Nella mattinata di ieri, il Meetup Amici di Beppe Grillo di San Giuseppe Vesuviano ha richiesto all’Amministrazione Comunale tutti gli atti, le delibere, gli elaborati relazionali e grafici, di valutazione e approvazione relativi al P.E.B.A. (Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche).
La decisione di intervenire chiedendo tale documentazione, è nata non solo dalle varie segnalazioni ricevute nel corso delle periodiche riunioni pubbliche che il gruppo tiene ma anche perché il problema dell’abbattimento delle barriere architettoniche nelle nostre città è prima di tutto un problema culturale. L’attenzione che la politica locale pone per questi temi infatti, è sempre estremamente marginale se non addirittura nulla. In genere, si pensa che il problema non ci tocchi direttamente o almeno interessi solo una piccola fetta di popolazione (i disabili); tale visione non è mai stata più lontana dalla realtà. L’abbattimento delle barriere architettoniche quando non serve solo al giusto scopo di rendere la vita dei portatori di disabilità, più semplice e dare ad essi pari dignità (come recita la Costituzione del resto), si configura più in generale come intervento atto a rendere più semplici e sicure le attività di vita quotidiana e mobilità dei cittadini che non siano necessariamente disabili; pensiamo agli anziani, ai bambini, alle donne incinte o ai genitori con passeggini. Insomma tutta gente comune, “normale” per così dire, che tuttavia dinanzi ad un marciapiede eccessivamente alto, una fioriera mal posta o accessi troppo stretti, scale, rampe troppo ripide, ecc. possono avere forti disagi e una percezione della qualità della vita urbana bassa o quantomeno al di sotto dei livelli di accettabilità.
Per questo è necessario che vengano attuati quegli strumenti metaprogettuali di pianificazione urbana tesi a programmare questa tipologia di interventi che vanno sotto il nome di “P.E:B.A. – Piani per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche”, sempre più disattesi dagli amministratori locali e dalle politiche di pianificazione e gestione del territorio.
I P.E.B.A. Sono strumenti obbligatori per tutti i comuni, ma nella stragrande maggioranza dei casi l’obbligo normativo viene ampiamente disatteso. Un obbligo, giova ricordarlo, che sarebbe attivo dal lontano 1986. Considerata l’attuale situazione del nostro paese quindi, abbiamo deciso di chiedere conto all’amministrazione in quanto crediamo sia necessario dare un segno forte di civiltà e di rispetto verso il mondo della disabilità, troppo spesso emarginato e discriminato tentando di spingere verso la realizzazione di una città accessibile e senza barriere, non solo architettoniche ma anche culturali, verso le persone con disabilità, migliorando la qualità della vita di tutti i suoi abitanti. Sarebbe il primo passo per iniziare un’evoluzione civile di lungo cammino, da intraprendere e perseguire a prescindere dal colore politico delle Amministrazioni che si alterneranno negli anni.
(Fonte foto: rete internet)
La condotta è stata riparata Autobotti e fontanine per tentare di fronteggiare l’enorme carenza idrica. Ma i cittadini parlano di misure del tutto insufficienti. (In allegato il video della riparazione).
Nel suo sito internet la Gori sostiene di “aver messo in campo autobotti e fontanine” e spiega, solo ora, che il problema è di quelli notevoli perché – sono parole sue – “Nella mattinata di ieri, mercoledì 4 novembre, si è verificata la rottura di una grossa condotta regionale ai confini tra Acerra e Marcianise, condotta a servizio di numerosi comuni della provincia di Napoli”. Ma le autobotti e le fontanine sono del tutto insufficienti.
Oggi il comune di Pomigliano, ha emanato un’ordinanza di chiusura fino a domani di tutti gli edifici pubblici, municipio, scuole e uffici asl compresi, fino a tutto domani, annunciando contemporaneamente di essersi messo in moto sul fronte del reperimento di altre autobotti. Nel frattempo i tecnici della regione sono riusciti a riparare la condotta che si era rotta nella campagna di Acerra. Molto probabilmente l’acqua ritornerà già a partire dalle prossime ore.
