Azienda Monaldi sospende due dirigenti medici per la tragica vicenda del piccolo Domenico

“Ci siamo attivati subito per fare chiarezza, grazie a chi ci dà fiducia” L’Azienda Ospedaliera dei Colli, acquisiti gli atti dei procedimenti disciplinari, ha assunto i provvedimenti di sospensione dal servizio di due dirigenti medici coinvolti nella grave e dolorosa vicenda del piccolo Domenico. È quanto si apprende da una nota diffusa in serata dall’azienda ospedaliera. “Prosegue – si spiega – per gli altri sanitari coinvolti l’iter disciplinare secondo la normativa vigente. L’azienda intende precisare di essersi immediatamente attivata per fare chiarezza su quanto accaduto, in trasparenza e nel rigoroso rispetto della legge”. Sono tre i “principali fattori” che hanno determinato la morte del piccolo Domenico, deceduto il 21 febbraio scorso all’ospedale Monaldi di Napoli dopo che il cuore a lui destinato è arrivato danneggiato da Bolzano, rendendone inutile il trapianto. A ricostruire la catena di errori fatali per la sopravvivenza del piccolo di 2 anni e mezzo è la relazione di 295 pagine inviata dalla Regione Campania al ministero della Salute con tutta la documentazione fornita dai vertici dell’Azienda ospedaliera. I tre fattori si chiamano ‘ghiaccio’, ‘contenitore’ e ‘comunicazione’. Il primo fattore, “riguarda una falla procedurale, in quanto la partenza dal Monaldi con una quantità di ghiaccio non sufficiente si è configurata come un momento critico del processo”. Il secondo fattore riguarda la “mancata verifica finale del contenitore di trasporto da parte dell’equipe di espianto che, al momento della chiusura, non ha effettuato i controlli dovuti”. Infine, il terzo fattore è rappresentato da un “deficit comunicativo e procedurale significativo all’interno dell’equipe di sala operatoria”. In attesa di capire chi dovrà rispondere di questa catena di errori – al momento sono 7 gli indagati – per martedì prossimo è fissato davanti al gip di Napoli Mariano Sorrentino, il conferimento degli incarichi per l’incidente probatorio sulla morte del piccolo Domenico Caliendo. E con ogni probabilità si procederà anche con l’autopsia, necessaria per dare il via libera allo svolgimento dei funerali del bimbo. Un passaggio fondamentale per le indagini che comunque procedono a ritmo serrato: l’attenzione degli inquirenti, secondo quanto si apprende, sarebbe caduta anche su altri due trapianti eseguiti e falliti al Monaldi negli anni scorsi ma dalla Procura si precisa che tutta l’attenzione investigativa in questa fase è concentrata sul caso di Domenico e che le indagini vertono solo sul suo trapianto di cuore finito male. Per tutti quegli errori di cui parla la relazione e che continuano ad emergere dalle testimonianze. Come quella della direzione del Monaldi che ha confermato che in ospedale quel 23 dicembre c’erano tre ‘Paragonix’, i contenitori di ultima generazione per la conservazione degli organi. Non solo non vennero utilizzati perché il personale non era formato, ma l’equipe che si è occupata del prelievo neanche era a conoscenza della loro esistenza. Diverse le inadempienze contestate dagli ispettori all’equipe partenopea: su tutte una mancanza di dimestichezza, sia prima che dopo l’espianto. Risultanze che trovano riscontro anche nelle testimonianze raccolte dai Nas a Bolzano. A partire dall’ipotesi che il cuore destinato a Domenico possa essersi lesionato già in sala operatoria. Non solo. Ci sarebbero stati problemi di comunicazione, causati dalla lingua, tra l’equipe del Monaldi e quella di Innsbruck. E ancora: eseguito l’espianto, il cuore sarebbe stato sistemato in un contenitore non sterile. Dirimente poi il dettaglio del ghiaccio utilizzato per refrigerare l’organo. A ricostruire la scena un operatore socio sanitario presente in sala operatoria. “Ho preso la scatola di polistirolo col ghiaccio – ha raccontato – l’ho mostrato alla chirurga di Napoli, e le ho detto ‘questo abbiamo’”. “Le ho chiesto se andasse bene il ghiaccio”. “In quel momento ho notato un po’ di fumo freddo del ghiaccio e ho chiesto alla dottoressa ‘va bene così?’ e lei ha risposto: ‘Mettetelo sotto e di lato al contenitore di plastica’”. La scena poi si trasferisce a Napoli. “All’apertura del contenitore – scrive il cardiochirurgo Guido Oppido nella sua relazione – risultava impossibile estrarre il secchiello contenente il cuore, completamente inglobato in un blocco di ghiaccio e si constatava che il materiale refrigerante non era ghiaccio convenzionale, bensì ghiaccio secco”. “Una volta riusciti a liberare il cuore – dice ancora il medico – in assenza di alternative, si decideva di procedere ugualmente”. “La gravità della situazione al Monaldi ho iniziato a saperla da febbraio dalle notizie”, attacca oggi il Governatore campano Roberto Fico. Il resto, ovvero l’agonia di Domenico durata altri due mesi, è storia nota. CREDIT FOTO: WEB  

