Terzigno: da qui è partito l’elicottero presente al funerale di Casamonica

L’Enac sta disponendo la sospensione cautelativa del pilota. In atto accertamenti.

L’Enac sta per disporre la sospensione cautelativa della licenza del pilota ai comandi dell’elicottero che ieri ha lanciato petali di rosa sul funerale di Casamonica. Da una prima ricostruzione – spiega l’Enac – il volo è stato fatto da un privato decollato dall’elisuperficie di Terzigno, con destinazione l’elisuperficie Romanina, utilizzando un elicottero monomotore R22. Il pilota ha chiesto l’autorizzazione all’attraversamento dello spazio aereo controllato, deviando poi su Roma.

Sassaiola contro bus Anm a Napoli

Adolescenti a Scampia hanno colpito bus, a bordo l’autista ed una donna 

Ennesimo atto vandalico contro un bus dell’Anm a Napoli. La scorsa notte, nel quartiere Scampia, sassaiola contro il mezzo messa in atto da un gruppo di adolescenti: feriti – dieci giorni di prognosi – il conducente e una passeggera colpiti da pezzi di vetro. Il bus della linea 5, poco dopo mezzanotte, stava percorrendo via Arcangelo Ghisleri quando i ragazzi hanno iniziato a lanciare sassi contro il mezzo. Vetri e parabrezza rotti e paura a bordo del bus.

 

Mattarella: primo week-end partenopeo

Visita privata per il Capo dello Stato che alloggerà a Villa Rosebery Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è atteso per oggi a Napoli dove trascorrerà qualche giorno in visita privata. Il Capo dello Stato alloggerà nella residenza presidenziale di Villa Rosebery, la residenza ufficiale del Presidente della Repubblica italiana a Napoli, nel cuore di Posillipo. É la prima volta che Mattarella visita Napoli da quando è Presidente, giungerà qui dalla sua Palermo e già per lunedì è previsto il ritorno a Roma.
Villa-Rosebery
Villa-Rosebery

San Giorgio a Cremano: senza casa né lavoro, una 500 per giaciglio

Due sorelle, Chiara e Francesca, da 3 mesi dormono in auto: abbiamo perso tutto. E’ il tristissimo epilogo di due donne che non avendo lavoro perdono tutto ciò che hanno. E’ la triste storia che potrebbe capitare ad ognuno di noi. Chiara e Francesca sono i nomi di fantasia attribuiti a queste due sorelle di San Giorgio a Cremano, la storia è pura e triste realtĂ . Hanno rispettivamente 50 e 40 anni e da tre mesi hanno scelto l’auto come giaciglio non potendosi piĂą permettere di mantenere la casa che avevano in fitto. La loro disavventura è cominciata quindici anni fa con la morte dei genitori. La casa di proprietĂ  è stata venduta per andare in affitto in una casa piĂą piccola, il lavoro che non c’è o non è sufficiente a far sì che si possa vivere degnamente e, chiaramente, l’epilogo: ridotte a dormire in una vecchia Fiat 500. “Ci siamo rivolte al Comune di San Giorgio – raccontano – ma ci hanno detto che alloggi disponibili non ce ne sono. Vogliamo una casa vera ma soprattutto un lavoro” chiedono le due donne.

Squalo sul litorale salernitano

A Pontecagnano, sul litorale salernitano, è stato ritrovato ieri mattina uno squalo di piccole dimensioni. Che sia vivo o che sia morto uno squalo è sempre un’attrattiva per le persone di ogni etĂ  perchĂ© suscita grande curiositĂ : risveglia la paura nei confronti del “cattivo” del mare. La Capitaneria di Porto ha provveduto a transennare la zona in attesa nell’attesa che venga prelevato e analizzato per capire le cause effettive della morte. Lo squaletto si sarebbe arenato durante la notte.

