Pasqua in Campania, divieto di esposizione di capretti nelle vetrine delle macellerie. Scattano i controlli

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Divieto di esposizione incontrollata di capretti e altri animali nelle vetrine delle macellerie. È questo il contenuto di una nota inviata dalla direzione generale Sanità di Palazzo Santa Lucia, su impulso dell’assessora regionale della Campania alla Tutela degli Animali, Fiorella Zabatta, alle ASL. In vista delle festività pasquali, scattano così controlli serrati su tutto il territorio regionale per verificare il rispetto delle norme sull’esposizione di prodotti di origine animale nelle macellerie.   “La disposizione rappresenta un indirizzo operativo dell’Assessorato e – ricorda l’assessora Fiorella Zabatta – richiama il rispetto rigoroso della vigente normativa europea e nazionale in materia di igiene, sicurezza alimentare e tutela del consumatore che vieta l’esposizione delle teste non destinate al consumo e vincola l’eventuale esposizione di carni ovicaprine e suine destinate invece al consumo umano alla sussistenza di determinate condizioni e al rispetto di stringenti condizioni igienico-sanitarie, tra cui temperatura controllata, protezione da contaminazioni e tracciabilità del prodotto.” “Considerato che proprio in occasione del periodo pasquale, è prassi diffusa – ha proseguito l’assessora Zabatta – l’esposizione di agnelli, capretti e altri animali all’esterno delle macellerie, spesso in condizioni non conformi ai requisiti igienico-sanitari previsti, la Regione ha disposto un rafforzamento delle attività di controllo”.   “Le ASL – ha aggiunto l’assessora – sono quindi chiamate a intensificare le verifiche presso gli esercizi di vendita; accertare il rispetto delle condizioni di conservazione ed esposizione; adottare, in caso di violazioni, i provvedimenti e le sanzioni previsti dalla normativa vigente. La disposizione – ha concluso Fiorella Zabatta – risponde non solo a esigenze sanitarie, ma anche a una sensibilità sempre più diffusa tra i cittadini, che chiedono rispetto per gli animali e per i valori delle festività pasquali”.

Somma al voto, centro destra compatto per Antonio Granato sindaco

Riceviamo e pubblichiamo I rappresentanti politici di Forza Italia e Fratelli Di Italia, con i movimenti civici Forza Somma, Giovani per Somma, Oblò, Somma Nova, al termine di un confronto ampio e approfondito orientato esclusivamente ai bisogni reali della nostra Città, comunicano di aver individuato nella persona dell’Avv. Antonio Granato il candidato Sindaco per le prossime elezioni comunali del 24 e 25 maggio 2026. Una scelta chiara e unitaria, frutto di una visione condivisa per una Somma Vesuviana più moderna, sicura, equa e vicina ai cittadini. Tale coalizione, centrista, moderata, ispirata a valori del riformismo e del cattolicesimo democratico è disponibile a confrontarsi con esponenti politici e civici della Città che condividano tali valori.