Comunicazione e relazione con sé stessi: il dialogo interiore fonte di autocura, supporto e motivazione

Dentro la nostra testa c’è una voce che parla senza sosta: ci giudica, ci commenta, spesso ci critica più di quanto farebbe chiunque altro. È il dialogo interiore, che può diventare la nostra peggiore nemica o la nostra migliore alleata, influenzando autostima, senso di valore e relazioni. Questo articolo ti accompagna, con esempi concreti, a trasformare quella voce in una forza di autocura, supporto e motivazione, parola dopo parola, giorno dopo giorno. Dentro la nostra testa c’è una voce che non va mai in ferie. Commenta tutto: come ci vestiamo, cosa mangiamo, il messaggio che abbiamo mandato (o non mandato), il tono del capo, lo sguardo del partner. È il nostro dialogo interiore: la radio privata che trasmette 24 ore su 24, spesso senza che ce ne rendiamo conto. A volte è una voce amica, altre una severa professoressa in perenne scrutinio. È qui che entrano in scena due personaggi fondamentali: il giudice esterno e il critico interiore. Il giudice esterno (Freudiano N.d.R.) è quello sguardo che sentiamo addosso, reale o immaginario: cosa penseranno di me? Sarò all’altezza? Sto facendo la cosa giusta? Il critico interiore, invece, è il suo degno compare interno: quella vocina che, appena sbagliamo qualcosa, parte in quarta. Non sei capace! Te lo dicevo! Tanto va sempre così! Spesso il nostro dialogo interiore non consapevole è molto più duro di quanto ci accorgeremmo mai di essere con qualcun altro. Saremmo incapaci di parlare così a un’amica, a un figlio, a un collega in difficoltà. Ma con noi stessi, apparentemente, tutto è concesso. La verità è che ciò che ci diciamo dentro plasma il modo in cui ci sentiamo, agiamo e ci relazioniamo al mondo. Non è un dettaglio psicologico: è la base della nostra autostima, del nostro senso di valore e della nostra capacità di motivarci.

Dal pensiero alla parola: la consapevolezza che cambia il tono della voce 

Il primo passo è accorgersi. Fare attenzione al flusso di pensieri che, come titoli di un telegiornale, scorrono nella nostra mente. Proviamo a immaginare una giornata storta.  Ti cade il caffè sulla camicia, sei in ritardo, una mail ti fa girare i nervi. Il tuo dialogo interiore potrebbe suonare più o meno così: Non ne combino una giusta! Sono sempre la solita! Non ce la farò mai a fare tutto!! Oppure, con qualche piccolo aggiustamento lessicale: Ok, giornata partita storta, ma posso rimetterla in carreggiata. È solo un momento complicato, non definisce chi sono. Faccio una cosa alla volta, respiro e vado. Non è autosuggestione da poster motivazionale, è igiene mentale. Stai dicendo a te stessa che sei più grande della tua giornata difficile.  Cambiare le parole non significa negare la realtà, ma raccontarla in modo che non ci schiacci. Se passo da “non ce la farò mai” a “non è facile, ma sto imparando”, sto trasformando un giudizio definitivo in un processo. E quando qualcosa è un processo, posso farci qualcosa. Posso migliorare, cercare aiuto, cambiare strategia. Parola dopo parola, si sposta l’asse della nostra vita interiore: da tribunale a laboratorio, da condanna a possibilità. Un esempio molto concreto Frase automatica: Ho sbagliato tutto, sono un disastro. Frase consapevole: Qui ho sbagliato, posso capire cosa migliorare. Frase automatica: Non sono capace di parlare in pubblico. Frase consapevole: Parlare in pubblico mi mette a disagio, ma posso allenarmi. Frase automatica: Nessuno mi capisce. Frase consapevole: In questo momento mi sento poco capita, forse devo provare a spiegarmi meglio o scegliere persone diverse. Vedi, senti, percepisci la differenza? Nelle prime frasi siamo “inchiodati”. Nelle seconde siamo in movimento. E il movimento, psicologicamente, è già metà della cura. 

Autostima, autovalore e il modo in cui ci trattiamo Parlare di dialogo interiore significa parlare, in realtà, di come ci trattiamo. 