Bellenger da ottobre curerà il museo di Capodimonte: “un onore venire a Napoli”

L’annuncio dato, un paio di giorni fa, dal Ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, circa le nomine dei nuovi vertici alla guida delle piĂą importanti gallerie d’arte italiane, ha indubbiamente sollevato un polverone di curiositĂ , interrogativi e polemiche. Anche in “nostro” museo di Capodimonte è tra quelli che saranno guidati da uno straniero. Il suo nome è Sylvain Bellenger. Abituiamoci al suo nome ed alla sua presenza. Da ottobre questo signore sessantenne nato in Normandia, curerĂ  il museo di Capodimonte: primo polo museale della cittĂ  di Napoli. L’esordio è dei piĂą piacevoli perchĂ© Bellenger, raggiunto dalla notizia della nomina, ha commentato dicendo che “E’ un grande onore venire a Napoli, una cittĂ  che amo tanto, in un museo che conosco benissimo”. E’ qui, in questa cittĂ  ed in questo museo che, stando ai suoi racconti, nel lontano 1980 avrebbe deciso di diventare uno storico dell’arte. Non si potrebbe, quindi, cominciare meglio questa nuova avventura, visto che la si comincia con entusiasmo ed amore. Il Dottor Bellenger vanta un curriculum di prestigio quanto la struttura che andrĂ  a dirigere. Laureatosi nel 1978 in filosofia a Parigi, si è poi specializzato in storia dell’arte alla Sorbonne. Dal 2012 lavora a Chicago  – all’Art Institute dirige il dipartimento di pittura e scultura europee medievali e moderne – in quello che è considerato il secondo museo degli Stati Uniti dopo il Metropolitan Museum di New York. Poi la scelta di fare la domanda per lavorare in Italia, a Napoli. Con poche chance – secondo lui – ma tante speranze ed ora, da quest’anno, grazie a questa nomina, avrĂ  realizzato uno dei suoi desideri professionali. “L’Italia, che è un Paese conservatore sotto alcuni punti di vista, scegliendo di aprire i suoi musei al mondo, ha preso la decisione piĂą avanzata e moderna d’Europa” – queste le sue considerazioni circa l’apertura delle selezioni e le successive nomine dei dirigenti delle gallerie italiane a professionisti non solo italiani. Al “suo” museo avrĂ  da offrire tutte la sue capacitĂ  di storico dell’arte e tutto il  background derivante dalle numerose esperienze professionali fatte a Washington, Yale,  Palazzo Farnese e Chicago. Stando alle sue parole, negli Stati Uniti ha imparato due cose: come rendere una collezione importante per un pubblico non specialistico e metterla in comunicazione con i diversi tipi di pubblico e come suscitare senso di orgoglio e responsabilitĂ  nei cittadini verso il museo. Nello specifico per Capodimonte ha alcune idee giĂ  molto chiare: la prima cosa da cambiare, migliorare è rendere il museo piĂą accessibile al pubblico, creando un servizio navetta che fisicamente unisca il polo museale al centro storico della cittĂ . “Capodimonte – queste le sue parole – ha una collezione tra le piĂą importanti d’Italia ed è in un posto favoloso; è l’accesso che è difficile”. Tanta voglia di fare, creare e migliorare, quindi. Con uno sguardo di rispetto ed ammirazione verso chi, negli anni, lo ha preceduto in questo arduo, ma straordinario, compito. Due nomi su tutti: Raffaello Causa e Nicola Spinosa. “Utilizzerò la mia rete di relazioni internazionali, dal Louvre agli USA che potrĂ  essere utile a Napoli, ma voglio anche far conoscere le collezioni napoletane al pubblico internazionale”; questa la sua missione qui da noi. Buon lavoro direttore! (Fonte foto: rete internet)

Napoli: sventata dai carabinieri rapina della banda del “buco”

