Nola celebra i 50 anni dell’Ordinamento Penitenziario: una giornata di studi al Museo Archeologico

Il 12 dicembre 2025 il Museo Archeologico di Nola ospiterà una giornata di approfondimento dedicata al cinquantesimo anniversario dell’Ordinamento Penitenziario del 1975, una riforma che ha segnato in modo decisivo l’evoluzione del sistema detentivo italiano. L’iniziativa, promossa dall’Ufficio Interdistrettuale di Esecuzione Penale Esterna per la Campania del Ministero della Giustizia, si inserisce nel percorso di riflessione sul rapporto tra carcere, diritti, rieducazione e reinserimento sociale, alla luce delle trasformazioni normative e culturali degli ultimi decenni. Il convegno, dal titolo “Dall’Ordinamento Penitenziario del 1975 alle riforme odierne: storia, testimonianze e prospettive”, si aprirà alle 9.30 con i saluti istituzionali del direttore della Casa Circondariale “Pasquale Mandato” di Secondigliano, Gianfranco Marcello, della direttrice dell’UIEPE Campania Claudia Nannola, del direttore del Museo Archeologico Giacomo Franzese e dell’avvocato Francesco Urraro, vicepresidente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa. La giornata proseguirà con tre sessioni tematiche che offriranno uno sguardo plurale sul sistema penitenziario. La prima sessione, “Lo sguardo dal di dentro”, sarà dedicata alla trasformazione della vita detentiva e alle esperienze trattamentali e di reinserimento sociale, grazie agli interventi di figure provenienti dal mondo della polizia penitenziaria, della psicologia e del terzo settore, tra cui Massimo Di Bisceglie, Flavia Lizzardi, Maria Meola, presidente dell’ associazione “Conta fino a Te” (partner dell’ evento), e la compagnia teatrale “Le voci di dentro”. Alle 11.00 si aprirà la seconda sessione, “Lo sguardo dal di fuori”, che affronterà il tema dei diritti e dell’apporto delle scienze pedagogiche nei processi rieducativi. Interverranno Giovanni Carlo Bruno, ricercatore del CNR, Fausta Sabatano, professoressa di Pedagogia Speciale Università degli studi di Salerno, e Carmen Lucia Moccia, assegnista di ricerca presso il Disuff Università degli studi di Salerno. La mattinata si concluderà con un focus dedicato a un tema di grande attualità e delicatezza: “Le donne e il carcere”, con particolare attenzione alla violenza di genere, al silenzio e alla ricerca di giustizia. A intervenire sarà Antonietta Covone, funzionaria del servizio sociale dell’UIEPE per la Campania. Alle ore 13.00 è previsto un momento di dibattito e la sintesi conclusiva dei lavori.

ASL Napoli 3 Sud condannata a risarcire 50.000 euro per intervento tiroideo non necessario

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ribunale di Torre Annunziata ha condannato l’ASL Napoli 3 Sud al risarcimento di 50.000 euro in favore di una donna che, nel 2016, fu sottoposta a un intervento chirurgico di rimozione totale della tiroide e delle paratiroidi presso l’Ospedale Santa Maria della Pietà di Nola senza che vi fosse alcuna indicazione clinica idonea a giustificarlo. La paziente, allora quarantenne, si era ricoverata per l’asportazione di un gozzo nodulare di ridotte dimensioni, che non arrecava alcuna compromissione funzionale. Come confermato in sede peritale, sarebbe stato sufficiente un monitoraggio periodico dell’eventuale accrescimento del nodulo, riservando l’opzione chirurgica solo in extrema ratio. L’intervento non necessario ha invece comportato la perdita definitiva degli organi tiroidei, rendendo la donna dipendente da terapia sostitutiva per tutta la vita. Assistita dagli avvocati dello Studio Associato Maior, Michele Francesco Sorrentino, Pierlorenzo Catalano e Filippo Castaldo, con il supporto del medico legale Dott. Marcello Lorello, la paziente ha promosso ricorso per l’accertamento delle responsabilità dell’Azienda ospedaliera. La consulenza tecnica d’ufficio collegiale, a carattere medico-legale e internistico, ha confermato integralmente la tesi difensiva: l’intervento era del tutto ingiustificato e frutto di una valutazione clinica gravemente errata. All’esito del giudizio, il Tribunale ha riconosciuto la responsabilità dell’ASL Napoli 3 Sud, condannandola a risarcire il danno subito dalla paziente.

