World Dog Show a Zagabria, la vice campionessa Pupetta è di Nola

Riceviamo e pubblichiamo.

È di Cinquevie di Nola la Vice Campionessa del Mondo di razza mastino napoletano, il suo nome è PUPETTA.

Si è tenuto a Zagabria, (Croazia) Il World Dog Show l’esposizione cinofila, riconosciuta dalla FCI (Federazione cinologica internazionale) organizzata ogni anno in un paese diverso. La caratteristica che differenzia questa manifestazione da altre esposizioni internazionali, è quella che ai vincitori per ogni razza si attribuisce il titolo di Campione del Mondo.
Ad aggiudicarsi un importante titolo, VICE CAMPIONESSA DEL MONDO, è la bellissima PUPETTA proveniente da Cinquevie di Nola / Pozzoceravolo in provincia di Napoli femmina di mastino napoletano, di 28 mesi che vince anche il CAC in classe libera femmine.

Il valore cinotecnico di un titolo è tale se mette in evidenza la corrispondenza di un soggetto con lo standard di razza, ed il suo stato di forma e salute, ai fini del suo potenziale contributo al miglioramento della razza.

Nata e cresciuta nella famiglia di Maria Esposito che insieme al marito Agostino Nunziata con gli amati figli Mario e Saverio super appassionati, portano avanti una passione familiare.

Per noi un ulteriore obiettivo che con coraggio abbiamo raggiunto e non possiamo nascondere la nostra gioia. Un valore aggiunto sulle eccezionali doti di Pupetta e sulla sua eccellente femminilità, un esemplare di questa magnifica e storica razza che è il mastino napoletano, eccellenza della cinofilia e conosciuto in tutto il mondo per la sua mole ma soprattutto per la sua fierezza, lealtà e fedeltà” dichiara Maria Esposito, proprietaria ed allevatrice.

 

Fermano bus e rompono vetri, caccia ai vandali

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TORRE DEL GRECO – Costringono l’autista a fermare il bus e con martelli frangi-vetro rompono alcuni finestrini del mezzo. È accaduto questa mattina nella zona di corso Vittorio Emanuele a Torre del Greco, dove i carabinieri della locale sezione radiomobile sono intervenuti dopo la segnalazione del danneggiamento di un autobus di linea dell’Eav. Stando a quanto finora ricostruito dai militari dell’Arma, alcuni sconosciuti (il numero è ancora da definire) sono saliti a bordo del bus partito in precedenza da Napoli.

Durante la marcia e prima di fuggire, i vandali avrebbero costretto l’autista ad interrompere la marcia per uscire e avrebbero danneggiato alcuni vetri con dei piccoli martelli, molto probabilmente recuperati a bordo. Non si registrano feriti. Indagini sono in corso per provare ad identificare i responsabili.

Sciame sismico sul Vesuvio: la scossa più forte sveglia tantissimi

SOMMA VESUVIANA – Una scossa di magnitudo 3.1 è stata registrata nell’area del Vesuvio. A darne notizia è l’Ingv (istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) che sul suo sito informa come il terremoto si sia verificato alle 5.55 di questa mattina. L’epicentro è stato individuato tra Ottaviano e Somma Vesuviana ad una profondità di 0 km.

Una parte dei residenti nei comuni vesuviani ha avvertito il movimento tellurico, specie coloro che abitano negli appartamenti posti ai piani alti. Non è questa l’unica scossa registrata dalla strumentazione dell’istituto nell’area del cratere: stando ai dati forniti dall’Ingv, altri tre terremoti di magnitudo inferiore si sono verificati alle 6.04 (1.8) 6.17 (1.9) e 6.19 (magnitudo 1.0).

Ieri una forte scossa era stata registrata nella zona dei Campi Flegrei (3.9 l’intensità), zona quest’ultima dove è in corso da tempo uno sciame sismico. Il terremoto era stato avvertito anche in diversi quartieri di Napoli e sull’isola di Ischia. Anche questa mattina si segnalano terremoti in questa zona: alle 6.54 un movimento di magnitudo 1.7 nell’area dei Campi Flegrei è stato individuato dai sismografi dell’Ingv, mentre in precedenza altre due scosse sono state registrate dalle strumentazioni, entrambe alle 5.50 (rispettivamente di magnitudo 1.0 e 1.1). Non si segnalano al momento danni a cose e persone.