“Le mancanze d’acqua – aggiunge ancora la Gori – in corso nei comuni di Casalnuovo di Napoli, Castello di Cisterna, Cercola, Mariglianella, Marigliano, Massa di Somma, Pollena Trocchia, Pomigliano d’Arco, San Sebastiano al Vesuvio, Sant’Anastasia – termineranno solo successivamente alla riparazione della condotta da parte dei tecnici della Regione Campania”.
La società di Torre del Greco che gestisce l’acqua pubblica a prezzi di tutto rispetto aggiunge di “aver effettuato una serie di manovre sulle proprie reti e impianti per ridurre al minimo i disagi alla cittadinanza” e che sta offrendo “ai tecnici dell’acquedotto regionale la massima collaborazione”. Ma la gente è stanca. Ci sono polemiche contro la Gori e contro i comuni. Il consigliere comunale del Pd di Pomigliano, Giovanni Russo, ha chiesto formalmente la rimozione del componente del cda della Gori proveniente dalla città di Pomigliano, Saverio Auriemma. Intanto l’azienda di gestione del prezioso liquido ha allestito alcuni servizi sostitutivi per alleviare i disagi delle popolazioni interessate. Eccone l’elenco.
CASALNUOVO DI NAPOLI – fontanine in via Professore Gabriele Crimaldi adiacente area verde pubblico, fronte uffici poste italiane – servizio autobotte in via Pigna (area 219).
CASTELLO DI CISTERNA – fontanine in via Pietro Nenni, 48.
POMIGLIANO D’ARCO – fontanine in via Felice Terracciano, 205 – servizio autobotte in piazza Primavera.
SAN SEBASTIANO AL VESUVIO – fontanine in piazzetta Monaco Aiello, contrada Castelluccio (del Comune di Ercolano).
SANT’ANASTASIA – fontanine in via Starza Rosanea, presso scuole elementari e via Pomigliano presso fontanina pubblica.
POLLENA TROCCHIA – Autobotte in piazza Amodio.
MASSA DI SOMMA – Autobotte in piazza Amodio, nel comune di Pollena Trocchia.
Dal web però la protesta non si ferma. Queste contromisure sono generalmente considerate del tutto insufficienti.
(Fonte foto: rete internet)
https://www.facebook.com/dariodefalcosindaco/videos/514046195421602/?pnref=story
Dopo l’avvelenamento dei cani Sergente e Belle il M5S si mobilita con una petizione. Obiettivo: proteggere Alessandro Cannavacciuolo, figlio dei pastori ambientalisti di Acerra.
La gente si stringe attorno alle persone di buona volontà che tentano di fare qualcosa contro le ingiustizie. Ne è una prova la petizione popolare promossa dalla consigliera regionale Marì Muscarà, petizione che ha raggiunto la considerevole quota delle 33mila firme. Tutte sottoscrizioni certificate dal sito internazionale specializzato in petizioni, Change.org. L’obiettivo è di dare una scorta ad Alessandro Cannavacciuolo, il giovane ambientalista 27enne di Acerra protagonista di una vera e proprio crociata contro tutte le forme di ecomafie. L’allarme per Alessandro, già più volte minacciato, è scattato di nuovo lunedì, quando l’ecologista ha ritrovato i corpi senza vita dei suoi due pastori maremmani nel recinto dell’appezzamento di terreno che gestisce la sua famiglia, in contrada Pagliarone. Animali che secondo quanto certificato dal veterinario sono stati avvelenati. “Questo nuovo attacco ad Alessandro è un messaggio chiaro”, il commento di Muscarà. Anche Valeria Ciarambino, capogruppo regionale dei Cinque Stelle e presidente della commissione speciale trasparenza, è scesa in campo dando il via a una campagna web dal titolo “io sto con Alessandro”. “Alessandro Cannavacciuolo – scrive Valeria Ciarambino – è un amico e un attivista giovane e coraggioso che da anni lotta contro le ecomafie e i clan di Acerra. E’ un gesto vile quello della uccisione dei suoi cani, che potrebbe nascondere la volontà di intimidire chi si batte per la legalità e contro la camorra che ha avvelenato le nostre terre. Ma sono certa che quest’atto vigliacco non fermerà la sua battaglia. E neppure la nostra. Io sto con Alessandro!”.
