Omicidio Korol: presi i due complici degli assassini
Anche i complici di Ianuale e Di Lorenzo sono di Castello di Cisterna.
Grazie al pentimento dei due assassini di Anatolij Korol, finiti in carcere appena una settimana dopo l’omicidio, sono stati arrestati i loro complici. Sono due: si chiamano Emiliano Esposito e Mario Ischero, entrambi di Castello di Cisterna ed entrambi pregiudicati per vari reati. Delinquenti abituali. Emiliano Esposito, 40 anni, residente nelle palazzine Ina Casa di via Leopardi, è accusato di aver fornito la pistola e lo scooter rubato, pochi giorni prima della tragedia, a Pomigliano. Mario Ischero, 49 anni, residente nella Cisternina, in via Leopardi, ha invece fatto da basista con un sopralluogo nel supermercato poco prima della rapina e offerto il supporto immediato necessario a far fuggire i due assassini di Anatolij, Gianluca Ianuale, 21 anni, figlio del boss Vincenzo, e il fratellastro Marco Di Lorenzo, 32 anni, figlio della prima moglie del boss, che era anche la mamma di Gianluca, poi defunta. Per tutti e quattro i componenti del commando di rapinatori sono state contestate le stesse accuse, quella di omicidio in primis. Un delitto consumato in un contesto culturalmente e socialmente molto degradato. Una tragedia che ha scosso la nazione per il fatto che Anatolij è un immigrato ucraino, non un italiano. Poche settimane dopo la sua uccisione il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha consegnato alla vedova di Anatolij, Nadia, la medaglia d’oro al valor civile. E sabato scorso i comuni di Castello di Cisterna e Pomigliano, grazie alla consulenza artistica del cantante locale Felice Romano e all’appoggio dell’Aicast, hanno portato nello stadio San Nicola di Castello di Cisterna gli artisti Eugenio Bennato, Pietra Montecorvino, Peppe Iodice, Lino D’Angiò e Alan De Luca. Una manifestazione di beneficenza che ha avuto come obiettivo quello di raccogliere fondi per aiutare la famiglia dell’immigrato eroe.
Raccolta differenziata: obiettivi UE raggiunti per 8 Regioni e 3.141 Comuni italiani. In Campania alcuni tra i comuni più virtuosi.
In questo rapporto che parla di un’Italia che corre velocemente verso l’obiettivo posto dall’Unione Europea del 50% di raccolta differenziata, l’Italia appare comunque a due velocità.
Buono il lavoro della Regione Campania, in scia con le capoliste; alcuni dei suoi comuni annoverati tra i più virtuosi d’Italia.
Secondo un rapporto Anci-Conai avanza l’Italia della raccolta differenziata (+3,67%): con sei anni di anticipo 8 Regioni e 3.141 Comuni (il 40% in più rispetto al 2013) hanno raggiunto nel 2014 l’obiettivo Ue del 50% di avvio al riciclo al 2020.
La new entry è l’Emilia Romagna e nonostante la forbice tra centro-nord e sud, la Campania si avvicina al target Ue. E’ quanto emerge dal V rapporto ‘Le circular city 2014′, banca dati Anci (Associazione nazionale Comuni italiani) e Conai (Consorzio nazionale imballaggi) sulla raccolta differenziata e riciclo presentato a Roma presso la sede Anci.
Tra i 3.141 Comuni i più virtuosi a livello nazionale sono stati 9, che nel 2014 hanno raggiunto gli obiettivi europei. Tra i 25 mila e i 50 mila abitanti sono Bacoli (Campania), Mantova (Lombardia), San Giovanni in Persiceto (Emilia Romagna). Tra 50 mila e 100 mila abitanti Fano (Marche), Pozzuoli (Campania), Guidonia Montecelio (Lazio). Tra i Comuni con una popolazione maggiore di 100 mila: Parma, Modena, Ravenna (Emilia Romagna).
