Volla, 12enne in ospedale dopo essere stato picchiato dal branco

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  VOLLA – Non solo la violenta aggressione ai danni di un dodicenne. L’episodio avvenuto nei giorni scorsi in via Aldo Moro ha riportato al centro dell’attenzione il tema della sicurezza nell’area che rappresenta il principale punto di ritrovo serale della città. Negli ultimi anni la strada, situata a pochi passi dalla sede comunale e caratterizzata dalla presenza di numerose attività commerciali, è diventata il fulcro della movida locale. Nelle ore serali e durante i weekend centinaia di ragazzi affollano marciapiedi e spazi pubblici, creando un contesto spesso difficile da gestire. Secondo quanto riferito da residenti e genitori, non si tratterebbe di un caso isolato. Nella zona sarebbero sempre più frequenti episodi di bullismo, discussioni, aggressioni verbali e comportamenti pericolosi. Tra le segnalazioni ricorrenti ci sono gruppi di giovanissimi che sfrecciano in scooter senza casco, impennate e corse ad alta velocità che mettono a rischio l’incolumità di pedoni e automobilisti. L’aggressione del dodicenne, culminata con il ricovero in ospedale e la diagnosi di una frattura al perone, ha alimentato ulteriormente le preoccupazioni delle famiglie. Molti cittadini chiedono un rafforzamento della presenza delle forze dell’ordine e controlli più frequenti nelle ore serali. A rendere ancora più delicata la situazione è il fatto che episodi simili sarebbero già avvenuti in passato. Alcuni residenti ricordano infatti altri casi di violenza che hanno coinvolto adolescenti nelle strade vicine, contribuendo a creare un clima di crescente preoccupazione. La richiesta che arriva dal territorio è chiara: garantire maggiore sicurezza in una delle aree più frequentate della città e prevenire nuovi episodi di violenza. Le indagini sull’ultimo pestaggio proseguono, mentre la comunità attende risposte concrete per evitare che luoghi di aggregazione giovanile possano trasformarsi in scenari di paura e tensione.

Torna l’allarme incendi, fiamme sul monte Somma

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Nel pomeriggio della giornata di ieri, domenica 31 maggio, sono stati segnalati diversi incendi sul Monte Somma che hanno richiesto l’intervento della Protezione Civile e di diversi volontari

Come ogni anno con i primi caldi e con l’imminente arrivo dell’estate le prime zone a risentirne sono proprio il Monte Somma e il Parco Nazionale del Vesuvio per l’emergenza incendio boschivo.

Questa volta è toccato al Monte Somma, precisamente nella zona di Somma Vesuviana. Come spiega la Protezione Civile Cobra Due, squadra intervenuta sul luogo, il primo allarme è scattato alle 16 nella giornata di ieri.

Prontamente sono arrivati sul posto i primi mezzi, coordinati dalle squadre antincendio Cobra 2, Coordinamento Vesuvius e il Corpo Volontari.

A primo impatto sembrava essere una semplice operazione per un singolo focolaio, ma appena arrivati nella zona interessata si sono subito resi conto di dove fronteggiare diversi focolai in più punti su tutto il Monte Somma, trasformandosi così in un intervento complesso.

Le operazioni per domare gli incendi sono durati oltre sei ore, con il rientro alla base solo poco dopo le 22:30 e grazie allo splendido lavoro e alla coordinazione di tutte le squadre coinvolte i fronti del fuoco sono stati circoscritti e domati.

La Protezione Civile Cobra 2 ha ringraziato chiunque sia intervenuto nell’operazione: “Un immenso ringraziamento a tutte le donne e gli uomini che oggi, ancora una volta, hanno messo il loro tempo e il loro coraggio a difesa del nostro territorio e del nostro patrimonio verde.”