“Questa sentenza rappresenta un passo importante nella lotta per la tutela dei pazienti vittime di errori sanitari,” dichiarano gli avvocati Sorrentino, Catalano e Castaldo. “Siamo soddisfatti di aver ottenuto un riconoscimento chiaro delle responsabilità e un risarcimento equo per la nostra assistita, la cui vita è stata profondamente segnata da un intervento che non avrebbe mai dovuto essere eseguito.” — concludono.

Nasce ad Acerra il Centro diurno per anziani “don Mimì Cirillo”

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Un luogo pensato e voluto dalla Caritas diocesana per offrire sostegno e compagnia, perché venga restituita dignità alle persone anziane della città. E’ il Centro diurno per anziani “don Mimì Cirillo”, nel cuore di Acerra, in pieno centro storico, per contrastare la solitudine crescente tra le persone avanti con l’età e offrire loro spazi di socialità, relazioni autentiche, impegno attivo. «Gli anziani non sono scarti, ma radici: da loro parte la linfa che fa crescere le nuove generazioni» ha tante volte ripetuto papa Francesco ricordando quanto gli anziani siano fondamentali per la società. Perciò il Centro è immaginato come «un ponte tra generazioni, un luogo dove memoria ed esperienza possano diventare una risorsa preziosa per tutta la città» dichiara Vincenzo Castaldo, direttore di Caritas diocesana di Acerra. E’ dunque anche «un’occasione di crescita umana per i tanti giovani volontari che saranno impegnati nella struttura e porteranno sollievo agli anziani soli ricevendo in cambio il dono della saggezza e degli insegnamenti di chi è più avanti di loro nella vita» continua Castaldo. Questa nuova «opera segno» della diocesi di Acerra mette insieme Vangelo e promozione umana in un quartiere carico di disagio economico, sociale, educativo e spirituale. Un presidio di carità e civiltà, che insieme al Centro diurno per minori a rischio “Mariapia Messina”, con circa duecento ragazzi accompagnati tutto l’anno con le loro famiglie in difficoltà – riqualificano un’intera zona della città intorno alla Cattedrale. Per questo il Centro sarà intitolato alla memoria di don Mimì Cirillo, storico parroco della Chiesa dell’Annunziata di Acerra, a pochi metri di distanza, e proprietaria dello stabile concesso in comodato d’uso gratuito alla Caritas. Un pastore “pioniere” della causa degli immigrati che affollano i bassi del Centro storico, la maggior parte in condizioni poco dignitose, ai quali il sacerdote di cui ricorre il sesto anniversario della morte il prossimo 28 dicembre 2025, aveva offerto accoglienza attraverso una mensa parrocchiale e corsi di italiano per favorirne l’integrazione. «La decisione di aprire un Centro diurno è arrivata dopo anni di ascolto e comprensione delle situazioni più fragili», dal quale ci si è resi conto che «molti anziani vivono soli, con poche occasioni di incontro, mentre molte famiglie faticano a garantire un supporto continuo» afferma Annamaria Cozzolino, collaboratrice della Caritas che vede nella nuova realtà «un luogo in cui gli anziani possano trovare serenità, stimoli quotidiani, sicurezza e la possibilità di sentirsi ancora parte viva della comunità». Insomma «un ambiente senza barriere, climatizzato, dotato di spazi per laboratori creativi, attività motorie, momenti di festa e condivisione: una piccola casa quotidiana, dove trascorrere ore significative e ricche di vita». Perciò «l’inaugurazione rappresenta molto più del semplice avvio di una nuova struttura: è un gesto di cura verso una parte importante della comunità, un segno concreto di attenzione e responsabilità» conclude Cozzolino. Il 10 dicembre alle 17.00 in via San Cuono 28 ad Acerra, alla cerimonia di apertura della nuova opera di carità, promossa e realizzata grazie ai fondi dell’Otto per mille alla Chiesa cattolica e al contributo della diocesi di Acerra, parteciperanno autorità civili e militari. Il vescovo di Acerra, Antonio Di Donna, benedirà i locali prima di visitare tutti insieme gli spazi del Centro e scoprire le attività nelle quali tutti i giorni saranno coinvolti gli anziani.