Due le città metropolitane più virtuose: Milano e Torino. A livello regionale hanno superato nel 2014 il target Ue di materiali avviati al riciclo: Piemonte, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Marche, Sardegna e la new entry, l’Emilia Romagna. Val d’Aosta, Toscana, Umbria, Abruzzo e Campania sono vicine al raggiungimento dell’obiettivo.
Lo studio inoltre rileva un aumento della produzione dei rifiuti (+2,03% nel 2014) che “indica un aumento e una ripresa dei consumi” secondo l’analisi Anci-Conai, si segnala un conseguente aumento del +3,72% di Co2 nel riciclo dei rifiuti. “Questo è un dato straordinario – ha sottolineato Filippo Bernocchi, delegato Anci Politiche per l’energia e i rifiuti – la percentuale dei Comuni che in un solo anno hanno raggiunto l’obiettivo Ue è aumentata del 40% e quindi i dati che presentiamo oggi disegnano un’Italia a pieno titolo per e dentro la circular economy. Continua la forbice tra centro e sud – prosegue – ma inizia a vedere qualcosa. Se avessimo il dato della Campania senza Napoli, anche lì avremmo una Regione al 50%. In generale, manca una visione della politica che sia organica dell’economia circolare. E’ importante conoscere le emergenze ma è fondamentale sapere comunque che l’Italia è un’eccellenza in materia di riciclo”.
(Fonte foto: rete internet)
All’ Istituto Alberghiero di Ottaviano viene presentato il libro di Gianfranco Nappi: “Latte Nobile. Storia di terra di coraggio di futuro”.
Gianfranco Nappi ricostruisce e racconta “l’ opera dell’uomo” – un’opera magnifica – che sta alla base della produzione e della distribuzione del “Latte Nobile”.
Giovedì 29 ottobre, a partire dalle ore 19.00, nell’ Aula Convegni dell’ I.S.I.S. – Istituto Alberghiero “Luigi de’ Medici” di Ottaviano, il prof. Gennaro Pascale, dirigente scolastico dell’ Istituto, il dott. Mario Iervolino, Michele Pizza e Carmine Cimmino presenteranno il libro in cui Gianfranco Nappi ricostruisce e racconta le storie degli uomini – storie di intelligenza, di amore per la natura, di fatica, di coraggio – che consentono di produrre e di distribuire il “ Latte Nobile” e il ricco “cesto” di prodotti collegati, e di dimostrare che l’economia può rispettare la dignità del lavoro, i valori dell’ambiente, il ruolo vitale degli animali allevati. Tra i personaggi del libro, che ha un titolo significativo, “ Latte Nobile. Storia di terra di coraggio di futuro”, c’è un “personaggio “ notevole, la Montagna, che può ancora spiegare agli uomini l’importanza della solidale cooperazione, il pregio del connubio tra innovazione e tradizione, il primato della creatività grazie alla quale chi lavora e produce non è ostaggio del presente e non ha paura del futuro, né per sé, né per gli altri. Gianfranco Nappi ha voluto che il suo libro fosse un omaggio alla concreta dimensione della speranza e al ruolo di un “laboratorio” in cui si costruisce una nuova dimensione dell’economia. E non a caso la presentazione del libro si terrà nell’ Istituto Alberghiero di Ottaviano, la cui attività mira, in ogni momento e a tutti i livelli, a trasmettere agli allievi non solo il patrimonio delle tecniche, ma anche la cultura dell’ambiente e la conoscenza analitica del territorio: nella certezza che senza questa cultura e senza questa conoscenza quelle tecniche si ridurrebbero a sterili procedimenti.
Napoli: nasce la prima pizzeria “scaramantica”
Non poteva non nascere a Napoli – capitale della pizza e di tutti i riti scaramantici per eccellenza – la prima pizzeria per scongiurare il brutto e cattivo e propiziare il bello e buono.