Azioni politiche importanti, gesti di solidarietà e di aiuto provenienti non solo dal mondo politico ma anche da tanta gente semplice. C’è però molta amarezza in Alessandro. “Qualche anno fa – racconta – cioè quando subii l’attentato al negozio della mia famiglia, seppi che le forze dell’ordine avevano disposto per la mia persona una sorta di sorveglianza. Io però non me ne sono mai accorto. Per cui due sono le cose: o questa sorveglianza è stata solo scritta sulla carta oppure sono talmente bravi da rendersi invisibili come fantasmi. Devo però sottolineare che tra le forze del’ordine ho incontrato anche persone propense ad affrontare la questione ecomafia”.
L’articolo 109 del DLS 207 del 18/08/2000, prevede che gli incarichi dirigenziali sono conferiti a tempo determinato con modalità fissate da un regolamento e con provvedimento motivato secondo criteri di competenza e obbiettivi dell’amministrazione e sono revocati in caso di inosservanza delle direttive del Sindaco e Co, in caso di non raggiungimento degli obiettivi assegnati nel PEG in ciascun anno finanziario o per responsabilità particolarmente grave o reiterata.
“ … Nei comuni privi di personale di qualifica dirigenziale le funzioni di cui all’articolo 107, commi 2 e 3 … possono essere attribuite, a seguito di provvedimento motivato del Sindaco ai responsabili degli uffici e dei servizi indipendentemente dalla loro qualifica funzionale anche in deroga ad ogni diversa disposizione …”
Con Decreto del Commissario Prefettizio del 05-03-2015 venivano individuati i responsabili di Posizione Organizzativa (P.O.) dei Settori:
Settore 1°: Affari Generali – Demografici – Tempo Libero (Dott. Staffelli M.)
Settore 2°: Personale – Affari Legali (Dott.ssa Perrella A.L.)
Settore 3°: Programmazione Economico/Finanziaria – Servizi Sociali (Dott. Cutolo D.)
Settore 4°: Gestione delle Entrate (Sig. Rispoli G.)
Settore 5°: Gestione del Territorio Comunale – Urbanistica (Ing. Gatta O.)
Settore 6°: Polizia Locale (Dott. Formisano G.)
Con decreti del Commissario dal n. 15 al n. 20 del 24-09-2015 i responsabili di settori sono stati individuati quali datori di lavoro dei settori ad essi affidati e gestiti sino alla data di cessazione dell’incarico.
Il 16-10-2015 con delibera del Commissario Straordinario n. 24 è stata approvata la “Nuova Struttura Organizzativa” dell’Ente. Nella determinazione del riassetto è stato tenuto conto del Piano Triennale Anticorruzione 2015/2017, che prescrive la rotazione triennale degli incarichi dei titolari di P.O., e delle specializzazioni e/o professionalità tecniche per la direzione di determinati settori.
La “Nuova Organizzazione” è così prevista:
Settore 1°: Affari Generali – Culturali – Scolastici – Demografici (Dott. Staffelli M.)
Settore 2°: Personale – Affari Legali (Dott.ssa Perrella A.L.)
Settore 3°: Servizi Sociali (Dott. Manfredi P.)
Settore 4°: Programmazione Economica Finanziaria – Tributi (Cutolo D.)
Settore 5°: Urbanistica Privata (Ing. Tartato A.)
Settore 6°: Lavori Pubblici – Patrimonio – Ambiente (Ing. Gatta O.)
Settore 7°: Polizia Locale (Dott. Formisano G.)
Al responsabile della “Gestione del Servizio Patrimonio” del Comune compete la sottoscrizione degli atti di alienazione dei beni mobili ed immobili dell’Ente
Nella stessa delibera è stata stabilita la valutazione della “pesatura” delle P.O., cioè la “Retribuzione di Posizione”.
