Somma Vesuviana. Puc: Il sindaco Piccolo invita i cittadini a condividere idee e progetti

L’ invito è rivolto alla cittadinanza, alle associazioni, alle categorie professionali. Il sindaco: ”tutti i suggerimenti, opportunamente valutati, saranno discussi in un successivo pubblico dibattito”.    “È intenzione dell’amministrazione comunale dotare il Comune di un nuovo Piano Urbanistico Comunale (PUC). Tutti i suggerimenti, opportunamente valutati, saranno discussi in un successivo pubblico dibattito”. Lo annuncia il sindaco di Somma Vesuviana, Pasquale Piccolo, alla cittadinanza, alle associazioni, alle categorie professionali. Intanto, l’amministrazione comunale, al fine di reperire aree accessibili ed adeguatamente attrezzate per fini produttivi a vantaggio degli artigiani e dei piccoli imprenditori, ha approvato una variante normativa al PRG. Tale variante concede la possibilità di attuare le previsioni del PRG nelle zone D2 con Piani Urbanistici Attuativi (PUA) ad iniziativa comunale o di società di trasformazione urbana, o ancora con iniziativa dei proprietari privati degli immobili che raggiungono la quota minima prevista per legge. Favorisce, inoltre, l’attuazione delle zone D2 anche a forme di partenariato pubblico, pubblico/privato, confermando, tra le zone D2 del PRG, l’area omogenea posta ai confini col Comune di Castello di Cisterna nota come Via Pizzone Cassante, quale idonea all’attuazione di un Piano PIP pubblico. I cittadini che intendono condividere idee e progetti potranno inviarli, entro 30 giorni, alle seguenti caselle di posta elettronica: puc@sommavesuviana.info; sindaco@sommavesuviana.info; clelia.davino@sommavesuviana.info, oppure all’Ufficio Protocollo del Comune di Somma Vesuviana all’attenzione del sindaco e dell’assessore all’Urbanistica Clelia D’Avino.

Napoli ’44: mentre il boss Vito Genovese sceglie i sindaci dei Comuni napoletani….

