Ancora disagi all’Ospedale San Giovanni Bosco: crolla un soffitto

Non c’è tregua all’Ospedale San Giovanni Bosco di Napoli. Venuto tristemente alla ribalta dopo il ‘caso formiche’, ora anche la struttura del complesso ospedaliero sembra avere dei cedimenti: ad essere colpito è ancora il reparto di Ginecologia e Ostetricia dove, nelle notti scorse, è crollato un soffitto. Il crollo è avvenuto in una zona che era già stata chiusa per infiltrazioni d’acqua. A darne notizia è Luigi Paganelli, componente delle Rsu Cgil del nosocomio. “La stanza dove si è verificato il dissesto – riferisce Paganelli – è una camera operatoria dove sino alla chiusura del mese scorso si effettuavano parti naturali e parti di emergenza. Ad oggi ostretiche e ginecologi sono costretti a scendere a piano terra per operazioni di questo tipo, in quanto manca la chiave di una ascensore dedicata alla ginecologia per garantire un percorso verticale. Abbiamo sollecitato più volte un intervento risolutivo, ma i nostri allarmi sono stati ignorati”.

Madonna dell’Arco, benedizione degli animali e accensione del fuoco: la festa di Sant’Antuono

Alle 18, 30 di domani, giovedì 17 gennaio, nell’aula polifunzionale «San Giovanni Leonardi» del convento domenicano, il rettore padre Alessio Romano celebrerà la Santa Messa per la festa di Sant’Antonio Abate.

 Il rito religioso e poi la benedizione degli animali che – precisa il rettore padre Alessio Romano – saranno i benvenuti nell’aula intitolata a Leonardi. La festa di Sant’Antonio Abate, noto in tutto il Meridione come «Sant’Antuono», proseguirà nel piazzale dinanzi alla struttura, con il tradizionale «fucarazzo» (ore 20) simbolo di rinascita e purificazione.

«Nel disegno di Dio – ricorda padre Alessio – anche gli animali che popolano il cielo, la terra e il mare partecipano alla vicenda umana. La Provvidenza abbraccia tutti gli esseri viventi e si avvale dei preziosi e fedeli amici dell’uomo per significare i doni della salvezza».

Ma chi era Sant’Antonio Abate? «Uno dei più noti e illustri eremiti della Chiesa – racconta il priore dei domenicani – nacque in Egitto e poi, aveva vent’anni, abbandonò tutto e tutti per vivere da eremita sulle rive del Mar Rosso. Morì ultracentenario».

La storia di Sant’Antuono si trova nelle narrazioni di un discepolo, Sant’Atanasio, che contribuì a farne conoscere l’esempio in tutta la Chiesa. Per due volte lasciò il suo romitaggio. La prima per confortare i perseguitati cristiani di Alessandria. La seconda, su invito di Atanasio, per esortarli alla fedeltà verso il Concilio di Nicea. Nell’iconografia è raffigurato circondato da donne procaci (simbolo delle tentazioni) o animali domestici (come il maiale), di cui è popolare protettore. Nel 561 fu scoperto il suo sepolcro e le reliquie cominciarono un lungo viaggiare nel tempo, da Alessandria a Costantinopoli, fino in Francia nell’XI secolo a Motte-Saint-Didier, dove fu costruita una chiesa in suo onore. In questa chiesa a venerarne le reliquie, affluivano folle di malati, soprattutto di ergotismo canceroso, causato dall’avvelenamento di un fungo presente nella segala, usata per fare il pane. Il morbo era conosciuto sin dall’antichità come «ignis sacer» per il bruciore che provocava; per ospitare tutti gli ammalati che giungevano, si costruì un ospedale e una Confraternita di religiosi, l’antico Ordine ospedaliero degli Antoniani. Il papa accordò loro il privilegio di allevare maiali per uso proprio e a spese della comunità, per cui i porcellini potevano circolare liberamente fra cortili e strade, nessuno li toccava se portavano una campanella di riconoscimento. Il loro grasso veniva usato per curare l’ergotismo, che venne chiamato “il male di s. Antonio” e poi “fuoco di s. Antonio” (herpes zoster); per questo nella religiosità popolare, il maiale cominciò ad essere associato al grande eremita egiziano, poi fu considerato il santo patrono dei maiali e per estensione di tutti gli animali domestici e della stalla. Nella sua iconografia compare oltre al maialino con la campanella, anche il bastone degli eremiti a forma di T, la ‘tau’ ultima lettera dell’alfabeto ebraico e quindi allusione alle cose ultime e al destino. Nel giorno della sua festa liturgica, si benedicono le stalle e si portano a benedire gli animali domestici.  Patrono di tutti gli addetti alla lavorazione del maiale, vivo o macellato; è anche il patrono di quanti lavorano con il fuoco, come i pompieri, perché guariva da quel fuoco metaforico che era l’herpes zoster, ma anche in base alla leggenda popolare che narra che Sant’ Antonio si recò all’inferno, per contendere l’anima di alcuni morti al diavolo e mentre il suo maialino sgattaiolava dentro e creava scompiglio fra i demoni, lui accese col fuoco infernale il suo bastone a ‘tau’ e lo portò fuori insieme al maialino recuperato e lo donò all’umanità, accendendo una catasta di legna. Ed è questo il motivo per cui ancora oggi si usa, il 17 gennaio, accendere i «focarazzi», detti anche ceppi o falò di Sant’Antonio.