Settore 1°: euro 9.295,92
Settore 2°: euro 9.295,92
Settore 3°: euro 7.488,38
Settore 4°: euro 11.878,12
Settore 5°: euro 9.166,81
Settore 6°: euro 12.007,23
?
Settore 7°: euro 11.749,01.
La notizia è stata commentata da Corina Cretu – Commissario Europeo per la politica regionale nella Commissione Junker dal 2014 – come “uno dei più importanti progetti per la regione”.
A Bruxelles c’è il via libera della Commissione europea al maxi-progetto di “Risanamento ambientale e valorizzazione dei Regi Lagni” del valore di 200 milioni di euro, con un contributo del Fondo europeo di sviluppo regionale e del Fondo di coesione di 150 milioni di euro.
“Il progetto dei Regi Lagni è uno dei progetti più importanti approvati dalla Commissione europea nella regione Campania” ha detto il Commissario Europeo per la politica regionale, Corina Cretu, che domani sarà a Napoli.
(Fonte foto: rete internet)
Dopo essere sfuggito alla cattura alcune ore prima, Gennaro De Tommaso – meglio noto al pubblico ultrà con l’appellativo di “Genny ‘a Carogna” – si è costituito presentandosi oggi presso il carcere di Secondigliano.
Gennaro De Tommaso, detto Genny ‘a carogna, noto capo ultrà protagonista della trattativa con le forze di polizia durante la finale di Coppa Italia all’Olimpico Napoli-Fiorentina del 2014 dopo gli incidenti che portano alla morte di Ciro Esposito, si è costituito dopo essere sfuggito ieri alla cattura nell’ambito di un’operazione antidroga.
(Fonte foto: rete internet)
Il boss della camorra di Forcella di Napoli Pasquale Sibillo, 24 anni, è stato catturato a Terni dalla squadra mobile del capoluogo campano.
E’ stato tradito da un tatuaggio a un avambraccio con delle carte da gioco il boss Pasquale Sibillo arrestato a Terni dalla polizia. Nonostante le foto segnaletiche, gli investigatori non erano infatti completamente certi dell’identità. Una volante ha quindi simulato un controllo mentre era in auto, riuscendo a scoprire il tatuaggio. Quindi l’arresto che ha visto impegnate le squadre mobili di Napoli e Terni e lo Sco.
Sibillo era destinatario di una ordinanza di custodia in carcere emessa a giugno su richiesta dei pm della Dda Henry John Woodcock e Francesco De Falco e del procuratore aggiunto Filippo Beatrice.
Considerato erede dei Giuliano assieme alle famiglie Brunetti e Amirante, era ricercato per omicidio e tentato omicidio e associazione mafiosa. Fratello di Emanuele Sibillo, ucciso il 2 luglio in un agguato, Pasquale Sibillo, è ritenuto dagli investigatori il capo del cartello della nuova generazione camorristica del rione Forcella, composto dalle famiglie Giuliano,Sibillo, Brunetti ed Amirante e contrapposto alla “paranza dei bambini”, detta così perchè le ultime leve della criminalità organizzata sono giovanissimi ed a volte minorenni.
Anche i componenti del gruppo Sibillo sono tuttavia giovanissimi. La faida ha fatto tre omicidi nei rioni Forcella e Maddalena, nel centro storico, dove da anni operano i clan Mazzarella e Giuliano.
La progressiva disarticolazione del clan Mazzarella, a lungo egemone nell’area centrale della città avrebbe creato – secondo gli investigatori – un vuoto di potere sopratutto nella gestione del traffico di droga e nelle estorsioni. Da qui sarebbero scaturiti forti contrasti tra il cartello camorristico dei Giuliano-Sibillo-Brunetti-Amiranti e le famiglie Baldassarre e Del Prete tradizionalmente alleate al clan Mazzarella.
Sibillo era ospitato da un familiare in una casa del centro di Terni.
(Fonte foto: rete internet)
Immagini raccapriccianti dei due maremmani di proprietà dei pastori ambientalisti Cannavacciuolo, simboli della lotta all’ecomafia.
