Eduardo Amato. Il pittore dell’anima, della natura e delle genti

In occasione del terzo anniversario della morte del pittore Eduardo Amato (Napoli, 07.12.1938 – Forte dei Marmi, 10.11.2017), curato dallo scrittore Angelo Amato de Serpis, è appena uscito un nuovo lavoro dal titolo Eduardo Amato. Il pittore dell’anima, della natura e delle genti, dedicato proprio all’artista napoletano di nascita, ma palmese e nolano di adozione.
La monografia, curata dal figlio Angelo, autore tra gli altri del romanzo Arpad ed Egri, è un excursus sul percorso artistico di questo pittore, allievo di artisti quali Vincenzo Canino, Carlo Verdecchia e, principalmente, Roberto Carignani, attraverso oltre cento immagini di sue opere, biografia, vicende storiche, critiche, riflessioni, pensieri ed emozioni annotate e raccolte, dopo oltre sessanta anni di attività.
Eduardo Amato. Il pittore dell’anima, della natura e delle genti, vuol essere anche un omaggio e un ringraziamento indiretto ai tanti amici, appassionati, critici, artisti, che hanno supportato l’attività di Amato nel corso degli anni, attraverso giudizi critici, note di apprezzamento o semplice volontà di esternare le emozioni suscitate dalle sue opere, lasciandone testimonianza scritta.
«L’idea di curare questa monografia – ha ribadito Angelo Amato de Serpis – è stata sollecitata dalla curiosità e dall’interesse suscitate dalle opere di mio padre, anche dopo la sua scomparsa. L’iniziativa successiva, quale omaggio alla sua memoria e alla sua arte, di raccogliere quante più immagini delle sue numerosissime opere sparse nel mondo, attraverso i social e una pagina dedicata a lui e ai suoi dipinti nel mio profilo di facebook, alla quale hanno aderito entusiasticamente moltissimi amici e collezionisti, hanno portato poi, come sbocco naturale, alla realizzazione di questo lavoro, anche per sopperire alla difficoltà oggettiva di poter realizzare una esposizione retrospettiva della sua copiosa produzione artistica, richiestami da più parti. Pur essendo un tipo di pubblicazione molto lontana dai miei precedenti e futuri lavori e, proprio perché a curarla sono stato io che sono uno dei suoi figli, ho cercato di raccogliere quante più testimonianze, delle più diverse provenienze e caratteristiche, che ho potuto, con molta fatica, recuperare. Registrare voci eterogenee mi ha dato la possibilità di omaggiare e ringraziare i tanti che hanno voluto testimoniare negli anni il loro apprezzamento e la loro vicinanza a mio padre (e mi scuso per i tanti altri che mi sono sfuggiti), oltre a sollevarmi un po’ dalla responsabilità e dal rischio di poter commettere errori, per così dire, di “affezione”. Penso, infine, possa essere anche un piccolo omaggio a quelle città che mio padre ha tanto amato e “raccontato” in molti suoi lavori, come Napoli, Nola, Palma Campania e la Versilia, dove ha vissuto negli ultimi anni.»
Angelo Amato de Serpis (1970), nolano, è giornalista pubblicista dal 1994. E’ stato corrispondente dei quotidiani il “Giornale di Napoli” e de “Il Mattino” di Napoli. E’ inoltre autore dei racconti storici “Con il naso all’insù” (2009), “Il giorno senza domani. Una storia del Vesuvio di 4000 anni fa” (2011) editi da Albus Edizioni e “Árpád ed Egri” (2016) edito da Graus Editore, liberamente tratto dalla vita dei due grandi allenatori di calcio ebrei-ungheresi Árpád Weisz ed Ernö Egri Erbstein.

Schiavone junior nel racconto di Paola Starace

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Dopo l’esordio letterario del 2014 con “100 birre sulla ragnatela”  e   “L’angelo della Morte” del 2018, con il quale ha riscosso un discreto successo di pubblico e critica, Paola Starace torna alla scrittura con un progetto di taglio completamente diverso.

Una scrittrice, curiosa e volitiva, sempre pronta a mettersi alla prova lanciando a se stessa nuove sfide, stavolta approccia ad un romanzo biografico che vuole dar voce alla Verità; quella più scomoda, talvolta sgradevole, quella che nessuno vuole sentire. Dalla pace del suo buen retiro mondragonese, Paola Starace vive il luogo che l’ha accolta come una seconda casa e crea rapporti con la comunità locale, che non stenta a considerarla come parte integrante della collettività.