Sant’Antonio Abate, un culto senza tempo

Il 17 gennaio per il calendario cristiano cade la festività di Sant’Antonio Abate, uno tra i santi più illustri della Cristianità, più conosciuto nel territorio napoletano come Sant’Antuono, protettore degli innamorati e degli animali. Appuntamento Giovedì nell’Insigne Collegiata alle ore 18:00 per la celebrazione della memoria liturgica e subito dopo con la benedizione dei fuochi.   Il 17 gennaio per il calendario cristiano cade la festività di Sant’Antonio Abate, uno tra i santi più illustri della Cristianità, più conosciuto nel territorio napoletano come Sant’Antuono, protettore degli innamorati e degli animali. Vecchi trattati di agricoltura attestano che l’annata agricola iniziava per i contadini il giorno di Sant’Antonio Abate e terminava il giorno di San Martino, durando pertanto dal 17 gennaio all’11 novembre. Nato a Coma, in Egitto, all’incirca nel 250 e morto, ultracentenario, nel 356 nel deserto della Tebaide, dopo aver vissuto una vita da eremita sulle rive del Mar Rosso. Acerrimo nemico del demonio, con il quale l’agiografia racconta lotte furibonde durante le quali il santo fu più volte aggredito e percosso, secondo una leggenda popolare Sant’Antonio si recò all’inferno per contendere l’anima di alcuni morti al diavolo. La Chiesa ne tramanda la memoria ricordandolo anche come padre del monachesimo eremitico. La sua fama era tale che, in Oriente, erano in molti i pellegrini e i bisognosi che si recavano in visita presso di lui e si racconta che lo stesso imperatore Costantino e i suoi figli ne cercassero i consigli. In una prima iconografia tradizionale, il Santo è sempre raffigurato circondato da donne procaci, simbolo delle tentazioni, e da maiali, in quanto è stato dichiarato anche protettore degli animali domestici. Non è un caso che il culto di S. Antonio Abate sia legato ai suini, perché è riportato che nell’ XI secolo intercedette in Francia per salvare i fedeli da una grave epidemia di ergotismo, malattia più nota come fuoco di S. Antonio, scientificamente herpes zoster. Da quel momento in poi, le sue reliquie furono adorate e considerate dotate di proprietà taumaturgiche. Il Santo fu venerato dalla popolazione come il protettore dei maiali perché l’ergotismo, il morbo diffusosi nell’occasione citata, era causato dal consumo di segale infestata da un fungo tossico e l’unico rimedio efficace era l’applicazione sulla pelle del lardo del maiale. Pertanto, l’animale divenne parte integrante degli attributi iconografici del santo nelle immaginette popolari dell’epoca. Gli stessi monaci dell’Ordine degli Antoniani allevarono abbondantemente il maiale per le  sopracitate virtù terapeutiche ad esso attribuite. I maialini allevati dall’Ordine erano facilmente riconoscibili dalle orecchie e dalla coda mozzata e da un campanellino alla gola. Nelle chiese, iconograficamente, il Santo è riconoscibile dalla lunga barba bianca, dal libro con le lingue di fuoco fuoriuscenti, da un nodoso bastone con la campanella e dalla Tau (T) impressa sul mantello, indicante l’immortalità dell’anima già presso gli Egiziani e simbolo della salvezza per i Cristiani. La vita del Santo, oltretutto, ben si rappresenta con il mondo contadino che in Lui si identifica per espressioni di vita e per modo di pensare, con i continui adattamenti alle varie situazioni, spesso risolte semplicemente, con astute trovate, mediante le quali si riesce a sopravvivere in periodi di magra. Per i contadini l’arrivo della festività di Sant’Antonio segnava l’inizio della macellazione del suino, cresciuto amorevolmente nelle loro fattorie.  Sant’Antonio Abate è patrono di quanti lavorano con il fuoco, come i pompieri, e in particolare, nella nostra zona, i ceramisti. A Somma Vesuviana e nei paesi circostanti è tradizione accendere nella sera del 17 gennaio grandi falò in suo onore, in ricordo anche della leggenda che lo vuole donatore del fuoco all’umanità: sceso, come dicevamo,  all’inferno per contendere al diavolo le anime di alcuni defunti, accadde che il suo maialino sgattaiolò dentro, creando scompiglio fra i demoni; il Santo ne approfittò per accendere col fuoco infernale il suo bastone che poi portò fuori, insieme al maialino recuperato, accendendo con esso una catasta di legna. Anche oggi, di fronte ad una agricoltura tecnologica, il culto di Sant’Antonio Abate non conosce crisi: non c’è stalla o casa colonica ove non si trovi appesa una sua immagine a perpetua memoria.