Totò diventa un brand. La famiglia: “Stop al lucro sulla sua immagine”

Antonio De’ Curtis, in arte Totò, è uno degli attori dello spettacolo e della comicità italiana più amati, nonché un simbolo storico della città di Napoli che ha sempre omaggiato il suo maestro in ogni modo possibile.

 

Il suo nome e le sue espressioni uniche, infatti, sono impresse in angolo della città partenopea e non solo: egli ha ispirato intere generazioni che hanno voluto, anche solo con una menzione ricordare il grande personaggio che era.

Nelle ultime ore, però, circola la notizia su un comunicato degli eredi di Totò in cui si spiega che da oggi in poi il suo nome è diventato un vero e proprio brand, bloccandone difatti l’utilizzo a livello clandestino. A comunicarlo è stata la nipote dell’artista, Elena De Curtis, che ha diffidato tutti gli esercizi commerciali che utilizzavano il nome di Totò e la sua immagina a scopo di lucro, motivo per cui, ora, se si vuole usare l’attore facendosi pubblicità, bisognerà pagare i diritti d’immagine alla famiglia. La nipote ha anche specificato che comprendere benissimo quanto Totò sia considerato un vero e proprio bene culturale e patrimonio del mondo intero, ma questo non può permettere di usarne la figura per scopi di vendita e marketing.

Ristoranti, pizzerie e esercizi commerciali in cui sia presente una foto, una frase o il nome di Totò come sponsorizzazione, riceveranno indubbiamente notizie tramite i legali della famiglia De Curtis e saranno costretti a cambiare il genere della propria attività eliminando l’immagine dell’artista partenopeo.

(fonte foto: rete internet)

Venga a prendere un caffè da noi …. è Gratis !

 

Il 7 e l’8 maggio a Castel Nuovo di Napoli si terrà l’evento dedicato al caffè dal titolo: Nu bbèllu ccafè

 

Le giornate cittadine del caffè napoletano

 

Si può dare un valore all’Amicizia, all’Amore alle Emozioni …..? certo che no, sono sentimenti puri che non possono essere pagati ! Allora perché si dovrebbe pagare il caffè che per noi napoletani veraci è un misto di tradizione e ricordi che vengono mescolati nella “tazzulella”?  Un antico bar di via Giulio Cesare a Fuorigrotta, il bar De Bono,  ha esposto un cartello con questa scritta “Offerta del giorno: caffè, bicchiere d’acqua, zucchero, tovaglioli, cucchiaino e piattino, chiacchierata con supporto psichiatrico e appoggio morale, coccole al nostro Duca (cagnolino), bagno, info sul tempo, info sulle fermate dell’autobus:  A solo Euro 1,10: Non vendiamo caffè, vendiamo emozioni !”. Proprio per celebrare in nostro amico che ci sostiene in tutti i momenti della giornata, martedì 7 e mercoledì 8 maggio, nel  Castel Nuovo di Napoli si terrà l’evento dedicato al caffè dal titolo: Nu bbèllu ccafè. La manifestazione è patrocinata dal Comune di Napoli ed è promossa e sostenuta dall’Assessorato al Turismo e alle Attività Produttive.

il Vesuvio e il caffè

La Giunta Comunale ha approvato una delibera per l’istituzione della giornata cittadina dedicata alla cultura del Caffè napoletano, delle sue usanze e delle sue storie, anche al fine di tutelare l’identità culturale della Città di Napoli e di valorizzare le sue tradizioni.  Negli anni è diventato un’attrattiva anche per i turisti che stanno arrivando sempre più numerosi, i quali  accanto al gusto intendono conoscere la storia e le origini del caffè. La caffettiera napoletana, conosciuta  anche come Cuccumella,  è stata inventata da un francese, nel 1771 Maria Carolina d’Asburgo-Lorena, moglie di Ferdinando di Borbone, introdusse a Napoli il caffè. Si racconta che in occasione di un ballo tenuto nella Reggia di Caserta fece servire agli invitati la bevanda scura.