Il vulcanico pizzaiolo napoletano Gino Sorbillo, in attesa dell’apertura dei locali a New York e a Tokyo, lancia a Napoli in Via Tribunali la prima pizzeria ‘scaramantica’ al mondo. Ci sarà una maschera in ferro di Pulcinella realizzata dall’artista Lello Esposito, un tavolo a forma di ferro di cavallo (al centro l’immancabile scultura del corno portafortuna), mentre un ulteriore spazio sarà dedicato al “salotto della pizza”. Installati e incisi nella sala numeri della Smorfia partenopea.
(Fonte foto: rete internet)Somma Vesuviana, Fraternità della Santa Croce di san Benedetto: “Raccontiamo l’esperienza di Comunione e Liberazione”
Giovedì 29 ottobre alle 18.15, presso la parrocchia di San Giorgio martire, in piazza Vittorio Emanuele III, sarà celebrata la Santa Messa.
Seguirà, alle 19.15, presso la sala Santa Caterina, l’incontro “La scelta di Abramo e le sfide del presente” al quale prenderanno parte:
Giuseppe Giuliano, prof. di Teologia morale
Introduzione.
Mariano Lo Conte, priore della Fraternità della Santa Croce.
Intervento sui momenti più significativi della presenza della Fraternità a Somma Vesuviana, dalla costituzione avvenuta all’anno 1999.
Nello Tuorto, resp. della Fraternità della Santa Croce.
Ipotesi sul nesso tra “La scelta di Abramo” e “Le sfide del presente” che ognuno di noi è chiamato ad affrontare.
Emilio Prencipe, resp. regionale della Fraternità di Comunione e Liberazione.
Il Sì di Abramo dinanzi a Dio è il Sì che ognuno di noi è chiamato a pronunciare dinanzi alla proposta di amicizia che Cristo fa a ciascuno, qui e adesso, nelle varie circostanze della vita.
La scelta di Abramo fu presa dinanzi ad una proposta di alleanza che Dio gli fece, una proposta di amicizia concreta e definitiva che segnò profondamente la vita di Abramo, della sua famiglia, della sua discendenza, del suo popolo.
(Fonte foto: rete internet)
Inchiesta Belforte: Riesame annulla condanna, liberi esponenti clan
“Il gip ha copiato gli atti del pm”: con questa motivazione i magistrati hanno annullato le misure cautelari eseguite nei giorni scorsi nei confronti di sedici persone, coinvolte nell’inchiesta anticamorra.
Adesione acritica alle scelte dell’accusa, valutazione del pm che il gip ricopia ‘in toto’, ordinanza che riporta pedissequamente la richiesta del pm. Sono parole taglienti, che assumono il significato di una condanna senza appello, quelle adoperate dai giudici del Tribunale del Riesame di Napoli che ha annullato tutte le misure cautelari eseguite nei giorni scorsi nell’ambito di una inchiesta anticamorra. I magistrati sostengono, in estrema sintesi, che il lavoro del gip si è limitato a una sorta di ”copia e incolla” degli atti del pubblico ministero.
I sedici arrestati, finiti al centro di una indagine sulla attività di spaccio gestita dal clan dei Belforte (attivo a Marcianise, in provincia di Caserta), compresi tre poliziotti accusati tra l’altro di aver scortato Gigi D’Alessio, tornano dunque tutti in libertà e non per la fragilità delle accuse contestate. Il Riesame ha revocato le ordinanze firmate dal gip del Tribunale di Napoli Carlo Modestino senza neppure prendere in considerazione gli indizi di colpevolezza e la questione delle esigenze cautelari, dopo aver constatato come il lavoro del gip non faccia altro che riportare ”pedissequamente il contenuto della richiesta del pm, addirittura riproducendo la medesima suddivisione in paragrafi e utilizzando le stesse parole, senza alcuna ulteriore aggiunta, commento o osservazione da parte del gip e quindi senza alcuna autonoma valutazione da parte di quest’ultimo”.