Si chiamavano “Sergente” e “Belle”, rispettivamente di 7 anni e di 1 anno e mezzo, erano due splendidi esemplari maschi di “maremmani”, di proprietà della famiglia dei pastori-ambientalisti di Acerra, i Cannavacciuolo, personaggi simbolo della lotta ai mali della Terra dei Fuochi. Sergente e Belle sono stati uccisi con il veleno, il 2 novembre scorso, stando alla diagnosi del veterinario, che conferma l’ipotesi dell’avvelenamento. I “maremmani” dei Cannavacciuolo ( il giovane Alessandro, 27 anni, è un noto e agguerrito ecologista della zona ) hanno sporto denuncia contro ignoti, alla polizia. Sul posto, una proprietà recintata nella campagna di Acerra, in via Ciminiera, località Pagliarone, si sono recati gli agenti del commissariato locale. Non sono state trovate tracce di veleno sul terreno per cui si pensa che la sostanza mortale sia stata data agli animali da qualcuno, forse mescolata a qualche boccone di carne. Da tempo i Cannavacciuolo lì, nel recinto di contrada Pagliarone, non avevano più le loro pecore, tremila capi abbattuti nel 2008 per la presenza di diossina nel sangue. Fu un caso clamoroso, che ha poi spinto la famiglia di allevatori a ingaggiare una battaglia contro l’ecomafia. I loro cani si trovavano nel recinto di proprietà della stessa famiglia di pastori, che hanno una passione cinofila. Di Sergente e Belle si prendeva cura tutti i giorni un fratello di Alessandro, Franco. Intanto per Alessandro Cannavacciuolo questa è stata l’ennesima minaccia indirizzata a lui e a tutta la sua famiglia. Il giovane ambientalista ha anche messo su Facebook una foto molto eloquente: “Io ci metto la faccia: uccidete anche me”, la scritta sul cartello impugnato dall’attivista della Terra dei Fuochi. La sequenza della minacce denunciate alle forze dell’ordine dai Cannavacciuolo è lunga. Per motivi di spazio se ne può citare solo qualcuna. Febbraio 2006: ignoti uccidono a colpi di lupara alcune pecore del loro gregge. Alcuni capi vengono ritrovati con le teste mozzate. Aprile 2008: un camion sperona la macchina con all’interno Mario e Alessandro Cannavacciuolo, padre e figlio. L’auto esce fuori strada, piomba in un canale. I due finiscono in ospedale. Nessuna traccia del camion. Dicembre 2008: i Cannavacciuolo denunciano altre minacce e un tentato investimento. Luglio-agosto 2011, messaggi anonimi e telefonate al cellulare di Alessandro: “Ancora uno e sei morto”, “Ti metto il ……. in bocca”. 30 settembre 2012: le saracinesche del negozio della famiglia Cannavacciuolo vengono imbrattate e bloccate, di notte, con della colla speciale, rossa. Solo con l’aiuto del fabbro sarà possibile riaprire l’esercizio commerciale, inaugurato dopo l’abbattimento del gregge. Agosto 2013: l’auto di Mario Cannavacciuolo viene manomessa, proprio nei pressi del recinto di contrada Pagliarone. I soliti ignoti hanno riempito il tubo di scappamento con del materiale filamentoso. Febbraio 2014: Alessandro trova un proiettile sull’uscio del negozio. Tutti fatti inquietanti per altrettante denunce depositate presso i presidi territoriali della polizia e dell’arma dei carabinieri. Che non sono mai riusciti a venirne a capo.
il certificato veterinario della morte per avvelenamento
L’ex assessore all’Ambiente, in una lettera in redazione, replica ad alcune dichiarazioni rilasciate dal consigliere Capuano su questioni legate alla giunta di Mario Romano.
Gentile Direttore de ilmediano.it,
ho da poco letto l’intervista «Un caffè con…Carmine Capuano» e desidero precisare alcuni punti che riguardano le motivazioni che Capuano attribuisce alla rottura del gruppo dei socialisti con l’amministrazione guidata da Mario Romano nel periodo 1995-1997.