È così che incontra Carmine Schiavone, il nipote dell’omonimo boss “pentito” del clan dei Casalesi che, dagli anni ’70 in poi, organizzarono le loro attività criminose ben oltre i confini della regione Campania e i cui terribili effetti deflagrarono sull’intero paese.

Carmine Schiavone junior è un giovane uomo costretto a crescere troppo in fretta, un ragazzo dallo sguardo malinconico e troppo spesso sfuggente – forse nel timore di lasciar trapelare le emozioni sapientemente trattenute e difese; di fronte si ritrova la scrittrice napoletana che, in virtù della sua sensibilità e dell’empatica capacità di immedesimarsi negli altri, riesce a percepirle tutte e poi a trascriverle, malgrado la resistenza di Carmine.

Carmine ha un sogno: poter raccontare la sua storia di bambino conteso e di uomo dal pesante fardello, per quella che è, scevra da qualsiasi pregiudizio o invenzione, perchè nel corso degli anni è quello che in molti hanno fatto. Hanno raccontato storie sul suo conto, a volte false a volte vere, ma sempre narrate dal punto di vista di chi nutre un pregiudizio. Negli ultimi anni Carmine Schiavone junior viene spesso accusato  di frequentare grossi imprenditori casertani sulla cui specchiata onestà esistono molte ombre e di condurre una vita più che agiata. I rumors sul fatto che Schiavone jr. sembri poter contare su una grande disponibilità economica non sono mai cessati. Anzi. Inoltre in molti si sono domandati come mai il nipote del “pentito” di camorra, l’uomo che ha permesso di sgominare il clan dei casalesi, circoli tranquillo e indisturbato nelle terre dominio del vecchio clan. È forse per mettere a tacere queste voci (vere o presunte), che Carmine decide di allontanarsi il più possibile dalla sua amatissima Mondragone, della quale ha sempre nostalgia e di cui sente forte il richiamo.

Paola Starace decide, dunque, di dar voce a questo giovane uomo, permettendogli di realizzare il suo sogno, lasciandogli campo libero sulla pagina affinchè si instauri un dialogo con il lettore senza la necessità di incomodare il libro di inchiesta o di denuncia;  un uomo che non rinnega la sua storia fatta di relazioni affettive complesse e rese più complicate da un’eredità decisamente pesante. Il giovane Carmine ha un punto di vista polemico e impietoso sulla sua vicenda personale e su quelle pagine di Storia del nostro paese.

Non fa sconti a nessuno nella narrazione dei fatti, forse neppure a se stesso.

E mentre l’epoca di “Gomorra” sembra volgere al termine, Carmine Schiavone trova finalmente lo spazio per raccontare una verità diversa:  la sua.

Un romanzo reale più che realistico, che si preannuncia come un tassello nuovo nel mosaico della ricostruzione di una geografia criminale sulla quale c’è sempre qualcosa da apprendere. Perché quando le vicende giudiziarie si concludono, restano ancora delle verità non visibili su cui gettare luce.

San Giuseppe Vesuviano, controlli dei Carabinieri contro il lavoro nero: sequestrato un opificio

I carabinieri della Stazione di San Giuseppe Vesuviano – in collaborazione con il personale ispettivo dell’ASL Napoli 3 Sud – hanno controllato uno stabilimento dove un 45enne titolare di una ditta per la produzione di articoli sanitari per l’infanzia aveva “creato” un opificio tessile. L’azienda era priva delle più elementari misure per garantire la sicurezza dei lavoratori. I Carabinieri, durante il controllo, hanno trovato un dipendente all’opera assunto “a nero”. Riscontrate violazioni penali sulla salubrità e sicurezza del luogo di lavoro, sulle certificazioni e la formazione dei lavoratori. L’opificio è stato sequestrato e al titolare sono state elevate sanzioni per un importo complessivo di 15mila euro.

Covid – 19, il chiarimento del centro “Biomedical – Rete diagnostica vesuviana” del dottor Francesco Barone: “Voci infondate, mai interrotto il nostro lavoro”