Autostima è la percezione che abbiamo delle nostre capacità: ciò che so fare, ciò che posso imparare, quanto mi sento competente nella vita. Autovalore è ancora più profondo: è la sensazione di valere indipendentemente da risultati, performance, voti, likes. È la risposta alla domanda silenziosa: merito amore anche quando sbaglio? Il dialogo interiore incide direttamente su entrambe.  Se ogni errore diventa la prova generale della mia inadeguatezza, la mia autostima si sgretola. Se ogni limite viene raccontato come una colpa, il mio autovalore va in saldo permanente. Al contrario, quando scelgo parole interne più gentili e insieme oneste, succede qualcosa: Non divento improvvisamente perfetta, ma smetto di essere la mia peggior nemica. Divento, poco a poco, una buona alleata di me stessa. Un altro paio di esempi: Invece di: Non combino mai niente di buono Posso dirti: Oggi non è andata come speravo, ma riconosco anche ciò che ho fatto bene Invece di: Sono sbagliata, sbagliato Posso dirti: In questo momento mi sento fuori posto, ma questo non definisce tutto di me Queste sfumature, ripetute giorno dopo giorno, costruiscono una base interna solida. E da lì cambia tutto: postura, coraggio di provarci, capacità di dire di no, di chiedere aiuto, di uscire da relazioni che fanno male.

Dal rapporto con noi al rapporto con gli altri 

Come parliamo a noi stessi influenza profondamente come parliamo agli altri. Se dentro abbiamo una voce costante di giudizio, saremo portati a giudicare. Se dentro abbiamo sviluppato una voce di comprensione, saremo più inclini a comprendere. Una donna, un uomo, un ragazzo che ha coltivato un dialogo interiore di autocura tendono a:  – non elemosinare conferme, perché non dipende solo dagli applausi esterni; – scegliere relazioni più sane, perché sente di meritare rispetto; – comunicare in modo più chiaro, perché non ha terrore di sbagliare una parola. Il nostro modo di parlarci è il filtro con cui interpretiamo ogni gesto degli altri. Una collega che non saluta può diventare subito “ce l’ha con me” se la nostra voce interna è insicura e ipercritica. Può diventare, invece, “forse è in un momento suo difficile, vediamo domani” se dentro abbiamo un tono più stabile, più morbido.
Dialogo interiore: vale per gli adulti, vale per i ragazzi 
Tutto questo non è un discorso solo per chi ha già un curriculum di fatiche alle spalle. Riguarda anche – e forse soprattutto – i ragazzi e le ragazze che stanno costruendo ora la loro identità. Chi impara presto a riconoscere la propria voce interiore e a educarla alla gentilezza ha un vantaggio enorme: cresce con una base emotiva più solida, con meno paura del giudizio e più voglia di sperimentare. Imparare a parlarsi bene non significa farsi carezze zuccherose e basta. Significa dire la verità, ma in un modo che non distrugge, bensì sostiene. È un’abilità che possiamo allenare a qualsiasi età: a vent’anni, a quaranta, a settanta.  Perché, in fondo, la relazione più lunga della nostra vita è quella con noi stessi. E il dialogo interiore è la colonna sonora quotidiana di questa storia. Possiamo lasciarla in modalità casuale, dominata dal critico, o prendere in mano la regia: parola dopo parola, scelta dopo scelta, giorno dopo giorno. Non si tratta di diventare perfetti, ma di diventare più presenti a noi stessi. Di passare da spettatrici e spettatori giudicati a protagonisti accompagnati. Da qui nasce l’autocura, il vero supporto, la motivazione che non ha bisogno di frasi fatte, perché nasce da dentro. E resta.

Somma, il Primo Circolo Arfe’ e il Liceo Torricelli insieme per il convegno “Biblioteca Silenziosa”