Insomma, è come se si fosse trattato di un compito in classe che il professore non ritiene di dover valutare nella forma e nel contenuto una volta accertato che l’alunno ha copiato. Neppure la circostanza che il gip abbia respinto quattro richieste di arresti avanzate dal pm è servita a convincere i magistrati del collegio (presidente Teresa Areniello, giudici Roberta Ianuario e Maria Tartaglia Policini) che il giudice non si sia appiattito sulle tesi dell’accusa. La decisione del Tribunale, determinata da una questione di forma, non costituisce quindi una bocciatura delle indagini della squadra mobile di Caserta, coordinate dal procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli e dal pm della Dda Luigi Landolfi, che portarono all’esecuzione l’8 ottobre scorso di 16 misure cautelari. La richiesta di arresti era stata trasmessa al gip poco più di un anno fa. Nel mirino degli inquirenti l’attività di spaccio di droga gestita dai Belforte.
Tra i destinatari dei provvedimenti l’esponente del clan Donato Bucciero, la moglie e la nipote Immacolata e Rosa Bencivenga, Giuseppe Liberato, ritenuto tra i capi del gruppo di pusher, Francesco Trillicoso, indicato come colui che comandava l’organizzazione di spacciatori che veniva “sfavorita”, a vantaggio dell’altra organizzazione, da alcuni poliziotti del commissariato di Marcianise. Gli agenti Alessandro Albano, Domenico Petrillo e Nunziante Camarca sono accusati in particolare di aver chiuso gli occhi sul business e uno di loro anche di aver venduto droga e aver fatto sesso nell’ufficio e nell’auto di servizio, falsificando inoltre atti e documenti pubblici per ottenere il pagamento degli straordinari. Ai tre poliziotti è contestata inoltre l’accusa di avere utilizzato una vettura di servizio per fare da scorta al cantante Gigi D’Alessio: nel dicembre 2013, invece di pattugliare le strade di Marcianise scortarono con l’auto di servizio D’Alessio alla presentazione di un cd a Napoli. I dirigenti dell’ufficio gip del Tribunale di Napoli non hanno commentato l’ordinanza del Riesame. I magistrati della procura stanno valutando se impugnare la decisione dei giudici o rinnovare la richiesta di misura cautelare integrandola con nuovi elementi.
Il “pollice verde” del comune di Pomigliano: abbattuti gli ultimi pini
Continua la linea dura dell’ente nei confronti dell’albero simbolo del Mediterraneo.
Gli ultimi pini mediterranei di Pomigliano sono stati rasi al suolo oggi, davanti al cimitero. L’immagine è di quelle sconfortanti: alberi ultradecennali, stupendi, fatti fuori dal comune, caduti in fila lungo la strada che collega la città delle fabbriche con Sant’Anastasia. Intanto, motivi a parte legati al pericolo per l’incolumità pubblica in vista dell’aumento dell’afflusso di visitatori per la ricorrenza dei morti, ci s’interroga su quella che ormai il popolo del web stigmatizza come una scarsissima sensibilità verso il verde pubblico. Una “guerra” agli alberi di alto fusto iniziata quattro anni fa dall’amministrazione comunale retta dal sindaco di Forza Italia, Raffaele Russo. Una guerra iniziata proprio con il taglio, manco a farlo apposta, dei pini mediterranei di viale Alfa, alberi stupendi che rendevano meno triste la prospettiva degradata delle palazzine fasciste che costeggiano l’importante arteria della città. Poi però Russo ha pensato bene di radere al suolo anche il gruppo di alberi che ornavano un piccolo slargo attiguo a piazza Primavera, abbattuti per fare posto a un’isoletta pedonale attrezzata. E anche in questo caso a fare una brutta fine sono stati dei pini mediterranei. Nel frattempo pure i platani di via Roma sono stati ” passati per le armi “. Ma restavano in vita i pini del cimitero: oggi la gente del posto ha dovuto dire addio anche a quelli. La guerra ai pini era iniziata una dozzina di anni fa, quando l’allora giunta di centrosinistra, per rifare piazza Primavera con una bella dose di cemento, tolse si mezzo una serie di altissimi e bellissimi sempreverdi che ornavano il punto più strategico di Pomigliano. In quell’occasione si tentò di eradicare gli alberi trapiantandoli altrove. Un tentativo che si rivelò fallimentare perchè i pini morirono tutti. E tutto ciò è capitato in una delle zone dell’entroterra napoletano più colpite dall’inquinamento e dall’effetto serra estivo. Un’area che d’estate diventa bollente e irrespirabile. Nel frattempo qualche altro albero ad alto fusto resiste alla furia di questa municiplaità. Per quanto ancora però ?
