La diocesi di Ischia al momento non commenta ufficialmente l’accaduto, ma fa sapere che il sacerdote ha deciso di autosospendersi dalle funzioni religiose e che il vescovo, monsignor Carlo Villano, spera che la situazione possa ricomporsi.
Nel 2018 sempre ad Ischia si era verificato un caso analogo quando un altro prete avviò una relazione con una giovane donna che frequentava la sua chiesa e che restò poi incinta; dopo essere stato sospeso “a divinis” l’uomo abbandonò l’abito talareLove story tra parroco e fedele: lei lascia marito a Natale
Somma, chiusura improvvisa della scuola dell’infanzia Di Sarno: disagi per i genitori
Somma, al Summarte la giornalista e scrittrice Maria Rosaria Ricci
San Giorgio, innalzato livello di sicurezza: zona rossa per la criminalità
San Giorgio a Cremano – San Giorgio a Cremano è stata inserita dal Prefetto di Napoli Michele di Bari fra le quattro” zone rosse” della Città Metropolitana di Napoli, con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza pubblica e contrastare la criminalità locale. In relazione alla decisione presa durante la riunione per del Comitato per l’ordine e la sicurezza, il Sindaco Zinno afferma:
“Le aree del nostro territorio dove entrerà in vigore questo provvedimento sono: via Manzoni, via Aldo Moro (all’angolo via San Giorgio Vecchio), Piazza Troisi e l’area che circoscrive anche le aree verso Villa Bruno e Villa Vannucchi e Largo Arso. Si tratta di zone critiche e particolarmente attenzionate nel corso del tempo, già al centro di precedenti riunioni del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza, in relazione ad alcuni episodi verificatisi soprattutto nei giorni e nelle ore della movida”.
“Questo provvedimento – aggiunge Zinno – rappresenta un’ulteriore attenzione da parte del Prefetto, verso il nostro territorio, essendo un potente deterrente, oltre che uno strumento di repressione. Il provvedimento prevede che nelle zone rosse, chiunque assuma atteggiamenti aggressivi, minacciosi o insistentemente molesti e sia considerato quindi pericoloso per la sicurezza pubblica e abbia precedenti penali, venga allontanato. Ringrazio il Prefetto di Napoli Michele di Bari per l’attenzione rivolta al nostro territorio e per aver voluto istituire questa importante misura che non deve essere vista esclusivamente come uno strumento punitivo, ma come un’ulteriore opportunità per rafforzare sicurezza e qualità della vita della nostra comunità. La collaborazione tra le istituzioni e le forze dell’ordine è fondamentale per rendere efficace questa misura e quindi per costruire territori più sicuri e vivibili”.
Svaligiata tabaccheria a Pomigliano: bottino ingente, il giallo dell’interdittiva
Partita di biliardo finisce in rissa al bar, 7 denunciati
Pino Daniele e l’incontro coi cantori di Somma, storia di un concerto speciale
Somma, terminata la realizzazione delle Condotte Fognarie in località Vignariello.
Il concorso fotografico “L’anima dei luoghi vesuviani”, pregevole progetto del “Rotary Club” di Ottaviano
Venerdì 3 gennaio nel salone del Circolo “A.Diaz” sono stati premiati, da Giuseppe Saetta, presidente del Rotary Club Ottaviano, i primi tre classificati del concorso fotografico “L’anima dei luoghi vesuviani”, adatto a sottolineare aspetti significativi dell’arte della fotografia che meritano l’attenzione anche degli Istituti scolastici. Ha vinto il concorso Viviana Iovino, al secondo e al terzo posto si sono classificati Federica Bifulco e Luciano Casciano. Il concorso è stato organizzato dal Rotary Club e dal Rotaract.