“Voglio fa’ ammore cu tte”, il nuovo singolo di Angelica

Ancora consensi per la cantautrice napoletana Angelica Borrelli che sta spopolando sul Web con il suo nuovo singolo “Voglio fa’ ammore cu tte” che ha registrato in pochi giorni migliaia di visualizzazioni. Il pezzo, scritto e cantato da Angelica con arrangiamenti del fratello Pasquale, racconta la travolgente passione di due innamorati, infinita come il cielo e come il mare che fanno da sfondo al romantico video girato da Gianluigi Sorrentino, già noto per aver collaborato con artisti quali Clementino, i 99 Posse e Ntò. Brano, questo, che fa da seguito a “Una Piccola Sposa” che al momento conta su YouTube più di un milione e mezzo di visualizzazioni. L’artista neomelodica, apparsa anche nella serie tv “Camorriste” andata in onda su Sky, annuncia di essere al lavoro per un progetto ambizioso e tutto da ascoltare, grazie alla collaborazione con alcuni dei grandi artisti del panorama della musica campana. Non perdetevi, quindi, il nuovo brano di Angelica disponibile su tutte le migliori piattaforme di digital streaming. GUARDA IL VIDEO https://youtu.be/KWvSdnCezwE

Somma Vesuviana, Telemoney: al Comune si sta ancora decidendo, annullate le variazioni previste per domani

I genitori devono prenotare i pasti ogni mattina…anzi no. Domani, 16 gennaio, la data prevista per le variazioni da apportare al servizio mensa automatizzato (leggi qui), sono annullate. Questa mattina intorno alle 12, una seconda comunicazione avente ad oggetto il «servizio Telemoney», a firma della responsabile di posizione organizzativa n.5, Monica D’Amore, è stata recapitata ai circoli didattici del territorio e al sindaco. Un documento che annulla le precedenti disposizioni (dunque i genitori non dovranno preoccuparsi di prenotare i pasti ogni mattina ma soltanto, come in precedenza, di disdire in caso di assenze). Sembra però che la cosa non finisca qui perché nella seconda comunicazione che reca la data di oggi, la responsabile ribadisce la necessità di correttivi. Per la precisione, annunciando il passo indietro e prendendo atto che quanto stabilito con la prima disposizione non era certo una semplificazione così come negli obiettivi del Telemoney, l’architetto D’Amore sottolinea che si è ancora alla ricerca di una soluzione ottimale per la quale ci si sta interfacciando con le dirigenze degli istituti per «contemperare le esigenze delle utenze, del personale scolastico e della corretta azione amministrativa». Cose che, evidentemente, non si ricercavano con la precedente decisione. La necessità di ulteriori modifiche del servizio, salta agli occhi dal documento, vorrebbe evitare «qualsiasi irrazionale dispendio delle risorse pubbliche». Al momento, genitori e docenti che non avevano fatto salti di gioia all’annuncio di nuove modalità non più disposte per domani, sono pronti a scommettere che tutto rimarrà invariato.  