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Riceviamo e pubblichiamo Il Primo Circolo Didattico Raffaele Arfè e il Liceo classico scientifico E. Torricelli di Somma Vesuviana invitano al Convegno – Mostra “La biblioteca silenziosa” “Libri e tradizione culturale nel fondo antico della Biblioteca “R. Arfé” 3 marzo 2026, ore 16.00 Collegiata in Santa Maria Maggiore – Via Collegiata, 19 Somma Vesuviana Il 3 marzo, nella suggestiva cornice della Collegiata in Santa Maria Maggiore, si terrà il Convegno– Mostra “La biblioteca silenziosa”.   Libri e tradizione culturale nel fondo antico della Biblioteca ‘R. Arfé’”, un appuntamento dedicato alla valorizzazione del prezioso patrimonio librario custodito dal Primo Circolo Didattico Raffaele Arfé. L’iniziativa nasce dalla significativa e proficua collaborazione con il Liceo classico e scientifico Evangelista Torricelli, esempio virtuoso di alleanza educativa tra istituzioni scolastiche del territorio. Il progetto congiunto ha coinvolto dirigenti, docenti, Comitato di gestione del fondo antico e studenti in un percorso condiviso di studio, ricerca e restituzione pubblica, valorizzando il dialogo intergenerazionale e la continuità formativa tra i diversi ordini di scuola. Il convegno intende riportare alla luce testi, storie e percorsi culturali che attraversano i secoli, offrendo alla comunità e agli studiosi un’occasione di approfondimento sulla tradizione religiosa e umanistica che ha segnato il territorio vesuviano tra Quattro e Cinquecento. Tra le figure evocate nel patrimonio librario emergono riferimenti al pensiero di Platone e di Sinesio di Cirene, a testimonianza della ricchezza filosofica del fondo antico. L’evento si avvale inoltre del contributo scientifico di docenti dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e dell’Università degli Studi di Salerno, rafforzando il ponte tra scuola, università e territorio. Programma Ore 16.00 – Accoglienza dei partecipanti Ore 16.15 – Saluti istituzionali •Prof.ssa Maria Di Fiore, Dirigente scolastico del Primo Circolo Didattico di Somma Vesuviana c •Prof.ssa Anna Giugliano, Dirigente scolastico del Liceo “E. Torricelli” di Somma Vesuviana
  • Autorità presenti:
  • Ore 16.30 – Lettura di un estratto da De origine seraphicae religionis franciscanae eiusque progressibus, seu regularis observantiae institutione di Francesco Gonzaga, a cura di Carlo Allocca (allievo della classe IV B – Liceo Classico “E. Torricelli”), con accompagnamento musicale di Angelo Di Perna (allievo della classe III B – Liceo Scientifico “E. Torricelli”).
Ore 16.45 – Dott. Domenico Russo, Presidente del Comitato di gestione della Biblioteca “R. Arfé” – Storia e storie della Biblioteca “R. Arfé”- Ore 17.05 – Prof.ssa Lidia Palumbo (Università degli Studi di Napoli Federico II) Sulla religiosità colta di un convento francescano: platonismo e neoplatonismo nel fondo antico della Biblioteca Arfé di Somma Vesuviana Ore 17.25 – Prof.ssa Rosa Parlavecchia (Università degli Studi di Salerno) Dal torchio al Vesuvio: itinerari del libro fra Quattro e Cinquecento Ore 17.45 – Discussione e conclusione dei lavori Ore 18.00 – Lettura del brano La biblioteca silenziosa, a cura di Elena Perillo (allieva della classe V A – Liceo Classico “E. Torricelli”) Modera Felicia Toscano, docente del Liceo “E. Torricelli”. Ore 18.10 – Visita alla mostra del fondo antico, con una selezione di volumi della Biblioteca “R. Arfé”. L’evento rappresenta un’importante occasione di dialogo culturale che mette in luce la sinergia tra il Primo Circolo Didattico “Raffaele Arfé” e il Liceo “Evangelista Torricelli”: una collaborazione che dimostra come la scuola possa farsi presidio attivo di tutela, ricerca e promozione del patrimonio storicolibrario locale. Attraverso il convegno e la mostra, la “biblioteca silenziosa” si fa voce viva della storia culturale di Somma Vesuviana, restituendo centralità a un patrimonio che continua a parlare al presente e alle nuove generazioni.

Ercolano, ragazza accoltellata dopo una lite

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Ad Ercolano una lite tra due ragazze è finita con un gesto estremo: una 24enne ha accoltellato la sua rivale con un coltello da cucina 

L’episodio è accaduto tra due donne giovanissime, una 24enne e una 25enne, ad Ercolano. Il tutto sarebbe iniziato con una semplice lite per poi sfociare nel sangue.

Infatti, stando alle prime ricostruzioni dell’evento, la ragazza 24enne avrebbe colpito la 25enne con un coltello da cucina al gluteo e alla coscia sinistra durante la discussione.

La vittima è stata soccorsa subito e trasportata al pronto soccorso dell’Ospedale Maresca di Torre del Greco dove si trova tuttora in osservazione. La prognosi non è ancora nota ma la donna non sarebbe in pericolo di vita.

Sul luogo dell’aggressione sono intervenuti i carabinieri della tenenza di Ercolano che hanno prontamente individuato e denunciato la responsabile. Grazie alla velocità dell’intervento delle forze dell’ordine si è riusciti a ricostruire la dinamica in tempi rapidi.

La responsabile, da quanto emerso, sarebbe una donna 24enne che, alla fine di una furiosa lite con la vittima, le avrebbe inferto diverse coltellate. A seguito delle indagini, per la donna è scattata la denuncia con le accuse di possesso ingiustificato di arma da taglio e lesioni personali aggravate.

