I nostri territori sono diventati brutti e invivibili a causa del micidiale connubio camorra-politica e del controllo pressochè totale che la criminalità esercita sul mercato dell”edilizia.
di Amato Lamberti
Il controllo che la camorra esercita sull”intero mercato dell”edilizia produce effetti disastrosi anche a livello di urbanistica e, più in generale, sull”uso e sul consumo del territorio. Alcuni esempi possono servire a far comprendere meglio il ruolo della camorra nella realizzazione di politiche del territorio finalizzate alla speculazione più selvaggia, ignorando ogni vincolo, compreso quello dell”autorizzazione a costruire. L”esempio forse più vistoso è quello delle lottizzazioni costiere per la realizzazione di case e villini per le vacanze che hanno interessato, a cominciare dalla fine degli anni “70 e che continuano impunite ancora oggi: il litorale domizio, da Castelvolturno fino a Mondragone; tutte le zone costiere del Cilento; le coste calabresi.
In queste aree sono stati costruiti più di centomila complessi abitativi, anche plurifamiliari, generalmente senza licenze edilizie, mancando il sostegno di piani regolatori, o con licenze edilizie irregolari, in presenza di normative paesaggistiche che vietavano costruzioni sull”arenile o immediatamente a ridosso. I clan camorristi, del napoletano e del casertano, hanno comprato i terreni a destinazione agricola a basso prezzo, costringendo spesso i piccoli proprietari a vendere, anche con forti intimidazioni. Hanno, poi, venduto i terreni come edificabili ad imprenditori spesso molto contigui agli stessi clan, i quali, hanno cominciato a costruire, senza autorizzazioni o in attesa di autorizzazioni, con la protezione “attiva” degli stessi clan criminali che, dietro pagamento di forti tangenti, assicuravano il rifornimento dei materiali, la realizzazione delle opere necessarie di sbancamento e trasporto terra, il silenzio-assenso di amministratori, vigili urbani, forze dell”ordine.
Molti imprenditori erano essi stessi camorristi ma dovevano comunque pagare la protezione attiva dei clan criminali. In pratica, la camorra ha ideato la speculazione e ne ha protetto la realizzazione attraverso il controllo, con un mix di corruzione e intimidazione, delle pubbliche amministrazioni e delle forze di controllo sociale. Un altro esempio significativo è quello di Marano, un Comune, oggi di 40.000 abitanti, dell”area Nord di Napoli, letteralmente governato fino a metà degli anni “80 dal clan dei Nuvoletta.
Questo clan, sul suo territorio, aveva realizzato un vero e proprio monopolio del comparto edilizio, dalle costruzioni al movimento terra, alla fornitura di calcestruzzo, di laterizi, di infissi, di igienici e sanitari, di vernici, fino all”impianto di citofoni, con imprese perfettamente in regola con la certificazione antimafia, grazie alla disponibilità di commercialisti, “al di sopra di ogni sospetto”, ad assumere le funzioni di amministratore delegato delle stesse imprese. Con questo sistema, grazie anche al controllo totale della amministrazione comunale e degli apparati locali di controllo dello Stato, i Nuvoletta hanno realizzato, dal 1975 al 1983, decine di parchi abitativi, dal nome gentile di “Città giardino”, “Parco delle rose”, “Parco delle viole”, con migliaia di abitazioni, su terreni vincolati a forte rischio idrogeologico.
La città di Marano è passata, in venti anni, da 20.000 a 40.000 abitanti, senza un piano regolatore e senza sistema fognario. Anche in questo caso il livello “militare” del clan protegge i livelli imprenditoriali riconducibili al clan ma che vedono anche la partecipazione di soggetti imprenditoriali, commerciali, finanziari, in qualche modo direttamente collegati. Altri esempi clamorosi sono quelli di Portici, Ercolano, S.Giorgio a Cremano, dove un incremento edilizio scriteriato e senza regole ha dato vita a conurbazioni invivibili, con una densità di abitanti superiore a 10.000 abitanti per chilometro quadrato, ingestibili anche solo dal punto di vista del traffico e dei parcheggi.
A Portici i grandi costruttori, con tanto di licenze edilizie, pur in assenza del piano regolatore sono stati i Vollaro, con imprese proprie o in associazione con grandi costruttori come i fratelli Sorrentino, che si occupavano anche dei rapporti con gli amministratori locali e con i politici eletti, con il loro sostegno, nell”area. Senza dimenticare Casalnuovo di Napoli, di cui abbiamo già parlato, ma che resta emblematica dei risultati che l”intreccio politica, impresa e camorra può produrre sul territorio. Nel 1975, quando Casalnuovo contava 16.000 abitanti, il Consiglio comunale approva un regolamento edilizio con una previsione di crescita fino a 75.000 abitanti. In pratica si rende edificabile tutto il territorio, in deroga ad ogni normativa e ad ogni razionalità. Sindaco e consiglieri erano tutti costruttori, molti notoriamente legati al clan Fabbrocino, egemone nell”area.
Oggi, dopo più di venti anni, dal 1985, di speculazione selvaggia ed abusiva, la popolazione ha superato i 60.000 abitanti. Si è costruito in deroga ad ogni normativa. Una intera città, se così si può chiamare un coacervo di palazzi accatastati, si è realizzata senza autorizzazioni e senza controlli, sotto l”ombrello protettivo di una camorra capace di controllare completamente l”Amministrazione comunale e gli apparati di vigilanza dello Stato, ma anche livelli politici di rilievo regionale e nazionale.
(Foto di Luigi Caterino)