Martedì 7 e mercoledì 8 maggio si prevede una grande affluenza di pubblico che potrà accedere gratuitamente negli ampi spazi del Maschio Angioino che  vedrà la partecipazione di esperti del caffè, importanti torrefattori italiani, titolari di prestigiose caffetterie cittadine, maestri dell’espresso, personalità del mondo intellettuale e si candida ad essere uno straordinario attrattore di interesse turistico. Per tutta la durata dell’evento Nu bbellu ccafè  sarà offerto gratuitamente il caffè a tutti i visitatori che potranno assaggiare il caffè in molteplici versioni, nonché prepararlo di persona con la macchina a leva, guidati da baristi professionisti, e partecipare a piccoli corsi sui segreti del vero caffè napoletano. Un palco, posto nel cortile principale del castello, sarà caratterizzato da momenti di salotto culturale, interviste, iniziative sociali, presentazioni di libri, momenti d’arte e spettacolo e di confronto con gli spettatori. L’evento intende rafforzare anche la candidatura del “Rito del caffè napoletano e italiano” come Patrimonio Immateriale dell’Umanità  dell’UNESCO. Non esiste il caffè più buono poiché dipende dai gusti individuali, il convegno si pone fra gli altri scopi quello di aiutare a scegliere la propria miscela o il monorigine ideale tra le migliaia di referenze presenti sul mercato.  Il  “Manifesto del Caffè”, presentato tempo addietro, contiene principi etici e morali a cui il mondo del caffè socialmente responsabile dovrebbe tendere.  Il caffè non è una bevanda, ma una vera e propria cultura, un rito tutto napoletano che ha tradizioni di vita, ricordiamo il caffe sospeso, evoca il senso dell’ospitalità, solidarietà e convivialità; si ordina un caffè ma se ne pagano due, il barista offrirà il caffè già pagato ad un successivo cliente, non è un atto di carità, ma piuttosto come l’intenzione di condividere un piacere. Il valore identitario della cultura del caffè è per i napoletani la massima espressione della napoletanità.

Harry di Prisco

 

Eduardo de Filippo – scena del caffè

 

Le ricette di Biagio: minestra di riso e delle lenticchie care ai filosofi cinici e ai legionari romani

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Della lenticchia è stato detto tutto e il contrario di tutto: in Grecia e a Roma era il legume dei filosofi che conoscono la vera misura del vivere e dei legionari, ma anche il cibo dei poveri. Un episodio della Bibbia ispirò il motto: vendersi per un piatto di lenticchie. In età moderna la lenticchia fu ora cibo dannoso alla salute del corpo e dello spirito, ora immagine di buon augurio e di speranza nel futuro. Ad evitare rischi, Biagio ha messo accanto alle lenticchie il riso, che da sempre è solo simbolo della prosperità e della felicità.

 

Ingredienti (per 6 persone): gr.350 di lenticchie, gr.250 di riso, 10 pomodori, mezza cipolla, una costola di sedano, pesto fatto con lardo o gr. 100 di guanciale, e con: mezza cipolla, uno spicchio d’aglio, un ciuffo di prezzemolo e una costola di sedano; olio, acqua e sale. Nettate le lenticchie da ogni impurità e mettetele in acqua fredda per una dozzina di ore. Quando viene il momento di cucinarle, scolatele e scartate quelle salite sulla superficie dell’acqua perché bacate. Mettetele a bollire in una pentola, nell’acqua aromatizzata con la cipolla, il sedano e il sale. Fate soffriggere in una casseruola il pesto, poi aggiungete i pomodori spellati, privati dei semi e divisi in pezzi. Lasciate cuocere, poi aggiungete le lenticchie scolate bagnandole con metà dell’acqua di cottura. Quando le lenticchie risulteranno insaporite, aggiungete il riso e fatelo passare di cottura. La minestra deve risultare piuttosto densa. (E’ stata seguita la ricetta pubblicata da Ada Boni in “Talismano della felicità. L’immagine è presa da internet).