Tirocini di inclusione sociale: a Marigliano c’è tempo fino al 19 dicembre per partecipare

C’è tempo fino al 19 dicembre per partecipare all’avviso pubblico del Comune di Marigliano dedicato ai tirocini di inclusione sociale finanziati dal Programma GOL della Regione Campania e dal PNRR. L’Amministrazione ha infatti avviato la selezione di 30 cittadini che potranno essere coinvolti in un percorso di formazione pratica all’interno degli uffici e dei servizi comunali, con l’obiettivo di favorire l’autonomia personale, il reinserimento lavorativo e il superamento di condizioni di fragilità. Il progetto rientra nel Percorso 4 “Lavoro e Inclusione” e si rivolge a persone con bisogni complessi, prese in carico dai servizi sociali o sociosanitari, oppure in situazioni di svantaggio occupazionale come disoccupati di lunga durata, giovani che non studiano e non lavorano, lavoratori con redditi molto bassi, donne in condizioni di difficoltà, persone con disabilità o beneficiari di sostegni al reddito. Per accedere è necessario aver sottoscritto il Patto di Servizio GOL presso il Centro per l’Impiego, che certifica l’inserimento nel percorso specifico dedicato a chi è più distante dal mercato del lavoro. I tirocini, della durata di sei mesi, prevedono un’indennità mensile fino a 500 euro e saranno attivati sulla base del fabbisogno degli uffici comunali, che accoglieranno i tirocinanti in attività amministrative, di accoglienza o di supporto alla manutenzione del verde. Ogni partecipante seguirà un progetto personalizzato, costruito con il soggetto promotore e calibrato sulle proprie necessità e sulle competenze da sviluppare. Per presentare domanda è necessario compilare il modello ufficiale e inviarlo, insieme al documento di identità e all’attestazione ISEE 2025, all’indirizzo progettogol@comune.marigliano.na.it entro le ore 13:00 del 19 dicembre. La domanda può essere consegnata anche a mano presso l’Ufficio Protocollo del Comune. La selezione avverrà considerando il valore dell’ISEE e, in caso di parità, si terrà conto prima del numero di figli minori nel nucleo familiare e poi dell’età anagrafica, dando precedenza al più giovane. La graduatoria provvisoria sarà pubblicata sull’Albo Pretorio e sul sito istituzionale. Per informazioni e chiarimenti è possibile contattare gli uffici comunali all’indirizzo e-mail progettogol@comune.marigliano.na.it o al numero 081 19247611 nei giorni e negli orari indicati dall’avviso.  

I pittori ottavianesi del nostro tempo, tra realismo e un “neoplasticismo” vesuviano.

Ciro Cioffi, Pina Salierno, Giuseppe Saetta, Dino Miele e Antonio Amato continuano, con le loro opere, la storia della pittura ottavianese, dopo la luminosa pagina “scritta”, nella seconda metà del ‘900, dai quadri realistici di Michele Arpaia, di Aurelio Bifulco e di Domenico Costagliola. Perché Michele Arpaia diceva che gli Ottavianesi preferiscono scrivere romanzi piuttosto che usare matite, pennelli e colori. Correda l’articolo l’immagine di un quadro di Giuseppe Saetta “Ischia: Il Castello Aragonese”.