Somma Vesuviana, gioiellerie nel mirino: svaligiati tre negozi in pochi giorni

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Giorni di spavento in alcune gioiellerie di Somma Vesuviana: una banda di ladri, presumibilmente la stessa, sta setacciando diverse gioiellerie del territorio provocando ansia e preoccupazione tra gli esercenti coinvolti. In allerta le Forze dell’Ordine, mobilitatesi per sgominare l’organizzazione criminale. L’ultimo raid risale alla notte scorsa avvenuto presso la Gioielleria in via Santa Maria a Castello. Ieri invece la banda ha colpito in pieno centro: sfondata la serranda di una centralissima gioielleria a via Aldo Moro. I Carabinieri della locale stazione, insieme alla Compagnia del Comando di Castello di Cisterna, sono operativi su tutto il territorio per stanare la banda.  Attivati anche gli elicotteri delle Forze Armate per un controllo ad ampio raggio di tutto il territorio sommese e zone limitrofe. Seguiranno aggiornamenti nel corso delle prossime ore.

Arrestata una 59enne nel Napoletano: nascondeva 17 kg di droga in camera da letto

È stata scoperta dai Carabinieri della Compagnia di Poggioreale ed è stata immediatamente tratta in arresto. Si tratta di Margherita Perna, una 59enne di San Giovanni a Teduccio, già nota alle Forze dell’Ordine. La donna nascondeva in camera da letto un borsone contenente circa 17 Kg di sostanze stufacenti, le cartucce per una potente pistola a tamburo e una ingente somma di denaro. Insospettiti da un continuo andirivieni di persone dalla sua abitazione, i militari del Nucleo Operativo di Poggioreale vi hanno fatto irruzione per effettuarvi perquisizione. I 17 kg di sostanze stupefacenti erano così divisi: 16 kg di hashish in panetti da 100 grammi ciascuno, una busta di plastica contenente 370 grammi di infiorescenze di marijuana e 13 stecche di hashish del peso totale di 84 grammi. Trovata e sequestrata anche una scatola contenente 37 cartucce calibro 357 magnum. Sequestrata la somma di 550 euro ritenuta provento d’illecita attività. L’arrestata è stata tradotta nella Casa Circondariale di Pozzuoli.

Somma Vesuviana, all’Istituto Montessori “focarazzo di Sant’Antonio” per bruciare egoismo e discriminazione

Il 17 Gennaio il calendario cristiano festeggia Sant’Antonio Abate, conosciuto come Sant’Antuono, l’eremita del fuoco e protettore degli animali. A riscaldare l’aria gelida di metà gennaio, la tradizione, nata millenni fa e tramandata fino ad oggi, vuole che proprio in questo giorno le principali piazze e luoghi di ritrovo diventino teatro di grandi fuochi e luminosi falò: il “focarazzo” o ” ceppo di Sant’Antuono”, simbolo dell’inizio di un nuovo periodo dell’anno e del trionfo della luce sulle tenebre. Sulla scia di questa importante eredità culturale e religiosa, gli alunni dell’Istituto Scolastico Paritario “M. Montessori” di Somma Vesuviana, giovedì 17 gennaio a partire dalle 10.30, si uniranno ai festeggiamenti della tradizione popolare regalandoci la loro personale interpretazione. Così i piccoli del primo ciclo di istruzione intratterranno gli spettatori con una curiosa drammatizzazione sulla storia del Santo, tra miracoli e vittorie sui demoni e diventeranno abili oratori raccontandoci aneddoti e leggende sul caratteristico rito propiziatorio del falò. Dal mito alla realtà dei nostri giorni, il Dirigente Scolastico Prof. dott. Alessandro Scognamiglio ci invita nel giardino dell’Istituto per l’accensione del tradizionale fuoco purificatore, distruttore del male, della violenza e dell’odio, ma anche rigeneratore della rinascita, della speranza e della pacifica convivenza che si regge sul sentimento del noi e  sul rispetto vicendevole dell’amore della  propria e della vita degli altri. Proponendosi quasi come antidoto o rimedio contro ogni tipo di violenza palese e latente che permea la società in cui viviamo, gli allievi bruceranno idealmente l’egoismo e la discriminazione attraverso l’accensione di biglietti in cui sono racchiusi i loro pensieri su queste tematiche, invitandoci così a gettare metaforicamente ogni tentazione alla malvagità e odiosa indifferenza. Un gesto di presa coscienza ma anche di forza e di amore, un impegno verso la partecipazione e la comunità, la semplicità di una esperienza con profondi valori di rispetto. La manifestazione si concluderà con la degustazione di deliziose leccornie montessoriane offerte dagli alunni dell’Istituto Alberghiero.

