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domenica, Dicembre 5, 2021

Bufale vesuviane

No! Non c’entrano nulla i cornuti ruminanti ma tutta quella serie di patacche informative che un nuovo tipo di giornalismo ci offre on-line insaporito in salsa vesuviana.

Non sono bastati i tanti comunicati prodotti in passato dal Direttore dell’Osservatorio Vesuviano, non sono bastate neanche le repliche degli esperti e dei blogger di controtendenza a fermare la spazzatura mediatica che ormai da mesi invade la rete. Quella che in particolar modo invade i social network che diffondono falsa informazione sul Vesuvio e su di sua nuova, presunta ed ennesima attività.

Il Vesuvio è un vulcano attivo, in stato di quiescenza da ormai 72 anni ma, ogni qual volta che se ne parla, l’atteggiamento e la discussione incominciano ad andare oltre il lecito e lo scientifico e travalicano il campo della superstizione e della speculazione di bassa lega. Se infatti esistono persone che credono nelle bufale o nelle mezze verità, questo accade anche per il fatto che i vesuviani, e non solo loro, vivono il Vulcano come un’esperienza astratta, totalmente o quasi avulsa dalla realtà. Questo fa sì che, quando se ne parla, con pertinenza o meno, a torto o a ragione, pare che tutti caschino dalle nuvole, tutti si allarmano come se non avessero mai saputo dove vivessero, ma poi il tutto ricade nel torpore di sempre, per ignoranza, per soporifera rassegnazione o negazione inconscia, il tutto fino al prossimo articolo, quello del solito giornaletto in cerca di facili consensi.

È ovvio che il brand Vesuvio tira, la sua unicità, e il suo stato di vulcano attivo rendono la situazione viva, rendono sensibile ogni suo sussulto, anche se questo rientra nella norma della sismicità italica e vulcanica. Fatto sta che non ci sembra opportuno che, grazie anche allo spamming telematico, si creino inutili allarmismi, quelli che a lungo andare potrebbero creare non pochi danni in un contesto tutt’altro che virtuale e di reale calamità.

Sulla deontologia professionale del mondo giornalistico sono stati versati fiumi d’inchiostro e ne sono state consumate di tastiere ma pare che il vizietto della bufala sia duro a morire, soprattutto quando questa, oltre al trovare terreno fertile tra la credulità e le paure dell’utenza, porta talvolta cospicui guadagni a chi le diffonde.

Lo scorso 11 marzo, sul sito dell’INGV, nello spazio “Centro Nazionale Terremoti” (vedi) appariva, tra le tante segnalazioni, anche la seguente: vedi. Cose è accaduto dopo? Il finimondo! Sì perché, a causa delle ragioni di cui sopra ma soprattutto alla cattiva abitudine degli internauti nel non diffondere, assieme alla notizia, anche la fonte primaria di questa, si è propagato il timore che quella magnitudo 2.1 della scala Richter fosse un dato indicativo di non si sa quale segnale d’allarme eruttivo. Molti giornali on-line, gioia del copia-incolla e della mistificazione, non si sono fatti pregare e uno dopo l’altro hanno diffuso una notizia che tale non era ma che avrebbe fruttato loro l’obolo dell’acritico click.

Eventi sismici dell'11/03/16 (fonte INGV)
Eventi sismici dell’11/03/16 (fonte INGV)

Sarebbe bastato verificare, sullo stesso sito dell’INGV che, degli 8 eventi sismici registrati in quella data, pari o superiori ai 2.0 della scala Richter (su un totale di 30), solo quello verificatosi nella provincia di Siracusa era inferiore di potenza a quello del Vesuviano, gli altri erano tutti superiori, fino ai 3.2 registrati nel Canale di Sicilia meridionale. Ci sarebbero anche i 2.4 della provincia di Reggio Calabria ma non ci risulta che lì, come altrove, vi sia stato tanto clamore come qui da noi. A questo polverone si aggiungono quelle testate che, seguendo nella speculazione o “sgamati” dai lettori più attenti, ritrattano, cancellando l’articolo, modificandolo o trasformandolo in una rettifica non richiesta, riproponendosi in tal modo come censori di una fandonia da loro stessi creata e diffusa e riacquistando una verginità da tempo perduta, e mantenendo contemporaneamente alta l’audience.

Localizzazione dei terremoti vesuviani (fonte INGV)
Localizzazione dei terremoti vesuviani (fonte INGV)

Su quest’ultimo caso di procurato allarme, l’Osservatorio Vesuviano, emanazione locale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, non si è ancora espresso, forse per il fatto che, questa volta, malafede a parte, s’è trattato di una mezza verità, il terremoto c’è realmente stato (non come una quindicina di giorni fa quando si diffusero a catena notizie relative a un sisma vecchio di mesi) ma probabilmente il commissariamento ha indotto l’Ente a non esporsi più di tanto perché affaccendato in ben altre questioni interne.

L’ordine dei giornalisti, se questo ha una sua funzione in tal senso, così come il legislatore ma allo stesso tempo i lettori stessi dovrebbero impedire che notizie di questo tipo vengano diffuse con tanta facilità e rapidità ma sopratutto con tanta impunità. La responsabilità di un giornalista non è quella di postare una mezza notizia con quattro righi a commento, corredata da una foto rubata dal web e farcita di banner pubblicitari. Il suo ruolo è quello di informare nel rispetto di chi legge e nella consapevolezza che quello che si scrive potrebbe avere conseguenze sulla realtà che lo circonda.

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