Diceva Michele Arpaia, che fu grande come Uomo e come pittore, che gli Ottavianesi non amano aprirsi agli altri, rivelarsi, raccontarsi, e perciò preferiscono la parola, che si può manipolare, ai colori e al pennello, che non consentono di dissimulare. Sentenziò George Bernard Shaw che si usa uno specchio per guardare il proprio viso, e si usano le opere d’arte per guardarsi l’anima: e il principio vale per l’artista e per l’osservatore attento dell’opera. Ho già scritto qualcosa sui quadri di Ciro Cioffi, di Pina Salierno e di Giuseppe Saetta, e ho corredato gli scritti con l’immagine di qualche loro opera. Osservai che i quadri di Cioffi continuano, con assoluta coerenza, a richiamare alla nostra percezione le soluzioni cromatiche di Larionov e di Malevic e le “gouaches” su carta di Mark Tobey in cui la “la luce si materializza in una fine calligrafia” e crea sulla superficie ora l’ incontro severo di linee e di macchie di colore, “ora un universo quasi molecolare di piccoli segni continuamente iterati con infinita pazienza” (Francesco Poli), un universo dominato dal silenzio che spinge lo spettatore a riflettere e a porsi domande.

La Salierno continua a dipingere volti di donne pensose che si interrogano e cercano di capire: il chiaroscuro distrarrebbe l’attenzione dell’osservatore, che invece porta immediatamente il suo sguardo sugli occhi delle signore raffigurate: e sugli occhi il suo sguardo deve soffermarsi, perché lì la Salierno ha dipinto i dettagli necessari per cogliere il significato primo dell’immagine. L’osservatore attento capisce che l’artista è una donna coraggiosa, che si pone domande, a testa alta, e a testa alta cerca risposte, anche amare: e per capire chi sia l’artista basta leggere un passaggio di un suo recente post:Sembra strano, ma preferisco gli attimi reali: quelli che non si vedono, quelli istintivi, improvvisi, quelli che non si possono filmare, quelli che restano nella mente, e non nella memoria di una scheda. È un mio modo di essere, e non nascondo che mi spaventa questo mondo mediatico che ci ha coinvolto. Non occorre neanche più la maschera. È tutto nelle impostazioni.”. Giuseppe Saetta segue i princìpi del realismo, nell’ inquadrare e nel disegnare le figure: ma riesce a cogliere e a mostrare allo spettatore solo i particolari necessari per definire il significato della sua “visione”.

E così, nel quadro la cui immagine correda l’articolo, il dettaglio fondamentale è il “movimento” del verde che trasmette la sua vitalità alle rocce brulle e alla tenue velatura di celeste di cui l’artista si è servito per dipingere un mare stanco e, direi, spento. Dino Miele e Antonio Amato conoscono le sperimentazioni post-cubiste e “neoplastiche” di Mondrian, di Gino Severini e di Carlo Carrà: ma proprio come accade nei quadri di questi tre Maestri i due artisti ottavianesi fanno emergere dal mosaico di forme geometriche figure compiute che diventano un sostanzioso richiamo alla realtà: lo strumento musicale nel quadro di Dino Miele (immagine in appendice), la colomba in volo nell’opera di Antonio Amato (immagine in appendice).

Entrambi gli artisti sono “realisticamente” attenti nel coordinare e nell’accostare i colori, a tal punto che la tessitura cromatica è più importante delle “figure” nel muovere la percezione dell’osservatore e nel dirci che sono pittori “vesuviani”: la loro arte è un invito a “volare” e ad ascoltare la “musica” del mondo. I loro quadri vanno “letti” tutti insieme, perché si commentano e si spiegano a vicenda: se Dino Miele e Antonio Amato dipingessero quadri “realistici”, non dovremmo dimenticare che lo spazio dell’opera l’hanno pensato e inquadrato in una “geometria” di linee e di colori, alla Mondrian.