Coscienza e condizionamento: una riflessione a margine della critica

Riceviamo da Giuseppe Auriemma e pubblichiamo   Il testo “Oltre la psicologia del voto” di Vincenzo Nocerino solleva un interrogativo fondamentale: in che misura la spiegazione clinica e sociologica di un atto — il voto — finisce per eroderne la natura etica, trasformando l’elettore da soggetto di scelta a prodotto di condizionamenti, se il voto è ridotto a una funzione dell’identificazione o del bisogno, lo “spazio di libertà” del cittadino si assottiglia fino a scomparire. L’analisi proposta nel testo offre quindi una preziosa rivendicazione della dignità del cittadino, ma presenta alcuni punti di debolezza critici e blind spot analitici se confrontata con la ricerca scientifica e sociologica contemporanea. Sono contento e ringrazio Vincenzo per le osservazioni suscitate dal mio articolo “Psicologia delle urne vesuviane”, utile per stimolare un dibattito e un dialogo serio e necessario che investe non solo la psicologia sociale, ma l’intera impalcatura della democrazia rappresentativa e le sue problematiche contemporanee nello specifico del nostro territorio. Vincenzo Nocerino nel suo articolo coglie la tensione tra condizionamento e libertà, tuttavia segnalo alcuni punti di “debolezza” che argomento per un ulteriore contributo al dibattito e approfondimento. Il suo testo propone la “coscienza” come la soluzione al fatalismo psicologico, ma non ne fornisce una definizione operativa. La ricerca in psicologia politica evidenzia che ciò che percepiamo come “scelta consapevole” è spesso una razionalizzazione a posteriori di processi subconsci o identitari. Invocare la coscienza senza spiegare come essa possa neutralizzare i pregiudizi cognitivi ed emotivi (come l’in-group bias o i filtri percettivi del “modello di Michigan”) rischia di rimanere un’esortazione astratta piuttosto che una soluzione pratica. Sebbene dichiari di non voler essere “moralistico”, il passaggio dal “come si vota” al “come si dovrebbe votare” introduce una dimensione normativa che può scivolare nel giudizio calato dall’alto. Senza una solida proposta di educazione civica o di riforma delle strutture sociali, la domanda su “come si dovrebbe votare” rimane un esercizio di retorica che non offre strumenti reali per cambiare la “routine dei disagi” tipica di certi territori. La “critica” al mio articolo “Psicologia delle urne vesuviane” punta sul tema della responsabilità individuale, ma in contesti di forte “dipendenza verticale” o clientelismo, lo “spazio di libertà” è drasticamente ridotto da necessità materiali. Studi sociologici sull’area napoletana mostrano come il voto di scambio o il “sentirsi in debito” non siano solo dinamiche emotive, ma risposte razionali a un welfare carente. In questi casi, la richiesta di “responsabilità” può apparire elitaria se non tiene conto dello stress e condizioni emotive legate al soddisfacimento dei bisogni primari che impedisce l’azione secondo principi universali. Le osservazioni di Nocerino idealizzano la cabina elettorale come un tempio della libertà individuale. I filosofi come John Stuart Mill hanno avvertito che la segretezza assoluta, se non accompagnata da un senso di dovere pubblico, può incoraggiare l’elettore a seguire il proprio profitto egoistico o interessi privati invece del bene comune. La solitudine della cabina, quindi, non garantisce automaticamente il risveglio della coscienza etica, ma può essere il luogo del massimo cinismo. Inoltre, l’assunto che spiegare un comportamento significhi “deresponsabilizzare” il soggetto è un limite logico della critica. La moderna psicologia della personalità (come il modello dei “Big Five”) non annulla la responsabilità, ma ne identifica le basi soggettive. Comprendere i “campanelli d’allarme” del disagio sociale o le vulnerabilità individuali è proprio ciò che permette di creare percorsi di “empowerment” e consapevolezza reale, trasformando l’elettore da “critico passivo” a “cittadino attivo”. Sebbene il testo di Nocerino dichiari di non voler essere “moralistico”, il passaggio dal “come si vota” al “come si dovrebbe votare” introduce una dimensione normativa che può scivolare nel giudizio calato dall’alto. Senza una solida proposta di educazione civica o di riforma delle strutture sociali, la domanda su “come si dovrebbe votare” rimane un esercizio di retorica che non offre strumenti reali per cambiare la “routine dei disagi” tipica di certi territori. Negli anni ’40, i ricercatori della Columbia University, guidati da Lazarsfeld, proposero un modello basato sull’idea che le affiliazioni dei votanti fossero essenzialmente fissate già nell’età adulta, determinate da tre fattori di socializzazione: status socio-economico, religione e area di residenza. In questo paradigma, il cittadino non “sceglie” nel senso deliberativo del termine; egli semplicemente “manifesta” la propria identità sociale attraverso la scheda elettorale. Successivamente, la Scuola di Michigan introdusse una variabile psicologica più dinamica, ma non meno problematica sotto il profilo della responsabilità individuale: l’identificazione partitica. Introducendo il concetto di “imbuto della causalità” (funnel of causality), gli studiosi di Michigan argomentarono che l’attaccamento psicologico a un partito agisce come un filtro che distorce la percezione di candidati e temi, conducendo l’elettore verso una scelta coerente con la propria identità affettiva. L’analisi che ho proposto nel mio articolo si colloca idealmente in una versione moderna di queste scuole, un tentativo di mappare la mente del cittadino che affronta la scelta elettorale come un incontro tra razionalità e passioni viscerali, in territori come il nostro la storia e il vulcano convivono e la psiche collettiva sembra operare secondo archetipi ben conosciuti. Il fenomeno “sentirsi in debito” che ho descritto è un indicatore della qualità dei rapporti sociali in un welfare che spesso si presenta come “reticolare” o “clientelare”. In tali contesti, il voto diventa un ex-voto, un ringraziamento per un intervento o una protezione ricevuta, spostando il baricentro dell’azione dal bene comune al vantaggio personale mediato dalla relazione. La mia analisi cerca di cogliere questa “vulnerabilità individuale”, spesso radicata in esperienze precoci o in un disagio psichico emergente che rende il cittadino più incline a cercare sicurezza nell’appartenenza piuttosto che nell’autonomia. Sono d’accordo però sul fatto che la “responsabilizzazione” invocata nel testo del caro amico Nocerino trova fondamento nell’idea che il cittadino conservi la capacità di premiare o punire i governanti sulla base di valutazioni oggettive (voto retrospettivo). Tuttavia questo è reso possibile solo se la comprensione psicologica e consapevolezza responsabile si integrino, aiutando l’elettore a distinguere le implicazioni emotive che creano un pregiudizio alla sua libertà, per individuare lucidamente il “giusto” e il “conveniente”, l’interesse di fazione e il bene comune.

