Cimitile, truffa del finto incidente finisce con arresto dopo la fuga
Quando Somma rideva con Sarchiapone
L’invito dell’ Azione Cattolica di Nola al voto consapevole: “In politica sono le persone a fare la differenza”
VOTARE PER ESPRIMERE FIDUCIA NELLA VITA COMUNE E AFFERMARE RESPONSABILITÀ VERSO CHI CI STA ACCANTO E VERSO LE NUOVE GENERAZIONI
IL TESTO DELLA NOTA
«L’annuncio del Vangelo di Cristo morto e risorto, che si innesta nella storia umana, deve animare la riflessione su nuovi modelli di presenza e di azione della comunità cristiana e dei battezzati nella società italiana» (LAS 4). La politica – nel suo significato di cura della polis – è fondamentale per la costruzione della fraternità e dell’amicizia sociale (cfr. FT 99), per il servizio al bene comune, nella giustizia e nella pace. Cittadini sempre più attivi e consapevoli fanno sì che la democrazia non si trasformi in una serie di procedure senza orizzonte o in un mercato in cui tutto ha un prezzo (Lievito di pace e di speranza: documento di sintesi del cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia, n.26) Poche settimane fa a Roma è terminato il Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia che ha “mostrato che è possibile vivere dinamiche di corresponsabilità in tutto il popolo di Dio, che la corresponsabilità è essenziale alla vita della Chiesa e contribuisce a costruirla” (Lievito di pace e di speranza, n.7). Insomma: la corresponsabilità non è una possibilità, ma un elemento essenziale per la vita della Chiesa e un dovere a cui tutti sono chiamati. Ci colpisce perciò profondamente la dissonanza tra il tempo ecclesiale e il tempo civile che stiamo vivendo: se il primo è, infatti, segnato dalla crescente consapevolezza di quanto la corresponsabilità sia importante, il secondo si contraddistingue per l’astensionismo crescente che ormai caratterizza ogni tornata elettorale. Condividiamo profondamente, quindi, il senso di urgenza che emerge dal Comunicato dei Vescovi della Campania in vista delle prossime elezioni regionali che “rappresentano un tempo decisivo per la vita della Campania. […] Partecipare non è un gesto opzionale: è il segno che crediamo ancora nella possibilità di costruire insieme una terra più giusta, più libera, più fedele alla propria vocazione. Ogni voto esprime fiducia nella vita comune, riafferma la responsabilità verso chi ci sta accanto e verso le nuove generazioni.” Siamo consapevoli delle perplessità che accompagnano questa tornata elettorale: accuse incrociate, accordi preventivi, risposte mancate e “cambi di casacca” molto spesso alimentano quel senso di sfiducia verso la politica che porta ad allontanarsi dell’esercizio della democrazia. Il tutto all’interno di una terra che vive di luci ed ombre, portatrice di una bellezza e di un’umanità che è difficile trovare altrove e che, al contempo, sembra sempre incapace di esprimere pienamente le proprie possibilità, anche perché soffocata da un modo di intendere la politica che spesso preferisce alimentare il clientelismo più che risolvere i problemi. Come cristiani e come laici di Ac, però, non possiamo e non vogliamo rassegnarci: non è astenendosi che si migliorano le cose. Non è astenendosi che si manda un segnale di disapprovazione, anzi: la diminuzione del numero dei votanti fa aumentare il peso specifico dei gruppi di potere che muovono i voti. Lo diciamo chiaramente: se la classe dirigente dei partiti volesse abbassare davvero il numero di astenuti farebbe scelte diverse, perché l’astensione non è più una sorpresa, ma un trend in continuo aumento che si dà per assodato. Perciò pensiamo che astenersi non rappresenti il modo migliore per esprimere il proprio malcontento, ma che, al contrario, sia recandosi alle urne che si possa mandare un segnale chiaro: la voglia di non farsi estromettere dalla scelta dei propri rappresentanti, di non voler rinunciare alla speranza che ci sia un futuro diverso per la nostra terra, di non rassegnarsi al fatto che così debba andare perché “è il nostro destino” e perché “sono tutti uguali”. In politica, così come in ogni ambiente, sono le persone a fare la differenza: facciamo l’esercizio e lo sforzo di conoscere le liste elettorali in prima persona e senza deleghe, capiamo chi sono le persone che si candidano a rappresentarci e votiamo chi ci sembra dare rassicurazioni in più circa la coerenza al Vangelo, il coraggio e la visione. Come sottolineato dai nostri vescovi: “Se la partecipazione è luce che illumina il futuro della nostra terra, l’indifferenza è l’ombra che lo oscura. […] Ogni assenza pesa sul bene comune; ogni partecipazione, invece, diventa seme di speranza, fiducia e impegno condiviso.”Visone e Vitiello (AVS) a Ottaviano: “Il coraggio di Beneventano guida il nostro impegno”
New York omaggia Mia Martini a Times Square
La carriera di Mia Martini è costellata di riconoscimenti internazionali di grande rilievo, fin dai primi anni Settanta. Basti citare “Piccolo uomo” e “Minuetto”, tradotti per i mercati spagnolo, francese, tedesco e sudamericano, oppure ricordare che i suoi primi cinque LP sono stati pubblicati, con copertina diversa da quella proposta per il mercato italiano, anche in Giappone, riscuotendo un notevole successo di pubblico oltre che di critica.