          

San Giuseppe Vesuviano, Digital Hearts 2025: la formazione digitale incontra la solidarietà

Riceviamo e pubblichiamo L’11 dicembre a San Giuseppe Vesuviano (Na) una giornata gratuita di talk, workshop e networking per sostenere AGOP – Associazione Genitori Oncologia Pediatrica La crescita digitale può fare del bene. Nasce da questa convinzione Digital Hearts, il primo evento che unisce formazione e solidarietà, ideato da Digital Growth, l’azienda fondata da Ivan Cutolo. L’appuntamento è per l’11 dicembre 2025 a San Giuseppe Vesuviano (Na), con una giornata interamente dedicata a chi vive e ama il mondo del marketing, dell’e-commerce e della comunicazione digitale. L’evento, completamente gratuito e aperto a tutti, offrirà un ricco programma di talk, workshop e momenti di networking con professionisti e protagonisti del panorama digitale italiano. Un’occasione unica per apprendere, confrontarsi e ispirarsi, in un contesto autentico e partecipativo alla scoperta di case study ed esperti del settore. Una giornata in cui professionisti, studenti e imprese si incontreranno per costruire idee partecipare a sessioni pratiche per chi vuole spingersi oltre e imparare. Accanto alla formazione, il cuore pulsante dell’evento è la solidarietà: l’edizione 2025 sarà infatti dedicata a AGOP – Associazione Genitori Oncologia Pediatrica, che da anni supporta i bambini e le famiglie del reparto di oncologia pediatrica del Policlinico Gemelli di Roma. Grazie alle donazioni raccolte durante l’evento, Digital Hearts contribuirà a sostenere i progetti di AGOP, offrendo un aiuto concreto a chi affronta ogni giorno la malattia con coraggio. Digital Hearts si conferma così un evento che unisce crescita professionale e valore umano, ricordando che la formazione più autentica è quella che genera bene comune. Formarsi. Condividere. Donare.

Trovato tunnel sotterraneo pronto per un colpo a Pomigliano

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A Pomigliano D’Arco, nei pressi di una banca, è stato trovato un tunnel sotterraneo già pronto all’uso, con sistemi di illuminazione già installati

Questo tunnel era stato già predisposto per il colpo, con lo scavo che arrivava fino alle cassette di sicurezza della banca.

I carabinieri, dopo aver scoperto l’idea criminale, si sono messi in moto per risalire a chi abbia preparato il tunnel, probabilmente per un colpo imminente.

La galleria sotterranea, trovata a Pomigliano, era stata preparata con cura nel dettaglio, predisponendo anche il sistema di illuminazione, segno che l’allestimento fosse concluso.

I primi ad accorgersi dello scavo sono stati i dipendenti della banca situata in Viale Terracciano, che lo hanno trovato in prossimità del vano che ospita le cassette di sicurezza. Subito sono state allertate le forze dell’ordine.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione di Pomigliano D’Arco e del nucleo operativo di Castello di Cisterna. Effettuando un primo sopralluogo, i militari hanno constatato che il tutto fosse pronto per essere percorso e utilizzato per entrare nell’istituto bancario.

Ora il prossimo passo è risalire ai responsabili. Infatti, è stata già avviata un’indagine e, almeno per il momento, si indaga contro ignoti. Non si esclude però una svolta nel caso nelle prossime ore, perché prossimamente saranno analizzate le immagini delle telecamere di videosorveglianza installate in strada.

Potenzialmente il colpo era previsto per questo fine settimana, dato il lungo ponte per l’Immacolata. Fortunatamente il foro e il tunnel sono stati scoperti prima, mandando all’aria il piano dei ladri.

