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Eppure l’on. Alfano e il Cardinale dovrebbero sapere che se San Gennaro perd’ ‘a pacienza, so’ guai  

 

Perfino i cattolicissimi Viceré di Napoli respinsero, nel ‘600, i tentativi degli Arcivescovi di mettere le mani sul tesoro di San Gennaro e di violare le leggi del Viceregno. La “guapparia” di Giuseppe I principe di Ottajano e i gol di Cavani, strumento della vendetta del Santo….

 “Ma nel 2011 il Cardinale non disse che le tradizioni non si toccano ?”
“Cumpa’, chesto non va cu chello”.

E dunque l’on. Alfano pone fine per decreto alla storia “laica” della Deputazione che amministra da quattro secoli il Tesoro di San Gennaro e così manda in frantumi una tradizione che fu difesa perfino dai cattolicissimi viceré che la Spagna inviava a Napoli. Fu difesa dal viceré Inigo de Guevara y Tassis, conte di Onàte, che pure andava a messa ogni mattina: ma questo non gli impedì di ricordare, a muso duro, al Cardinale Filomarino che il Tesoro apparteneva alla  Città di Napoli. Quanto i cattolicissimi Spagnoli fossero gelosi custodi dell’autonomia del Viceregno, delle sue leggi e delle sue tradizioni lo spiegò nel maggio del 1701 l’ambasciatore di Venezia presso la Santa Sede: “  A Napoli la giurisdizione ecclesiastica è ridotta quasi a nulla, parecchi vescovi vengono sfrattati, si nega allo Stato Pontificio il diritto, sancito dai trattati, di estrarre dall’Italia meridionale le carni e l’olio occorrenti ai suoi bisogni, si respinge pervicacemente il tribunale dell’Inquisizione, stabilito in tutte le parti d’Italia”.  Questa “nota” dell’ ambasciatore è stata pubblicata dal prof. Galasso nel terzo volume della sua monumentale Storia del Regno di Napoli, in cui c’è anche un interessante capitolo  sul giurisdizionalismo napoletano  e sul ruolo di Serafino Biscardi che tra il 1690 e il 1710  difese i “moderni principi di libertà e di tolleranza” e la concezione “laicizzante” della sovranità dello Stato “rispetto a ogni altro potere mediato, delegato, intermedio o antagonista, ivi compreso quello ecclesiastico”.

Accanto a Serafino Biscardi combatté, a difesa della laicità del Viceregno, un altro grande giurista, Francesco D’ Andrea, amico e consigliere di Giuseppe  I Medici, principe di Ottajano. Il 3 marzo 1698, Don Giuseppe, nella sua qualità di Reggente di Vicaria – il ministro della Giustizia del Viceregno – ordinò alle guardie di trascinare fuori dalle Chiese di Santa Maria del Pianto agli Sportiglioni e di San Matteo due delinquenti che vi si erano rifugiati per sottrarsi all’arresto: e non smossero né il principe, né il viceré Medinaceli  le rumorose proteste che papa Innocenzo XII levò contro una così clamorosa violazione di quel privilegio d’asilo nelle chiese, che a Milano, come ci racconta anche Manzoni, veniva ancora rispettato. Ma erano tempi in cui la cultura napoletana stava all’avanguardia, e non solo in campo giuridico.

A chi dice che la Deputazione del Tesoro di San Gennaro, composta dai nobili, è un’eredità feudale, ricordo che in tutte le battaglie  che a Napoli sono state combattute in nome dei valori della libertà e del progresso in prima fila erano schierati i membri di famiglie di nobilissimo nome, e che molti di essi sacrificarono la vita per quei valori: quale posizione occupasse il clero cittadino in queste battaglie è meglio non ricordarlo. In ogni caso, se l’intenzione dell’on. Alfano fosse quella di “ammodernare” l’amministrazione del Tesoro, sarebbe comprensibile un coinvolgimento del Comune: ma è difficile capire cosa c’entri con l’ ”ammodernamento” la Curia: i maligni potrebbero  sentire,  nel decreto del ministro, solo il profumo (?!!) della campagna elettorale.

Il rapporto tra Napoli e il suo Patrono è particolare, e lo è diventato ancora di più, dopo che la Chiesa stessa  ha “dimezzato” San Gennaro, sollevando qualche dubbio sulla Sua identità. Nel rito del sangue che si scioglie e nelle “affettuose ingiurie” – così le definisce Mario Buonoconto-  che le “parenti” rivolgono talvolta al Santo ci sono le memorie di antichi culti pagani. E trovatemi un’altra città in cui i fedeli abbiano il coraggio di scagliare contro il Patrono le invettive in verità poco affettuose con cui i napoletani bersagliarono la statua di San Gennaro al ponte della Maddalena, durante l’eruzione del 1871, quando videro che il Santo, nonostante le suppliche, non bloccava gli scrosci di cenere e di lapilli che piovevano sulla città.. La Chiesa sa tutto questo, e ne discute, ma per bocca dei teologi: dal pulpito il clero di Napoli dice, giustamente, che il culto di San Gennaro non si tocca.  Ma dopo quattro secoli anche la Deputazione del Tesoro fa parte del culto, è un aspetto del rito: e i riti, si sa, devono essere rispettati nella loro interezza.

Nel settembre del 2011 la manovra finanziaria predisposta dall’on. Berlusconi programmò lo spostamento alla domenica di quasi tutte le feste patronali, compresa quella di San Gennaro: ma il 19 di quel mese – era lunedì -, dopo che il sangue del  Santo si sciolse nel solito tripudio di applausi e di fazzoletti bianchi, il Cardinale Sepe tuonò dall’ altare: “guai a chi tocca San Gennaro e la data della sua festa “, e il sindaco De Magistris aggiunse tuono a tuono ricordando che “ il giorno di San Gennaro è una tradizione popolare, identitaria e religiosa che unisce” ( Il Sole 24 ore, 19 /9/ 2011).  Il giorno prima il Napoli di Cavani aveva rifilato tre gol al Milan di Berlusconi: e qualche giornalista ( Goalpress, 19 /9) parlò  della “vendetta di San Gennaro”, ricordando che Cavani era “un atleta di Dio”, che era nato il giorno di San Valentino: e dunque  anche il dio dell’ Amore aveva voluto punire l’on. Berlusconi. E non dimenticasse, l’on. Berlusconi, che a Napoli aveva ricevuto il primo avviso di garanzia, quello del 1994, e che tutti i suoi guai erano incominciati con una certa ragazza di Casoria che lo chiamava “papi”. L’on. Alfano, che in qualche governo guidato dal Cavaliere mi pare sia stato ministro della giustizia, queste cose le dovrebbe ricordare nitidamente: sono coincidenze che non si dimenticano.

Il Cardinale, poi, non ha bisogno nemmeno di sforzarsi: lui con San Gennaro ci parla ogni giorno…

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