 

Ateneo di Naucrati (sec. II-III d.C.) scrisse i “Deipnosofisti”, la più completa fonte di notizie sugli usi e sui costumi dei Greci e dei Romani quando sedevano a tavola: un trattato favoloso, che però anche i testi di letteratura usati a scuola nei tempi gloriosi del Liceo classico ignoravano: figuriamoci quelli di oggi. Ateneo ci conferma che le lenticchie comparivano su tutte le tavole dell’Egitto, della Grecia, dell’Asia Minore e dell’Italia: i Siracusani le mangiavano, coniugandole in una succosa minestra, con una pasta fatta di una farina particolare. La Bibbia ci dice che Esaù cedette a Giacobbe la primogenitura e il patrimonio per un piatto di lenticchie, e da qui nacque il terribile motto: “si è venduto per un piatto di lenticchie”. Ci dice un personaggio di Ateneo che per i filosofi cinici e epicurei è bello mangiare in tutta tranquillità una zuppa di lenticchie, piatto povero e semplice, mentre è da sventurati sedere a tavole fastose e dormire su morbidi letti mentre si prova quella paura invincibile che accompagna ogni momento della vita dei ricchi. E’ quello che, in una satira di Orazio, il topo di campagna dice al topo di città. E Zenone dichiarava che il vero saggio deve saper cucinare le lenticchie. I medici consideravano il decotto d’orzo una medicina assai utile per combattere molte malattie, ma Galeno, il grande medico (secc.II-III d.C.), consigliava cataplasmi di lenticchie per curare infiammazioni di ferite di ogni tipo e scottature: e dunque le lenticchie, l’ orzo e i ceci accompagnavano in grande quantità i legionari di Roma, che se ne servivano per curarsi e per alimentarsi. Crisippo dichiarò che in inverno egli mangiava di continuo zuppa di lenticchie con lampascioni: “quando c’è il freddo gelido, è come l’ambrosia”. E quando uno dei “sofisti” seduti a convito raccontò che Ulisse aveva una sorella che si chiamava Lenticchia, un “sofista” Alessandrino incominciò a ridere: l’altro si irritò e ricordò a colui che rideva che gli Alessandrini da sempre si alimentavano con “piatti” a base di lenticchie e anche il pane facevano con la farina di lenticchie. Del legume parlò male Ferecrate, sostenendo che a chi lo mangia puzza il fiato. Eppure le lenticchie svolgevano un ruolo importante nella cosmesi del volto: Ovidio rivela che il legume era presente negli impacchi che le signore e gli uomini vanitosi preparavano per cancellare le macchie della pelle e per renderla “più liscia della superficie dello specchio”. Nel sec.XVI incominciò il capitolo nero della storia delle lenticchie. Alcuni medici sostennero che il legume spegneva nei maschi il desiderio di Venere, inaridiva “il seme genitale”, induceva a sognare cose terribili, danneggiava i polmoni e gli occhi. Ma già nel secolo successivo la fama del legume incominciò a tingersi di colori più chiari: nei momenti di crisi le lenticchie dimostrarono di essere veramente “la carne per i poveri” e divennero, nell’immaginazione popolare, simbolo e segno di buon augurio, adatto ad accogliere festosamente l’anno nuovo.

Fonte foto: risotto.us

 

Un viaggio da favola? Si … Si … Šibenik

Per il Giffoni Film Festival i ragazzi sono stati protagonisti a Šibenik  per la promozione del cinema italiano all’estero e la promozione della cultura italiana

 

 I colori di Šibenik  si rispecchiano nelle sue isole

 