Oltre la psicologia del voto: riceviamo e pubblichiamo

Riceviamo dall’avvocato Vincenzo Nocerino e pubblichiamo     La responsabilità che nessuna analisi può spiegare.  L’analisi sulla “psicologia delle urne vesuviane” proposta da Giuseppe  Auriemma coglie senza dubbio un elemento reale: il voto non è mai un atto puramente razionale. È influenzato da contesti, relazioni, emozioni, appartenenze. Soprattutto nei territori dove il tessuto sociale è fitto, come nell’area vesuviana, queste dinamiche hanno un peso evidente. Tuttavia, proprio perché l’analisi è convincente, rischia di diventare incompleta. Quando il comportamento elettorale viene spiegato quasi esclusivamente attraverso categorie psicologiche e   sociali, si corre il rischio di scivolare in una forma implicita di fatalismo psicologico: si descrive il cittadino come il risultato di condizionamenti, più che come soggetto capace di scelta.  In altre parole, si finisce per spiegare molto, ma per responsabilizzare poco. Ed è qui che si apre una questione decisiva. Il voto non è soltanto un fenomeno da analizzare, è un atto da compiere.  E ogni atto, per sua natura, implica una responsabilità. Anche nel contesto più complesso, anche dentro reti sociali forti, anche sotto l’influenza di dinamiche emotive, il cittadino conserva uno spazio di libertà. Ridurlo a semplice prodotto dell’ambiente significa, in fondo, togliergli dignità. Nelle cosiddette “terre vesuviane”, spesso raccontate come luoghi dove il voto segue logiche prevedibili, questa riflessione diventa ancora più urgente. Perché se tutto è già spiegato , appartenenza, relazione, emozione, abitudine , allora nulla può davvero cambiare. E questa è forse la conseguenza più pericolosa di una lettura esclusivamente psicologica: trasformare la realtà in qualcosa di inevitabile. Ma la democrazia non vive di inevitabilità. Vive di scelte. E la scelta, per essere autentica, ha bisogno di un passaggio ulteriore rispetto alla sola analisi:  ha bisogno di coscienza. Non in senso moralistico, ma nel senso più concreto possibile.  Fermarsi, interrogarsi, chiedersi se ciò che si sta per fare è giusto, se è coerente, se risponde davvero al bene comune.  La psicologia del voto ci aiuta a capire quanto siamo influenzati.  La coscienza ci chiede cosa vogliamo farne di queste influenze.  È qui che si gioca la partita più importante. Non tra chi analizza e chi vota, ma dentro ogni singolo elettore. Perché nessuna teoria, per quanto raffinata, può sostituire quel momento in cui, da soli, si entra nella cabina  elettorale e si compie una scelta. In quel momento non ci sono più categorie sociologiche o spiegazioni  psicologiche. C’è solo una decisione. E quella decisione, nel bene o nel male, resta personale.  Per questo, più che fermarsi a spiegare come si vota, forse sarebbe utile tornare a chiedersi come si dovrebbe votare.  E’ una domanda più scomoda, ma anche più necessaria.