“Meno male che il parcheggiatore abusivo c’è”
Riceviamo e pubblichiamo la storia di un nostro lettore che racconta il non facile iter per raggiungere, attraverso varie peripezie, il capoluogo campano.
“Meno male che il parcheggiatore abusivo c’è”. No, non è una incitazione alla illegalità, è solo un racconto di una vicissitudine, realmente accaduta, che dimostra come è difficile per un cittadino vivere nel rispetto della legalità.
Premetto che, per motivi personali, mi dovevo recare a Napoli (piazza Garibaldi) per quaranta giorni e nel massimo rispetto della puntualità: alle otto del mattino. Il primo giorno mi reco alla stazione di Madonna dell’Arco (foto) e, dopo aver superato ostacoli di varia natura ed in apnea per non vomitare, mi reco al distributore automatico per acquistare il biglietto. All’atto dell’acquisto scopro che non è possibile acquistare il biglietto con destinazione Napoli del costo di 2€. Il distributore automatico, infatti, consente solamente l’acquisto del biglietto integrato di 2,50 € per utilizzare altri servizi di trasporti all’interno della città.
“Pazienza”, mi dico: 0,50 euro in più non sono la fine del mondo, quindi procedo all’acquisto. Mancano 10 minuti all’arrivo del treno, fuori piove, ma all’interno della stazione è impossibile sostare per seri motivi igienici. “Pazienza”, mi dico di nuovo, aspetto il treno fuori, sotto la pioggia. Dopo 20 minuti di attesa da un microfono parte l’annuncio che il treno è stato soppresso, ovviamente non vengono comunicati i motivi di tale soppressione. Morale della favola: arrivo all’appuntamento con 45 minuti di ritardo ed accetto supinamente la “critica” di non aver capito che il mio ritardo provocherà disagio ad altre persone che sono già li, in attesa del proprio turno.
Il giorno successivo, per evitare ritardi, mi reco a Napoli in auto e parcheggio alle spalle della statua di Garbaldi. Pago il parcheggio (1,50€), arrivo in orario all’appuntamento ed alle 8,30 sono già sulla strada del ritorno. Credevo di aver risolto il problema, ma mi sbagliavo. Il giorno dopo, infatti, un signore che indossa una divisa non identificabile mi impedisce l’accesso al parcheggio spiegandomi che è possibile entrare dalle ore 8 in poi (non si capisce il perché visto che il parcometro funziona per 24 ore). In conclusione: sono costretto ad aspettare più di mezz’ora in auto prima di parcheggiare. Arrivo di nuovo in ritardo: altri rimproveri, altre mortificazioni.