Nel 1975 si è aggiudicata il Premio della critica europea a Palma di Maiorca, con un parterre ricco di star internazionali di primissimo livello. Nel 1974 si è esibita al Midem di Cannes eseguendo “Tu t’en vas quand tu veux”, versione francese di “Minuetto”, che le valse l’investitura di Edith Piaf italiana da parte di “Le Figaro”, acclamazione ribadita con fermezza, pochi anni dopo, da Charles Aznavour che volle portare Mia Martini all’Olympia di Parigi (prima artista italiana a varcare quella soglia) a conclusione di una trionfale tournée partita dal teatro Sistina di Roma nel 1977. Per la cronaca le tre date inizialmente previste divennero, a furore di popolo, un mese di repliche. Nello stesso periodo la nostra Mimì ha vinto il premio per la migliore esecuzione con la canzone “Ritratto di donna” al World Popular Song Festival di Tokyo.
Nel 1977 (incidendo anche in Inglese il brano “Libera”) e nel 1992 ha rappresentato l’Italia all’Eurofestival (arrivando al quarto posto con “Rapsodia”).
Nel corso della prima metà degli anni Settanta, conquistati dalla sua voce, hanno scritto per lei Chico Buarque de Hollanda e il poeta Vinicius de Moraes.
Tra il 1989 e il 1990, grazie all’evento itinerante “Sanremo in the world”, ha incantato il pubblico di Tokyo, New York (al Madison Square Garden), Canada (Toronto) e Germania (Francoforte). Sempre a Toronto, nel 1993, ha tenuto uno dei concerti più applauditi del suo tour di quell’anno.
Nel 1990, al Festival di Sanremo, Ray Charles ascoltando Mia Martini nel corso delle prove chiese di chi fosse quella voce che gli aveva dato i brividi.
Tra le numerose cover di artisti stranieri di brani di Mia Martini citiamo “Flame”, versione inglese di “Almeno tu nell’universo”, cantata da Thelma Houston e “Don’t break my heart”, eseguita da Miriam Makeba e Dizzy Gillespie, ossia la versione inglese della bellissima e struggente “Spaccami il cuore” di Paolo Conte, scritta in esclusiva per Mia Martini e – con un atto di lesa maestà – bocciata dalla commissione selezionatrice del Festival di Sanremo del 1985.
Sono passati trent’anni dalla sua prematura scomparsa, il vuoto incolmabile per la sua assenza è stato in parte risarcito grazie ai continui omaggi televisivi e non, ai premi, agli eventi tributo musicali e teatrali, al florilegio di libri e dischi postumi, ai numerosi luoghi pubblici di ogni tipo a lei intitolati (vie, piazze, giardini, un parco, un anfiteatro, un belvedere).
Mia Martini, con la sua arte, non ci ha mai lasciato, entrando di diritto nel mito, nella leggenda, e prova ne è l’ulteriore e significativo riconoscimento a livello internazionale di questi giorni che, come sottolineato, ebbe anche in vita. In Italia, invece, le cose andarono diversamente per note vicende alimentate da certi piccoli uomini e da certe piccole donne dell’ambiente musicale che oggi, al cospetto di quello che questa grande donna e artista è stata capace di seminare e coltivare nel tempo (compreso quello della sua assenza fisica), non possono fare a meno di arrossire o negare, cambiando la narrazione.
Da venerdì scorso e per tutto il mese di novembre a New York, presso Times Square, grazie alla campagna di Spotify “Artiste italiane da ascoltare a tutto volume”, campeggeranno foto di Mia Martini nell’anno del trentennale della sua dipartita. Il modo più bello per concludere un anno ricco di celebrazioni, eventi e ricordi a lei dedicati.
Riflessioni sul rito della “tazzulella ‘e café” a Napoli: da F. Mastriani a Pino Daniele
Poi, dopo il primo sorso, commenta: “Caspita, chesto è cafè…ciucculata. Vedete quanto poco ci vuole per rendere felice un uomo: una tazzina di caffè presa, tranquillamente, qua fuori…con un simpatico dirimpettaio”. Quello di Eduardo non è il caffè del mattino: è il caffè del primo pomeriggio, “dopo quell’oretta di sonno che uno si è fatta dopo mangiato”. Ma non c’è molta differenza: è importante che il caffè venga sorbito al primo risveglio, perché come scriveva Domenico Rea, nel 1973, “un uomo che non ha bevuto la sua brava tazza di caffè al mattino è privo di linfa vitale: di qualcosa di essenziale. E’ un uomo inerme. Non potrebbe competere con una persona che ha bevuto il caffè. Sorbito il caffè, spunta subito un altro atteggiamento verso le difficoltà della vita. Finalmente essa sembra possibile, aggirabile, conquistabile. Un uomo diventa attivo e fattivo”. Gli dava ragione Luciano De Crescenzo, che, nell’introduzione di “Mondo caffè”, scriveva: “Anziché scendere seguendo il consueto percorso di qualsiasi bevanda, il caffè sale, piano piano, si sistema nel cervello e resta lì, solleticandolo di tanto in tanto come un piacevole ricordo”.