Nell’intervista Capuano spiega che il motivo di quella scelta nacque con un problema di fertirrigazione legato all’allevamento dei suini. La stessa giornalista che conduce l’intervista, di fronte a questa motivazione, si mostra perplessa e con velata ironia insiste chiedendo “Cosa c’entrano i concimi?”, tanto bizzarra ed inaspettata appare questa argomentazione. Il motivo per cui intervengo non è quello di ricordare al Sig. Capuano come sono andati fatti che lui conosce molto bene e proprio per questo si appella a futili e inesatti episodi. Scrivo, invece, perché chi più di tutti avrebbe certamente voluto replicare a questo distorto modo di riportare i fatti, oggi non c’è più. Mi sembra doveroso, quindi, onorare la sua memoria cercando di ristabilire un briciolo di verità.
Scrivo anche perché ho partecipato attivamente a quella esperienza politica in qualità di assessore all’ambiente e ricordo molto bene le motivazioni politiche che portarono all’epilogo di quella esperienza, inclusi i dettagli sulla fertirrigazione. Cominciamo proprio dalla fertirrigazione per chiarire questo aspetto tecnico citato in modo vago e pretestuoso da Capuano. In quegli anni, era molto sentito il problema degli allevamenti suini per i miasmi che essi producevano. L’allevamento più numeroso era proprio quello dell’ex sindaco Augusto Amodio. La proposta di usare i liquami dell’allevamento, opportunamente fatti decantare in apposite vasche, non venne mai presa in considerazione dalla nostra amministrazione.
Ci stava a cuore invece risolvere con metodi moderni il problema, ovvero eliminare i cattivi odori e, al tempo stesso, salvaguardare l’attività di un’azienda importante per l’economia del paese. Lo sguardo venne rivolto all’Emilia-Romagna, una regione dove centinaia di aziende suine coesistono con i centri abitati con un impatto ambientale modesto. Ci mettemmo quindi in contatto con professionisti di quella regione che trattavano questo problema mediante specifici enzimi capaci di trasformare le molecole alla base del cattivo odore (ammoniaca, ad esempio). Venne così organizzato un convegno con questi esperti dove furono invitati tutti gli operatori del settore. L’incontro si tenne nella sala consiliare, era un sabato mattina e a casa dovrei ancora avere la locandina dell’incontro.
La partecipazione dei “politici” fu scarsa ma c’erano sia Capuano che Pone seduti da spettatori nell’ultima fila. Non dissero alcuna parola. Questi i fatti. Purtroppo non ci fu seguito a quel seme gettato in quel convegno perché l’amministrazione decadde poco dopo, ma non per colpa della fertirrigazione. I motivi non furono nemmeno un avvicinamento di Mario al movimento dei focolarini, come sempre riporta Capuano nella sua intervista senza spiegarne i contorni e le ricadute politiche. Anche la fuoruscita di Carmine Esposito e Rosanna Giordano, che indebolì da subito la maggioranza, viene citata da Capuano lasciando intendere una responsabilità di Mario. E’ utile allora anche per questo punto ricordare come nacquero queste due fuoruscite dalla maggioranza.
La fuoruscita di Rosanna Giordano fu principalmente legata ad una diversa visione sull’edilizia scolastica (almeno io ricordo questo). Il progetto originario di realizzare una nuova struttura per l’Istituto Pacioli nella zona adiacente all’ufficio postale di via Primicerio decadde con l’avvento dei vincoli paesaggistici. La nostra amministrazione colse al volo l’opportunità offerta dalla Provincia di finanziare la realizzazione di edifici scolastici a partire da edifici dismessi. La scelta cadde sull’ex fabbrica Costa anche per la posizione strategica nei pressi della stazione della circumvesuviana che consentiva di mettere a disposizione quella struttura ad un bacino allargato di studenti provenienti da comuni limitrofi.
Pensammo di fare una cosa positiva dando agli studenti di quell’istituto, che alloggiavano in edifici assai precari, una collocazione dignitosa seppur non ideale. Gli spazi a disposizione non consentirono di ricavare tutte le aule che necessitavano al Pacioli e, questa scelta, evidentemente, non venne condivisa dal consigliere Giordano. La storia di Carmine Esposito (dr. in cardiologia) fu invece diversa. Carmine era un consigliere attentissimo, forse l’unico che leggeva la documentazione che arrivava in consiglio comunale. Carmine era però prigioniero di uno spirito ipercritico che lo portò presto a non riuscire a coniugare la realtà politica con le sue esasperate critiche. Dopo anni ho avuto modo di chiarirmi con franchezza con Carmine con un atteggiamento di reciproca autocritica.