Norman Lewis descrive una città in cui il mondo si rovescia con grande naturalezza e la camorra tenta di stabilire di cosa deve interessarsi la polizia. Nel libro recente di Isaia Sales la camorra è vista non come l’anti –Stato, ma come un’istituzione.   E all’improvviso escono due libri seri sulla storia della camorra, “La mala setta” di Francesco Benigno e “Storia dell’Italia mafiosa” di Isaia Sales. Libri seri, in tutti i sensi: non dipingono “cartoline” e luoghi comuni, non ci raccontano, per la milionesima volta, che Garibaldi entrò in Napoli scarrozzando camorristi e “maeste” di varia taglia, e non coinvolgono nelle vicende del figlio il padre di Raffaele Cutolo, di cui perfino Francesco Barbagallo, che pure è storico scrupoloso e profondo della camorra, scrive che era “ricco contadino e prestatore di danaro” e che fu lui, e non il figlio Don Raffaele, ad acquistare “il castello mediceo”. Il che non è. Ma Francesco Barbagallo ha pubblicato, nel novembre scorso, “Napoli, Belle Epoque”, prezioso affresco di un momento storico in cui Napoli appare ancora una capitale, e la camorra, liberatasi grazie al processo Cuocolo di schemi e modelli malavitosi ormai logori, si adegua velocemente ai ritmi della modernità. Il libro di Isaia Sales è destinato a segnare una svolta nella storiografia della camorra,  perché non si limita a demolire il luogo comune che descrive le “mafie” come l’ “anti-Stato”, ma sostiene, al contrario, che esse sono una struttura del sistema statale, sono una istituzione. Sembra un giochetto verbale, ed è invece un radicale rovesciamento di prospettiva, che mette a posto tutti i fili della trama e consente finalmente di leggere la storia della camorra come un ordinato dipanarsi di eventi, che esclude interruzioni e salti. Dell’istituzione camorra si servirono i Borbone, Garibaldi, i Savoia, i liberali, si servì il fascismo napoletano, e si servirono, tra il 1943 e il 1944, gli Alleati. Decido di scrivere un primo articolo sul libro di Sales, e vado a controllare il testo del passo in cui Norman Lewis parla di Vito Genovese, il boss della mafia americana, nato a Risigliano di Tufino, emigrato negli Stati Uniti, “allievo” di Lucky Luciano, ritornato precipitosamente in Italia dopo aver ucciso il compaesano e collega Ferdinando Boccia, e in Italia diventato amico di fascisti che contavano. Crollato il fascismo, Vito Genovese venne “arruolato” dagli Americani come interprete personale di Charles Poletti, responsabile degli “Affari civili” presso la V e la VII Armata. Norman Lewis è l’autore di “Napoli ‘44”, un capolavoro: Napoli vi è descritta con il “sentimento” del viaggiatore inglese dell’Ottocento, e con la “prudenza” dell’ufficiale del servizio di sicurezza aggregato alla Quinta Armata, che non ha una grande opinione degli alleati americani e che ha il compito di cercare, tra i napoletani, dei “contatti”, degli “informatori” attendibili. Il 5 gennaio del ’44 a Norman viene affidato l’incarico di controllare alcuni Comuni a nord di Napoli, Casoria, Afragola, Aversa, Acerra, “tutti all’interno della famigerata zona di camorra”. “I nuovi sindaci”, insediati dagli Alleati al posto dei podestà fascisti, “si dice che siano in gran parte uomini della camorra. Tutti sanno che sono stati nominati con i buoni uffici di Vito Genovese, il gangster americano”, la cui posizione di potere in seno al governo militare “è pressoché inattaccabile”. E ora dovrei dedicare l’articolo a questo “interprete” che dalla sua posizione di potere controlla e protegge la macchina del contrabbando, ma il libro di Lewis, ancora una volta, mi distrae. Ancora una volta vado a leggere le pagine su Lattarulo, il primo “contatto”, l’avvocato affamato, che, quando Norman lo porta a prendere un marsala all’uovo nel Bar Vittoria, come vede il barista accingersi a rompere l’uovo nel bicchiere, lo blocca, sgomento, e chiede il permesso di portarsi l’uovo a casa. Lattarulo fa l’avvocato e, prima della caduta di Mussolini, per arrotondare lo stipendio, faceva, nei funerali, la parte dello “zio di Roma”. Uno “zio di Roma” onora il defunto e accresce il prestigio della famiglia, soprattutto se lo zio si presenta “davanti al basso, nel vicolo, su un’Alfa Romeo – con la targa Roma e una placca SPQR – dalla quale scende con il suo abito da mattino di buon taglio e con il nastrino di Commendatore del Regno sul risvolto della giacca.”. Il 12 febbraio del ’44 Lewis arresta a Pomigliano Cesare Rossi, il fidato collaboratore di Mussolini, che era stato travolto dalla vicenda del delitto Matteotti. “E’ uno degli uomini più dignitosi che abbia mai conosciuto” – scrive Lewis – e dalla “modestia dell’appartamento, e da un certo odore di rispettabile povertà” si capisce che egli, pur essendo stato tra i fondatori del Partito fascista, ne ha “ricavato pochissimo per sé”. A chi ama l’immagine di Napoli come “teatro” piace certamente quello che Lewis scrive il 25 ottobre del 1943: poiché i bombardamenti hanno distrutto case, corredi e guardaroba, i napoletani indossano “bizzarre combinazioni di indumenti”: ho visto “un uomo con addosso una vecchia giacca da sera, pantaloni alla zuava e scarpe militari… A Posillipo una signora ben vestita, con una piuma sul cappellino, si era accovacciata per mungere una capra. Più sotto, sulla riva del mare, due pescatori avevano legato insieme alcune porte recuperate dalle macerie, ci avevano ammucchiato sopra le loro cose e stavano per uscire a pesca”. Le autorità militari hanno ordinato che nessuna imbarcazione prenda il mare, ma il decreto non parla di “zattere”. Dunque, i due pescatori stanno in regola. “Tutti improvvisano e si adattano”. Non credo che ci sia improvvisazione, in quella zattera. Uno dei cardini della sapienza napoletana è che nessuna norma scritta può prevedere tutte le possibilità dell’essere: in fondo al corridoio non c’è mai un muro cieco, c’è sempre un varco, che aspetta di essere trovato e attraversato.  Scrive Lewis: “ I camorristi appartengono alla criminalità organizzata su vasta scala, e tollerano la polizia perché questa tiene al suo posto la piccola delinquenza.”. A Lewis ammiratore di Swift e di Wells non risultò difficile entrare nell’animo di una città in cui le scale dei valori si rovesciavano e il mondo si capovolgeva con tanta naturalezza: le ragioni della logica fecero sì che anche lui arrivasse a capire che la camorra era una istituzione. Lewis non si meravigliò quando gli dissero che il tesoro di San Gennaro da Roma era stato riportato  a Napoli, intatto, nonostante i briganti e i soldati sbandati che infestavano le strade, dal re di Poggioreale, don Giuseppe Navarra, guappo e contrabbandiere. (Fonte foto: Rete internet)