Nuovo capitolo per la “Combriccola Campana”: entra Andrea Casano al fianco di Roberto Di Nuzzo

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Riceviamo e pubblichiamo La Combriccola Campana continua la sua ascesa e si rafforza con un nuovo importante passo: l’ingresso ufficiale di Andrea Casano al fianco del fondatore Roberto Di Nuzzo. Una collaborazione che segna l’inizio di una nuova fase per uno dei gruppi di socializzazione più attivi del territorio campano. Negli ultimi anni, la Combriccola Campana si è distinta per la sua capacità di creare legami reali in un’epoca dominata dai rapporti virtuali. Nonostante difficoltà e ostacoli lungo il percorso, il progetto non si è mai fermato, continuando a crescere evento dopo evento, attirando sempre più persone desiderose di condividere momenti autentici.     Un progetto che unisce, davvero L’idea alla base della Combriccola è semplice ma potente: riportare al centro il contatto umano. Nata nel 2021, l’iniziativa ha saputo coinvolgere persone provenienti da tutta la Campania, offrendo occasioni concrete per conoscersi dal vivo e costruire relazioni sincere. Non si tratta solo di uscite o serate tra amici, ma di vere e proprie esperienze di vita. Nel tempo, infatti, sono nate amicizie importanti, storie d’amore e persino famiglie, a dimostrazione dell’impatto reale del progetto sul territorio. Per partecipare alle serate contatta il numero whatsapp 3273537492  

Linea 10, contratto firmato: obiettivo 2031. Bene: “Tre stazioni per Casoria e oltre mille posti di lavoro. Cambieranno le vite di tutti”.

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CASORIA. Un’infrastruttura destinata a cambiare il volto della mobilità e a ridisegnare il futuro dell’area nord di Napoli. Con la firma del contratto avvenuta ieri, alla presenza dei vertici di Regione Campania, Comune di Napoli ed Eav, prende ufficialmente il via la progettazione e la realizzazione della prima tratta del Lotto 1 della Linea 10 della Metropolitana di Napoli, per un valore di circa 660 milioni di euro, inserita in un investimento complessivo che supera i 3,1 miliardi.

Un progetto strategico che prevede circa 14 chilometri di tracciato e 12 nuove stazioni, con un collegamento diretto tra il centro di Napoli e la stazione Alta Velocità di Afragola in circa 20 minuti. A regime saranno oltre 650mila i cittadini serviti da una rete moderna, sostenibile e integrata.

“Parliamo di un’opera che segna un punto di svolta per tutto il territorio – dichiara il sindaco di Casoria, Raffaele Bene – e che finalmente mette l’area nord al centro delle politiche infrastrutturali”.

Per Casoria l’impatto sarà particolarmente significativo: sono infatti previste tre stazioni sul territorio comunale, che garantiranno un collegamento diretto con Napoli e con la rete ferroviaria nazionale e regionale, migliorando sensibilmente i tempi di percorrenza e riducendo il traffico veicolare.

“Per la nostra città – prosegue Bene – significa meno traffico, spostamenti più veloci per lavoratori e studenti, ma anche nuove opportunità di sviluppo. Le infrastrutture non sono solo opere, sono strumenti di crescita e di qualità della vita”.

La realizzazione della Linea 10 porterà benefici anche sul piano economico e occupazionale. Si stimano circa 700 posti di lavoro nella prima fase, con un potenziale aumento fino a 1.500 occupati con il completamento dell’intera opera. Un impatto che si rifletterà anche sull’indotto e sulle attività locali.

Napoli si candida a Capitale Italiana del Volontariato 2027: istituzioni e Terzo settore per il progetto “Ecosistema Vulcanico del Bene”

Napoli ha presentato ufficialmente la candidatura a Capitale Italiana del Volontariato 2027. Il progetto è promosso congiuntamente da Comune di Napoli, CSV Napoli, Caritas Diocesana di Napoli e Forum del Terzo Settore Campania, che hanno formalizzato una proposta unitaria fondata sulla valorizzazione del capitale civico del territorio. Il bando di Capitale italiana del Volontariato è stato diffuso da CSVnet in collaborazione con ANCI e in partenariato con Forum Nazionale del Terzo Settore e Caritas Italiana, al fine di individuare ogni anno la città capace di rappresentare il ruolo del volontariato nelle politiche di coesione sociale e sviluppo locale. Napoli arriva a questa candidatura con numeri e contenuti che raccontano una realtà unica: circa 11mila istituzioni non profit stimate nell’area metropolitana, più di 4.400 enti del Terzo settore iscritti al RUNTS e 68mila volontari attivi, un patrimonio umano e sociale che rappresenta una vera infrastruttura civica della città. In un contesto segnato da criticità importanti – dalla disoccupazione alle fragilità educative, fino all’alto tasso di NEET – il volontariato a Napoli diventa, dunque, una risorsa fondamentale: tiene insieme i territori, rigenera spazi, costruisce comunità. Da qui nasce il cuore della proposta: “Napoli 2027 – Ecosistema Vulcanico del Bene”, un modello che trasforma l’energia sociale della città in un sistema organizzato, capace di mettere in rete istituzioni, scuole, università, imprese e Terzo settore in una visione condivisa.

