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Bufale vesuviane
No! Non c’entrano nulla i cornuti ruminanti ma tutta quella serie di patacche informative che un nuovo tipo di giornalismo ci offre on-line insaporito in salsa vesuviana.
Non sono bastati i tanti comunicati prodotti in passato dal Direttore dell’Osservatorio Vesuviano, non sono bastate neanche le repliche degli esperti e dei blogger di controtendenza a fermare la spazzatura mediatica che ormai da mesi invade la rete. Quella che in particolar modo invade i social network che diffondono falsa informazione sul Vesuvio e su di sua nuova, presunta ed ennesima attività.
Il Vesuvio è un vulcano attivo, in stato di quiescenza da ormai 72 anni ma, ogni qual volta che se ne parla, l’atteggiamento e la discussione incominciano ad andare oltre il lecito e lo scientifico e travalicano il campo della superstizione e della speculazione di bassa lega. Se infatti esistono persone che credono nelle bufale o nelle mezze verità, questo accade anche per il fatto che i vesuviani, e non solo loro, vivono il Vulcano come un’esperienza astratta, totalmente o quasi avulsa dalla realtà. Questo fa sì che, quando se ne parla, con pertinenza o meno, a torto o a ragione, pare che tutti caschino dalle nuvole, tutti si allarmano come se non avessero mai saputo dove vivessero, ma poi il tutto ricade nel torpore di sempre, per ignoranza, per soporifera rassegnazione o negazione inconscia, il tutto fino al prossimo articolo, quello del solito giornaletto in cerca di facili consensi.
È ovvio che il brand Vesuvio tira, la sua unicità, e il suo stato di vulcano attivo rendono la situazione viva, rendono sensibile ogni suo sussulto, anche se questo rientra nella norma della sismicità italica e vulcanica. Fatto sta che non ci sembra opportuno che, grazie anche allo spamming telematico, si creino inutili allarmismi, quelli che a lungo andare potrebbero creare non pochi danni in un contesto tutt’altro che virtuale e di reale calamità.
Sulla deontologia professionale del mondo giornalistico sono stati versati fiumi d’inchiostro e ne sono state consumate di tastiere ma pare che il vizietto della bufala sia duro a morire, soprattutto quando questa, oltre al trovare terreno fertile tra la credulità e le paure dell’utenza, porta talvolta cospicui guadagni a chi le diffonde.
Lo scorso 11 marzo, sul sito dell’INGV, nello spazio “Centro Nazionale Terremoti” (vedi) appariva, tra le tante segnalazioni, anche la seguente: vedi. Cose è accaduto dopo? Il finimondo! Sì perché, a causa delle ragioni di cui sopra ma soprattutto alla cattiva abitudine degli internauti nel non diffondere, assieme alla notizia, anche la fonte primaria di questa, si è propagato il timore che quella magnitudo 2.1 della scala Richter fosse un dato indicativo di non si sa quale segnale d’allarme eruttivo. Molti giornali on-line, gioia del copia-incolla e della mistificazione, non si sono fatti pregare e uno dopo l’altro hanno diffuso una notizia che tale non era ma che avrebbe fruttato loro l’obolo dell’acritico click.

Sarebbe bastato verificare, sullo stesso sito dell’INGV che, degli 8 eventi sismici registrati in quella data, pari o superiori ai 2.0 della scala Richter (su un totale di 30), solo quello verificatosi nella provincia di Siracusa era inferiore di potenza a quello del Vesuviano, gli altri erano tutti superiori, fino ai 3.2 registrati nel Canale di Sicilia meridionale. Ci sarebbero anche i 2.4 della provincia di Reggio Calabria ma non ci risulta che lì, come altrove, vi sia stato tanto clamore come qui da noi. A questo polverone si aggiungono quelle testate che, seguendo nella speculazione o “sgamati” dai lettori più attenti, ritrattano, cancellando l’articolo, modificandolo o trasformandolo in una rettifica non richiesta, riproponendosi in tal modo come censori di una fandonia da loro stessi creata e diffusa e riacquistando una verginità da tempo perduta, e mantenendo contemporaneamente alta l’audience.

Su quest’ultimo caso di procurato allarme, l’Osservatorio Vesuviano, emanazione locale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, non si è ancora espresso, forse per il fatto che, questa volta, malafede a parte, s’è trattato di una mezza verità, il terremoto c’è realmente stato (non come una quindicina di giorni fa quando si diffusero a catena notizie relative a un sisma vecchio di mesi) ma probabilmente il commissariamento ha indotto l’Ente a non esporsi più di tanto perché affaccendato in ben altre questioni interne.
L’ordine dei giornalisti, se questo ha una sua funzione in tal senso, così come il legislatore ma allo stesso tempo i lettori stessi dovrebbero impedire che notizie di questo tipo vengano diffuse con tanta facilità e rapidità ma sopratutto con tanta impunità. La responsabilità di un giornalista non è quella di postare una mezza notizia con quattro righi a commento, corredata da una foto rubata dal web e farcita di banner pubblicitari. Il suo ruolo è quello di informare nel rispetto di chi legge e nella consapevolezza che quello che si scrive potrebbe avere conseguenze sulla realtà che lo circonda.