Ercolano, quale destino si prospetta per la Stazione Cook?

Più che il Vesuvio e le sue eruzioni poterono tempo, incuria e vandalismo. Non ultimo lo sperpero di denaro pubblico e di vane parole, quelle che da anni si susseguono senza limite di esborso e di decenza.

È apparsa di recente la notizia che ci informa di una convenzione tra Ente Parco e Demanio per il supporto alla valorizzazione della cosiddetta stazione Cook di Ercolano leggi. L’intenzione di questa convenzione sarebbe quella di recuperare e appunto valorizzare l’antica struttura di proprietà dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio e lasciata, a restauro incompiuto, in mano a ladri e vandali.

Interno della Cook
Interno della Cook
    Quello che più salta agli occhi è il fatto che dopo un esborso 450.000 euro per l’acquisto della struttura, di 1 milione e 100 mila euro per un restauro chiaramente incompleto (manca in primis la pavimentazione interna alla struttura); dopo circa 200 mila euro elargiti ai primi tre progetti classificati di un concorso internazionale, ‘a Centrale, come comunemente viene chiamata dagli abitanti di San Vito a Ercolano, langue in uno stato di completo abbandono. Ci si chiede ancora che fine abbiano fatto i circa 63,7 milioni di euro stanziati per il riassetto, mai attuato, della ferrovia vesuviana e che contemplava anche un ripristino della Cook.
Cumuli di testi sparpagliati in modo vandalico all'interno della Stazione Cook
Cumuli di testi sparpagliati in modo vandalico all’interno della Stazione Cook

Il nostro timore è quello, già paventato in passato LEGGI, che quest’ultima notizia leggi, come le tante che si sono sprecate sulla struttura, rimanga una delle molteplici e ambivalenti informative di propaganda, di quelle che partono dagli addetti stampa degli enti e che vengono poi “copiaincollate” all’infinito, rimandando ai posteri notizie talvolta datate o addirittura prive di fondamento o di errori madornali, come ad esempio quello di definire la strada ferrata che partiva dalla Stazione/Centrale Cook come trenino a funi.

Screenshot da Google earth della posizione della Cook.
Screenshot da Google earth della posizione della Cook

Ignoranza e propaganda a parte, la Cook, oltre a versare in condizioni pietose si trova in un contesto che, per quanto ameno, è frustrato dalla presenza di discariche antiche e moderne, legali ed illegali, dismesse e ancora attive e dove vige lo scarico e il rogo quotidiano e abusivo di rifiuti speciali e pericolosi.

Chi stipula tali convenzioni, conosce il reale stato dei luoghi che vorrebbe tutelare?