Scrive Ruth Berlau introducendo nel 1955 L’Abicì della guerra di Bertold Brecht : «Questo libro vuole insegnare l’arte di leggere le immagini, poiché, per chi non vi è abituato, leggere un’immagine è difficile quanto leggere dei geroglifici”. Sono gli anni in cui, dopo l’ubriacatura propagandistica della guerra, la cultura visiva occidentale subisce quell’accelerazione che porterà all’attuale “civiltà delle immagini”. E sono gli anni in cui il reportage fotografico ormai maturo affina il suo linguaggio rischiando, secondo Brecht, di diventare una temibile arma “puntata contro la verità” (G. D’Autilia). A me è sempre piaciuta una frase di Ansel Adams, considerato da molti pioniere della fotografia di paesaggio: “una fotografia non si scatta, si fa. Il click è soltanto una minima parte di tutta l’operazione”. La realtà oggettiva del paesaggio chi si accinge a fotografarla la “vede” attraverso le forme e i moduli della sua percezione, la inquadra nella griglia della propria sensibilità e, talvolta, della propria memoria. Poi arrivano il click e la stampa, e arriva il fatale momento in cui il fotografo osserva la foto stampata, e si chiede perché ha voluto dare all’immagine quella forma, quei toni, e perché della realtà fotografata ha voluto mettere in risalto alcuni particolari piuttosto che altri. La fotografia aiuta a conoscere il mondo che ci circonda e le inclinazioni della nostra sensibilità e della nostra percezione: ci aiuta a conoscere noi stessi. E aiutò Adams a curare l’ipercinesi. E giustamente il Presidente Giuseppe Saetta, che è anche fotografo e pittore, e il dott. Massimo Lanzaro, psichiatra, psicoterapeuta, saggista, hanno fatto notare che il titolo del concorso era “l’anima dei luoghi” e non quello solito “i luoghi dell’anima”. La vincitrice, Viviana Iovino, ha presentato una fotografia in bianco e nero della “Masseria San Domenico” (immagine in appendice), una masseria ottajanese che già nel ‘600 era proprietà della Cappella del SS.Sacramento della napoletana Chiesa di San Domenico. La Iovino ha “visto” l’importanza della struttura, che pur visibilmente “colpita” dal tempo e dall’incuria, è ancora capace di mostrare i segni della sua storia, che è una storia notevole.
Tra il 1635 e il 1660 la “Molignana” vendette ogni anno non meno di 6000 litri di “vino bianco” e di “vino greco”: 3000 litri li compravano il “mercante” Giovanni Donato e suo figlio Michele che controllavano, con ogni mezzo, l’attività delle “cantine e ostarie (sic)” lungo la strada che da Nola portava a Sarno. La masseria garantiva il trasporto del vino con i suoi carri, di cui si servivano, a pagamento, anche altri produttori del territorio, perché quei carri erano noti ai “daziari” del Vesuviano e del Nolano, e dunque garantivano a tutti i controlli “leggeri”: ogni anno gli amministratori della “San Domenico” indicavano nel registro delle “uscite” i doni fatti ai controllori perché non fossero troppo curiosi. E’ probabile che anche a metà del ‘700 godessero ancora di questa protezione anche i carri della masseria che trasportavano a Napoli e ad Avellino botti piene di “spirito distillato dai torchi nella assai vasta cantina”: spirito di contrabbando. E dunque la Iovino ha “sentito” che quei segni “neri” della storia avevano lasciato qualche traccia nella muta imponenza dell’edificio e ha ritenuto necessario fotografare in “bianco e nero”. Il Presidente ha ringraziato tutti i concorrenti, lo sponsor Antonio Attratto, l’Amministrazione Comunale che ha concesso il patrocinio (e che era rappresentata, nella serata, dalla prof.ssa Fiorella Saviano), e un grazie particolare ha riservato a Michele Romano, Presidente del Circolo “A. Diaz” e ai soci tutti del Sodalizio. Il nostro augurio è che questo concorso sia solo il primo atto di una lunga serie: il tema è di fondamentale importanza, anche per gli alunni delle scuole: “conoscere il territorio e fotografarlo e incominciare a conoscere sé stessi” (Adams). E oggi i ragazzi conoscono il territorio?