Sono in corso ulteriori indagini per chiarire la dinamica dell’aggressione e risalire al movente della lite.

Serata cover tra scommesse e sorprese

Il Festival di Sanremo è, come ogni anno, un appuntamento fisso per molti italiani.

La serata di ieri ha infatti raggiunto il 60,6% di share, dato più alto della precedente, che aveva registrato il 59,5%. Tuttavia, il numero totale di spettatori è calato in confronto ai dati dello scorso anno.

Stasera è in programma una delle serate più attese: quella delle cover. Gli artisti saranno votati dal pubblico tramite Televoto, dalla Giuria della Sala Stampa, TV e Web e dalla Giuria delle Radio. Tra i preferiti del pubblico c’è Sal Da Vinci: quando entra in scena, un vero e proprio coro da stadio lo accoglie intonando “Rossetto e caffè”. Dopo la terza puntata è salito al secondo posto in alcuni siti di scommesse, preceduto soltanto da Fedez e Marco Masini.

Tra gli ospiti più insoliti Belén Rodríguez, Francesca Fagnani e Tony Pitoni insieme a Ditonellapiaga, questi ultimi molto quotati per la vittoria di questa sera.

Ad accompagnare Laura Pausini e Carlo Conti ci sarà anche Bianca Balti, che torna all’Ariston per raccontare un anno vissuto all’insegna della forza e dell’energia.

Resta ora da capire se i bookmaker abbiano davvero individuato il nome giusto su cui puntare.

Doppio sold out per “Il Valigione 2.0”, in scena con “‘Mpriesteme a mugliereta”

Due giorni di successi e applausi quelli dedicati alla compagnia teatrale “Il Valigione 2.0” che sabato e domenica scorsi hanno portato in scena la commedia “‘Mpriesteme a mugliereta” al teatro Summarte di Somma Vesuviana.

Fin dal suo debutto nel 1973, la commedia“‘Mpriesteme a mugliereta” (Prestami tua moglie), di Gaetano Di Maio, scritta con Nino Masiello, fu accolta con grande entusiasmo tanto da diventare uno dei testi più replicati del teatro comico partenopeo. Un clamore che dimostrò come un intreccio costruito su equivoci irresistibili, personaggi vivaci e dialoghi serrati potesse diventare patrimonio collettivo, nonché un grande classico della commediografia napoletana.

È proprio questa eredità che la compagnia Il Valigione 2.0 ha raccolto e rilanciato il weekend scorso al Teatro Summarte di Somma Vesuviana, registrando un doppio sold out sia sabato che domenica. Il pubblico ha risposto con grande entusiasmo, arrivando anche da fuori Campania.

In scena, una prova corale di grande qualità. Attori e attrici hanno dimostrato padronanza dei tempi comici, energia, presenza scenica e una sintonia capace di rendere ogni equivoco credibile e travolgente. La regia di Armando Rufolo ha saputo orchestrare con equilibrio e ritmo l’intera macchina scenica, valorizzando ogni interprete e restituendo al pubblico una commedia viva, attuale, pur nel rispetto della tradizione. La trama segue la storia Camillo, in vacanza in montagna con la famiglia per curare un esaurimento, tormentato dall’amico Alberto, che cerca di ottenere prestiti e arriva a chiederne in prestito la moglie per ingannare uno zio che presto lo verrà a trovare dall’America, dove ha traffici illeciti e malavitosi. Le interpretazioni attente e ben calibrate degli attori e delle attrici della compagnia hanno valorizzato il carattere di ciascun personaggio. Protagonista assoluto è Camillo, interpretato da Armando Rufolo: il suo lavoro attoriale si distingue per misura, intensità e perfetta gestione dei tempi comici. Il personaggio, fragile e al tempo stesso travolto dagli eventi, trova in Rufolo un interprete capace di alternare nervosismo, ironia e umanità con naturalezza, rendendolo credibile in ogni passaggio. Accanto a lui, Alberto – portato in scena da Domenico Esposito – è il motore brillante degli equivoci: la sua interpretazione è energica, sopra le righe ma con stile, costruita su un ritmo preciso e su una presenza scenica solida che sostiene l’intera architettura comica. Di grande efficacia anche Lucia, interpretata da Serena Mammone, capace di dare al personaggio equilibrio e autenticità; Ida, affidata a Luciana De Liguori, intensa e ben inserita nelle dinamiche familiari; Luigi, interpretato da Davide Celiento, puntuale nelle entrate e nei contrappunti comici. Esterina, portata in scena da Sara Pignatiello, e Caterina, interpretata da Siria Russo, arricchiscono il tessuto narrativo con interpretazioni vivaci e ben caratterizzate.