I carabinieri della stazione Napoli borgo Loreto sono intervenuti in piazza Guglielmo Pepe ove ignoti, durante la notte, hanno praticato, un foro di circa 5 metri che dalla rete fognaria sottostante, arrivava in prossimitĂ  del pavimento di un noto istituto bancario della zona. In particolare i militari dell’arma, con l’ausilio dei colleghi della sezione investigazione scientifica di Napoli, dopo la segnalazione di rumori sospetti provenienti dal sottosuolo, hanno ispezionato il tratto di rete fognaria interessato, con la collaborazione del personale del servizio fognature di Napoli, ed hanno individuato il predetto foro che arrivava a pochi metri dalla pavimentazione dell’istituto bancario. Lo scorso 12 agosto i carabinieri della compagnia Napoli rione Stella hanno sventato 2 rapine con la tecnica del buco nel corso di interventi operati nel quartiere Mercato e in quello di San Pietro a Patierno. In quelle occasioni sono stati scoperti 2 cunicoli realizzati da ignoti che, a partire dalla rete dei sotto servizi e dalle fogne, si dirigevano verso una banca e un ufficio postale. Il primo colpo era stato organizzato al Banco di Napoli di Piazza Guglielmo Pepe e nella sottostante area dei servizi i militari hanno trovato un foro di centimetri 20×20 praticato da malviventi per accedere all’istituto di credito, al momento chiuso al pubblico. Il secondo colpo invece avrebbe riguardato l’ufficio postale (succursale 51) sulla Cupa del segretario. Nel sottosuolo è stato trovato un cunicolo lungo circa 10 metri appena scavato e che partiva dalle fogne e terminava in corrispondenza del pavimento dell’ufficio del direttore. Proseguono le indagini dei carabinieri per identificare i responsabili e il servizio di controllo del territorio per prevenire questo tipo di reati. SONY DSC