Veniamo invece al ruolo avuto dai socialisti nell’amministrazione Romano e, in particolare, al ruolo di Carmine Capuano. I due Carmine (Capuano e Pone) ebbero sempre un atteggiamento guardingo, come di chi non aspettava altro che le cose andassero male per porre fine a quella esperienza politica-amministrativa che, tra le tante difficoltà, macinava molte iniziative e assai apprezzate dai cittadini. Penso che scalpitassero perché, uno più dell’altro, bramavano per essere il prossimo sindaco di S. Anastasia. La questione edilizia fu però oggettivamente la questione centrale intorno alla quale si avvitò quell’esperienza politica. C’erano forti spinte per una ripresa degli insediamenti abitativi (in molti casi organizzate da cooperative) e Capuano era certamente uno di quei sostenitori. Ci fu addirittura una manifestazione con un corteo fatto da cooperatori e professionisti (cosa unica nella storia di S. Anastasia) che invocavano la ripresa edilizia.
La posizione della nostra amministrazione fu trasparente e lineare. Queste le motivazioni delle nostre perplessità.
La prima. I dati ISTAT riguardanti lo sviluppo demografico di S. Anastasia evidenziavamo che la nostra comunità aveva raggiunto oramai una saturazione del suo fabbisogno di vani abitativi. Quindi non esistevano le condizioni per nuove abitazioni.
La seconda. Il nostro territorio è a ridosso di uno dei vulcani più pericolosi al mondo intorno al quale decenni di scempi edilizi hanno prodotto una disordinata conurbazione, tra le più elevate d’Europa. Non volevamo che anche S. Anastasia si riducesse come Portici o Torre del Greco, aggravando il rischio Vesuvio. Su questo punto avevamo visto bene alla luce della Legge 21/2003 che anni dopo istituì la cosiddetta zona rossa. Questa legge, nonostante tutti i suoi limiti (primo tra questi la mancanza di un Piano Strategico Operativo che ristorasse i limiti imposti) ha però rappresentato un baluardo per mitigare l’erosione del territorio dovuto all’abusivismo, quest’ultimo supportato dalle nefaste politiche dei condoni.
La terza motivazione nasceva dal nostro progetto di sviluppo della città. Eravamo convinti che il Vesuvio non fosse soltanto un vulcano pericoloso ma anche una risorsa naturalistica eccezionale con potenzialità enormi per il turismo e per una agricoltura di qualità. Non a caso, proprio in quegli anni, venne creato il Parco Nazionale del Vesuvio, purtroppo mai decollato proprio per la miopia dei politici che non hanno voluto e saputo guardare nel Parco la chiave per disegnare uno sviluppo eco-sostenibile durevole del territorio. Le politiche di sviluppo edilizio, di recente evocate dall’ex-sindaco Carmine Esposito, provocano invece fiammate di benessere temporaneo ma non garantiscono alcun futuro.
Queste diverse e profonde differenze ci separavano dalla visione di altre componenti politiche di quella maggioranza. Nessuno vuole fare il panegirico dell’amministrazione Romano che come tutte le espressioni dell’attività umana fu caratterizzata da slanci di idealità ma anche da tanti errori. La coerenza (non la caparbietà) fu uno dei punti di qualità di quella esperienza politica. A Mario sarebbe bastato poco per rimanere in sella cedendo su alcune questioni, come appunto quella edilizia o aprendo il mercato delle poltrone degli assessorati. Anche dopo anni dalla fine di quella esperienza mi sono confrontato tante volte con Mario su questo punto e, almeno su questo, non ci sono mai venuti scrupoli per aver sbagliato, anzi eravamo orgogliosi per non aver ceduto.