Somma Vesuviana. Toni urlati e abiti fuori misura: la metamorfosi dei candidati verso il ballottaggio

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Riceviamo e pubblichiamo una riflessione sulla comunicazione politica dei candidati alla carica di sindaco Gentile Direttrice, le elezioni amministrative a Somma Vesuviana ci stanno consegnando uno scenario che va ben oltre la semplice sfida numerica tra schieramenti. In una città ferita da un disavanzo di 19 milioni di euro e reduce da un commissariamento, le parole scelte dai candidati non sono solo veicoli di propaganda, ma spie rivelatrici della loro reale cultura politica. Mi preme condividere con i lettori de Il Mediano una riflessione su come la comunicazione dei tre protagonisti del primo turno stia plasmando – e in qualche caso danneggiando – il dibattito verso il ballottaggio.   La comunicazione politica viene spesso confusa con il semplice “saper parlare” o, peggio, con il marketing pubblicitario. In realtà, essa rappresenta la spina dorsale della democrazia, specialmente a livello locale. Nelle elezioni amministrative, dove il candidato sindaco è una figura di prossimità che i cittadini incrociano per strada, lo stile comunicativo ne definisce l’affidabilità e la postura istituzionale.   Comunicare in politica non significa solo lanciare slogan efficaci, ma saper interpretare il “sentiment”, l’anima profonda di una comunità. Quando un candidato sceglie un registro – sia esso moderato, aggressivo, accademico o populista – sta firmando un contratto implicito con l’elettore. Sbagliare questo registro, abusare di toni non conformi alla propria storia o sottovalutare la sensibilità culturale della piazza può trasformare una strategia elettorale in un clamoroso autogol. La forma, in politica, è quasi sempre sostanza.   Entrando nel merito della comunicazione politica che questi giorni di ballottaggio stanno evidenziando, non si può non notare un cambio di registro da parte di Antonio Granato, mentre resta coerente la linea di Silvia Svanera. Quest’ultima continua a usare il pugno di ferro in un guanto di velluto: si mostra moderata nei toni ma ferma sui punti da affrontare. L’impressione che trasmette è quella di chi fa ciò che dice. Vista così, la Svanera incarna uno slogan che sembra un ossimoro: “La forza tranquilla”. Tuttavia, va rilevato che uno dei limiti emersi con maggiore frequenza nella sua comunicazione è l’uso di termini o parole impegnative; sicuramente colte, ma che rischiano di straniare l’uditorio. Strada facendo, dovrà impegnarsi ad adeguare i discorsi alle platee che l’ascoltano, dimostrando di saper cambiare passo in corsa.   Più articolato è il discorso che riguarda Antonio Granato. Prima di affrontarlo, però, non possiamo fare a meno di soffermarci brevemente sulla comunicazione messa in campo da Peppe Nocerino durante il primo turno elettorale. In questo caso la strategia era evidente: correre da candidato sindaco per farsi eleggere consigliere comunale. Con due sole liste a sostegno e schiacciato tra i poli, non la politica ma la matematica lo aveva già relegato al rango di consigliere, con buona pace dei candidati delle sue liste civiche che non hanno visto arrivare i due leader dei poli ora al ballottaggio.   La comunicazione di Nocerino è stata prevalentemente provocatoria, quasi aggressiva, poco incline all’ascolto, sfrontata e tutta all’attacco. Ha sgomitato per farsi largo ma non è stato premiato. Ha perso perché ha sottovalutato un aspetto molto importante della piazza elettorale: Somma è una città moderata, con qualche spolverata di sinistra di tanto in tanto. È poco incline alla battaglia permanente; ama delegare e fidarsi. Negli anni scorsi ha anche mostrato di saper cambiare, ma sempre con equilibrio e sobrietà.   Nelle ultime ore, questo stile comunicativo provocatorio, urlato, incalzante e quasi aggressivo lo sta mostrando anche Antonio Granato attraverso post e inviti pubblicati sui social. Granato, in particolare, sta insistendo sul concetto di “Nuovo”, rivendicando che l’aggettivo appartenga anche a lui e alla sua compagine, e sostiene che i guasti di Somma sono da condividere anche con chi, ora, appoggia la Svanera, sua avversaria nel ballottaggio. L’invito di Granato a fare un dibattito nella sede del PD sommese sembra voler indicare chi avrebbe la responsabilità, insieme a lui, del declino della città. Ma questa è una chiamata di correità! È un messaggio politico assolutamente scadente, inefficace e addirittura controproducente. Oggi, in sostanza, Granato ammette che le responsabilità dei gravi problemi di Somma sono anche sue, confessando una sorta di complicità. Ma soprattutto lo fa usando toni che per lui sono inusuali e che meravigliano chi lo conosce, dando l’impressione di indossare un abito fuori misura, decisamente poco adatto.   Perché questo messaggio politico, e l’intera comunicazione, è scadente e inefficace? Per tre motivi: 1) Perché fino a pochi mesi fa lui era il Presidente del Consiglio comunale. In forza del suo ruolo istituzionale e di garanzia, aveva tra le mani leve politiche e procedurali molto potenti per scuotere il dormiente ambiente della maggioranza dell’ex sindaco Di Sarno. Esempi? La convocazione di consigli comunali straordinari e monotematici, aperti alla cittadinanza, sul tema specifico del disavanzo e della riscossione. Avrebbe potuto e dovuto dare un preciso indirizzo politico di controllo ispettivo continuo sulla V Commissione Consiliare Permanente (che ha competenza specifica su Bilancio, Finanze, Tributi e Programmazione Economica), che è lo strumento principale con cui i consiglieri analizzano i conti. Se Granato avesse esercitato i suoi poteri, avrebbe potuto imporre una ricognizione almeno mensile sullo stato dei debiti fuori bilancio e sull’andamento della riscossione TARI/IMU. Avrebbe dovuto evitare di assecondare i ritardi della maggioranza per garantire la sopravvivenza della consiliatura, imponendo invece la presentazione del piano di riequilibrio (il piano Salva-Comune) nei tempi corretti e non fuori tempo massimo. In buona sostanza, chi ha guidato il Consiglio Comunale negli ultimi anni avrebbe dovuto usare lo scranno istituzionale non come uno strumento di mediazione per tenere in piedi la baracca, ma come una tribuna di trasparenza, costringendo la politica a guardare in faccia il baratro finanziario molto prima del commissariamento del 2025. Paradossalmente, la candidatura ha messo ancora di più in luce le sue colpe politiche.   2) Il secondo motivo riguarda direttamente la Svanera. La candidata non ha alcuna responsabilità nella terribile e sconsiderata gestione finanziaria dell’Ente. Il Comune di Somma Vesuviana ha cominciato a perdere colpi almeno da dieci anni a questa parte, un decennio durante il quale i politici hanno preferito adottare la politica dello struzzo piuttosto che essere seri e affrontare i problemi per tempo.   3) Infine, il terzo motivo: la storia recente. Una comunicazione aggressiva, sfrontata e provocatoria ha già visto un perdente chiaro nelle urne del 24 e 25 maggio. Luigi Pone  