Fico si insedia domani ma ha già una fila di scontenti: consiglieri tagliati e giunta in mano alle correnti

  Mancano appena ventiquattr’ore alla proclamazione ufficiale a presidente della Regione Campania, Roberto Fico è già alle strette, immerso nelle trattative per definire la squadra di governo che lo accompagnerà a Palazzo Santa Lucia. La composizione della giunta rappresenta il primo, delicatissimo banco di prova del nuovo corso: un mosaico fatto di equilibri politici, correnti interne e veti incrociati. Al momento, due sono i nodi principali. Da un lato la necessità di evitare figure considerate “ingombranti”, dall’altro la ricerca di una sintesi nel Partito democratico, dove le varie anime interne si contendono pesi e misure dell’esecutivo. La scelta più significativa riguarda il metodo. Fico, sostenuto dal suo gruppo di riferimento, ha deciso di escludere dalla giunta tutti i consiglieri regionali appena eletti. Una linea che taglia di fatto ogni possibilità per alcuni big: Armando Cesaro è stato così “aggirato” evitando l’ingresso in giunta di Ciro Buonajuto, che avrebbe poi lasciato il seggio proprio a Cesaro; stessa sorte per Massimiliano Manfredi, fratello del sindaco di Napoli, la cui nomina avrebbe avuto un forte impatto politico. A rimanere penalizzata è anche Enza Amato, che con quasi 15mila preferenze resta comunque fuori dal Consiglio. Out anche Lucia Fortini, già assessora all’Istruzione nella precedente amministrazione. Nella lista A Testa Alta la prima non eletta è Rossella Casillo con 16mila preferenze. Stabilito il principio “no eletti”, resta da definire la ripartizione delle deleghe: al Pd dovrebbero andare tre assessorati, due riconducibili all’area Bonaccini e uno alla corrente vicina alla segretaria Elly Schlein, con l’obbligo di inserire almeno una donna. Mario Casillo appare uno dei nomi più solidi, in pole per la vicepresidenza. Al Movimento 5 Stelle spetterebbero due incarichi, mentre ciascuna delle altre liste dovrebbe ottenere un singolo assessorato. La lista “A Testa Alta” di Vincenzo De Luca guarda a Fulvio Bonavitacola, ma la sua candidatura è in calo: più realistico il rinnovo dell’incarico a Ettore Cinque. Piero De Luca, però, starebbe tentando un recupero del nome di Bonavitacola. In Avs è in corso un braccio di ferro tra Sinistra Italiana, che propone Tonino Scala, e i Verdi, che spingono per Fiorella Zabatta, apprezzata anche dal sindaco di Napoli Gaetano Manfredi. Nel perimetro più vicino a Fico circolano i nomi di Marco Rossi Doria, in lizza per la Scuola, e di Paolo Siani. Un quadro complesso, in costante evoluzione, che nelle prossime ore dovrà trovare una sintesi politica definitiva.

Ritrovata la 16enne scomparsa di casa: affidata a un familiare

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  Si conclude la paura per la 16enne scomparsa a Portici: ritrovata e momentaneamente affidata a un familiare Non si avevano sue notizie da una settimana È finalmente stata rintracciata la ragazza di 16 anni che dal 2 dicembre scorso aveva fatto perdere ogni contatto dopo essersi allontanata volontariamente dalla casa famiglia di Portici in cui era ospitata da gennaio. La giovane è stata trovata questa mattina dai carabinieri a Napoli e, su sua richiesta, non è stata riportata nella comunità da cui si era allontanata. A comunicarlo è l’avvocato Giovanni Micera, legale della madre, che ha precisato come la sedicenne abbia espresso chiaramente ai militari la volontà di non rientrare nella struttura protetta. Al momento la ragazza è stata affidata in via provvisoria a uno zio paterno. Questa soluzione resterà valida almeno fino al prossimo incontro programmato con i servizi sociali nei prossimi giorni. La situazione familiare rimane complessa: ai genitori era stata sospesa la responsabilità genitoriale e per la giovane era stata nominata una tutrice legale, con conseguente collocazione in una comunità per minori. Per ora, dunque, la 16enne non tornerà nella casa famiglia di Portici. Si attendono gli sviluppi del confronto con gli operatori sociali per definire i prossimi passi.  