Nei giorni scorsi sono circolate voci prive di fondamento: non c’è mai stata alcuna interruzione dell’attività del centro analisi cliniche “Biomedical – Rete Diagnostica Vesuviana” del Dottor Francesco Barone, il quale precisa di non aver mai avuto problemi di nessun tipo con la giustizia. Presso il centro sito in Ottaviano (Largo Macedonio Melloni 19, presso il campo sportivo) si lavora alacremente e a pieno ritmo dal lunedì al venerdì dalle ore 6:00 alle 16:00 e il sabato dalle ore 7:00 alle ore 12:00. In questo periodo per evitare assembramenti il centro ha assicurato l’apertura dalle ore 4:00 alle ore 16:00. Si inizia di buon mattino proprio per essere più possibile efficienti. Il centro di analisi del Dottor Barone è l’unico della zona vesuviana (Poggiomarino, Terzigno, San Giuseppe Vesuviano, Ottaviano, Somma Vesuviana, San Gennaro Vesuviano, Sant’Anastasia, Nola, Saviano etc.) ad eseguire esami di Genetica Medica e Anatomia Patologica (convenzionato con il SSN). Il lavoro viene svolto in sede da 35 professionisti che assicurano un servizio completo e multidisciplinare focalizzato oltre che su esami tradizionali anche su esami di Genetica Medica, Anatomia Patologica e di ricerche specialistiche di livello. Si precisa che 6 biologi eseguono l’analisi dei tamponi molecolari SARS-CoV-2 della ditta Arrows a quattro geni (gene E, gene S, gene N e gene RDRP) e dall’azienda Hyris Bkit virus founder COVID-19 Geni N1 e N2. Questi macchinari di ultima generazione sono in grado di individuare il virus anche con una presenza non elevata nell’organismo della persona. Spiega il dottor Barone: “La nostra attività va avanti da decenni, per questa pandemia abbiamo fatto investimenti importanti senza aumentare gli importi a carico della clientela. Non abbiamo mai smesso di lavorare, non abbiamo avuto mai problemi di alcun tipo. Siamo sereni ma è giusto chiarire certi equivoci”.  

La testimonianza di una donna ricoverata al Cotugno: «Io, la speranza, il casco respiratorio, gli infermieri come angeli»

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Ci sono tante storie che vengono raccontate dai familiari dei pazienti che si trovano negli ospedali sotto osservazione per aver contratto il covid-19, altre storie le conosciamo grazie ad amici di amici, altre ancora da medici o infermieri che lavorano giorno e notte. Quella che vogliamo raccontare oggi è la storia di una donna, una paziente dell’Ospedale Cotugno di Napoli, che è riuscita a parlare della propria esperienza facendo uscire la sua voce dalle quattro mura di una stanza bianca, scrivendo ogni dettaglio, raccontando ogni sguardo, trasmettendo tutta l’emozione possibile, seppure solo attraverso una chat. Ricoverata qualche tempo fa in gravi condizioni, la donna è stata subito munita di casco respiratorio, entrando quasi in una bolla, in un mondo parallelo che solo chi ha vissuto può spiegare. Sono tante le persone che parlano dell’eccellenza del Cotugno, della professionalità del personale e del sacrificio che queste persone portano avanti con onore, se a raccontarlo però è una persona che ha parlato con questi medici, che ha guardato negli occhi questi medici e che ha trovato in loro una vera e propria salvezza, allora non possiamo far altro che portare avanti la testimonianza di una storia struggente e al tempo stesso estremamente toccante. Si parla spesso di malasanità, di storie maledette, di pazienti che vengono lasciati a loro stessi e dell’incompetenza del personale, ma non si parla mai di ciò che realmente questi professionisti fanno per dare anche solo un po’ di conforto ai malati. Muniti dalla testa ai piedi di tipo di dispositivo di protezione, a metà turno escono dal cosiddetto ‘percorso sporco’, tolgono tutte le attrezzature e le protezioni, fanno una doccia per poi subito rivestirsi con camici e tute pulite per iniziare il turno nel ‘percorso pulito’. Tante precauzioni, tanta stanchezza, lo stress è percepibile anche se solo dagli occhi, giornate infernali che durano ormai da otto mesi, eppure non si è mai sentita una singola lamentela. Anzi è attraverso uno sguardo, una parola di sostegno, un sorriso che non si vede attraverso la mascherina ma lo si percepisce dagli occhi luminosi, è attraverso i piccoli gesti quotidiani, le premure che medici e infermieri cercano di trasmettere a chi crede di non farcela, di non avere più speranze. -“Ogni giorno che passa è una vittoria”- è così che si esprime la paziente, una vittoria di squadra, l’ennesimo traguardo raggiunto mano nella mano con chi la assisteste da tempo. Perché si è soli ma in realtà nessuno lo è davvero, un pasto caldo portato col sorriso speranzoso di chi non si è ancora arreso, di chi sa che la situazione potrebbe degenerare da un momento all’altro ma che sa anche che bisogna avere fiducia nel prossimo, avere fede e credere in qualcosa di più grande. Il rosario recitato in collegamento tutti insieme, preghiere per i medici che salvano, che piangono, che provano, che si ammalano e che spesso non ce la fanno. -“Stamattina ho chiesto l’età alla ragazza che mi fa i prelievi, quasi 27 mi ha detto, una bambina, una figlia mia”-. Aspettare che la carica virale si abbassi non è semplice, ci vuole tempo e spesso chi si ritrova in un letto d’ospedale supportato da ossigenazione o qualsiasi altro strumento tecnico non riesce ad avere la pazienza necessaria,proprio non la trova ed è per questo che i medici e gli infermieri sono considerati degli angeli, dei guerrieri. -“Mi fido dei medici, sono dei professionisti: scrupolosi, preoccupati ma anche molto incoraggianti”- persone come noi che spesso vengono contagiati, che stanno male esattamente come noi e che, quando tutto passa, non ci pensano un attimo a ritornare in corsia e darsi da fare ancora e ancora. La procedura per essere ricoverati è molto lunga, le file al pronto soccorso sono lunghissime -“io ho aspettato un giorno intero entrando solo la sera ma i sanitari ci assistevano all’esterno in continuazione, misuravano temperatura e saturazione, andavano avanti e indietro per non tralasciare niente e nessuno. Non ci hanno mai abbandonati.”- Una testimonianza toccante, che non può non far riflettere. Sentiamo lamentele da parte dei cittadini per la lentezza dei sanitari, dei medici, degli infermieri e di tutti coloro che stanno affrontando questa situazione in prima linea trovandosi faccia a faccia con il virus e con le tragiche cause che spesso quest’ultimo porta. Per una volta, però, si potrebbe dire grazie o, se proprio non si ha una parola positiva, semplicemente non dire nulla, restare in silenzio oppure addirittura  si potrebbe sorridere perché spesso le parole non possono nulla ma un sorriso può arrivare dove tutto il resto non riesce. (Fonte foto: rete internet)    