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Uno scambio culturale nel segno della “Quaravesema”
Un meeting tra le regioni e le comunità dell’Italia centro – meridionale accomunate dalle tradizioni quaresimali e in particolare dalla rappresentazione simbolica di questo lungo periodo di astinenza, la vecchia in lutto che con le sue 7 piume scandisce il tempo che manca alla fine dei digiuni.
La manifestazione, quest’anno alla sua seconda edizione, è nata sotto la direzione organizzativa di Francesco Giovanni Maria Stoppa, direttore del Centro di Antropologia Territoriale per il Turismo dell’Università di Chieti e presidente della Compagnia di Tradizioni Teatine, e con il molisano Laboratorio tra Nuvole e Balconi di Angela Cicora, che hanno invitato a partecipare a una tavola rotonda di confronto e ricerca sulla “Quarantana” e sulle tradizioni popolari delegazioni provenienti dalla Puglia, dalla Basilicata, dalla Calabria e dalla Campania: l’Associazione Passione e Tradizione di Molfetta e la Confraternita del SS. Sacramento di Castellaneta, la Pro Loco di Montascaglioso, il gruppo di Catanzaro e la Pro Loco Nola.
Il convegno “La Festa delle bambole volanti, un rito antico che rinasce”, tenutosi sabato 12 presso il Palazzo Baronale di Torrevecchia Teatina, è stato introdotto dal direttore dell’Archivio di Stato di Chieti, Antonello De Bernardiniis, che ha fatto una premessa di metodo inerente la “Ricerca delle fonti per la storia delle tradizioni”. Relatori per la Pro Loco Nola Città d’Arte sono stati Antonio Fusco e Giuseppe Trinchese, testimoni complementari del rito della “Quaravesema nell’Area Nolana”, titolo della discussione che hanno presentato.
I due relatori, con Giuseppe Bianco e Antonio Del Piano, sono stati ospiti presso le abitazioni dei membri della Compagnia Teatina, insieme agli intervenuti dalle altre parti di Italia, in un clima di proficua convivialità. Il viaggio è stato inoltre occasione per far conoscere l’intero patrimonio di tradizioni popolari nolane, tra cui la Festa dei Gigli, che ha suscitato grandi entusiasmi tra i diversi partecipanti. “È stata un’esperienza sorprendentemente bella” racconta Giuseppe Bianco, vicepresidente della Pro Loco Nola “un vero scambio culturale tra comunità fiere delle proprie tradizioni e che si impegnano con serietà e, allo stesso tempo, con estrema naturalezza nel tramandarle. Un incontro positivo che non deve rimanere un episodio”.
Durante la tre giorni la delegazione che ha rappresentato la Campania ha vissuto sulla propria pelle le diverse usanze della Quarantana, quali il Corteo delle Vecchie e la Spezzatura della Pupa, e preso parte a numerosi momenti conviviali, che hanno permesso di constatare la proverbiale ospitalità degli Abruzzesi e della cittadina di Torrevecchia, a partire dal primo cittadino Katja Baboro. Un’accoglienza familiare e calorosa che ha avvalorato ancora di più l’esperienza di studio maturata con il convegno. Acerra riparte da Virgilio
- Giovedì 17 marzo
- Entro le ore 17:30: Arrivo dei partecipanti e degli accompagnatori provenienti dal territorio extraregionale presso la stazione ferroviaria di Napoli Centrale.
- Trasferimento da Napoli in pullman presso il Liceo Statale “A.M. de’ Liguori” – Acerra; saluti del DS prof. Carmine De Rosa.
- Accoglienza e trasferimento in pullman presso struttura ricettiva convenzionata “Umana Accoglienza” di Acerra per primo pernottamento. Serata con degustazione di pizze presso la pizzeria “Bella Napoli” di
- Venerdì 18 marzo
- Ore 8:00: Arrivo in pullman presso il Liceo “A.M. de’ Liguori”.
- Ore 8.30 – 13:30: Liceo “A.M. de’ Liguori”, Auditorium: Svolgimento della prova.
- Ore 9:00-13:00: PER GLI ACCOMPAGNATORI
- Ore 14:00: Rientro in struttura convenzionata. Pranzo.
- Ore17:00: Visita al Museo di Pulcinella (prof. Niola)
- Ore 22:00: Concerto presso “Umana Accoglienza” con alunni e docenti dei progetti “Musica” e “Teatro” del Liceo “de’Liguori”. Sabato 19 marzo
- Ore 9:00-12:00: Manifestazione conclusiva presso l’Auditorium del liceo “de’Liguori”: saluti del DS, prof. Carmine De Rosa, e del Sindaco, Raffaele Lettieri; lectio magistralis del presidente della commissione giudicatrice, prof. Crescenzio Formicola (Università degli Studi di Napoli “Federico II”); intervento del dott. Mauro Giancaspro (già direttore della Biblioteca Nazionale “V. Emanuele” di Napoli); premiazione dei vincitori.
- Ore 15: Trasferimento dei partecipanti alla Stazione Centrale di Napoli.