Il programma si basa su quattro assi strategici – giovani, inclusione, sostenibilità, innovazione sociale – con grandi eventi, iniziative territoriali e il coinvolgimento diretto di centinaia di enti e migliaia di volontari, in una programmazione distribuita lungo l’intero anno. Un progetto ambizioso che punta a superare la frammentazione e a costruire un’infrastruttura stabile di collaborazione, fondata su amministrazione condivisa, corresponsabilità e innovazione sociale.

“Napoli parte da una base reale e consolidata: una comunità ampia, organizzata e capace di attivarsi ogni giorno. Il valore della candidatura sta proprio in questa visione: Napoli non chiede il titolo come premio, ma come riconoscimento di una storia già in atto. Una città dove la cultura del dono è quotidiana, dove la solidarietà è pratica diffusa, dove la comunità rappresenta una risposta concreta alle disuguaglianze”, dichiara Umberto Cristadoro, presidente del CSV Napoli.

L’Amministrazione comunale di Napoli appoggia questa candidatura consapevole dell’importanza di avere una forte rete sociale sul territorio e una storia di grande capacità di solidarietà.

“Il volontariato è una componente fondamentale del sistema di welfare territoriale. La candidatura di Napoli nasce da un percorso condiviso che mette al centro la collaborazione tra enti, reti associative e comunità locali, con l’obiettivo di costruire risposte sempre più integrate ai bisogni delle persone”, sottolinea Giovanpaolo Gaudino, portavoce del Forum del Terzo Settore Campania.

“Attraverso la Caritas, ogni giorno incontriamo le fragilità e le speranze delle persone. Questa candidatura è un segno concreto di una città che sceglie di prendersi cura, di non lasciare indietro nessuno e di costruire comunità partendo dagli ultimi”, evidenzia suor Marisa Pitrella, direttrice della Caritas Diocesana di Napoli.

La candidatura punta a costruire un sistema territoriale integrato, capace di connettere politiche pubbliche e iniziativa civica, con un impatto esteso all’intera area metropolitana e una prospettiva di sviluppo nel medio-lungo periodo.

Brusciano , al via l’ampliamento e la riqualificazione del cimitero comunale

Riceviamo e pubblichiamo

L’Amministrazione comunale annuncia l’avvio dell’iter per l’ampliamento e la riqualificazione del cimitero comunale, un intervento atteso da decenni e oggi finalmente avviato con serietà, trasparenza e visione.

   

Per troppo tempo, infatti, il tema degli spazi cimiteriali è rimasto irrisolto, generando disagi profondi nella comunità. Tante famiglie hanno vissuto anni di incertezze, tra promesse non mantenute e anticipi versati senza che a questi seguissero risultati concreti.

Oggi si volta pagina. Grazie al lavoro sinergico tra Amministrazione e uffici comunali, è stato definito un progetto organico e sostenibile che punta a restituire piena dignità a un luogo simbolico per l’intera comunità.

L’intervento prevede:

● l’ampliamento degli spazi cimiteriali con nuovi loculi e cappelle;

● la riqualificazione e manutenzione dell’esistente;

● il miglioramento complessivo dei servizi cimiteriali;

● una gestione più efficiente e moderna dell’intero sistema.

Il progetto, validato sotto il profilo tecnico ed economico, consente di realizzare l’opera senza gravare direttamente sulle casse comunali, garantendo al contempo standard adeguati e risposte concrete ai bisogni dei cittadini.

Si precisa, inoltre, che non è prevista la realizzazione di alcun forno crematorio.