“Il mio impegno nella regia di questo spettacolo ha avuto una risposta importante grazie a tutti gli attori e alle attrici della compagnia che sono stati bravissimi. – Ha commentato Rufolo. – Se oggi questo spettacolo ha avuto un’anima, che è arrivata dritta al cuore del pubblico, il merito è loro, nostro, che abbiamo lavorato con passione, determinazione e sempre in sinergia per raggiungere questo successo.”

Spiccano inoltre le prove di Vincenzo Liguoro nel ruolo di Alfredo, Antonio Palese (Jak), Mario Di Pace (Pat) e Roberto Tripodi (Gil), capaci di sostenere con ritmo le scene d’insieme; Luigi Pipola nei panni di Vittorio, preciso e credibile; Alessandro Lo Sapio nel ruolo del Dott. Marcello, misurato e funzionale allo sviluppo della vicenda; e la giovanissima Aurora Pignatiello nel ruolo della Bambina, presenza delicata e spontanea che aggiunge tenerezza al quadro scenico.

Lo spettacolo portato in scena da Il Valigione 2.0 ha avuto anche un forte scopo sociale, profondamente legato all’amore per il teatro. Il presidente della compagnia, Domenico Esposito, ha infatti annunciato che una parte del ricavato sarà destinata al Teatro Sannazaro, duramente colpito dall’incendio del 17 febbraio scorso. Una decisione che nasce da un sentimento autentico di appartenenza e riconoscenza verso il mondo teatrale, e che rende omaggio alla memoria della grande Luisa Conte, figura simbolo del teatro napoletano e anima storica proprio dell’ex bomboniera di via Chiaia a Napoli.

La storia de Il Valigione 2.0 racconta una realtà giovane, ma determinata. La compagnia nasce a Somma Vesuviana nel marzo 2021 dall’idea e dalla passione condivisa da Armando Rufolo e Domenico Esposito, amici fraterni accomunati dall’amore per il teatro. Dopo l’esperienza maturata in un’altra compagnia del territorio vesuviano, i due scelgono di avviare un nuovo percorso artistico, fondato sul coinvolgimento di giovani aspiranti attori e su una visione del teatro come spazio di crescita e condivisione.

Nonostante le difficoltà legate alla pandemia, il gruppo debutta ufficialmente nel 2022 con “Una pillola per piacere” di Bruno Tabacchini e Biagio Izzo, ottenendo grande consenso. Nel 2023 avvia la collaborazione con la compagnia “Summa Villa” portando in scena “‘O scarfalietto” di Eduardo Scarpetta, e successivamente affronta “Arezzo 29” di Gaetano e Olimpia Di Maio, dimostrando coraggio nelle scelte registiche e solidità artistica. Attualmente guarda al futuro con nuovi progetti, tra cui un laboratorio teatrale dedicato ai più piccoli. A conferma del percorso qualitativo intrapreso, la FITA – Federazione Italiana Teatro Amatori ha conferito ad Armando Rufolo il Premio Campania Felix come Miglior Attore Protagonista, riconoscendone il valore interpretativo e l’impegno artistico.

CAST Esterina : Sara Pignatiello Caterina : Siria Russo Lucia : Serena Mammone Camillo : Armando Rufolo Alberto: Domenico Esposito Ida : Luciana De Liguori Luigi : Davide Celiento Bambina: Aurora Pignatiello Alfredo: Vincenzo Liguoro Jak: Antonio Palese Pat: Mario Di Pace Gil: Roberto Tripodi Vittorio : Luigi Pipola Dott. Marcello : Alessando Lo Sapio STAFF ARTISTICO E TECNICO Regia: Armando Rufolo Regia tecnica: Giovanni Cimmino Regia scenica: Maria Marciano Direzione tecnica: Giovanni Cimmino e Maria Marciano Trucco: Benedetta Raia Graphic designer: Siria Russo

“Res Publica 2.0”, il nuovo percorso di formazione a San Gennaro Vesuviano

Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di San Gennaro Vesuviano

È partito con entusiasmo e grande partecipazione il percorso formativo “Res Publica 2.0”, promosso dal Comune di San Gennaro Vesuviano e rivolto ai giovani interessati ad approfondire il funzionamento delle istituzioni, la cittadinanza attiva e le opportunità di crescita personale.

Al primo incontro, svoltosi presso la sala consiliare e introdotto dal sindaco Antonio Russo, hanno preso parte oltre 30 ragazzi, selezionati dopo una manifestazione di interesse promossa dal Comune, protagonisti fin da subito di un dibattito vivo, maturo e ricco di contenuti. Interesse, passione e partecipazione attiva hanno caratterizzato l’avvio di un progetto che si preannuncia intenso e altamente formativo.