Capodimonte: primo museo di Napoli

Un breve viaggio nel tempo a riscoprire ed a conoscere le origini del primo Museo di Napoli, centro di ricerche per la storia dell’arte in cittĂ  e nel Mezzogiorno, tra i piĂą avanzati e frequentati ed un sicuro punto di riferimento per tutta la cultura italiana. Nel settembre del 1859, Napoli aveva finalmente il suo primo e per allora unico Museo: Capodimonte. Il 10 dicembre 1738, con la posa della prima pietra, hanno inizio sulla collina di capodimonte, di fronte ad uno dei panorami piĂą suggestivi del mediterraneo, i lavori per la costruzione di una nuova reggia, inizialmente destinata a residenza di Carlo di Borbone, dal 1734 sul trono di Napoli, e della sua Corte in occasione delle battute di caccia nel vasto bosco circostante. Quasi negli stessi giorni per iniziativa del colto e “illuminato” Segretario di Stato, il Marchese De Salas, si decise di destinare il nuovo edificio anche a sede di esposizione delle celebri raccolte che il giovane sovrano aveva ereditato dalla madre Elisabetta Farnese. Tali raccolte di opere furono frettolosamente trasferite a Napoli dal Ducato di Parma e Piacenza e che, da tempo, in gran parte, giacevano nelle casse lungo gli androni del palazzo reale al centro della cittĂ . Giovanni Antonio Medrano – cui fu assegnata la direzione degli interventi – per la nuova residenza reale aveva elaborato una soluzione che comportava la realizzazione di un edificio suddiviso in due ordini sovrastanti, con una planimetria improntata a tre cortili, uno scalone a doppia rampa – purtroppo mai realizzato –  per l’accesso agli ambienti del c.d. “piano nobile”, le facciate intonacate in rosso pompeiano e suddivise verticalmente da severe modanature in piperno in stile dorico. All’architetto napoletano Ferdinando Sanfelice, nel 1742, veniva affidato il progetto di trasformazione in parco e giardino di una parte del bosco, con soluzioni prospettiche “alla francese” e ampi inserti “all’inglese”, così da ottenere effetti scenografici ancora di forte suggestione barocca. I lavori per la nuova Reggia collinare, condotti parallelamente a quelli per la residenza reale di Portici, collocata sul mare ed alle falde del Vesuvio, dopo un sollecito inizio subirono ben presto interruzioni e rallentamenti continui, anche perchĂ©, dai primi anni ’50, si era avviata la piĂą consistente ed onerosa “impresa” della costruzione, su progetto di Luigi Vanvitelli, di un nuovo Palazzo nella piana di Caserta. Nel settembre del 1759 padre Giovanni Maria della Torre, incaricato dell’ordinamento espositivi, poteva annunciare al sovrano, ormai in partenza per la Spagna, che il Real Museo di Capodimonte era giĂ  posto in ordine, tanto per quello che riguarda le antichitĂ  in esso contenute, quanto per quello che spetta la Galleria de’ quadri. Per il completamento dei lavori per la Reggia, così come oggi ci appare, si sarebbe dovuto attendere ancora la metĂ  dell’Ottocento, ma intanto a Napoli aveva finalmente il suo primo e per allora unico Museo, giĂ  visitato da illustri studiosi e viaggiatori stranieri e che di lì a poco si sarebbe arricchito, oltre che di altri celebri dipinti o di vari oggetti di decoro e d’arredo provenienti dal Palazzo Farnese a Roma, anche dei quadri e suppellettili commissionati o acquistati da Carlo e poi da Ferdinando IV di Borbone. Nel 1799, quando le truppe francesi in ritirata da Napoli occuparono e saccheggiarono Reggia e Museo, a Capodimonte erano conservati piĂą di 1700 dipinti, dei quali solo qualche centinaio appartenenti all’antica raccolta di Casa Farnese. Fin dal trasferimento nella Reggia in costruzione si era prevista, per i dipinti farnesiani, la costituzione di una “Galleria” in dodici sale al “piano nobile” con esposizione verso il mare e a sud-ovest, soleggiante e quindi anche piĂą luminose; per i libri e gli altri oggetti dell’antica raccolta si optò invece per una sistemazione al piano ammezzato in ambienti interni o esposti a nord-est. Con il procedere dei lavori fino al cortile centrale si accrebbero gli ambienti destinati anche alle collezioni d’arte: verso fine secolo alla pinacoteca erano assegnate ben venti sale, collocate dopo gli ambienti occupati dalla biblioteca e prima delle sale destinate alle raccolte di medaglie, gemme e oggetti