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Napoli: è il Museo Madre il numero uno per “Artribune”

La prestigiosa rivista incentrata sull’arte contemporanea ha infatti premiato il museo di via Settembrini come il migliore d’Italia per il 2015; un nuovo riconoscimento per il Madre. Il titolo è inserito nel consueto “Best of” di fine anno, redatto in collaborazione con un articolato gruppo di opinionisti esperti e addetti ai lavori, in base al meglio dell’arte italiana analizzando personaggi, artisti, curatori, musei, gallerie, politici. Sono le parole del direttore, Andrea Viliani, a rendere tangibile la soddisfazione data dal titolo ricevuto. “Per me e per tutto lo staff del Madre – queste le sue parole – questo titolo è un grande onore. Una soddisfazione che si aggiunge all’aumento di visitatori, incrementato di più del venti per cento negli ultimi mesi e raddoppiato in questi tre anni”. Non è la prima volta che la rivista d’arte cita tra i musei di prestigio il Madre; nel 2013 Artribune aveva ritenuto il museo (fondato e interamente partecipato dalla Regione Campania, con  la fondazione Donnaregina, presieduta da Pierpaolo Forte) come il migliore del Paese e, lo scorso anno, gli aveva conferito una menzione speciale. Per le feste natalizie appena trascorse, le sale del Madre sono state affollate per la mostre di Daniel Buren con “Axér/Desaxér” e “Comme un jeu d’enfant”, seguite da  Marco Bagnoli con “La Voce. Nel giallo faremo una scala o due al bianco invisibile”, Mark Leckey con “Desiderata in media res”, Boris Mikhailov con“io non sono io” e dai “Teatrini-Presepi” di Giosetta Fioroni, oltre alla collezione site-specific del primo piano e al percorso espositivo “Per formare una collezione”. Tra le attività dell’anno nuovo, in primavera ci sarà una grande mostra dedicata a Mimmo Jodice, la sua più ampia retrospettiva con più di cento opere: dalle sperimentazioni sul linguaggio fotografico degli anni Sessanta e Settanta ad una nuova serie (Attese, 2015) realizzata ad hoc dall’artista. (Fonte foto: rete internet)

Campania, è allerta meteo: arrivano i temporali

La Protezione civile ha diramato un’ allerta meteo a partire dalle 20 del 2 gennaio. Previsto l’ arrivo di precipitazioni anche a carattere di rovescio o temporale e l’intensificazione del vento. Il mare sarà agitato, sopratutto al largo. La criticità è Arancione e riguarda le zone di: Piana campana, Napoli, Isole, area vesuviana, Penisola sorrentino-amalfitana, monti di Sarno e monti Picentini; Tusciano e Alto Sele; Piana Sele, Alto e Basso Cilento. (Fonte foto: rete internet)