“Aiutateci a ritrovarla” l’appello dei genitori di Imma, Pomigliano col fiato sospeso

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Sono ore di grande preoccupazione per la comunità di Pomigliano d’Arco. Dalla mattinata di oggi si sono perse le tracce di Immacolata Panico, una ragazza di 22 anni scomparsa intorno alle ore 10.

Sui social stanno circolando numerosi appelli corredati da fotografie della giovane, nel tentativo di raccogliere informazioni utili al suo ritrovamento. Gli ultimi avvistamenti risalgono alla zona del Centro Direzionale di Napoli.

Al momento della scomparsa, Immacolata indossava un top rosa, pantaloni beige e scarpe con i tacchi. Ha una corporatura esile e lunghi capelli castani.

«Vi preghiamo di condividere questo appello il più possibile, soprattutto nelle zone di Pomigliano d’Arco, Napoli e nei comuni limitrofi. Aiutateci a ritrovarla».

I familiari, profondamente preoccupati, invitano chiunque abbia informazioni o dovesse avvistarla a contattare immediatamente il 112 oppure il numero 320 0213717.

 

Nasconde oltre un chilo di droga sotto al letto e viene arrestata

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  SAN GIORGIO A CREMANO: 1 chilo e 347 grammi circa di droga sotto il letto. Carabinieri arrestano una 49enne   I carabinieri della stazione di San Giorgio a Cremano hanno arrestato per detenzione di droga a fini Flora Silvestrino, 49enne della zona, già nota alle forze dell’ordine. I carabinieri sanno che via Cupa Rubinacci, nei pressi di un appartamento, c’è un via vai sospetto. E’ tutto pronto, parte il controllo. I carabinieri bussano alla porta dell’abitazione. Ad aprirli la 49enne. Vengono passate al setaccio tutte le stanze quando, in camera da letto, la scoperta. Sotto al letto nascosti 1 chilo e 256 grammi circa di hashish suddivisa in 8 panetti e 91 grammi di cocaina suddivisa in un 2 buste sottovuoto. All’interno dell’abitazione anche materiale per il confezionamento, 30 euro e un quaderno con appunti e note relative all’attività illecita. La donna arrestata e sottoposta agli arresti domiciliari è ora in attesa di giudizio.

