di Amato Lamberti
La provincia di Napoli detiene, in Italia, il record di Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose. Siccome i giornali quotidiani non sentono mai il dovere di pubblicare i decreti, del Presidente della Repubblica, di scioglimento dei Comuni della nostra provincia, ma spesso danno molto più spazio alle rimostranze degli amministratori e dei Sindaci mandati a casa con una accusa gravissima, ho pensato utile pubblicare, in sintesi, questi decreti, un Comune alla volta, anche per invitare i cittadini a riflettere prima di tornare a dare il consenso agli amministratori che, con una faccia di corno, non solo non abbandonano la politica, ma spesso puntano a cariche più elevate.
Così, almeno, i cittadini elettori non potranno dire che non sapevano. Cominciamo da Pompei, perchè sembra quasi incredibile che la città degli Scavi più famosi e visitati del mondo e della Basilica più visitata dai fedeli di tutto il mondo, in Italia, sia così pesantemente condizionata dalla camorra.
Comune di Pompei. 11 settembre 2001. “Il consiglio comunale di Pompei è sciolto per la durata di diciotto mesi. Il consiglio comunale di Pompei (Napoli), rinnovato nelle consultazioni amministrative del 13 giugno 1999 (Sindaco Zito Giovanni Battista, maggioranza di centro-sinistra), presenta forme di condizionamento da parte della criminalità organizzata che compromettono la libera determinazione e l”imparzialità degli organo elettivi, il buon andamento dell”amministrazione ed il funzionamento dei servizi, con grave pregiudizio per lo stato dell”ordine e della sicurezza pubblica:
Gli accertamenti svolti tanto dalle competenti autorità investigative quanto dalla commissione d”accesso, nel rilevare la sussistenza di forme di condizionamento della criminalità organizzata nell”azione amministrativa dell”ente locale, hanno posto in risalto come, nel tempo, l”uso distorto della cosa pubblica si sia concretizzato nel favorire soggetti collegati direttamente o indirettamente con gli ambienti della cosca locale (Cesarano Vincenzo e Ferdinando). Una fitta ed intricata rete di parentele, affinità , amicizie e frequentazioni, è il tramite che lega taluni amministratori e dipendenti comunali ad esponenti vicini all”organizzazione criminale locale, i quali, in tal modo, riescono ad ingerirsi negli affari dell”ente, strumentalizzandone le scelte e sottomettendole ai propri interessi:
L”esistenza di un centro di potere esterno che condiziona l”operato degli amministratori appare suffragata dalla circostanza, rilevata nel corso delle indagini, che personaggi risultati affiliati alla cosca locale, pur non rivestendo alcuna carica pubblica, fossero presenti notoriamente ed assiduamente all”interno dell”ente. L”anello di congiunzione tra il predetto sodalizio criminale e l”amministrazione comunale è stato, in particolare individuato nella figura di un affiliato della cosca locale (D”Apice Luigi, soprannominato Gigino “o Ministro) assiduo frequentatore di esponenti della maggioranza, funzionari del comune e di appartenenti al comando della polizia municipale, e legato da stretta amicizia con il presidente del consiglio comunale (La Marca Giuseppe).
Quest”ultimo amministratore, raggiunto nel corso dell”anno, insieme al citato esponente, da ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione a delinquere di stampo mafioso, ha fatto parte anche delle precedenti amministrazioni rivestendo incarichi di governo soprattutto nei settori dell”urbanistica e dei lavori pubblici. Alcuni componenti dell”organo esecutivo risultano attualmente indagati per delitti contro la pubblica amministrazione (Donnarumma Giovanni,Assessore Urbanistica; Coppola Alfredo, Assessore al Commercio; Cirillo Carmine, Vicesindaco e Assessore alla P.M.). Degli appartenenti al comando di polizia municipale hanno rapporti di parentela con esponenti di spicco della cosca locale.
Uno di essi (Bocca Francesco) è stato riassegnato al comando dopo la sospensione dal servizio a seguito di arresto per il delitto di peculato, beneficiando anche illegittimamente di indennità accessorie, ed è attualmente indagato in quattro procedimenti penali per i reati di falsità ideologica, appropriazione indebita, usura, truffa e associazione a delinquere:i settori in cui emerge segnatamente l”utilizzo della pubblica amministrazione per personali tornaconti affaristici sono quelli dell”edilizia e degli appalti pubblici. I condizionamenti operati dalla criminalità organizzata nel settore edilizio:emergono, in particolare, dall”accertata costante violazione delle norme del regolamento edilizio, all”inesistente attività di controllo urbanistico.
Sintomatica della sussistenza di condizionanti collegamenti risulta la vicenda dell”approvazione del piano di sviluppo commerciale:.Sono infatti emerse coincidenze temporali tra le fasi di definizione e di approvazione del piano presso le competenti commissioni comunali e le trattative condotte da persone legate alla locale organizzazione criminale per l”acquisto di terreni situati nelle aree interessate dal piano, conclusesi, poi, con la cessione dei suoli. L”assoggettamento dell”ente alle scelte della locale organizzazione criminale è emerso anche nel settore degli appalti pubblici.”
Il decreto di scioglimento elenca molte altre situazioni di collegamento e collusioni con il clan criminale dei Cesarano, che appare il dominus dell”amministrazione, in quanto capace di determinarne tutti gli atti economicamente significativi.
In queste condizioni, parlare di sviluppo, di tutela del territorio, di difesa dei diritti dei cittadini, appare solo un esercizio retorico. Una città con le potenzialità economiche, culturali e turistiche, come Pompei, non decolla da nessun punto di vista perchè è governata non dallo Stato ma dalla camorra.