L’Annuario 2015

L’ISTAT tira le somme dell’anno appena chiusosi e fornisce statistiche, dati e grafici. Come ogni anno, dal 1878, l’ISTAT chiude l’anno diffondendo l’Annuario statistico italiano. La versione integrale dell’anno 2015 conta 810 pagine, una sintesi di 26 e una serie di grafici interattivi (disponibili sul sito web) su tematiche di attualità e che, maggiormente, segnalano cambiamenti in atto nella società italiana.Screen Shot 2016-01-02 at 15.37.03 L’intento è fornire il pubblico di un ritratto della società. Con l’avanzare della tecnologia e con la transizione dalla versione cartacea a quella pdf, affiancata dalla possibilità di consultare direttamente il sito, l’istituto statistico arricchisce sempre più il suo prodotto, rendendolo più fruibile a tutti gli utenti. Cittadini, studenti, studiosi e policy maker hanno accesso diretto a informazioni e dati autorevoli su vari argomenti, organizzati in 24 capitoli. Da territorio e ambiente alla finanza pubblica, dalla sanità alla giustizia e all’istruzione, passando per elezioni, contabilità, agricoltura, imprese, trasporti e qualsiasi aspetto della popolazione e delle famiglie italiane. Proviamo a sintetizzare ulteriormente l’annuario statistico e a ritrarre lo stivale in poche righe. La vita media della popolazione italiana continua a crescere, circa 80 anni per gli uomini e 85 per le donne. Lo stato di salute percepito è “buono” o “molto buono” per il 70% dei residenti in Italia, con un giudizio leggermente migliore degli uomini sulle donne, e dei settentrionali rispetto ai meridionali. Più dell’8% del totale dei residenti in Italia è straniero e fetta corposa degli stranieri residenti (circa il 60%) si concentra al Nord e la maggior parte di essi proviene dall’Unione Europea. Per quanto riguarda istruzione e formazione, il 34,5% della popolazione possiede una qualifica professionale o un diploma di istruzione secondaria; meno del 14% dei residenti con più di 25 anni possiede un titolo di studio terziario e tra chi lo possiede è prevalente la componente femminile. Le lauree che contano il maggior numero di occupati sono scientifiche, in particolare scienze matematiche, informatiche e ingegneria. Il tasso di disoccupazione della Campania è 21.74%, tra i più alti dello stivale. La struttura del sistema produttivo italiano resta incentrata sulle microimprese. Ciò che rappresenta una novità è, indubbiamente, il rapporto delle suddette con internet e, in particolare, con l’e-commerce. Quasi il 70% delle imprese italiane ha più di 10 addetti presenti sul web, e circa il 43% ha effettuato commercio elettronico. Tutto questo e tanto altro può essere trovato nell’Annuario statistico italiano. http://www.istat.it/it/archivio/171864 CONTI IN TASCA http://ilmediano.com/category/conti-in-tasca-2/  

San Sebastiano: un ruolo per la Protezione Civile

Da tempo ci si chiedeva della reale funzionalità e delle precise mansioni delle sezioni comunali di Protezione Civile e, alla luce del suo riordino locale e da quanto si sta osservando in paese ci si chiede il perché ci si ostini ancora in un uso privatistico o quanto meno inidoneo di questa preziosa risorsa.

Allo scadere dell’anno solare sono state ultimate le pratiche per e la messa in atto del PEC (Piano di Emergenza Comunale) del comune di San Sebastiano al Vesuvio. Sono stati avviati i primi contatti per la creazione del COC, ovvero il Centro Operativo Comunale, quello che dovrà monitorare costantemente il territorio sansebastianese e fungere da connessione tra la sede regionale della Protezione Civile, la prefettura e il Sindaco. I nominativi per il Centro Operativo sono stati già forniti al comandante dei Vigili Urbani, responsabile della PC, ma davanti a tanto impegno e professionalità si continuano a vedere le tutine giallo fosforescente vagare in ogni dove e per ogni come del paese.

Ufficialmente la Protezione Civile a San Sebastiano al Vesuvio è rappresentata da un’associazione denominata “Save me”. Questa associazione, fondata nel 1989, stipulava convenzioni annuali col comune di San Sebastiano ma veniamo a sapere dal presidente uscente che con la mancata stipula delle convenzioni negli ultimi tre anni, questa, in pratica, non esiste più. Qualcosa di simile pare l’abbia confermato pure il comandante dei Vigili Urbani a chi ha redatto il PEC; ma cosa vuol dire che non esiste più? Vuol dire che senza soldi non si cantano messe e quindi non si può pagare l’assicurazioni per i componenti dell’associazione e tanto meno per il fuoristrada utile per gli spostamenti e per le altre attività di competenza. Praticamente l’associazione di protezione civile Save me, non può operare sul territorio comunale per la mancata convenzione e pur appartenendo ad una rete regionale non può intervenire per la carenza assicurativa e questo sempre se non si vuol fare finta di nulla, come spesso si fa, e lasciare che tutto segua il suo percorso finché non ci scappa l’incidente.