Da domani chiudono le stazioni di Acerra e Casalnuovo

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  Casalnuovo, chiude la stazione FS dal 1° fino al 30 giugno per lavori di implementazione rete. “Servizi sostitutivi inadeguati, avremo tantissimi problemi” protestano i pendolari con il deputato Borrelli (Avs): “Lavoratori siano tutelati, chiusure non possono penalizzare migliaia di cittadini”   Ferrovie dello Stato ha annunciato la chiusura delle stazioni ferroviarie di Casalnuovo di Napoli e Acerra, dal 1° al 30 giugno, per lavori di implementazione dell’intera tratta. Per questa ragione il deputato Francesco Emilio Borrelli si è presentato questa mattina sulla banchina per l’ultima corsa dei treni prima della chiusura. Lì ha incontrato diversi pendolari che già lamentano disservizi. “Ci saranno gli autobus sostitutivi per garantire il servizio, ma di fatto sono inesistenti, qui a Casalnuovo non arrivano proprio” afferma una ragazza presente in stazione. “Questi bus si riempiono praticamente alla partenza, pertanto l’autista non può fare ulteriori fermate e devia il percorso, quindi noi rimaniamo a piedi” le fa eco un’altra giovane. “Noi scegliamo di usare un mezzo pubblico, che ha un minore impatto sull’ambiente, che è più economico e questi sono i servizi che ci ritroviamo ad utilizzare. Così non va bene” aggiunge un altro ragazzo.   “La chiusura per un mese intero della stazione di Casalnuovo rappresenta una mazzata drammatica per la mobilità di migliaia di cittadini. Se da un lato i lavori di ammodernamento della rete sono necessari, dall’altro non è tollerabile che a pagare il prezzo più alto siano i lavoratori e i pendolari. Tutti coloro che usufruiscono quotidianamente del trasporto pubblico locale devono essere tutelati. Gli autobus sostitutivi messi in campo da Ferrovie dello Stato devono garantire un servizio reale, efficiente e proporzionato al flusso di utenza di questo territorio, altrimenti si tratta di una clamorosa e inaccettabile presa in giro. Non è ammissibile che i mezzi saltino le fermate lasciando i cittadini a piedi perché già stracolmi alla partenza. Chiediamo a FS e ai vertici dei trasporti regionali un potenziamento immediato delle corse dei bus sostitutivi e un monitoraggio costante dei flussi, introducendo se necessario navette dedicate esclusivamente alle fermate intermedie come Casalnuovo. Le chiusure per cantieri non possono e non devono trasformarsi nell’ennesima penalizzazione per chi viaggia preferendo la mobilità sostenibile”. Lo ha dichiarato Francesco Emilio Borrelli, deputato di Alleanza Verdi – Sinistra.   Link al video: https://www.facebook.com/francescoemilio.borrelli/videos/865435945992504