Il quarto giorno utilizzo di nuovo l’auto, l’accesso al parcheggio mi viene di nuovo impedito. Girando per trovare un altro parcheggio scopro che a poca distanza esiste un parcheggio abusivo, presidiato dalle 7 alle 19, parcheggio in seconda fila, consegno le chiavi al parcheggiatore ed arrivo in perfetto orario all’appuntamento. Alle 8,15 riprendo l’auto, pago 2€ ed alla 9 sono a casa. Oggi è il trentesimo giorno che utilizzo il parcheggio abusivo e non ho avuto più problemi per cui ritorno al titolo di questo racconto: “Meno male che il parcheggiatore abusivo c’è”. Ora vorrei porre alcune domande alle varie autorità:
Al sindaco di Napoli: come mai in un parcheggio a strisce blu non si può parcheggiare prima delle otto? Da notare che il parcometro non riporta tale limitazione. Si tratto di un abuso?
Al sindaco di Sant’Anastasia ed agli Amministratori della Vesuviana: siete a conoscenza del degrado della stazione di Madonna dell’Arco? Siete a conoscenza della “truffa” di 0,50 € perpetrata ai danni di chi deve arrivare a piazza Garibaldi e non oltre? Siete a conoscenza dei continui disagi subiti dai cittadini provocati dalla soppressione continua delle corse?
Estendo queste ultime tre domande a tutti gli amministratori dei comuni vesuviani, al sindaco della città metropolitana ed al presidente della regione ed a tutti i partiti per sapere che cosa intendono fare per assicurare un servizio di trasporto decente a chi li ha votati?
Scusate il disturbo
Nicola Acanfora
Anatolij Korol e il flop della manifestazione in sua memoria, Eugenio Bennato: ” Non dobbiamo demordere “
La battuta di Peppe Iodice: “Qua non c’è nessuno e quei pochi che ci sono sembrano tutti ‘nzallanuti”.
“Siamo pochi, ma la risposta doveva essere questa”. Alan De Luca, noto attore napoletano, non se l’è sentita di nascondere l’evidenza: sabato mattina la cittadinanza di un intero territorio non c’era, non ha risposto al grande spettacolo di beneficenza organizzato nello stadio di Castello di Cisterna per la famiglia di Anatolij Korol, l’immigrato ucraino ucciso la sera del 29 agosto nel tentativo di sventare una rapina in un supermercato. Il 37enne muratore slavo è stato ammazzato proprio lì, a pochi passi dallo stadio e dall’abitazione dei suoi assassini, i fratellastri Gianluca Ianuale e Marco Di Lorenzo, figli del boss Vincenzo Ianuale. Ma sabato, quando la manifestazione ( preparata per settimane, tra gli altri, dal cantante Felice Romano e dal presidente dell’Aicast di Pomigliano, Ciro Eposito ) è iniziata, alle 11, alla presenza della vedova di Anatolij, Nadia, e delle due figlie, di quindici anni e di un anno e mezzo, c’erano soltanto poco più di duecento persone, per la stragrande maggioranza studenti degli istituti superiori dislocati nella vicina Pomigliano. Ragazzi spinti a partecipare dai presidi e dagli insegnanti. Dopo appena un’ora il numero dei partecipanti è calato a vista d’occhio. E quando a mezzogiorno, sotto un sole splendente, lo spettacolo ha raggiunto il culmine con le bellissime performances musicali e canore di Eugenio Bennato e di Pietra Montecorvino, sono rimaste nello stadio non più di una sessantina di persone. Ma Bennato non si è scoraggiato. ” Dobbiamo fare come lui, come Anatolij – l’esortazione dell’artista napoletano – non dobbiamo demordere. Dei suoi assassini, di quei due spiantati, non si ricorderà più nessuno mentre di lui dovremo ricordarci: questa manifestazione può diventare un appuntamento annuale “. Poco prima Peppe Iodice, comico partenopeo emerso dalla trasmissione Made in Sud, c’aveva scherzato sopra: ” Ma qua non c’è nessuno! E quelli che ci sono stanno ancora dormendo: state tutti ‘nzallanuti !”, lo sfottò, in dialetto, dell’artista emergente. Dal canto suo il sindaco di Castello di Cisterna, Clemente Sorrentino, ha analizzato in modo impietoso quanto onesto quel che è successo nello stadio. ” La gente ha problemi – spiega – e pensa che le istituzioni non le siano vicine per cui se la prende un po’ con noi. Eppure noi, istituzioni, abbiamo fatto molto per questa iniziativa e molto stiamo facendo per Nadia e per la sua famiglia “. Una settimana dopo la morte di Anatolij migliaia di persone hanno gonfiato il corteo organizzato in paese. Ma il tempo, evidentemente, è spietato. ” Spietatissimo – ha confermato Sorrentino – ci si dimentica presto delle cose importanti: è nel dna dei cittadini di queste zone. Ma insisteremo…”. ” Noi ci siamo, anche se il numero non è rilevante – ha detto dal palco don Peppino Gambardella, parroco di Pomigliano – Anatolij è un simbolo che si contrappone alla logica del potere, del danaro: per i suoi assassini non c’è posto “. ” Non bisogna essere ipocriti – ha fatto notare, sempre dal palco, Peppe Iodice – quando i giovani se ne fregano mi fa tristezza, sopratutto nei confronti di una verità così grande come quella di Anatolij “.
Portici. Mario De Martino presenta il suo saggio a Villa Savonarola
Un’inchiesta che parte dalla Bibbia per rispondere a duemila anni di domande sulla storia della Chiesa. L’appuntamento è per martedì 27 ottobre alle 18.
Nell’ambito della rassegna letteraria “Ti presento un libro” organizzata dall’Amministrazione comunale, Assessorato alla Cultura, a Villa Savonarola di corso Garibaldi n. 200 martedì 27 ottobre alle 18 si terrà la presentazione del libro “L’inchiesta” (0111 Edizioni) di Mario De Martino.
Al dibattito, introdotto dall’assessore alla Cultura Raffaele Cuorvo, sarà presente l’autore. L’autore. Mario De Martino, classe 1993, nato a Portici, è laureato in Lettere all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Attualmente si sta specializzando in Filologia Moderna. Da sempre appassionato di misteri e curiosità storiche, ha al suo attivo diversi romanzi di genere thriller: “I figli di Atlantide”, “Antarctica” (Casini, 2012) e “regole del gioco” (La Corte, 2014). “L’inchiesta è il suo primo saggio. Il libro. “Il Signore è lento all’ira e grande in bontà, perdona la colpa e la ribellione, ma non lascia senza punizione; castiga la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione”. [Numeri 14:18]
“Non s’impietosirà il mio occhio e non avrò compassione, ma ti terrò responsabile della tua condotta e saranno palesi in mezzo a te le tue nefandezze: saprete allora che sono io, il Signore, colui che colpisce”. [Ezechiele 7:9] La Bibbia è uno dei libri più rimaneggiati al mondo; non conosciamo con esattezza nemmeno chi siano i suoi autori. Ci sono discrepanze tra ciò che ci viene insegnato e ciò che è effettivamente riportato nei testi sacri? È vero che il contenuto della Genesi è soltanto un mito? I comandamenti dettati a Mosè sono quelli che ci ha tramandato la tradizione? Esistono prove storiche dell’esistenza di Gesù? Che cosa raccontano i vangeli apocrifi? Un libro fatto di domande per tutti i curiosi che non smettono di cercare risposte.
La presentazione del saggio “L’inchiesta” di Mario De Martino sarà seguita dalla degustazione di olio extravergine Lolì e vino “Sommaellier” di uva catalanesca dell’Azienda Agricola Fratelli Punzo di San Sebastiano al Vesuvio (Napoli). L’Azienda Agricola Fratelli Punzo è espressione del genuino made in Naples a km 0: una famiglia che lavora per le famiglie da ottant’anni seguendo interamente la filiera della produzione di olio e vino.
(Fonte foto: Addetto stampa dell’evento)