rari. Dopo il saccheggio delle collezioni operato dai francesi nel 1799 e dopo il trasferimento di tutte le raccolte, agli inizi dell’800, nel Palazzo dei Francavilla al centro della cittĂ  e nel Palazzo dei Regi Studi a Foria, sembrava che Capodimonte fosse destinato all’abbandono. Sia la sua caduta che la successiva rinascita si devono ai francesi. Fu con la presenza sul trono di Napoli di Giuseppe Bonaparte e poi del cognato di questi, Gioacchino Murat, che la Reggia collinare, tornò ad acquistare un rinnovato prestigio, forse dovuto anche alla costruzione- avvenuta nel 1807 – del ponte sul vallone del Rione SanitĂ  che lo rese piĂą agevolmente raggiungibile. Con una serie di interventi promossi dalla colta e raffinata Carolina Bonaparte – moglie del Murat – volti all’incremento ed all’ammodernamento della struttura, il Palazzo divenne la residenza privilegiata della Corte francese che qui fece affluire dipinti e pregevoli suppellettili di manifattura locale o provenienti da oltralpe. Questa stessa funzione fu assegnata alla Reggia anche dalla Corte borbonica, tornata a regnare a Napoli nel 1815 – dopo la Restaurazione – e soprattutto quando, nel 1838, l’intero Palazzo, con il parco circostante e una serie di dependance importanti – come ad esempio la cosiddetta Casina dei Principi – era ormai completato in quelle che erano le attuali apparenze. La Reggia, che nel frattempo divenne sede di rappresentanza per la Corte ed il luogo deputato alle cerimonie ufficiale, cominciò ad accogliere un consistente nucleo di dipinti e sculture di artisti contemporanei acquistati dai sovrani borbonici per la creazione, negli ambienti al “piano nobile” di una Galleria d’Arte Moderna che si sarebbe realizzata in epoca post unitaria, con i Savoia, a partire dal 1864. Sotto i sovrani sabaudi, Capodimonte tornò alla sua originaria doppia funzione di Reggia e Museo e a vivere un nuovo tempo di splendore. Il Palazzo fu abitato dai Duchi d’Aosta e per esclusivo impegno del Cavalier Annibale Sacco – capo dell’Amministrazione di casa Reale – si realizzò la prima Galleria italiana d’Arte Moderna e Contemporanea in cui trovarono collocazione, al “piano nobile”, secondo criteri di sistemazione tipicamente museali, l’Armeria farnesiana e borbonica, il “salottino di porcellana” trasferito dalla sede originaria della Reggia di Portici ed un elevato numero di mobili, porcellane, biscuits e oggetti d’arredo provenienti, per lo piĂą, da diverse residenze borboniche. Nel 1948, allorquando la Duchessa Elena d’Aosta, sua ultima ospite lo lascia, che il Palazzo smette la sua doppia funzione di Reggia-Museo e che, dopo importanti interventi di ristrutturazione atti a convertire le stanze della servitĂą poste al secondo piano in sale museali, finalmente dona adeguata esposizione alla ricchissima e celebre Pinacoteca costituita dall’insieme dei dipinti dell’antico fondo farnesiano e borbonico, dalla collezione di Stefano Borgia, dalla raccolta d’Avalos. E’ il 1957 ed il nuovo Museo con le Gallerie Nazionali di Capodimonte, viene aperto al pubblico. L’antica Reggia ha da tempo smesso quasi del tutto l’originario aspetto di residenza reale e museo dinastico per assumere quello di una moderna e funzionale struttura museale, esemplare per tutta la museografia internazionale. Una ricca biblioteca di storia dell’arte ed una consistente fototeca, i laboratori di restauro e conservazione, la presenza di una “foresteria” per studiosi italiani e stranieri, un auditorium per convegni, concerti e proiezioni cinematografiche, ma soprattutto la presentazione di alcune prestigiose mostre temporanee ne hanno fatto oltretutto un centro di ricerche per la storia dell’arte a Napoli e nel Mezzogiorno tra i piĂą avanzati e frequentati, un sicuro punto di riferimento per tutta la cultura italiana.
Museo di Capodimonte veduta aerea
Museo di Capodimonte veduta aerea
Il Real bosco di Capodimonte
Il Real bosco di Capodimonte
Salottino in porcellana di capodimonte (interni palazzo)
Salottino in porcellana di capodimonte (interni palazzo)
Caravaggio, La flagellazione di Cristo - Museo di Capodimonte
Caravaggio, La flagellazione di Cristo – Museo di Capodimonte
Salvatore Fergola, Napoli dallo scudillo di Capodimonte
Salvatore Fergola, Napoli dallo scudillo di Capodimonte