La nascita e l’affermazione del lungometraggio

Benvenuti al diciannovesimo  appuntamento di “Riavvolgi il futuro”.  Oggi approfondiremo la transizione del cinema verso una fase di maturità industriale e artistica nei primi anni del Novecento, focalizzandoci  in particolare sulla nascita del lungometraggio, sulla nascita della figura del regista e sui profondi mutamenti nei sistemi di produzione in Europa e negli Stati Uniti. Fino a questo momento il mercato cinematografico era dominato da film di un solo rullo, della durata di circa quindici minuti. Tra il 1909 e il 1913 si assiste a una spinta decisiva verso produzioni più lunghe e ambiziose, composte da più rulli. Questa transizione viene inizialmente ostacolata dai distributori e dai membri del consorzio americano MPPC, i quali temono che i costi di produzione più elevati e le tariffe di noleggio maggiorate possano allontanare il pubblico dei nickelodeon. Tuttavia, il successo travolgente dei film storici europei a più rulli, importati negli Stati Uniti, dimostra la fattibilità commerciale del lungometraggio. Pellicole stravaganti e imponenti provenienti dall’Italia e dalla Francia provano che gli spettatori sono disposti a pagare un prezzo del biglietto più alto e a rimanere in sala per oltre un’ora, spianando la strada a una vera e propria rivoluzione strutturale del mercato globale. Parallelamente all’allungamento dei film, si assiste alla nascita del moderno star system. Nei primi anni del cinema, le case di produzione tendevano a mantenere anonimi i propri interpreti sia per evitare che questi potessero pretendere compensi più alti in virtù della propria notorietà, sia perché il pubblico identificava i film unicamente con il marchio della casa produttrice. La situazione cambia radicalmente quando gli spettatori iniziano a manifestare un forte interesse per i volti ricorrenti sullo schermo, attribuendo loro dei soprannomi legati alle compagnie per cui lavoravano. Intuendo il potenziale di marketing di questo fenomeno, i produttori indipendenti e successivamente le major iniziano a promuovere attivamente i nomi degli attori sui manifesti e sui giornali, trasformandoli in veri e propri divi e sfruttando la loro popolarità come principale strumento di attrazione e fidelizzazione del pubblico. Con l’aumento della complessità delle storie e della lunghezza delle pellicole, le case cinematografiche avvertono l’esigenza di organizzare il lavoro in modo più scientifico e industriale. La figura del regista assume un ruolo centrale e ben definito all’interno del processo produttivo, distaccandosi dalle mansioni puramente tecniche dell’operatore di macchina. Il regista diventa il coordinatore artistico incaricato di dirigere gli attori, scegliere le inquadrature e pianificare la messa in scena complessiva. Per ottimizzare i tempi e i costi, le sceneggiature iniziano a essere redatte in modo dettagliato prima dell’inizio delle riprese, consentendo una precisa divisione del lavoro tra i vari reparti, come la scenografia, i costumi e la fotografia, secondo un modello che diventerà lo standard della produzione classica hollywoodiana. L’espansione e la riorganizzazione dell’industria spingono molte compagnie americane a cercare nuove sedi per stabilire i propri studi di posa. Sebbene New York e Chicago rimangano inizialmente i centri finanziari e distributivi principali, le case di produzione indipendenti avviano una progressiva migrazione verso la costa occidentale, stabilendosi infine nell’area di Los Angeles e in particolare nel sobborgo di Hollywood. La scelta della California del Sud è motivata da precise ragioni logistiche ed economiche, tra cui la disponibilità di una luce solare intensa e costante per quasi tutto l’anno, che riduce la necessità di costosa illuminazione artificiale, e la straordinaria varietà di paesaggi naturali presenti a breve distanza, come deserti, montagne, oceano e vallate, ideali per ambientare qualsiasi genere di storia dal western al dramma storico. Bene cari cinefili/cinefile , se siete giunti fin qui vi attendo al prossimo appuntamento dove parleremo di… ops no spoiler ;^) .  A presto!!!