Vorrei concludere questa mia riflessione tornando ad un passaggio dell’intervista di Capuano quando, sempre rifacendosi all’esperienza politica di Mario Romano, egli stesso ricorda che i socialisti erano percepiti come degli “appestati”. Poiché una simile sensazione nei suoi confronti è emersa anche nell’ultima campagna elettorale comunale dove il centrosinistra ha, con fermezza, lasciato fuori il partito socialista, Capuano dovrebbe anche chiedersi il perché di questo ostracismo nei suoi confronti.
Il motivo è il modo con cui Capuano concepisce la politica e le modalità con cui raccoglie i suoi consensi. Il suo trasformismo per gestire il potere lo porta ad acrobatiche giravolte dove lui stesso cade in palesi contraddizioni. Un esempio? Alcuni anni fa ci fu un incontro politico nella sala consiliare in cui si discuteva dell’atteggiamento dei socialisti (che erano ufficialmente all’opposizione) nei confronti dell’allora Sindaco Carmine Esposito. Ricordo perfettamente che Capuano, per giustificare il suo appoggio a quella amministrazione, si inerpicò dicendo che la stella polare dei socialisti era sempre stata quella di garantire prima di tutto un governo alla città perché (sue testuali parole) “meglio una cattiva amministrazione che un commissario prefettizio”.
A quell’incontro non era consentito intervenire ma alla fine mi avvicinai per fargli notare la palese contraddizione di essere stato proprio lui ad aver fatto cadere un’amministrazione “amica” per mettere la città nelle mani di un commissario. Oggi, dalla lettura che Capuano ci dà di quegli anni, capiamo che tutto ciò avvenne per dei puzzolenti concimi. Peccato che Capuano, politico navigato, non abbia tentato, almeno per questa volta, di volare alto.
Antonio Sasso
ex-assessore all’Ambiente Comune di Sant’Anastasia
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Gente inviperita dovunque manchi il prezioso liquido. Popolazione pronta a scendere in piazza.
L’acqua è andata via a mezzogiorno. Una grave carenza che si sta consumando sul territorio vesuviano con una puntualità mostruosa. Nel sito della Gori, la contestatissima società che gestisce l’acqua pubblica nelle province di Napoli e Salerno, il disservizio è stato da poco comunicato per una serie di comuni: “mancanza d’acqua a partire dalle 12 del 4 novembre e fino alle 12 del 5”. Comuni colpiti: Pomigliano, Casalnuovo, Castello di Cisterna, Sant’Anastasia, Pollena, Massa di Somma e San Sebastiano al Vesuvio. Motivo: “guasto improvviso”. La diramazione della condotta dell’acquedotto campano che serve questi comuni si è rotta nel territorio di Acerra. Nel frattempo attraverso i social network sono giunte diverse segnalazioni in base alle quali in nessun centro finora si è provveduto a inviare autobotti, soprattutto ovviamente in tutte le zone maggiormente colpite dalla siccità. Secondo quanto denunciato nel web nessuno si è nemmeno preso la briga di avvertire in modo adeguato coloro che non sanno o non possono collegarsi via Internet al sito della Gori, in particolare le persone anziane. La sensazione diffusa dunque è quella di un territorio che soffre di abbandono e di inefficienze continue. Intanto a Sant’Anastasia la situazione è per certi aspetti più grave. Qui infatti venerdì, 6 novembre, dalle 9 e 30 alle 14, ma stavolta per lavori di manutenzione già programmati, sarà di nuovo sospesa l’erogazione idrica nelle seguenti strade : via Ulivella, via Sant’Aniello, via Garibaldi, piazza San Francesco, via G. Ramarro fino al Largo Squarcessa compreso, via Sant’Eligio, via Padre Michele Abete, Via San Biagio a ponte, Via Padre Massimiliano Kolbe, Via San Francesco D’Assisi, Via Luigi Esposito, Via Pendinello, via Casamiranda, via Largo Donna Regina, Via Regina Margherita, via San Giuseppe, via Piazza Nuova, via Marconi, via Umberto 1, via A. Valentino, Vico Delle Rose,Via M. De Rosa, via Roma, via Mosè Coppola.
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