Situata nella Dalmazia centrale, la città di Šibenik è poco distante dai bellissimi parchi nazionali croati ed è ricca di un patrimonio storico e culturale unico nel suo genere, Šibenik ha vissuto negli ultimi anni una notevole crescita turistica, soprattutto grazie ad un approccio sostenibile al turismo,  fu inoltre fra le prime città ad avere una rete di illuminazione elettrica pubblica. E’ una delle poche città al mondo che può vantare due monumenti inseriti nel patrimonio culturale dell’Unesco: la cattedrale di San Giacomo (sv. Jakov) del XV secolo (1431-1535)  e la fortezza marittima di San Nicola (sv. Nikola), si tratta di una delle città più belle e rappresentative,  non solo della Croazia bensì di tutto il Mediterraneo. La cattedrale di San Giacomo testimonia i notevoli scambi nel campo delle arti monumentali tra l’Italia settentrionale, la Dalmazia e la Toscana, è costruita interamente in pietra, per la volta e la cupola sono state utilizzate tecniche costruttive uniche, testimoniando la riuscita fusione di arte gotica e rinascimentale. La città viene menzionata per la prima volta in una lettera del 1066 del re Petar Krešimir IV, pertanto è la città croata più antica dell’Adriatico. Il complesso delle sue fortificazioni, costituito da quattro fortezze, è di straordinaria bellezza e rappresenta il legame tra il patrimonio culturale della città e la sua particolare conformazione urbana inserita nella natura circostante. La città di Šibenik, insieme a Dubrovnik e Split, fu scelta per  il set di tre episodi della serie televisiva Game of Thrones. Sulla fortezza di San Giovanni è stata girata la scena dei combattimenti nella città di “Meereen”. A Šibenik ogni anno si svolgono circa trecento manifestazioni culturali e ludiche. Tra queste spicca, ormai dal lontano 1958, il Festival internazionale del bambino. Nei giorni del Festival Šibenik diventa luogo di incontri emozionanti, tra poeti e bambini, un cinema all’aperto viene allestito sulle antiche gradinate e nelle piazze della città, il suo centro storico con le piazze, le strade e le scalinate di pietra è un palcoscenico naturale, con laboratori di giornalismo, scultura, fumetti, film e riprese video, architettura e costruzione, poesia, pittura, teatro di burattini, musica e danza. Šibenik è stata scelta lo scorso anno per la promozione del cinema italiano all’estero e la promozione della cultura italiana nel mondo in occasione del progetto “Italia Experience” in Croazia, cofinanziato dal Ministero della Cultura e realizzato da Giffoni Film Festival, oltre 500 ragazzi sono stati protagonisti delle varie attività. Ha dichiarato il sindaco di Šibenik, Željko Burić: «Oltre all’offerta di sole e mare, la città ha puntato sullo sviluppo di un’offerta turistica pensata per tutto l’anno, attraendo così più visitatori, attraverso i numerosi eventi culturali, artistici e gastronomici organizzati in tutta la città e offrendo così un’esperienza indimenticabile con l’emozione della natura incontaminata di tutta la regione». Sul bellissimo palcoscenico all’aperto della fortezza di San Michele (sv. Mihovil), ogni anno si svolgono una trentina di eventi musicali: concerti rock e di musica classica, balletti e spettacoli lirici. Šibenik ha sempre mostrato la sua inclinazione alla musica, alla canzone e all’espressione scenica, il teatro locale è stato inaugurato nel 1870 ed è uno tra i più antichi della Croazia.

Isole e parchi naturali da sogno !

 

Nei dintorni si possono ammirare due dei Parchi Nazionali più incantevoli. Le isole sono 220, si estendono dal capo Ploče fino all’isolotto Grujica vicino a Prosika. Tante le  baie e le spiagge nascoste e pittoresche dove ognuno può trovare la propria pace e tranquillità, disturbati solo dal rumore del mare e dal canto dei grilli.

 

 

 L’isola d’oro di Zlarin

L’isola di Zlarin per la sua bellezza nei tempi antichi veniva chiamata “Isola d’oro”. Un piccolo gioiello tutto da esplorare con la natura incontaminata, l’isola  è la prima dell’arcipelago all’ingresso del canale di Sant’Antonio, lungo le misteriose mura della fortezza di San Nicola. Si raggiunge solo in barca con il collegamento giornaliero da Šibenik. Ci sono diverse strade per gli appassionati di ciclismo ed è interdetta alle automobili. Sull’isola è operante un laboratorio artigianale per la lavorazione del corallo, in cui si realizzano  gioielli rigorosamente fatti a mano.