Orbene, ci vien da chiedere a chi di competenza: chi sono allora quelle persone che vagano con tuta e stemma della PC per il paese? A che titolo lo fanno? Sia ben chiaro, chiunque è libero di partecipare alla vita civica  e prestare gratuitamente la sua opera volontaria e questo fermo restando permangano le idonee condizioni di sicurezza per se stessi e gli altri ma a questo punto, per quanto detto sopra e per quanto scritto in seguito, che lo si faccia senza divisa, e a proprio nome. Contrariamente si potrebbe pensare in un uso privato di un servizio pubblico o in apparenza tale, per scopi propagandistici o comunque inidonei alle precise funzioni di previsione, prevenzione e soccorso.

A scanso di equivoci e per evitare di poter sembrare qualunquisti alleghiamo gli estremi di legge che regolamentano il servizio di protezione civile.

L’art. 3, comma 1, della legge n. 225 del 1992 e successive modificazioni recita quanto segue: “Sono attività di protezione civile quelle volte alla previsione e alla prevenzione dei rischi, al soccorso delle popolazioni sinistrate e ad ogni altra attività necessaria e indifferibile, diretta al contrasto e al superamento dell’emergenza e alla mitigazione del rischio, connessa agli eventi di cui all’articolo 2” di suddetta Legge. L’articolo di 2 difatti afferma: “Ai fini dell’attività di protezione civile gli eventi si distinguono in: a) eventi naturali o connessi con l’attività dell’uomo che possono essere fronteggiati mediante interventi attuabili dai singoli enti e amministrazioni competenti in via ordinaria; b) eventi naturali o connessi con l’attività dell’uomo che per loro natura ed estensione comportano l’intervento coordinato di più enti o amministrazioni competenti in via ordinaria; c) calamità naturali o connesse con l’attività dell’uomo che in ragione della loro intensità ed estensione debbono, con immediatezza d’intervento, essere fronteggiate con mezzi e poteri straordinari da impiegare durante limitati e predefiniti periodi di tempo.”

La stessa Legge, all’articolo 18, comma 1, chiarisce anche i termini stessi del volontariato con testuali parole: “Il Servizio nazionale della protezione civile assicura la più ampia partecipazione dei cittadini, delle organizzazioni di volontariato di protezione civile all’attività di previsione, prevenzione e soccorso, in vista o in occasione di calamità naturali, catastrofi o eventi di cui alla presente legge.

Va quindi da sé che la regolazione del traffico, la scorta ai cortei e alle processioni, il servizio d’ordine durante manifestazioni sportive e culturali e tutti quegli impieghi non normativi della PC corrispondono ad un uso scorretto della stessa.

(Fonte foto : rete Internet)

Saldi al via in quattro regioni: a Napoli è flop

La corsa ai saldi ( al via oggi in Basilicata, Campania, Sicilia e Valle d’Aosta), delude le aspettative dei negozianti partenopei: molti turisti, ma pochi acquisti. Si confida nei prossimi giorni. Saldi si parte: iniziano infatti oggi in quattro regioni (Basilicata, Campania, Sicilia e Valle d’Aosta) e dal 5 gennaio in tutte le altre Regioni italiane. Per Confcommercio il giro d’affari complessivo sarà di 5,4 miliardi. Molto più basso invece secondo i consumatori che vedono ancora una stagione di ‘galleggiamento’ per i consumi.   Secondo le stime dell’Ufficio Studi di Confcommercio ogni famiglia spenderà 346 euro per l’acquisto di capi d’abbigliamento, calzature ed accessori (il 3% in più rispetto all’anno scorso), per un valore complessivo di 5,4 miliardi di euro.   Aumenterà anche la percentuale dei consumatori che acquisteranno prodotti in occasione: il 55% contro il 51% del gennaio 2015. Secondo il consueto sondaggio sui saldi realizzato da Confcommercio e Format Research, è in crescita la percentuale degli italiani che considera “importante” il periodo dei saldi.   Le preferenze vanno come da tradizione ai capi di abbigliamento (94,1), calzature (72,8), accessori (30,7) e biancheria intima (26,4). In leggera flessione gli articoli sportivi (17,7) e i prodotti di pelletteria (17,5). Attendono i saldi per acquistare qualsiasi tipo di prodotto soprattutto le donne, i consumatori in età superiore ai 45 anni, residenti nelle grandi aree metropolitane e nelle regioni del Mezzogiorno, le famiglie.   A Napoli però la corsa ai saldi comincia un po’ sottotono. Nonostante il gran numero di turisti che affolla le strade del capoluogo partenopeo, approfittano dell’avvio degli acquisti a prezzi scontati. Si passeggia per le strade dello shopping, si guardano le vetrine e si pensa a cosa acquistare o no. Sulle vetrine dei negozi, molti dei quali avevano già avviato le vendite promozionali nei giorni scorsi, sono state affisse le vetrofanie con la percentuale degli sconti applicati ai prodotti un vendita, per maggiore trasparenza e per stimolare la voglia di shopping dei cittadini. Escamotage che per ora non ha sortito gli effetti sperati, ma è ancora tutto da vedere: si confida nei prossimi giorni. (Fonte foto: Rete internet)