Coronavirus, Di Maio: “Pronti a inviare aiuti in Campania, De Luca li accetti con umiltà”

 Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha replicato agli attacchi del presidente della Campania Vincenzo De Luca in un post su Facebook nel quale ha commentato la situazione della Regione. “Finalmente – ha scritto l’ex capo politico del M5S – come Governo nazionale abbiamo dichiarato la zona rossa in Campania, mettendo al primo posto la salute dei cittadini. Pensate che proprio ieri, in conferenza Stato-Regioni, il presidente De Luca aveva improvvisato una sceneggiata napoletana rifiutando ogni tipo di aiuto del Governo centrale: dai militari al supporto di medici e ospedali fino alla protezione civile. Evidentemente per lui in Campania va tutto bene e non c’è alcun bisogno di aiuto. In Campania invece c’è chi muore da solo accasciato nei bagni degli ospedali o chi viene persino curato in auto”. “Non so – ha aggiunto – se il presidente De Luca stia nascondendo qualcosa, ma di certo non serviva attendere i dati per dichiarare la massima allerta in Campania, viste le scene di questi giorni nei pronto soccorso. Il problema è che a pagare i suoi errori non è lui in persona, ma sono i campani: la mia terra e la mia gente. Questo il Governo non può permetterlo. Pertanto stiamo per inviare aiuti alla Regione Campania e mi auguro che il presidente De Luca, con un pizzico di umiltà che non fa mai male, sia in grado di accettarli, anteponendo gli interessi della collettività al suo personale egoismo. Le tende sanitarie dell’esercito sono collocate davanti agli ospedali, in tante regioni d’Italia, non si capisce perché in Campania non possano esserci”. “Una cosa è certa: spettano sicuramente a De Luca le responsabilità di aver malgovernato la sanità campana negli ultimi anni”, ha concluso Di Maio.

Nola, emergenza Covid e non solo: le associazioni scrivono una lettera aperta al sindaco Minieri