Qualche nota sulla storia vesuviana del baccalà

Ripartirà, tra poco, sul giornale la pubblicazione delle “Ricette di Biagio”, in una versione rinnovata, in cui troveranno spazio riferimenti alla storia e alla letteratura napoletana, alle immagini del cinema e della pittura, e – modesto omaggio all’immenso Carlo Petrini – all’interessante dibattito sulla storia degli odori e dei sapori. In questo articolo c’è una notizia inedita sul commercio dei “salumi e salami” a metà dell’’800.     Il primo capoluogo vesuviano – mi riferisco a Vesuviano interno – del baccalà e dello stocco fu Sant’ Anastasia. Favorirono questo primato il gran numero di osterie e taverne disseminate nel territorio, la posizione strategica del paese, perno di un complesso sistema di strade a intenso traffico commerciale, l’abbondanza d’acqua nel “lagni” montani, i riti religiosi e civili connessi al culto della Madonna dell’Arco. Nel solo mese di agosto del 1603 a Sant’ Anastasia si consumarono “tomole 241” di sale ricevute dalla Regia Corte”, con un consumo a testa di Kg. 3, 78. Un consumo sproporzionato, che si può spiegare col fatto che il sale veniva usato, di contrabbando, nella nascente industria del pesce salato. E per definire correttamente i termini di una questione che non è mai stata affrontata con il metodo richiesto dalla sua complessità, ricordiamo ciò che scrisse nel 1990 Cosimo Scippa, che fu sindaco di Sant’ Anastasia e pubblicò i più importanti documenti dell’archivio storico del Comune: dal 1847 al 1910 “la più grande industria del nostro paese era la lavorazione dei pesci salati”.   “Inizialmente avevo letto la notizia nell’ Annuario del Porto di Napoli del 1901 e non avevo dato il giusto valore a una voce, ivi segnata, che riportava l’export di tale Francesco Maione di S. Anastasia per L. 8900”. Ma gli atti comunali dei sec. XVIII e XIX confermarono al sindaco- storico che l’industria dei pesci salati non solo dava lavoro a più di metà della popolazione, ma procurava alla città lo stesso problema rilevato, a Napoli, dallo Spatuzzi: i baccalajuoli avevano la pessima abitudine di riversare l’acqua di ammollo per le strade in qualsiasi ora del giorno e della notte. Gli abitanti di Sant’ Anastasia capirono subito che questo primato aveva una base fragile, perché in ogni Comune del territorio c’erano “officine” in cui si preparavano pesce salato, baccalari e stocchi, anche se la “spugnatura” dello stocco non era una tecnica semplice. Quelle basi sarebbero diventate più solide, se un’opportuna politica dei dazi avesse attratto in Sant’ Anastasia i “baccalajuoli“ del territorio. E quanto fosse chiara la situazione è dimostrato dal fatto che già a metà del sec. XVII i cittadini di Sant’ Anastasia ottennero che venisse rivista la gabella della “salsuma” e cancellato il dazio di un “grano a rotolo delle sarache e dell’oglio, poiché si vuole da tutti “che si vendano le sarache per locali e forastieri senza pagare la gabella, e si venda questa gabella franca di oglio e di sarache sia in grosso o a minuto.”.   Questa politica daziaria venne praticata per due secoli, almeno. E quando gli amministratori sommesi – Sant’ Anastasia fu fino al 1810 “casale” di Somma – tentarono di modificarne i princìpi e di adeguare i dazi anastasiani a quelli adottati nel territorio, fu ferma l’opposizione dei cittadini del “Casale”, sostenuti non solo dalla potenza dei Domenicani, ma anche dall’energia e dall’intelligenza economico – finanziaria di una borghesia che si stava specializzando nel commercio di altri due prodotti “forestieri” diventati anastasiani di adozione: l’olio e il capretto. Nel settembre del 1826 a Ottajano viene aumentato il dazio non solo  su ogni tipo di farina, cioè “grano, granone, germano, fiore, saragolla, mischio” e perfino sul “farretiello e sull’azzimatura”,  ma anche su ogni genere “ di salumi e salami”:  un ducato “per ogni vaccina in generale non che buffale tanto piccole che grandi”; grana 10 “per ogni animale pecorino qualunque, esclusi gli agnelli”; carlini 10 per ogni “cantaio di salume, e cioè alici salate, anguille salate, acciughe secche o in salamoia, baccalà secchi o in salamoia, tomacchio, salacche secche o in salamoia, sarde salate, stocco pesce, tarantello e tonnina, oparelle sarde e fragaglie salate.”.   Ebbene, i corrispondenti dazi applicati dal Comune di Sant’ Anastasia tra il 1825 e il 1828 sono inferiori a quelli di Ottajano, in media, del 25%. Le cose incominciarono a complicarsi verso la metà del secolo, quando coloro che controllavano il mercato della carne misero le mani sulle leve del potere politico. Nel 1854 la gabella su “salumi e salami” venne, per la prima volta da almeno un trentennio, accresciuta del 10%. Alla fine del 1859 a Sant’Anastasia si arrivò, quasi a una battaglia campale tra la consorteria dei “baccalajuoli” e il partito dei “buccieri”, i venditori di carne vaccina e agnelli e capretti, per stabilire la destinazione di un residuo attivo di bilancio di 300 ducati. I baccalajuoli proposero di eliminare il dazio su “salumi e salami”, sostenendo che l’esosità della gabella aveva costretto più di venti rivenditori ad andar via dal paese (nell’elenco degli “emigrati” ci sono anche membri della famiglia Piccolo, che tuttavia da almeno dieci anni erano pizzicagnoli in Somma).  I buccieri, tra i quali contavano molto i Borrelli, contrabbandieri delle “vaccine”, chiedevano invece l’abolizione del dazio sulle carni: e furono accontentati dal Decurionato.   I baccalajuoli ricorrono all’ lntendente, il Principe di Ottajano, “che quotidianamente benefica, i poveri”, nella certezza che “la Vergine SS. dell’Arco metterà in testa all’Eccellenza buoni propositi”. Ma poiché non era certo che la Madonna si schierava con il loro partito, i commercianti di baccalà e affini fanno cadere nel cuore del Principe il tarlo di un sospetto, che i capi dei buccieri, Marino Paparo e Domenico Liguori, attraverso i buoni uffici di Raffaele De Luca, onnipotente barbiere, abbiano corrotto con 30 ducati un funzionario dell’Intendenza. E un “gamorrista” legato al clan degli ottajanesi “Francese” dichiara alla polizia (AC. Ottajano, 26 maggio 1859) che i carri che trasportano baccalà e altri “salumi e salami” da Somma e da Sant’Anastasia in tutto il territorio vesuviano non pagano il “diritto di passo” e “non sono sottoposti ai soliti contributi”. Insomma, la camorra vesuviana incomincia a presentarsi anche come “camorra sociale”.      