 

Isola privata di Obonjan

 

Al largo della costa di Šibenik si trova l’isola privata di Obonjan, di soli 56 ettari, una delle poche isole adriatiche disabitate con il paradiso del glamping luxury, che è il soggiorno nella natura a metà tra il rustico e l’esotico, come una camera d’albergo di charme, ma sotto le stelle. L’Obonjan Island Resort con tende Glamping Lodge o moderne e spaziose case mobili Island Home e tende O-tent circondate da una foresta di pini per i veri amanti della natura e per un’esperienza autentica  per il relax e lo svago. L’isola è circondata da un mare turchese e cristallino, con diverse spiagge. Nel cuore del resort è situata una piscina all’aperto con acqua di mare con terrazze e lettini. L’isola è il luogo ideale per le famiglie con bambini e amici a quattro zampe dove si può esplorare la natura o semplicemente per ricongiungersi con essa.

 

La gemma nascosta di Žirje

Žirje

Più distante dalla costa Žirje, un’un’isola minuscola dove il tempo sembra essersi fermato, si trova davanti all’passaggio meridionale delle Kornati, isole di origine carsica, con una costa rocciosa caratterizzata da imponenti falesie, promontori e grotte dai mille anfratti. L’isola un tempo era ricoperta da un fitto bosco di querce, da cui il nome, ora  uliveti e vigneti secolari consentono tranquille passeggiate fra gli effluvi dei fichi, carrubi e rosmarino. Bellissime calette sono inserite nella costa frastagliata, è perfetta per gli appassionati della vela e della pesca. Un traghetto collega Žirje  più volte al giorno alla terraferma.

 

 

 Il paradiso del Parco Nazionale delle Kornati

isole Kornati

Ogni immagine delle Kornati resta impressa nella mente per tutta la vita, il magico cielo stellato, il silenzio e la quiete della natura con il mare limpido e cristallino. Le isole sono rocciose e aride dove pastori e pescatori di Murter costruirono case in pietra da utilizzare come alloggio stagionale. Molte di queste abitazioni, con un pannello solare e la doccia all’aperto, sono ora disponibili per una vacanza rispettosa dell’ambiente. Lontano dai rumori e dalle spiagge affollate si può sentire il fascino del turismo alla Robinson, con il proprio lungomare e posto barca, per godersi la pace e la tranquillità, i profumi della natura vicino al mare e per ascoltare la voce del mare.

Harry di Prisco

 

Per tutte le informazioni :

https://croatia.hr/it-it/isole

https://www.dalmatiasibenik.hr/it/

https://www.tz-zlarin.hr/en/;

https://obonjan.hr/it/

https://croatia.hr/it-it/isole/zirje

https://www.npkornati.hr/index.php?lang=en

 

 

 

 

 

 

 

 

Somma Vesuviana ricorda Gaetano Arfè e commemora le vittime del terrorismo

Somma Vesuviana. Riceviamo e pubblichiamo: 

Trovato manoscritto inedito di Gaetano Arfè nel quale lo storico descrisse un’azione partigiana.

E dopo avere celebrato la Liberazione, Domenica a Somma Vesuviana sarà la Giornata Commemorativa per le vittime del terrorismo. Sarà Alessandro D’Aquisto, fratello del carabiniere Salvo, a piantare un ulivo in ricordo delle vittime.

“Abbiamo voluto aderire alla Giornata Commemorativa delle vittime di terrorismo perchè crediamo che se ne parli poco. Da domani, Domenica 28 Aprile, Somma Vesuviana avrà un simbolo in Piazza che ricorderà anche ai giovani quel periodo buio nella storia della Repubblica. Avremo insieme Ciro Iozzino, fratello di Raffaele Iozzino che era componente della scorta di Aldo Moro e Gennaro Lauro, figlio invece di Salvatore Lauro e Velia Carli vittime nell’attentato di Bologna del 2 Agosto del 1980. Ma avremo insieme anche Alessandro D’Aquisto, fratello di Salvo D’Aquisto e Rosa Maria Esilio, moglie del carabiniere Mario Cerciello Rega. Salvo e Mario non sono state vittime del terrorismo ma hanno dato la vita affinchè potesse esserci un mondo migliore e noi abbiamo il dovere di creare le condizioni per un mondo migliore per il quale è necessario non dimenticare il passato”. Lo ha annunciato Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana, nel napoletano.

A Somma anche i familiari delle vittime dell’attentato di Bologna e ci sarà Ciro Iozzino, fratello dell’agente Raffaele Iozzino componente della scorta di Aldo Moro.