Riceviamo da CIVITAS Cittadinanza Attiva Nola e pubblichiamo. Le nostre Associazioni che hanno come obiettivo il benessere e la crescita civica della nostra Città e della sua popolazione si rivolgono fiduciose a lei che è il primo Cittadino eletto alle ultime elezioni amministrative in qualità di rappresentante di tutti i Cittadini di Nola. L’elevato consenso che l’ha voluto alla più alta responsabilità cittadina, che noi abbiamo in somma considerazione e rispettiamo, ci fece sperare in un cambio di passo per voltare pagina nel metodo di guidare il consesso comunale per recuperare a Nola un livello di democrazia più accettabile. Quando lei è stato eletto non era prevedibile uno scenario pandemico quale quello che viviamo, che disorienta tutti e ci impaurisce. Ci troviamo a navigare in acque perigliose nella stessa barca, chi con problemi economici, chi con problemi di futuro, chi con problemi di salute, e avvertiamo di poterci salvare solo se restiamo tutti uniti. Noi sottoscrittori di questa lettera aperta, in rappresentanza dei nostri soci e simpatizzanti, le siamo vicini e le offriamo collaborazione disinteressata indipendentemente dalla visione politica e/o partitica che ciascuno di noi singolarmente può avere. La scongiuriamo di darci ascolto e di non delegare ad altri le valutazioni che seguiranno. 1) EMERGENZA SANITARIA: Nola, diversamente da marzo scorso, sta vivendo una drammaticità che nella prima ondata ci è stata risparmiata. Abbiamo ora numeri alti di contagio e cresce la mortalità anche fra i più giovani. L’ospedale di Nola nonostante gli appelli dei cittadini e le raccolte di firme, sta diventando silenziosamente ospedale covid. L’organizzazione dei tamponi con modalità drive-in che lei ha consentito di istituire funziona abbastanza bene per ora, ma non basta! Il pronto soccorso dell’ospedale viene spesso chiuso e circa cinquecentomila utenti si trovano in stato di potenziale disorientamento e smarrimento senza alternative di riferimento. I malati covid dimessi perché con doppio tampone negativi molte volte non hanno possibilità di tornare in famiglia per le cure successive ed i medici di base fanno quello che possono, quando possono, in assenza di una vera e propria organizzazione di buon livello. Non pensa che si debba coinvolgere tutte le forze disponibili, compreso l’Esercito, utilizzando ed adottando strutture abbandonate o chiedendo strutture mobili attrezzate? Crediamo che coinvolgendo l’associazionismo locale le sue proposte troveranno corrispondenza e sostegno operativo. 2) EMERGENZA SOCIALE: La pandemia acuisce una emergenza già grave per la crisi economica che a Nola ha visto la caduta verticale delle attività commerciali, la chiusura indiscriminata di piccole Aziende, il depauperamento di attività professionali in affanno già da tempo. Rispetto a questa emergenza l’Ente locale deve dare risposte concrete soprattutto verso quelle che vengono definite “le nuove povertà”. Non possono bastare le Caritas parrocchiali o la Locanda S. Vincenzo, né si può consentire il ripetersi della proliferazione di iniziative singole spesso concorrenziali e talora spettacolari. Si è dimesso l’Assessore ai servizi sociali ed è un fatto grave. In un momento come l’attuale le dimissioni rappresentano un vulnus inaccettabile, salvo l’immediata sostituzione per non rimarcare vuoti operativi. Sappiamo anche che, stando alle cronache, lei ha bacchettato il personale del Settore. E’ tra i suoi diritti-doveri. E’ necessaria però a nostro avviso creare una maggiore coesione sociale, produttiva di effetti benefici. Serve un piano d’azione ed impegno ad attirare tutte le risorse ed i benefici economici ottenibili in questa fase, battendosi tra l’altro insieme agli altri Sindaci del territorio per impedire momentaneamente i distacchi dell’acqua dalle abitazioni almeno fino alla fine della pandemia. La Struttura comunale deve funzionare come unica centrale operativa assistenziale. Essa deve saper accompagnare e sostenere anche il disagio di chi è entrato solo ora in difficoltà e non sa come orientarsi, frenato da un naturale comprensibile pudore. Per questi serve una urgente azione di sensibilizzazione nella quale l’associazionismo della Città può essere collaborativo ed efficace. Proponga subito un tavolo operativo per mettere insieme Protezione Civile, Associazioni e singoli professionisti del settore (Psicologi, pensionati delle FF.AA. e delle Forze dell’ordine, ex Funzionari del comune etc,). Insieme si può elaborare un piano operativo a supporto dei Servizi sociali comunali per affrontare l’inverno incipiente. NOI CI SIAMO! 3) EMERGENZA AMBIENTALE: L’emergenza determinata dalla pandemia non può mettere in secondo piano quella ambientale. Ormai sono permanenti gli sforamenti del PM10 segnalati dalle centraline ARPAC, L’aria di Nola e del nolano è sempre più fuorilegge, anche in presenza di limitazioni imposte dalla pandemia. Non si può aspettare la fine del contagio per affrontare il problema ambientale. Ci aspettiamo da lei Sindaco una presa di coscienza netta e avversativa, senza “se” e senza “ma”, rispetto ad un nemico della salute pubblica egualmente nocivo e portatore di lutti come il covid. Di più notiamo un allentamento nella igiene pubblica, come se la cittadinanza, fosse giunta, senza dichiararlo, alla conclusione che siccome c’è la pandemia l’igiene è in secondo piano. Non è così, anzi l’igiene è uno dei parametri di sbarramento del contagio. Spetta a lei richiamare tutti al rispetto delle norme, così come emerge la necessità di rafforzare i controlli sulla raccolta dei rifiuti, il diserbaggio e la pulizia e disinfezione delle strade e delle piazze, la cura e tutela del verde pubblico anche con diffuse piantumazioni arboree. In questo lei, che si impegnò a varare già prima della pandemia la “consulta per l’ambiente”, può chiedere il coinvolgimento delle Associazioni ambientaliste e dei Circoli rionali, perché facciano da tramite fra l’Ente locale e la Cittadinanza, collaborando con gli assessori preposti e con gli Uffici di pertinenza. NOI CI SIAMO! 