E’ l’effetto che il caffè fa sulla donna nel quadro di Bresciani: lei legge e ricorda. Amara è la riflessione che Pino Daniele sviluppa nella sua canzone “’na tazzulella ‘e café”.Scrisse Michele Sergio nel 2018: ““Na tazzulella ‘e cafè e maje niente ce fanno sapé”, esordisce Pino che, senza mezzi termini, censura il mal costume dei potenti di mantenere nell’ignoranza la popolazione, concedendo alla stessa solo quel poco (la metaforica tazzina di caffè) già , però, sufficiente a tenerla, per così dire, a bada, in una condizione sì di malessere diffuso ma, fatalisticamente, accettato: E nuje tirammo ‘nnanze, cu ‘e dulure ‘e panza e invece ‘e ce ajutà , ce abbòffano ‘e cafè”. Chi sa cosa scriverebbe oggi, il grandissimo Pino. Quanto siano importanti nel rito mattutino della “tazzulella” il “caffettiere” e il barista l’ho capito vedendo in azione, nel bar “Abbate” a Piazzolla di Nola, l’artista del caffè e Alina, la “direttrice” del banco. Ma torneremo sull’argomento.
Napoli, prototipo auto esplosa in tangenziale: sei persone a processo
Al via il processo a gennaio 2026. Nell’incidente morirono due persone.
Lo scoppio di un’auto prototipo sulla tangenziale, i pm: «Progetto fallimentare portato avanti per esigenze di budget»
Dovranno rispondere, a vario titolo, di omicidio colposo i sei indagati che oggi, a Napoli, sono stati rinviati a giudizio dal giudice Ambra Cerabona nell’ambito del procedimento giudiziario sul grave incidente avvenuto sulla Tangenziale di Napoli, il 23 giugno 2023, quando una Volkswagen prototipo prese fuoco per poi esplodere causando il decesso della 66enne ricercatrice dell’istituto motori del Cnr Maria Vittoria Prati e del tirocinante di 25 anni Fulvio Filace. Il dibattimento prenderà il via il prossimo 20 gennaio.Napoli, dedicata a James Senese la Fiera dei Presepi di San Gregorio Armeno
La cerimonia di apertura della Fiera dei Presepi di San Gregorio Armeno venerdì 14 novembre sarà dedicata a James Senese.
La statuina di James Senese e i Napoli Centrale
La cerimonia inaugurale della Fiera, organizzata dall’associazione “Le botteghe di San Gregorio Armeno, presieduta da Vincenzo Capuano, e dall’associazione artigianale arte presepiale di San Gregorio Armeno, presieduta da Samuele Marigliano, con la collaborazione dell’architetto Gabriele Casillo, sarà dedicata a James Senese, uno dei più grandi musicisti napoletani del XX e XXI secolo. Verrà realizzata un statuetta di James, a quanto si apprende, da donare a un rappresentante del gruppo storico dei Napoli Centrale, la leggendaria band di cui faceva parte anche Pino Daniele. Ancora da definire il programma completo ed il parterre degli ospiti. Tra gli invitati, a quanto filtra, ci sarebbe anche Tullio De Piscopo, batterista e cantautore, nonché altro mostro sacro della musica partenopea. Invitate al taglio del nastro, ovviamente, anche tutte le istituzioni cittadine.E’ morto Peppe Vessicchio: il maestro del Festival ci lascia a 69 anni
La musica italiana perde una delle sue voci più autorevoli. Peppe Vessicchio, compositore, arrangiatore e direttore d’orchestra noto al grande pubblico soprattutto per le sue apparizioni al Festival di Sanremo, è morto oggi all’età di 69 anni. Era ricoverato presso l’ospedale San Camillo di Roma, dove era stato posto in cura a causa del peggioramento di una polmonite interstiziale.
Un percorso artistico che ha lasciato il segno
Nato a Napoli il 17 marzo 1956, Giuseppe “Beppe” Vessicchio ha attraversato oltre quarant’anni di musica italiana firmando arrangiamenti, direzioni d’orchestra e produzioni che hanno accompagnato la storia della canzone nel nostro Paese. Per anni la sua figura è stata una presenza familiare sul palco dell’Ariston: elegante, misurato, riconoscibile. Un simbolo di competenza e dedizione alla musica, capace di accendere sentimenti e ricordi in milioni di spettatori.
Un progetto rimasto in sospeso
Nonostante la fama e gli anni di carriera, Vessicchio non aveva mai smesso di cercare nuove forme espressive. Per il 2026 era prevista la partenza di un tour teatrale, Ecco che incontro l’anima, realizzato insieme al cantautore Ron. Un lavoro pensato come cammino narrativo e sonoro attraverso la dimensione più intima della musica, ora interrotto dalla sua scomparsa.
La notizia lascia un vuoto nel mondo culturale e musicale italiano: il ricordo del maestro resta nelle melodie che ha diretto e nell’eco delle emozioni che ha saputo far nascere.