Saranno presenti – Ciro Iozzino, fratello Agente Raffaele Iozzino che era componente della scorta di Aldo Moro, Gennaro Lauro. Figlio di Salvatore Lauro e Velia Carli , vittime nell’attentato di Bologna del 2 Agosto del 1980, Rosa Maria Esilio e la famiglia di Mario Cerciello Rega, Alessandro D’Aquisto, fratello di Salvo D’Aquisto, Eroe dei Carabinieri, Maria Aliperta , nipote di Ferdinando Aliperta, partigiano, patriota, garibaldino.

“Ho trovato un manoscritto di mio padre. Su una busta avevo trovato la scritta di mio padre : “ Frammenti miei ”. Aperta la busta ho invece trovato foglietti numerati, dunque era un vero racconto con un seguito e non erano frammenti. Ho iniziato a leggere, ma con fatica perchè erano scritte a matita e sbiadite. Mio padre aveva descritto il racconto di un’azione partigiana, di un episodio di azione partigiana. In questi scritti mio padre ha raccontato la fuga di una banda di partigiani inseguiti da bande nere, dunque partigiani che cercavano rifugio per arrivare in un posto sicuro e aggregarsi ad altri partigiani. Papà ha descritto anche l’atmosfera, la tempesta di neve, l’attraversamento di una vallata ai confini tra Lombardia e Piemonte. Questi scritti li ho raccolto in un libro”.  Lo ha annunciato Caterina Arfè figlia di Gaetano Arfè, partecipando alla conferenza tenutasi al Castello quattrocentesco di Lucrezia D’Alagno, a Somma Vesuviana.

Gaetano Arfè è stato uno dei più importanti storici italiani, giornalisti, politici, deputato della Repubblica Italiana dal 1976 al 1979, rappresentante italiano all’Assemblea Parlamentare del Consiglio D’Europa dal 1976 al 19 giugno del 1979. Arfè svolse attività di collegamento tra il CLN di Sondrio e Milano e i partigiani della Valtellina, ai quali si unì nel 1944. E’ stato un grande testimone della storia italiana, nato a Somma Vesuviana nel 1925 e morto il 13 Settembre del 2007, a Napoli. Arfè è stato anche docente universitario.

E Somma Vesuviana ha voluto in questo modo celebrare il 25 Aprile, nella giornata di ieri. In mattinata lo svolgimento del Corteo Istituzionale e la banda musicale formata dagli studenti della Scuola Media San Giovanni Bosco – Summa Villa che hanno intonato l’Inno Nazionale e il Silenzio. A seguire l’inagurazione della Mostra D’Arte con le opere real.izzate dagli studenti e la lettura degli articoli della Costituzione. Nel pomeriggio l’apertura del Castello di Lucrezia D’Alagno risalente al 1458 con la conferenza per la presentazione  del libro  inedito – Lassù col vento dell’Alpe di Gaetano Arfè. Evento al quale hanno preso parte l’onorevole Massimiliano Manfredi, il Presidente dell’ANPI Napoli, Ciro Raia. Durante l’evento gli studenti del Liceo Scientifico – Classico, Evangelista Torricelli, di Somma Vesuviana, hanno portato in scena la rappresentazione teatrale tratta proprio dal libro inedito di Gaetano Arfè.

Gli studenti hanno dimostrato una notevole capacità non solo nell’arte della recitazione ma anche in quella della narrazione e la loro esibizione è stata molto apprezzata dal folto pubblico.

“Abbiamo voluto celebrare la Liberazione dando valore alla conoscenza culturale. Abbiamo ricordato la figura di Gaetano Arfè che ha dato lustro a Somma Vesuviana. Somma ha un grande patrimonio di persone intellettuali che sono entrate nella storia ma anche un patrimonio culturale davvero unico.  In queste ore il paese sta seguendo con grande passione le ultime notizie provenienti dallo scavo archeologico della Villa Romana. Quanto ha annunciato l’Università di Tokyo  – ha dichiarato Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana, nel napoletano – testimonia che il paese può tranquillamente nel circuito turistico di prima fascia. Noi ci impegneremo e speriamo che Somma diventi anche punto di riferimento stanziale. Noi abbiamo sempre creduto nello scavo archeologico e in un futuro turistico per Somma Vesuviana”.