4) EMERGENZA OCCUPAZIONALE: Non è l’ultima delle emergenze e lei Sindaco, non ha una potestà diretta per attutirla e/o risolverla. Ha però la possibilità di creare le condizioni per l’occupazione. Vi sono cantieri e progetti che la precedente Amministrazione aveva avviati senza però dare o poter dare inizio alle attività ed ai lavori. Alcuni cantieri sono fermi per motivi tecnici superabili (completamento sistema fognario delle Frazioni di Piazzolla e Polvica): occorre qui un po’ di coraggio con tutte le precauzioni e garanzie del caso. Altri cantieri non si avviano per motivi giudiziari, altri ancora per non meglio identificati ostacoli burocratici. Anche qui la tendenza potrebbe essere quella del rinvio al dopo pandemia. Sarebbe un errore gravissimo che lei Sindaco ed Imprenditore non può permettersi perché devastante. Siamo consapevoli che il dissesto finanziario che ha ereditato non le consente grandi spazi di operatività, ma siamo egualmente fiduciosi nelle sue capacità con possibilità di incidere anche sul commercio locale, creando meccanismi di inversione di tendenza soprattutto per il recupero del Centro storico. Ella deve adoperarsi perché l’Università Parthenope reindirizzi il suo progetto di allocazione a Nola verso il Centro storico. Anche per questo le Associazioni del territorio offrono tutta la propria esperienza, di concerto con i responsabili delle Associazioni dei commercianti, con la Direzione del Comparto C.I.S., Interporto, Vulcano Buono. Ella deve dare una svolta con un piano puntuale. NOI CI SIAMO! 5) EMERGENZA SICUREZZA: Il Sindaco è il massimo responsabile in materia di sicurezza. Oggi assistiamo ad una recrudescenza della criminalità nell’ambito cittadino soprattutto per furti perpetrati in pieno giorno ed in presenza degli occupanti le abitazioni. Non si si può certo aspettare che i Cittadini si organizzino in un’attività di autotutela, pericolosa soprattutto per la tenuta democratica. Nola è sede di più sigle di organi di Polizia; eppure, non si percepisce una presenza effettiva e rassicurante delle forze dell’ordine e dei VV.UU. La Polizia municipale è carente e poco operativa; ci dicono per carenze di organico. E’ una storia antica alla quale lei Sindaco deve tentare di porre rimedio anche ipotizzando accordi intercomunali. Noi siamo convinti assertori di attività preventive che producano educazione civica, non solo di azioni repressive, sicuramente non con multe moltiplicate incoerentemente per mezzo di telecamere che inaspriscono i rapporti con le persone. Lei Sindaco ha il dovere di riorganizzare il servizio di Polizia municipale, di battersi più incisivamente perché ritorni a Nola l’Arma dei Carabinieri e stimolare una più incisiva azione di indagine e di prevenzione dell’Arma stessa, della polizia di Stato, della Guardia di Finanza, finalizzato ad un migliore controllo della Città ed una maggior sicurezza percepita dei cittadini. Caro Sindaco, queste emergenze sono a nostro avviso le più impellenti. Ve ne sono anche altre che però vanno proiettate a medio e lungo termine e qui le omettiamo. Il nostro vuol essere uno stimolo per lei e per tutta l’Amministrazione perché c’è silenzio e notiamo al di là di qualche ordinanza una certa assenza che non ci piace perché  deleteria per il futuro della Città. Certe situazioni di stallo non fanno crescere. Un solo esempio la Festa dei Gigli, volano che attiva risorse anche economiche per Nola. Ebbene nell’anno in corso abbiamo dovuto “saltare” la Festa con la speranza di poterla rivedere il prossimo anno. In questa “vacatio” sarebbe stata auspicabile, a seguito della bella iniziativa organizzata della “Contea nolana” con la presentazione del libro del suo presidente, una fervorosa attività di riflessione per innovare tanti meccanismi tribali indegni del marchio UNESCO. Cosa fa la Fondazione Festa? Parimenti dicasi della Fondazione “G. Bruno”, immobile e silente. Intanto proponiamo per il S. Natale di allestire con il contributo delle Associazioni e delle fototeche nolane una mostra fotografica retrospettiva diffusa nei negozi per recuperare il senso ed il messaggio cristiano di questa festa, che dava tono ad una parte importante dell’anno. Ripartiamo dal “come eravamo” per tentare di ricucire lo strappo determinato da uno sviluppo distorto. Sindaco lei non ha un compito facile e ne siamo ben consapevoli. La nostra lettera aperta vuole essere una amichevole provocazione unita ad una dichiarazione di disponibilità a collaborare senza secondi fini e speculazioni. Le rinnoviamo ancora una volta la richiesta di dare corso alle consulte civiche tematiche su alcuni temi attualissimi: servizi sociali, ambiente, urbanistica e decoro urbano, cultura e sport. Se insieme, lei innanzi a tutti, porremo argine a questa emergenza potremo sperare in una rinascita reale della nostra Città. Associazione “AMICI DEL MARCIAPIEDE”, Associazione Nolana “G. BRUNO”, ASSOFELIX, CAMPO DE’ FIORI, CIVITAS Cittadinanza attiva, COMITATO PER LA DIFESA DELL’ACQUA PUBBLICA, CONTEA NOLANA, EXTRA MOENIA, I.S.D.E. Medici per l’Ambiente Sez. Nola, MERIDIES.