Nel corso dell’incontro è stato consegnato ai partecipanti il materiale didattico ed è stato illustrato il calendario ufficiale del percorso.

Il programma accompagnerà i ragazzi in un viaggio strutturato dentro le istituzioni e il funzionamento dello Stato, partendo dalla comprensione di enti locali, Governo e Parlamento, per poi approfondire la Costituzione e i diritti fondamentali come basi della cittadinanza attiva. Seguiranno momenti dedicati al ruolo dei giovani nella vita pubblica, al valore della partecipazione democratica, del volontariato e dell’associazionismo.

Il percorso affronterà inoltre temi di economia pubblica e orientamento al lavoro, offrendo nozioni di base sul ruolo dello Stato e degli enti locali, insieme a strumenti concreti per l’avviamento professionale, come la redazione del curriculum vitae. Ampio spazio sarà riservato anche alla legalità, alla giustizia sociale e al contrasto alle devianze, con una riflessione sulla responsabilità individuale e collettiva. Non mancheranno momenti dedicati alla crescita personale, alla consapevolezza, all’inclusione e allo sviluppo dell’autostima, fino alla restituzione finale con la consegna degli attestati di partecipazione prevista per il 7 aprile.

Gli incontri, della durata indicativa di tre ore con inizio alle 14:30, si svolgeranno presso la Sala Consiliare del Comune.

“Res Publica 2.0” rappresenta un investimento concreto sulle nuove generazioni e sulla formazione di una cittadinanza consapevole e responsabile. Il progetto è seguito dall’assessore referente Ornella Manzi, che ha sostenuto con convinzione l’iniziativa nell’ambito delle politiche giovanili e del welfare.

“L’energia e la qualità degli interventi emersi già dal primo incontro confermano che il percorso è partito con il passo giusto. La partecipazione attiva dei ragazzi dimostra che esiste una generazione pronta a mettersi in gioco, a conoscere, a comprendere. Questo percorso formativo restituisce a tutta la comunità fiducia nel futuro e dimostra che alle nuove generazioni bisogna offrire le giuste opportunità, per fare in modo che possano dare il loro contributo alla crescita del territorio”, dichiara l’assessore Ornella Manzi.

Celestino Allocca: “È il momento di restituire dignità a Somma Vesuviana”

Abbiamo chiesto a Celestino Allocca, figlio del già sindaco Raffaele Allocca,  se si candida a sindaco di Somma Vesuviana.  Ci siamo trovati di fronte a  un vero e proprio fiume in piena. Di seguito le dichiarazioni di Allocca.
 “Da oltre vent’anni la politica cittadina è stata utilizzata per scopi personali. Oggi esiste un documento che certifica un’incapacità politico-amministrativa evidente, eppure nessuno sente il dovere di chiedere scusa alla città”. È un intervento duro quello di Celestino Allocca, che punta il dito contro quella che definisce “una classe dirigente legata a metodi vecchi, superati, una politica antica che non ha prodotto risultati e non ne produrrà”.
Secondo Allocca  è arrivato il momento di offrire alla città un’alternativa reale: “Somma Vesuviana deve dare spazio ai cittadini migliori, non ai più forti. I più forti hanno già dimostrato i loro limiti”.
Allocca rivendica la propria indipendenza: “Sono un uomo libero, non scendo a compromessi con nessuno. L’unico compromesso che voglio fare è con la terra che amo, se i cittadini mi daranno l’onore di rappresentarla”.
Nel mirino dell’esponente politico finiscono anche i rappresentanti istituzionali degli ultimi anni: “Abbiamo avuto consiglieri regionali che per vent’anni hanno esercitato potere senza produrre risultati concreti per questa comunità. Consiglieri comunali asserviti a logiche di potere malato e obsoleto. Destra o sinistra non cambia nulla: il risultato è sotto gli occhi di tutti”.
Particolarmente critica la posizione sulla gestione finanziaria dell’ente: “C’è un disavanzo che graverà sulle tasche dei cittadini per i prossimi vent’anni. Sono emerse gravi irregolarità nei bilanci. È una situazione che non può essere ignorata”.
Per Allocca è necessario uno “scatto d’orgoglio” da parte della cittadinanza e un atto di responsabilità da parte di chi ha amministrato: “Chi ha sbagliato dovrebbe fermarsi e chiedere scusa”.
Infine, una riflessione personale: “Mi trovo in un momento della mia vita in cui potrei scegliere la tranquillità. Sono marito, padre, professionista. Non ho bisogno della politica. Ma sento forte il senso civico e i valori che mi ha trasmesso mio padre. Questa è la mia terra, la terra dei miei affetti, del mio lavoro e delle mie radici. A questa comunità voglio restituire rispetto e dignità”.
Il messaggio è chiaro: “O si cambia tutto, o non cambierà mai nulla”.

