Somma Vesuviana. Puc: Il sindaco Piccolo invita i cittadini a condividere idee e progetti
Napoli ’44: mentre il boss Vito Genovese sceglie i sindaci dei Comuni napoletani….
Ercolano, quale destino si prospetta per la Stazione Cook?
Più che il Vesuvio e le sue eruzioni poterono tempo, incuria e vandalismo. Non ultimo lo sperpero di denaro pubblico e di vane parole, quelle che da anni si susseguono senza limite di esborso e di decenza.
È apparsa di recente la notizia che ci informa di una convenzione tra Ente Parco e Demanio per il supporto alla valorizzazione della cosiddetta stazione Cook di Ercolano leggi. L’intenzione di questa convenzione sarebbe quella di recuperare e appunto valorizzare l’antica struttura di proprietà dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio e lasciata, a restauro incompiuto, in mano a ladri e vandali.


Il nostro timore è quello, già paventato in passato LEGGI, che quest’ultima notizia leggi, come le tante che si sono sprecate sulla struttura, rimanga una delle molteplici e ambivalenti informative di propaganda, di quelle che partono dagli addetti stampa degli enti e che vengono poi “copiaincollate” all’infinito, rimandando ai posteri notizie talvolta datate o addirittura prive di fondamento o di errori madornali, come ad esempio quello di definire la strada ferrata che partiva dalla Stazione/Centrale Cook come trenino a funi.

Ignoranza e propaganda a parte, la Cook, oltre a versare in condizioni pietose si trova in un contesto che, per quanto ameno, è frustrato dalla presenza di discariche antiche e moderne, legali ed illegali, dismesse e ancora attive e dove vige lo scarico e il rogo quotidiano e abusivo di rifiuti speciali e pericolosi.
Chi stipula tali convenzioni, conosce il reale stato dei luoghi che vorrebbe tutelare?
Napoli: è il Museo Madre il numero uno per “Artribune”
Campania, è allerta meteo: arrivano i temporali
L’Annuario 2015
L’intento è fornire il pubblico di un ritratto della società. Con l’avanzare della tecnologia e con la transizione dalla versione cartacea a quella pdf, affiancata dalla possibilità di consultare direttamente il sito, l’istituto statistico arricchisce sempre più il suo prodotto, rendendolo più fruibile a tutti gli utenti. Cittadini, studenti, studiosi e policy maker hanno accesso diretto a informazioni e dati autorevoli su vari argomenti, organizzati in 24 capitoli.
Da territorio e ambiente alla finanza pubblica, dalla sanità alla giustizia e all’istruzione, passando per elezioni, contabilità, agricoltura, imprese, trasporti e qualsiasi aspetto della popolazione e delle famiglie italiane.
Proviamo a sintetizzare ulteriormente l’annuario statistico e a ritrarre lo stivale in poche righe.
La vita media della popolazione italiana continua a crescere, circa 80 anni per gli uomini e 85 per le donne. Lo stato di salute percepito è “buono” o “molto buono” per il 70% dei residenti in Italia, con un giudizio leggermente migliore degli uomini sulle donne, e dei settentrionali rispetto ai meridionali.
Più dell’8% del totale dei residenti in Italia è straniero e fetta corposa degli stranieri residenti (circa il 60%) si concentra al Nord e la maggior parte di essi proviene dall’Unione Europea.
Per quanto riguarda istruzione e formazione, il 34,5% della popolazione possiede una qualifica professionale o un diploma di istruzione secondaria; meno del 14% dei residenti con più di 25 anni possiede un titolo di studio terziario e tra chi lo possiede è prevalente la componente femminile. Le lauree che contano il maggior numero di occupati sono scientifiche, in particolare scienze matematiche, informatiche e ingegneria.
Il tasso di disoccupazione della Campania è 21.74%, tra i più alti dello stivale.
La struttura del sistema produttivo italiano resta incentrata sulle microimprese. Ciò che rappresenta una novità è, indubbiamente, il rapporto delle suddette con internet e, in particolare, con l’e-commerce. Quasi il 70% delle imprese italiane ha più di 10 addetti presenti sul web, e circa il 43% ha effettuato commercio elettronico.
Tutto questo e tanto altro può essere trovato nell’Annuario statistico italiano.
http://www.istat.it/it/archivio/171864
CONTI IN TASCA
http://ilmediano.com/category/conti-in-tasca-2/
San Sebastiano: un ruolo per la Protezione Civile
Da tempo ci si chiedeva della reale funzionalità e delle precise mansioni delle sezioni comunali di Protezione Civile e, alla luce del suo riordino locale e da quanto si sta osservando in paese ci si chiede il perché ci si ostini ancora in un uso privatistico o quanto meno inidoneo di questa preziosa risorsa.
