e al governo stesso che “sta facendo una politica interna rovinosa per la disciplina e il morale” dei soldati. Nel luglio si ammutinò la brigata Catanzaro, “una delle migliori” (Piero Pieri), e il comandante in capo punì la rivolta con ventotto fucilazioni sommarie. Ai primi di ottobre Cadorna lasciò il fronte e partì per Vicenza, convinto che le operazioni erano concluse, e che Germania e Austria avrebbero ripreso l’offensiva nella primavera del ’18. “ Su sua istruzione – scrisse Indro Montanelli – i vari comandi avevano firmato ben 120.000 licenze e i treni erano carichi di militari che tornavano a casa”. Già il 9 ottobre il ministro degli Interni Orlando gli comunicò che alcuni informatori davano per certo un imminente attacco nemico di vasta portata: Cadorna gli rispose, da Vicenza, che le notizie venivano da prigionieri e disertori austriaci, e dunque erano poco credibili. Tuttavia rassicurò il ministro, dichiarando d’aver adottato tutte le misure necessarie. Ma tornò al fronte solo il 19, e ancora il 22 egli non dava alcun peso alle rivelazioni di due ufficiali romeni disertori che parlavano di divisioni tedesche e austriache concentrate nella conca di Plezzo e pronte a sferrare l’attacco. La sera del 23 durante la cena al Comando supremo i generali italiani parlarono delle notizie sull’offensiva, “ma in tono di scherzo” sebbene per tutta la giornata i cannoni nemici avessero colpito le linee italiane con tiri isolati, ma precisi, e con “proiettili che arrivavano senza sibilo e scoppiavano a tradimento”( Cervi-Montanelli): era una novità, di cui si accorse anche il re: ma Cadorna non diede peso alla cosa. Il resto è noto. L’alba del 24 le divisioni austriache, rafforzate da sette divisioni scelte tedesche, in una delle quali militava il tenente Erwin Rommel, futuro protagonista della storia della Germania nazista, sfondarono a Plezzo e a Tolmino lo schieramento della II Armata italiana: il battaglione di Rommel fu uno dei primi ad entrare in Caporetto, dopo avere preso migliaia di prigionieri. Se l’esercito italiano fosse stato schierato in profondità su più linee e se Cadorna avesse predisposto una riserva strategica, austriaci e tedeschi non avrebbero osato condurre un attacco tanto audace. Solo la notte tra il 26 e il 27 Cadorna comprese le dimensioni del disastro e diede l’ordine di ripiegare sul fiume Tagliamento. Fu il caos, anche perché non era stato predisposto un piano organico di ritirata e il Comando supremo, scrive il Pieri, “era privo del necessario servizio di informazioni”: tra il 27 e il 30 scesero verso il Tagliamento, in un disordine assoluto, quasi un milione di soldati sbandati e cinquecentomila civili che fuggivano con carri e masserizie dai loro paesi conquistati dal nemico. Il 28 Cadorna diede la notizia ufficiale della disfatta: il comunicato, che il radiotelegrafo diffuse immediatamente in tutto il mondo, iniziava con queste parole: “La mancata resistenza dei reparti della II Armata, vilmente ritiratisi senza combattere e ignominiosamente arresisi al nemico…”.Basta questo per cogliere la misura esatta della mediocrità del generale e dell’uomo, che nemmeno nella catastrofe seppe essere degno dei gradi che la sua divisa ostentava e degli esempi che la storia militare gli offriva. Gli aerei austriaci fecero piovere sui soldati italiani che si ritiravano verso il Piave scrosci di volantini in cui si sottolineava la gravità delle parole di Cadorna: “Egli ha l’audacia di accusare di viltà il vostro esercito, fiore della vostra gioventù che tante volte si è slanciata per ordine suo a inutili e disperati attacchi. Questa è la ricompensa del vostro valore.” Per i soldati italiani, raccontano Cervi e Montanelli, fu come un’ispirazione: si passarono la voce: diciamo a tutti che non siamo fuggiti, abbiamo solo avvertito Cadorna e il re che siamo stanchi. E molti testimoni raccontarono che più che una fuga, la ritirata degli Italiani sembrava “uno sciopero militare, festaiolo e bonario.”. Il 9 novembre Cadorna venne rimosso e il re lo sostituì con il comandante del XXIII corpo della 3a armata, il generale Armando Diaz, accettando il suggerimento del generale Alfieri, ministro della guerra nel governo Orlando che sostituiva il governo Boselli, travolto dal disastro di Caporetto. “ E’ venerato dai soldati e ha un altissimo senso dell’onore” disse di Diaz il ministro della guerra, quando spiegò ai senatori le ragioni della sua proposta.