Somma Vesuviana. “Un uomo in blues”, concerto tributo a Pino Daniele con i “Quanno Good Good”

  L’appuntamento è per il prossimo 5 gennaio  al teatro Summarte alle ore 21.   Un anno è passato da quel lutto che ha colpito tutto il panorama della musica nazionale ed internazionale. Una perdita che ancora oggi brucia nel cuore dei napoletani. Nel ricordo di Pino Daniele, il Summarte di Somma Vesuviana, ha scelto di trascorrere, insieme al suo pubblico, una serata di musica. “Un uomo in blues”, questo il titolo del concerto dedicato al celebre artista partenopeo, in programma il prossimo 5 gennaio alle ore 21.00 nel teatro di via Roma. Nel primo anniversario della sua scomparsa, il tributo sarà portato in scena da cinque bravissimi musicisti, i Quanno Good Good, storica tribute-band di Pino Daniele attiva sin dagli anni Novanta e riunitasi straordinariamente dopo 12 anni.   Sul palcoscenico ci sarà quindi, la voce di Olimpio Marino con Stefano Ferri al piano elettrico, Franco Di Giovanni alle chitarre, Peppe Mangiaracina al basso e Paolo Fabbrocino alla batteria. Durante il concerto verrà suonata la musica che ha reso celebre Pino Daniele, spaziando dal jazz al blues, con sfumature di funk, ma senza tralasciare la verve partenopea da sempre cara al celebre artista. Il pubblico potrà riascoltare le migliori canzoni di Pino Daniele come “Quanno chiove”, “Napule è”, “Je so’ pazzo”, “Yes I know My way” , ma anche pezzi meno conosciuti come “Keep on movin”, “Baccalà”, “Che ore so” e molte altre.   I Quanno Good Good, hanno operato artisticamente a livello nazionale negli anni Novanta e nei primi anni Duemila e – ad oggi – sono considerati una delle più credibili cover band di Pino Daniele, accreditata sia dallo stesso entourage dell’artista che dalla critica.   L’evento in programma al teatro Summarte di Somma Vesuviana è dedicato a tutti quelli che vogliono ricordare un grande artista scomparso prematuramente, all’insegna della passione, ossia di quella musica che da sempre ha segnato la vita stessa di Pino Daniele!

Napoli, al via oggi il piano anti-smog

Anche Napoli, chiamata ormai da mesi, a fronteggiare l’allarme polveri sottili, da oggi 2 gennaio, vara un nuovo piano anti-smog. L’ordinanza emanata dal sindaco de Magistris vieta la circolazione veicolare sull’intero territorio dalle 9 alle 17 del 2, 4, 5, 7 e 8 gennaio e dalle 9 alle 12 del 3 gennaio. Sono comprese nel divieto le autovetture con classe di emissione Euro 4. Si circola normalmente il 6 gennaio. Fino all’Epifania i riscaldamenti rimarranno accesi massimo 9 ore. (Fonte foto: rete internet)