Emergenza Covid, la denuncia del consigliere Borrelli: “Chiesti soldi per portare disabile in ospedale”

“A Napoli, ai Quartieri Spagnoli, come mostrano le immagini video pubblicate sulla pagina Facebook “Quartieri Spagnoli”, gli operatori di un’autoambulanza avrebbero chiesto 500 euro per il trasporto di un ragazzo disabile dall’ospedale Cardarelli al proprio domicilio”. È quanto sostiene in una nota il consigliere regionale di Europa Verde Francesco Emilio Borrelli.

“C’è in atto una speculazione indegna sulla pelle dei malati e dei familiari approfittando dell’emergenza Covid. Sono arrivati a chiedere anche 1000 euro per un trasporto. Abbiamo denunciato negli anni i rapporti tra alcuni clan e alcune ditte che gestiscono le autoambulanze private. In particolare abbiamo ricevuto informazioni sull’azienda di trasporto sanitario privato coinvolta nell’accadimento. Si tratterebbe di una ditta che in pratica deterrebbe quasi il monopolio sul trasporto in ambulanza negli ospedali napoletani. Stiamo preparando un dossier contro le speculazioni in atto e gli arricchimenti illeciti”, spiega.

“Stiamo verificando la vicenda ma certo non ci stupisce, in realtà questo è un sistema che va avanti da sempre, ora con l’emergenza si è solo amplificato con i prezzi super maggiorati. Da anni denunciamo inascoltati questo business con soggetti dentro gli ospedali che si procurano clienti e che spesso trasportano in modo illegale anche persone decedute che invece dovrebbero restare negli obitori”, aggiunge Salvatore Iodice, consigliere di Europa Verde della Municipalità II. (Foto ANSA Campania)

Zona rossa in Campania, prime reazioni politiche di PD e M5S alla notizia che sta per essere ufficializzata