“Abbiamo trovato una situazione ferma da anni, con cittadini che avevano già versato anticipi senza ricevere risposte. Oggi, con responsabilità e rispetto, stiamo restituendo loro ciò che spetta: dignità, certezze e un luogo adeguato per onorare i propri cari. Questo intervento non è solo un’opera pubblica, ma un impegno morale verso tutta la comunità.” – dichiara il Sindaco.

Con questo intervento, l’Amministrazione intende colmare un ritardo storico e garantire finalmente alla comunità un servizio essenziale all’altezza delle esigenze e del rispetto dovuto ai cittadini, in vita e nella memoria.

Marigliano in lutto per la scomparsa di Ettore Vivo, noto farmacista e ristoratore

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Profondo cordoglio a Marigliano per la prematura scomparsa di Ettore Vivo, stimato farmacista e ristoratore, venuto a mancare nella notte all’età di 50 anni.
La tragedia si è consumata nella sua abitazione, dove è stato colpito da un infarto fulminante. I presenti hanno tentato immediatamente di soccorrerlo, praticando anche il massaggio cardiaco. Nonostante il rapido intervento dei sanitari del 118, purtroppo ogni tentativo di rianimazione si è rivelato vano.
Figura molto conosciuta e benvoluta in città, Ettore Vivo era un uomo dai molteplici interessi e talenti. Farmacista durante il giorno, imprenditore della ristorazione e appassionato musicista nel tempo libero, aveva saputo costruire nel tempo un forte legame con la comunità. Era titolare della “Farmacia Vivo”, situata tra Corso Umberto I e Corso Campano a Lausdomini, e del locale “Soul Burger”, punto di riferimento per tanti giovani e famiglie del territorio.
Numerosi i messaggi di cordoglio giunti in queste ore. Tra questi, particolarmente sentito quello del sindaco Gaetano Bocchino, che attraverso i social ha voluto esprimere la vicinanza dell’intera amministrazione comunale alla famiglia: “Con profondo dolore ho appreso della scomparsa improvvisa di Ettore Vivo. La nostra comunità è sgomenta per una perdita così inaspettata. Ettore era un volto conosciuto e amato: farmacista, imprenditore, musicista, ma soprattutto una persona di grande umanità, capace di lasciare un segno autentico in chiunque lo incontrasse. A nome mio e dell’Amministrazione Comunale esprimo la più sincera vicinanza alla famiglia e a tutti i suoi cari in questo momento di grande dolore. Riposa in pace, Ettore.”
La salma è esposta oggi presso la Sala del Commiato in via Pontecitra, dalle ore 8:00 alle ore 19:00, per consentire a cittadini, amici e familiari di porgere l’ultimo saluto. I funerali saranno celebrati mercoledì 1° aprile alle ore 10:30 presso la Parrocchia Santa Maria delle Grazie.
(fonte foto: web)

Pomigliano, corsa tra le strade finisce con un arresto: sequestrata droga pronta allo spaccio

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Un inseguimento ad alta tensione si è verificato nel corso del weekend a Pomigliano d’Arco, nel Napoletano, conclusosi con l’arresto di un giovane da parte della polizia municipale. Il ragazzo è stato trovato in possesso di sostanze stupefacenti e denaro contante ritenuto legato all’attività di spaccio, mentre il complice è riuscito a fuggire.

L’episodio si è verificato in tarda serata, quando una pattuglia dei vigili urbani in moto ha intimato l’alt a due ragazzi che viaggiavano su uno scooter con targa polacca lungo via Caiazzo. Il conducente, però, non si è fermato, dando il via a una fuga tra le strade cittadine. L’inseguimento si è protratto fino a via Aurora, dove gli agenti sono riusciti a bloccare uno dei due giovani al termine di una manovra particolarmente concitata.

Il fermato, un 23enne residente a Castello di Cisterna, è stato arrestato con l’accusa di detenzione di droga ai fini di spaccio e dovrà comparire davanti al Tribunale di Nola per il rito direttissimo. Durante i controlli, gli agenti hanno rinvenuto circa 36 grammi di sostanze tra hashish, marijuana e cocaina, già suddivise in dosi pronte per la vendita, oltre a 385 euro in contanti considerati provento dell’attività illecita. Sotto sequestro anche il motociclo utilizzato per la fuga.

Proseguono intanto le ricerche del secondo giovane, riuscito a dileguarsi nelle campagne circostanti. Gli investigatori stanno lavorando per identificarlo, anche attraverso l’analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti nella zona.