Torre del Greco, accoltellato un uomo durante una rissa

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A Torre del Greco è stato accoltellato un uomo di 39 anni durante una rissa. La vittima era già nota alle autorità.

Questo è uno dei tanti episodi di aggressioni ingiustificate a seguito di liti degenerate in violente risse.

Stavolta l’evento è accaduto a Torre del Greco durante la notte, dove un uomo di 39 anni è stato aggredito e accoltellato diverse volte durante una lite.

La vittima è stata immediatamente trasportata all’ospedale Maresca dove è stata sottoposta ad un delicato intervento chirurgico. L’uomo era già noto alle forze dell’ordine.

In ospedale sono intervenuti gli agenti della stazione di Torre del Greco dopo aver ricevuto la segnalazione dell’arrivo al pronto soccorso dell’uomo con diverse ferite da arma da taglio. I sanitari sono intervenuti subito prestando tutte le cure del caso al 39enne.

Stando ad una prima ricostruzione degli eventi, l’aggressione sarebbe avvenuta al termine di una rissa avvenuta in Via Vittorio Veneto, nel centro di Torre del Greco. Non sono ancora chiare le cause che abbiano provocato la rissa.

Dopo l’intervento, l’uomo è stato ricoverato in prognosi riservata ma i medici hanno escluso il pericolo di vita, nonostante le ingenti ferite riportate.

Intanto, i militari stanno raccogliendo le testimonianze dei presenti e le eventuali immagini delle telecamere di video sorveglianza presenti in zona per ricostruire la dinamica dell’aggressione e i responsabili.

Pomigliano d’Arco, Saiello (M5S) : “Costruire una prospettiva stabile per lavoratori e imprese”

Riceviamo e pubblichiamo

“Il polo industriale di Pomigliano d’Arco sta vivendo una fase di profonda incertezza: riduzione delle produzioni, ricorso frequente agli ammortizzatori sociali e vertenze che coinvolgono lavoratrici, lavoratori e imprese dell’indotto. È un quadro che non può più essere affrontato con misure emergenziali, ma richiede una strategia industriale chiara e definita”. Lo dichiara il capogruppo regionale campano del Movimento 5 Stelle, Gennaro Saiello, a margine del convegno dedicato al polo industriale di Pomigliano d’Arco, svoltosi ieri sera alla presenza dell’assessore regionale alle Attività produttive, Fulvio Bonavitacola, della deputata del Movimento 5 Stelle Carmela Auriemma e di rappresentanti delle categorie sindacali.

“Quando entra in crisi un polo come Pomigliano –  continua Saiello – non si ferma solo una fabbrica, ma si indebolisce un intero sistema sociale ed economico. Negli ultimi anni abbiamo assistito a una successione di tavoli istituzionali, annunci e interventi tampone che non hanno però prodotto una visione industriale di lungo periodo. La cassa integrazione può essere uno strumento necessario, ma non può diventare la condizione strutturale del lavoro industriale. La vertenza Trasnova rappresenta in modo evidente ciò che sta accadendo nell’indotto. Anche quando si riesce a evitare il licenziamento dei lavoratori, non si risolve il problema alla radice, ma lo si rinvia soltanto nel tempo. Questo significa che il sistema resta fragile ed esposto a nuove crisi”.

“Come Consiglio regionale – conclude Saiello – faremo la nostra parte per costruire una prospettiva stabile per Pomigliano e per l’intero sistema industriale campano. La tutela del lavoro è un obiettivo che continueremo a perseguire con responsabilità e programmazione”.