Stellantis, sciopero a Pomigliano per il premio mancato: cresce la protesta degli operai

Una protesta inizialmente timida, poi cresciuta nel corso della giornata fino a coinvolgere una parte consistente dei lavoratori. È quanto accaduto ieri nello stabilimento Stellantis di Pomigliano d’Arco, dove gli operai del reparto montaggio hanno incrociato le braccia durante il secondo turno per contestare il mancato pagamento del premio annuale di produzione.

Al mattino l’adesione allo sciopero era stata limitata. Molti dipendenti avevano espresso perplessità sulla mobilitazione, temendo ulteriori trattenute in busta paga senza risultati concreti. «Con stipendi già bassi non possiamo permetterci altre decurtazioni», avevano spiegato alcuni lavoratori. Nel pomeriggio, però, il clima è cambiato e la partecipazione alla protesta è aumentata sensibilmente. L’iniziativa è stata sostenuta dalla Fiom e nasce dal mancato riconoscimento del premio legato ai risultati aziendali del 2025.

A livello nazionale, le segreterie di Fim, Uilm, Fismic, Uglm e Associazione Quadri Fiat hanno espresso forte preoccupazione dopo l’incontro con l’azienda. Secondo quanto riferito dai sindacati, i risultati dello scorso anno sarebbero stati negativi sotto diversi profili: consegne, fatturato, redditività e flussi di cassa. Il mancato raggiungimento della soglia minima dell’indicatore europeo Aoi avrebbe così impedito l’erogazione del premio. Situazione analoga in quasi tutti i Paesi in cui il gruppo è presente, fatta eccezione per alcune aree come Sud America, Africa e Medio Oriente.

Le organizzazioni sindacali parlano di «grande amarezza» e guardano con apprensione al futuro produttivo degli stabilimenti italiani, chiedendo un piano industriale chiaro e investimenti concreti per superare il ricorso agli ammortizzatori sociali. Nel mirino anche le politiche europee sull’elettrico: le sigle chiedono maggiore attenzione ai modelli ibridi, da distribuire in tutti i siti italiani, e una revisione delle regole comunitarie sulle sanzioni.

Sul tema è intervenuto anche il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, che ha sollecitato un rilancio degli impianti nazionali: la vera soddisfazione, ha sottolineato, arriverà solo quando le fabbriche torneranno a lavorare a pieno regime.

Intanto, un’altra tragedia scuote la Campania. Nel Beneventano un operaio di 58 anni, Nicola Iezza, originario di Pompei, ha perso la vita mentre lavorava alla galleria del potabilizzatore della diga di Campolattaro. L’uomo sarebbe precipitato da un mezzo utilizzato per la spruzzatura del cemento. Inutili i soccorsi. La salma è stata trasferita all’ospedale San Pio e resta a disposizione dell’autorità giudiziaria.

I sindacati tornano a denunciare un’emergenza sicurezza nei cantieri e nei luoghi di lavoro, chiedendo controlli più stringenti e l’applicazione rigorosa delle norme di prevenzione.

Tragedia sul cantiere della diga, muore operaio di Pompei

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  Pompei piange una delle sue vittime sul lavoro. Nicola Iezza, 58 anni, originario della città mariana, ha perso la vita mentre era impegnato in un cantiere nel Beneventano, nell’area della diga di Campolattaro. Nicola Iezza stava lavorando alla realizzazione della galleria del potabilizzatore quando, per cause ancora in fase di accertamento, sarebbe caduto da un mezzo impiegato per la spruzzatura del cemento. Una caduta fatale che non gli ha lasciato scampo. I soccorsi sono stati immediati, ma per Nicola Iezza non c’è stato nulla da fare. I sanitari intervenuti sul posto hanno potuto soltanto constatarne il decesso. La notizia ha rapidamente raggiunto Pompei, dove la comunità si è stretta attorno alla famiglia di Nicola Iezza. Le forze dell’ordine hanno avviato le indagini per chiarire la dinamica dell’incidente che è costato la vita a Nicola Iezza. Il cantiere è stato messo in sicurezza e sottoposto agli accertamenti tecnici necessari per verificare eventuali anomalie nei macchinari o nelle procedure operative. La salma di Nicola Iezza è stata trasferita all’ospedale San Pio di Benevento e resta a disposizione della magistratura, che dovrà stabilire se disporre ulteriori esami medico-legali. Per Pompei si tratta di una ferita profonda. Nicola Iezza era partito per svolgere il proprio lavoro in un’opera pubblica strategica per il territorio campano e non ha più fatto ritorno a casa. Un’altra tragedia sul lavoro che segna questo inizio di 2026 e lascia due comunità unite nel dolore.