Freddo e mareggiate: a rischio i nidi di tartarughe in Cilento

Sono nate le prime tartarughe marine Caretta caretta in Cilento. Nelle prossime settimane schiuderanno altri quattro nidi, ma l’abbassamento delle temperature  potrebbe comportare ritardi e rischi Sotto le stelle cadenti di San Lorenzo, la notte del 10 agosto è nata la prima tartarughina Caretta caretta sulle coste di Marina di Camerota, nel pieno del Parco Nazionale del Cilento. Sulla spiaggia di Cala del Cefalo alle 20:40, con un giorno di anticipo rispetto alle previsioni, ha fatto capolino dalla sabbia Odissea. E dopo di lei, sono nate altre 53 tartarughine. Un evento durato circa un’ora, che ha tenuto con il fiato sospeso le trecento persone accorse, tra turisti e biologi della stazione zoologica Anton Dohrn di Napoli. Sono le prime a nascere quest’estate in Cilento, e il 17 agosto i biologi hanno aperto il nido per la consueta conta delle uova. Questa volta i risultati hanno sorpreso tutti: su circa 70 uova deposte nella notte tra il 19 e il 20 giugno, a pochi metri da ombrelloni e lettini, solo 17 non si sono schiuse. Un tasso di successo dell’82%, che fa ben sperare. Nella stessa notte di giugno un’altra tartaruga ha nidificato a Marina di Ascea, e il giorno dopo un’altra ancora. L’ultima deposizione avvistata, e stavolta anche filmata, è avvenuta il 30 luglio a Marina di Camerota. E grazie al pronto intervento dei biologi della Stazione Anton Dhorn, è stato applicato anche un piccolo gps sul carapace della mamma tartaruga per continuare a monitorare i suoi viaggi e conoscere le prossime spiagge dove deporrĂ  le sue uova. Un esperimento unico nel mar Mediteraneo: a nessuna tartaruga femmina adulta era mai stato applicato prima un gps. Tra Marina di Camerota e Ascea, anche grazie alle foto e ai video dei bagnanti e dei turisti, i biologi sono riusciti a individuare ben cinque nidi, appartenenti a quattro femmine diverse. Un dato importantissimo, perchĂ© ogni tartaruga può scavare fino a sette nidi. Potrebbero quindi essercene altri ancora non individuati. Intanto dopo la prima schiusa del 10 agosto, si attendono le altre fino a fine settembre. La prossima nella zona di Marina di Camerota è prevista per il 9 settembre, ma il maltempo di questi giorni potrebbe complicare le cose. A Ferragosto infatti le temperature sono crollate, mettendo in allerta i biologi marini. Se il mal tempo dovesse continuare sarĂ  un problema in termini di natalitĂ : si annunciano ritardi anche oltre la metĂ  di settembre e i nidi potrebbero essere messi in difficoltĂ  dalle mareggiate. Proprio a Ferragosto, infatti un nido ad Ascea è stato inondato, fortunatamente però l’acqua non ha ristagnato nel nido e perciò non c’è urgenza di spostarlo, per adesso. Se ce ne fosse bisogno, i biologi lo trasferiranno in un sito piĂą sicuro non appena sarĂ  passato il periodo critico di sviluppo embrionale. Inoltre il calo delle temperature potrebbe influire sulla percentuale di maschi e di femmine: il sesso delle uova è infatti determinato proprio dalla temperatura all’interno del nido. Ma fortunatamente per le piccole tartarughine, i biologi dell’Anton Dhorn restano a monitorare costantemente i quattro nidi ancora non schiusi, insieme ai volontari del WWF, di Legambiente ed Enpa.     LA NATURA NEL GOLFO http://ilmediano.com/category/la-natura-nel-golfo/

Marigliano: controlli dei carabinieri, rinvenuti munizioni e stupefacenti

I carabinieri del nucleo investigativo di Castello di Cisterna, insieme ai colleghi della locale stazione hanno svolto uno specifico servizio di controllo del territorio, finalizzato al contrasto dell’illegalitĂ  diffusa. Dalle perquisizioni e dai controlli effettuati a pregiudicati della zona, in particolare nel complesso di edilizia popolare chiamato Pontecitra, sono stati rinvenuti, nascosti in controsoffitti e fioriere poste in spazi condominiali: 67 cartucce calibro 7,65;  20 cartucce calibro 9;  5 cartucce calibro 38; una cartuccia calibro 357;  35 stecchette di hashish, per un peso complessivo di 100 grammi; – 31 confezioni di marijuana, per un peso complessivo di 40 grammi ; vario materiale per il confezionamento degli stupefacenti; un passamontagna. Tutto il materiale è stato sequestrato. Proseguono le indagini dei carabinieri per identificare gli utilizzatori di quanto sopra rinvenuto.