Al teatro Summarte di Somma Vesuviana il prof Carlo Petracca incontra i docenti.
Erano presenti oltre 400 docenti di tutta l’area vesuviana e nolana al corso di formazione sulla didattica delle competenze tenutosi il 2 marzo scorso al teatro Summarte di Somma Vesuviana. L’incontro, promosso e organizzato dal gruppo Lisciani in collaborazione con il II Circolo Didattico di Somma Vesuviana, ha avuto un relatore d’eccezione: il professor Carlo Petracca, docente di Didattica generale presso l’Istituto universitario di Pescara, nonché membro del Comitato Scientifico Nazionale per l’attuazione delle Indicazioni Nazionali per la scuola dell’infanzia e per il primo ciclo di istruzione. A far gli onori di casa il dirigente scolastico Rosaria Cetro che, dopo aver ringraziato il gruppo Lisciani con il referente di zona Giuseppe Bifulco, ha plaudito alla forte presenza di docenti e dirigenti “ C’è una bella energia in questa sala, la presenza di tanti docenti – ha dichiarato la dirigente del II Circolo- è segno che c’è voglia di rinnovarsi, di studiare la riforma, di scoprire nuove strategie volte al miglioramento della pratica didattica”. Un computer e poche ma importanti slides: per circa tre ore il prof. Carlo Petracca è riuscito ad attirare e mantenere fino alla fine l’attenzione dei presenti sulla necessità di sviluppare negli alunni le competenze per poter affrontare le sfide di una società planetaria. “Nell’attuale società le conoscenze da sole non sono più sufficienti, è necessario modificare i modelli formativi poiché ciò che conta maggiormente è saper utilizzare le conoscenze e le abilità acquisite per risolvere una situazione problematica che sia complessa e nuova, vicina al mondo reale“. Oggi – ha chiarito Petracca- assistiamo ad una obsolescenza della conoscenza e il bagaglio conoscitivo diventa sempre più insufficiente per leggere e interpretare i segni della nostra mutevole e complessa società. Bisogna essenzialmente educare ad “essere nel tempo”. La società attuale ci chiede di formare, così come scrive Morin, non teste piene, ma teste ben fatte. Morin condanna un insegnamento che voglia fornire troppe conoscenze spesso isolate tra loro, in quanto: la conoscenza è conoscenza solo in quanto organizzazione.
I docenti hanno la responsabilità di educare a saper essere nel tempo futuro. Oggi trova lavoro non tanto chi sa o chi ha un ricco bagaglio di conoscenze ma chi possiede il potenziale cognitivo, ossia la capacità di saper ricercare, discernere, interpretare, organizzare, gestire la realtà. In sintesi, il potenziale cognitivo è la capacità di risolvere situazioni problematiche, è il lievito della conoscenza. D’altra parte, l’esigenza delle teste ben fatte è ben evidente anche nel libro bianco Unesco, nel quale si specifica che “Anziché richiedere un’abilità, oggi si richiede la competenza, cioè un misto, specifico per ciascun individuo, di abilità nel senso stretto del termine, di comportamento sociale, di attitudine al lavoro di gruppo, e di iniziativa e responsabilità ad affrontare rischi”. Il nostro compito- aggiunge il relatore- è quello di mettere le nuove generazioni nelle condizioni di affrontare il mondo di oggi e quello di domani . Ne deriva che l’approccio alle competenze porta alla democrazia cognitiva e che ciò che conta è dare uguali opportunità agli alunni in reale difficoltà: è qui che si può misurare l’efficacia delle riforme.
Occorre quindi sviluppare competenze, ma come? Cambiando totalmente il modo di progettare il percorso formativo. È necessario individuare i contenuti essenziali e delineare una mappa delle strutture culturali di base. Questi diventano per i docenti i riferimenti ineludibili per l’azione didattica che dovrà utilizzare nuove strategie di sviluppo del potenziale cognitivo. «Le scuole hanno la libertà e la responsabilità di organizzarsi e di scegliere l’itinerario più opportuno per consentire agli studenti il miglior conseguimento dei risultati, ma devono tenere ben presente che i traguardi sono prescrittivi e che costituiscono i criteri per la valutazione delle competenze attese”. Nella stesura dei programmi il docente deve prevedere l’indicazione dei traguardi irrinunciabili ed operare un forte alleggerimento dei contenuti disciplinari poiché come ci insegna Bruner: “L’obiettivo dell’istruzione non è tanto l’ampiezza, quanto la profondità: insegnare è esemplificare dei principi generali che rendano evidente il maggior numero possibile di particolari”.
Tutto ciò si realizza con il coinvolgimento degli allievi nella relazione educativa, in un ambiente di apprendimento rinnovato, dove il docente incoraggia l’apprendimento collaborativo, sperimentando le buone pratiche per il successo formativo di tutti e di ciascuno.
Con molteplici ed efficaci esempi didattici, l’illustre professor Petracca ha così concluso l’intervento, lasciando alla platea entusiasta un ricco patrimonio di cultura pedagogica per confrontarsi con le nuove prospettive della professione docente.