Si sono già espressi sia la vicepresidente del consiglio regionale della Campania, Valeria Ciarambino, che il segretario metropolitano del Partito Democratico, Marco Sarracino. A breve il ministro della Salute, Roberto Speranza, firmerà un’ordinanza che entrerà in vigore a partire da domenica e istituirà la zona rossa in Regione Campania. “Con la decisione del Governo di inserire la Campania tra le regioni in zona rossa, possiamo finalmente contribuire a dare ossigeno ai nostri ospedali e tregua a chi lavora ogni giorno per salvare le nostre vite in un sistema sanitario regionale da tempo allo stremo. Sono orgogliosa di aver condotto in prima persona una battaglia insieme ai parlamentari e ministri del mio territorio, nessuno dei quali si è risparmiato un solo istante, accogliendo il grido disperato di operatori sanitari e cittadini e portando a casa un risultato teso esclusivamente a tutelare il sacrosanto diritto alla salute e alla vita dei cittadini della Campania. Ho trascorso ogni istante delle ultime giornate in contatto con i membri del nostro Governo, per farmi portavoce di una situazione drammatica che nessun numero o algoritmo avrebbe mai potuto raccontare”. È quanto dichiara Valeria Ciarambino del MoVimento 5 Stelle. “Non mi soffermo a commentare chi, in un momento così drammatico per la mia regione, osa addirittura invocare una crisi di Governo, che avrebbe effetti devastanti in uno scenario che richiede assoluta compattezza e collaborazione a ogni livello istituzionale. In queste ore – rivela Ciarambino – mi stanno scrivendo in tanti per ringraziarci per aver reso possibile questo risultato, che servirà certamente a salvare vite umane. Ora però non dobbiamo fermarci. Il Governo e tutti noi esponenti delle istituzioni abbiamo il dovere e l’opportunità di utilizzare questo tempo per intervenire potenziando, con ogni risorsa possibile, l’intero sistema sanitario regionale, a partire dalla creazione di una rete di assistenza territoriale, completamente assente nella mia regione. La mia prossima richiesta al Governo sarà di intervenire fortemente sulla sanità campana, la cui gestione degli ultimi anni ci ha portato a una situazione disastrosa, supportando la mia gente anche sotto il profilo socioeconomico. Ora – conclude la vicepresidente del Consiglio regionale – è il momento di dimostrare che siamo donne e uomini di Stato al servizio dei cittadini e a tutela dei loro diritti”. Questa, invece, la dichiarazione del PD Sarracino: “I ritardi nell’affrontare l’emergenza sono certi e collegiali. La situazione però non è mai stata così drammatica. Era dunque chiaro che si andasse verso una ulteriore stretta la cui efficacia andrà verificata nei prossimi giorni. Bene quindi far diventare la Campania “zona rossa”. Al netto degli errori compiuti che sono sempre possibili, questo Governo è stato un elemento di garanzia durante i mesi più duri che l’Italia ha mai vissuto dal dopoguerra ad oggi. I limiti ci sono e vanno corretti. Ora occorre garantire il sostegno alle fasce più deboli e nei confronti di chi rischia di essere colpito dall’emergenza sociale così come vanno raccolte tutte le preoccupazioni delle istituzioni”.

Zona rossa Campania, Confesercenti: “Decisione tardiva, subito i ristori o sarà un disastro”

Riceviamo e pubblichiamo. Vincenzo Schiavo, presidente Confesercenti Campania, commenta in questo modo l’ufficioso passaggio della Campania a “zona rossa”. «La decisione è tardiva. Da ottobre chiediamo al Governo di poter salvare il Natale e solo ora alle 17.30 di venerdì, abbiamo contezza che dal 15 novembre la nostra regione sarà in lockdown.  Non so se basteranno 15 giorni per salvare il Natale e per svuotare gli ospedali e abbassare la curva dei contagi. Me lo auguro fortemente, per la salute di tutti noi e per garantire anche gli altri servizi sanitari, ma temo che non basteranno così pochi giorni per risolvere il problema. Per questo motivo Confesercenti Campania esprime grande rammarico perché le Istituzioni potevano (e dovevano) muovere prima, con l’obiettivo di evitare il propagarsi del contagio e, dal nostro punto di vista, con il fine economico di salvare il Natale. Lo Stato ci sta lanciando solo una scialuppa di salvataggio in un momento in cui le imprese stanno già boccheggiando. Invece si doveva decidere prima nella prospettiva di salvare il momento più importante dell’anno. Questa tardiva decisione impedirà a tante attività della nostra regione di incassare i vitali introiti natalizi, che rappresentano dal 30% al 48% del loro fatturato globale. Se così fosse la nostra sarà regione sempre più povera, tenendo conto che gli imprenditori hanno già perso 40 miliardi di fatturato nel 2020». Schiavo si sofferma anche sulle aspettative e sulle richieste di Confesercenti. «Lo Stato deve dare risposte immediate, sospendendo ogni tipo di pagamento pubblico e privato (tasse, fitti e scadenze), garantendo ristori immediati alle imprese e velocità nell’erogare gli ammortizzatori sociali per i lavoratori, progettando in modo certo i tempi. Bisogna altresì anche sospendere i procedimento giudiziari nei confronti delle attività commerciali, insolventi nei confronti dei fornitori non per volontà ma per mancanza di liquidità. Nel medio e lungo termine è necessario invece che le imprese conoscano esattamente i tempi di riapertura: quando, in che modo e con quali agevolazioni (necessarie) si riaprirà, per programmare la loro attività. I nostri esercenti hanno bisogno di un anno fiscale “bianco” per rialzarsi e non fallire, per garantire il lavoro e gli stipendi. Sarebbe impossibile tornare a correre all’improvviso e da terra senza aiuti e progettualità».