Il presepe : la tradizione napoletana che non teme crociate

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Ma che cos’è, davvero, questa improvvisa retorica sul presepe? I sovranisti al governo si riscoprono, come per incanto, paladini inflessibili della tradizione natalizia e dichiarano di volerla difendere con il pugnale tra i denti, come in una crociata dell’ultima ora. È un curioso passo avanti, se si pensa che non molto tempo fa gli stessi leghisti veneravano l’acqua sgorgata dalla sorgente del Po, custodita in un’ampolla come una reliquia pagana, proclamandosi seguaci delle tradizioni celtiche. È arduo credere che i nostri governanti, con il loro stile di vita e i loro esempi, intendano davvero salvaguardare i simboli sociali e culturali legati al presepe. Altro che umili antri e spelonche. Abitano residenze sfarzose, con piscine tali da far impallidire quelle delle ville hollywoodiane. Dell’umiltà della Sacra Famiglia, neppure l’ombra. E tuttavia la propaganda, a difesa delle statuine e dei diorami in sughero e cartapesta, si fa ogni giorno più incalzante, quasi soffocante. A tratti suona come un insulto all’intelligenza dei cittadini italiani. La nostra tradizione, invece, è solida e non teme venti contrari. A Napoli, soprattutto, non c’è alcun rischio di “sostituzione etnica”, nonostante le statuine dei politici abbiano ormai invaso le bancarelle dei pastorai, accanto a quelle di Benino, Razzullo, Sarchiapone, della Sacra Famiglia, e accanto ai volti popolari di Totò, Eduardo e Pino Daniele. Napoli è una città nel presepe: lo vive come simbolo, radice profonda, elemento fondativo della propria identità. I sovranisti stiano sereni. Il presepe a Napoli non si smonta. E le statuine dei migranti saranno accolte senza timore, come è giusto. Portano colore, raccontano il presente, arricchiscono la scena, proprio come è sempre accaduto nel presepe napoletano, dove le unità di tempo, di luogo e di azione non hanno mai avuto cittadinanza. La vergogna, piuttosto, ricade su quei politici che strumentalizzano un patrimonio culturale così vivo e prezioso soltanto per racimolare qualche dividendo elettorale. Io ho sempre amato il presepe. Da ragazzo mettevo da parte, nel salvadanaio, qualche moneta per potermi comprare a Natale una statuina nuova da aggiungere al mio piccolo mondo in sughero e muschio. Con l’ARCI napoletana ci impegnammo quando a San Gregorio Armeno i pastori rischiavano di scomparire e, spinti dalle difficoltà economiche, molti artigiani cominciavano a vendere fiori di plastica. Per fortuna quella battaglia fu vinta, e oggi San Gregorio Armeno è un luogo animatissimo, un simbolo riconosciuto della nostra cultura popolare. Anche a Roma, con i miei alunni, ogni anno costruivamo un presepe in un’aula qualunque, che per qualche settimana diventava un piccolo mondo incantato. Un angolo di luce capace di sfidare il grigiore dell’inverno. Ricordo ancora Marco Ferretti, un ragazzo dal cuore gentile, che nell’ultimo giorno di scuola prima delle vacanze natalizie rimase insolitamente silenzioso, come se temesse di rompere qualcosa. Gli chiesi il perché di quella malinconia che gli velava gli occhi. “Professò – mi disse piano – penso alla tristezza che sentirò quando torneremo, e il nostro presepe sarà lì ad aspettarci, ma senza più le feste, le luci, i regali. Sarà come vedere il Natale da lontano.” E allora, cari sovranisti : la vera magia del Natale è tutta in quella nostalgia luminosa che resta, quando le luci si spengono e il presepe continua a parlare ai nostri cuori.