Pomigliano, arrivano i richiedenti asilo. Il Pd: «Favorevoli ma occhio alle procedure»

L’arrivo di 26 richiedenti asilo dal Medio Oriente: con il voto favorevole dell’altro giorno in consiglio comunale Pomigliano ha mostrato il suo volto di città dell’accoglienza. Ma è stato espresso qualche dubbio sull’iniziativa umanitaria. A ogni modo la maggioranza di “centrodestra-centrosinistra”, capeggiata dal sindaco Raffaele Russo, ha votato compatta nell’assemblea cittadina la variazione di bilancio che consentirà alla cooperativa “Associazione Italiana Cultura e Sport” di gestire 350mila euro all’anno per il mantenimento di 26 richiedenti asilo afgani (si tratta di 37 euro al giorno a persona, danaro proveniente dal governo centrale). L’opposizione però si è divisa. Il Pd ed Mdp-Articolo Uno hanno votato si alla variazione di bilancio, per motivi di principio, pur esprimendo dubbi circa « i dettagli poco chiari del progetto presentato dall’associazione Cultura e Sport ». Il Movimento Cinque Stelle si è invece astenuto, proprio a causa dei contenuti del piano giudicati ancora « non sufficientemente chiari ». Intanto un piccolo gruppo di richiedenti asilo già è giunto a Pomigliano. L’arrivo di tutti i 26 rifugiati sarà completato entro la prossima settimana. Una parte sarà alloggiata in due appartamenti ubicati in via Roma, arteria importante della città. Un altro gruppo sarà invece trasferito in un appartamento di via Locatelli, altra zona residenziale di Pomigliano, a pochi passi dal centro. « Io e tutto il gruppo del Pd – commenta Michele Tufano, capogruppo dei democrat in consiglio comunale – siamo assolutamente favorevoli all’arrivo dei richiedenti asilo. Ma dovremo tenere gli occhi aperti su tutta la procedura ».

Tutti in coda per l’Ottava Meraviglia: l’Esercito di Terracotta cinese incanta Napoli

Registra un grande successo la prima settimana di apertura della Mostra “L’Esercito di Terracotta e il Primo Imperatore della Cina” nella Basilica dello Spirito Santo. Oltre 5000 presenze in pochi giorni e file di visitatori pazientemente in attesa per assistere allo spettacolo che offre la grandiosa istallazione dell’esercito di terracotta, considerata l’Ottava Meraviglia del mondo, eccezionalmente trasferitasi in una delle strade più centrali di Napoli, in via Toledo. – La città partenopea ha ripagato la scelta di una prima nazionale, dimostrando sensibilità e apertura al mondo. I soldati accompagnano i visitatori in un viaggio che passa attraverso 2000 anni di storia, con l’ausilio dell’artigianato moderno proveniente della stessa regione dello Xi ‘An, dove l’esercito è stato ritrovato e riprodotto, per questa mostra, dagli unici calchi originali esistenti. L’atmosfera unica e l’avvicinamento di due modi differenti di raccontare il sacro, l’imponente Basilica con i suoi 1800 metri quadrati, da un lato, e il Mausoleo qui riprodotto hanno contribuito al successo dell’esposizione. Ultimo tassello, costante incognita nel panorama culturale contemporaneo, era il pubblico, la cui risposta positiva ci ha dato grandissima soddisfazione. – Questa la dichiarazione del curatore italiano dell’esposizione, Fabio Di Gioia. La Mostra “L’Esercito di Terracotta e il Primo Imperatore della Cina” è aperta al pubblico tutti i giorni fino al 28 gennaio. Le prevendite sono disponibili su Vivaticket. Per informazioni: www.esercitoditerracotta.it .

Mariglianella: Questa Domenica verrà svolta la Cerimonia dedicata alla Giornata dell’Unità Nazionale e alla Festa delle Forze Armate

L’Amministrazione Comunale di Mariglianella guidata dal Sindaco, Felice Di Maiolo, per ricordare il 4 Novembre, Giornata dell’Unità d’Italia e Festa delle Forze Armate ha programmato la propria cerimonia istituzionale per Domenica 5 Novembre in Piazza Vittorio Veneto alle ore 12,00 presso la Lapide dei Caduti in Guerra dove verrà deposta una Corona di Alloro. Il testo sottoscritto dal Sindaco, Felice Di Maiolo, e dal Presidente del Consiglio Comunale, dott. Vincenzo Esposito, destinato alla comunicazione pubblica: Nella storia dei Popoli e delle Nazioni il 4 novembre 1918 segna la fine della Prima Guerra Mondiale. Con la firma dell’Armistizio a Villa Giusti, viene sancita la sconfitta delle truppe austriache dopo l’affermazione italiana sul Piave e nella battaglia campale di Vittorio Veneto. La conclusione della Grande Guerra porta al compimento dell’Unità Nazionale tanto agognata dai Padri del Risorgimento, dopo quattro anni di guerra, dal 1915 al 1918, con 650.000 morti, e circa 1.000.000 di feriti e mutilati, la disfatta di Caporetto e poi la riscossa del Piave, per fare, del Nostro, un Popolo e dell’Italia una Nazione Unita. Il 4 Novembre celebriamo l’Unita Nazionale e le Forze Armate, oggi come in passato, per riflettere sul loro ruolo fondamentale e decisivo nei vari scenari internazionali. I nostri militari, in rappresentanza di tutto il Paese, e non senza sacrifici di vite umane, sono impegnati all’estero per il compimento di importanti quanto complicate Missioni di Pace, come pure sono chiamati sul fronte interno in caso di calamità naturali. Per questo rivolgiamo loro nostra profonda riconoscenza e la nostra vicinanza alle Forze Armate. DOMENICA 5 NOVEMBRE 2017 ORE 12,00 IN PIAZZA VITTORIO VENETO APPOSIZIONE CORONA DI ALLORO PER I CADUTI IN GUERRA Seguirà Preghiera per i Caduti in Guerra e Benedizione della Lapide impartita dal Parroco Don Ginetto De Simone. La Cittadinanza è invitata a partecipare.