Allo scadere dell’anno solare sono state ultimate le pratiche per e la messa in atto del PEC (Piano di Emergenza Comunale) del comune di San Sebastiano al Vesuvio. Sono stati avviati i primi contatti per la creazione del COC, ovvero il Centro Operativo Comunale, quello che dovrà monitorare costantemente il territorio sansebastianese e fungere da connessione tra la sede regionale della Protezione Civile, la prefettura e il Sindaco. I nominativi per il Centro Operativo sono stati già forniti al comandante dei Vigili Urbani, responsabile della PC, ma davanti a tanto impegno e professionalità si continuano a vedere le tutine giallo fosforescente vagare in ogni dove e per ogni come del paese.
Ufficialmente la Protezione Civile a San Sebastiano al Vesuvio è rappresentata da un’associazione denominata “Save me”. Questa associazione, fondata nel 1989, stipulava convenzioni annuali col comune di San Sebastiano ma veniamo a sapere dal presidente uscente che con la mancata stipula delle convenzioni negli ultimi tre anni, questa, in pratica, non esiste più. Qualcosa di simile pare l’abbia confermato pure il comandante dei Vigili Urbani a chi ha redatto il PEC; ma cosa vuol dire che non esiste più? Vuol dire che senza soldi non si cantano messe e quindi non si può pagare l’assicurazioni per i componenti dell’associazione e tanto meno per il fuoristrada utile per gli spostamenti e per le altre attività di competenza. Praticamente l’associazione di protezione civile Save me, non può operare sul territorio comunale per la mancata convenzione e pur appartenendo ad una rete regionale non può intervenire per la carenza assicurativa e questo sempre se non si vuol fare finta di nulla, come spesso si fa, e lasciare che tutto segua il suo percorso finché non ci scappa l’incidente.
Orbene, ci vien da chiedere a chi di competenza: chi sono allora quelle persone che vagano con tuta e stemma della PC per il paese? A che titolo lo fanno? Sia ben chiaro, chiunque è libero di partecipare alla vita civica e prestare gratuitamente la sua opera volontaria e questo fermo restando permangano le idonee condizioni di sicurezza per se stessi e gli altri ma a questo punto, per quanto detto sopra e per quanto scritto in seguito, che lo si faccia senza divisa, e a proprio nome. Contrariamente si potrebbe pensare in un uso privato di un servizio pubblico o in apparenza tale, per scopi propagandistici o comunque inidonei alle precise funzioni di previsione, prevenzione e soccorso.
A scanso di equivoci e per evitare di poter sembrare qualunquisti alleghiamo gli estremi di legge che regolamentano il servizio di protezione civile.
L’art. 3, comma 1, della legge n. 225 del 1992 e successive modificazioni recita quanto segue: “Sono attività di protezione civile quelle volte alla previsione e alla prevenzione dei rischi, al soccorso delle popolazioni sinistrate e ad ogni altra attività necessaria e indifferibile, diretta al contrasto e al superamento dell’emergenza e alla mitigazione del rischio, connessa agli eventi di cui all’articolo 2” di suddetta Legge. L’articolo di 2 difatti afferma: “Ai fini dell’attività di protezione civile gli eventi si distinguono in: a) eventi naturali o connessi con l’attività dell’uomo che possono essere fronteggiati mediante interventi attuabili dai singoli enti e amministrazioni competenti in via ordinaria; b) eventi naturali o connessi con l’attività dell’uomo che per loro natura ed estensione comportano l’intervento coordinato di più enti o amministrazioni competenti in via ordinaria; c) calamità naturali o connesse con l’attività dell’uomo che in ragione della loro intensità ed estensione debbono, con immediatezza d’intervento, essere fronteggiate con mezzi e poteri straordinari da impiegare durante limitati e predefiniti periodi di tempo.”
La stessa Legge, all’articolo 18, comma 1, chiarisce anche i termini stessi del volontariato con testuali parole: “Il Servizio nazionale della protezione civile assicura la più ampia partecipazione dei cittadini, delle organizzazioni di volontariato di protezione civile all’attività di previsione, prevenzione e soccorso, in vista o in occasione di calamità naturali, catastrofi o eventi di cui alla presente legge.
Va quindi da sé che la regolazione del traffico, la scorta ai cortei e alle processioni, il servizio d’ordine durante manifestazioni sportive e culturali e tutti quegli impieghi non normativi della PC corrispondono ad un uso scorretto della stessa.
(Fonte foto : rete Internet)