Sant’Anastasia, Plesso S. Caterina: riscaldamento assicurato

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Il riscaldamento delle aule del plesso S. Caterina, parte del II I.C. Elsa Morante, sarà assicurato entro pochi giorni, in quanto è stata consegnata la nuova caldaia. Entro oggi sarà installata e, fatte le dovute verifiche sul corretto funzionamento, entrerà in funzione nei prossimi giorni, risolvendo il problema sollevato anche per l’acuirsi del freddo-umido di questo periodo invernale. Il sindaco Lello Abete è stato sul posto ed ha seguito l’iter per porre termine alle criticità rilevate recentemente, fermandosi poi a dialogare con insegnanti ed alunni. “Entro domani, fatte salve le verifiche di rito, sarà funzionante perfettamente la nuova caldaia che abbiamo provveduto a fornire per il plesso S. Caterina – dice il sindaco Lello Abete – come personalmente ho appurato e sarà così risolto il problema, presumibilmente, per decenni, data la tipologia della nuova caldaia che sarà istallata. Visitando il plesso, alcuni alunni hanno voluto che vedessi come utilizzano i computer, un simpatico fuori programma che fa comprendere la volontà di essere fin da piccoli al passo coi tempi moderni”.

Somma Vesuviana, genitori in ansia per modifiche al sistema mensa automatizzato

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La voce che sta già circolando dice che le modifiche decise non saranno di fatto applicate e che il Comune tornerà sui propri passi ma, intanto, è del 9 gennaio scorso una comunicazione inviata dalla responsabile della posizione organizzativa n.5, l’architetto Monica D’Amore, al I, II e II circolo didattico, nonché al sindaco Di Sarno. Il documento ha per oggetto appunto la prenotazione dei pasti e quel sistema Telemoney che partì a maggio scorso (quando ancora c’era un assessore alla pubblica istruzione, ossia Giovanni Salierno che pochi mesi dopo rassegnò le dimissioni e che ancora non è stato sostituito: dunque la delega dovrebbe essere detenuta ad interim dal sindaco) con l’obiettivo dichiarato di rendere «più semplice la vita ai genitori». Il servizio in pratica funziona automaticamente: i genitori, previo pagamento del bollettino, hanno il pasto prenotato ogni mattina per i bimbi che usufruiscono della mensa. Nel caso in cui lo scolaro dovesse assentarsi, bastava una telefonata (automatica e senza necessità di risposta) al sistema per disdire.  Ora invece – e se non ci dovessero essere cambi di registro – da domani, 16 gennaio, sarà il contrario: ogni genitore dovrebbe prenotare il pasto ogni mattina entro le 9. Nella comunicazione di servizio, la responsabile dell’ufficio parla di «verifica sulla funzionalità del servizio», facendo cenno a molte famiglie registrate che dimenticano di cancellare le prenotazioni, circostanza dalla quale deriverebbe «una spesa inutile per le famiglie medesime e per l’Ente che compartecipa». La conclusione sta nella decisione di interrompere quella che fino ad oggi era stata una prenotazione di default, vale a dire la semplicità insita nella scelta del sistema automatizzato, quella di non doverci più pensare. Se le famiglie dovessero, per un qualsiasi motivo, dimenticare la prenotazione, al bambino non sarà più fornito il pasto. Da sottolineare che nel pubblicizzare il Telemoney, a maggio scorso, si era puntato soprattutto sulla semplicità, sull’automatizzazione, ventilando di poter estendere le modalità anche ai servizi di trasporto scolastico, oltre che alle cedole librarie. La preoccupazione più frequente, nelle segnalazioni che ci sono arrivate, sta nel rischio di episodi già accaduti lo scorso anno, quando genitori non avvezzi al nuovo sistema inoltravano più di una telefonata per avere la certezza di aver disdetto il pasto di quel giorno o in attesa di ricevere risposta…Questo accadeva soltanto, ovviamente, se si presentava la necessità di disdire il pasto. Cosa accadrà quando tutti i genitori, tutte le mattine, dovranno prenotare tutti i pasti? Se il sistema andasse in tilt, come già accaduto, e le prenotazioni non andassero a buon fine, ai bambini non sarebbero serviti i pasti? Nell’attesa di un nuovo, atteso, assessore alla pubblica istruzione, ci consentiamo di girare il quesito al sindaco. Sempre che, naturalmente, nel frattempo non si sia già cambiata idea.