Materia di esperti

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Il diritto è una scienza viva, che non ha paura di mettere bocca su argomenti a prima vista fallaci, come ad esempio gli escrementi.

La questione è questa. Un giornalista siciliano, Rino Giacalone, ha scritto un articolo sulla storia criminale di Mariano Agate, boss mafioso da molti ritenuto cinico e spietato, condannato all’ergastolo per la strage di Capaci. A chiusura del suo pezzo, il boss mafioso, morto da qualche giorno, viene definito “pezzo di merda”.

La moglie e i figli, che al netto dei crimini del caro estinto lo ritenevano un marito e padre esemplare, si sono risentiti e hanno chiamato in giudizio il giornalista. Quest’ultimo, per provare che il “pezzo di merda” era una frase ampiamente sdoganata per i commenti su fatti e personaggi di mafia e cattiverie, ha citato Peppino Impastato, giornalista ucciso dalla mafia, il quale per descrivere l’organizzazione malavitosa era solito dire che fosse “una montagna di merda”.

Fatto sta che il giornalista è stato condannato per diffamazione perché il “pezzo di merda”, pur se mutuato dalla “montagna di merda”, offende la memoria del boss.

Scusatemi tanto, ma io mi fermo qui perché in questo argomento non mi va di metterci le mani.