Somma Vesuviana, anche in questi giorni rappresenta un viaggio di immersione nell’arte, nella memoria storica con la valorizzazione del patrimonio storico.

“Da una parte la memoria storica che parte dagli intellettuali di un tempo come Gaetano Arfè e dall’altra le novità di questi giorni. Oggi essere Assessore alla Cultura di questo paese è grande responsabilità – ha dichiarato Rosalinda Perna, Assessore alla Cultura del Comune di Somma Vesuviana, nel napoletano – perchè Somma Vesuviana si scopre giorno per giorno un territorio sempre più ricco di cultura e storia. Somma deve avere un posto di pregio nel panorama nazionale. Noi stiamo lavorando tanto ma abbiamo bisogno di fare rete”.

E Somma Vesuviana punta anche alla memoria storica, per non dimenticare.

Ieri ieri la celebrazione della Liberazione, Domenica invece Somma Vesuviana ricorderà le vittime del terrorismo.

Domenica 28 Aprile, alle ore 9 in Piazza Vittorio Emanuele III, a Somma Vesuviana Giornata Commemorativa delle Vittime del Terrorismo promossa dall’Associazione Italiana Sicurezza Ambientale. Alle ore 9 apposizione della corona di alloro ai Caduti in Guerra. A Somma Vesuviana verrà piantumato un albero di ulivo, la cui cerimonia sarà accompagnata da momenti di preghiera e dalla benedizione di Don Nicola De Sena, della parrocchia di San Michele Arcangelo – San Giorgio.

Saranno presenti – Ciro Iozzino, fratello Agente Raffaele Iozzino che era componente della scorta di Aldo MoroGennaro Lauro. Figlio di Salvatore Lauro e Velia Carli , vittime nell’attentato di Bologna del 2 Agosto del 1980, Rosa Maria Esilio e la famiglia di Mario Cerciello Rega, Alessandro D’Aquisto, fratello di Salvo D’Aquisto, Eroe dei Carabinieri, Maria Aliperta , nipote di Ferdinando Aliperta, partigiano, patriota, garibaldino.

Folta sarà anche la rappresentanza istituzionale a livello nazionale e locale.

Somma Vesuviana, il docufilm “Il Monte Incantato”: memoria e tradizioni

Somma Vesuviana. Si terrà giovedì 2 maggio la proiezione del docufilm in ricordo di Marcello Colasurdo e delle tradizioni del territorio. L’evento è stato organizzato dall’ Associazione la “Ginestra del Monte Somma” in collaborazione con la Pro loco Vesuvia di Somma Vesuviana e l’ Archivio Storico Cittadino. 

Il docufilm, in memoria di Marcello Colasurdo, è un breve viaggio tra una delle più antiche feste del Meridione. Un toccante pellegrinaggio che ogni anno, dal sabato in albis al tre maggio, rende onore ad una delle Madonne più invocata del territorio. Tra canti, balli e tarantelle, andranno in scena le parole del rettore della chiesetta Don Francesco Feola, il sindaco Salvatore Di Sarno, Biagio Esposito, Sabatino Albano, Alessandro Masulli, Pino Iove e alcuni esponenti delle paranze del Ciglio e dello Gnundo. L’ iniziativa a cura dell’Associazione la “Ginestra del Monte Somma” nasce in collaborazione con la Pro loco Vesuvia di Somma Vesuviana, l’ Archivio Storico Cittadino di Somma Vesuviana (ASCSV). L’evento si terrà giovedì 2 maggio, vigilia della conclusione della festa, alle ore 10:30 nella sede della Pro loco Vesuvia in piazzetta Guglielmo Marconi (San Domenico). Il video sarà poi trasmesso sulle maggiori pagine social di Facebook.

Hanno collaborato al progetto:
Giuseppe Rea
Gennaro Palumbo
Giuseppe Calvanese
Francesco Boiano

Sangue a Pomigliano: 18enne massacrato di botte per uno sguardo di troppo

POMIGLIANO D’ARCO – Picchiato con calci e pugni per uno ‘sguardo di troppo’: ci sarebbe questo, secondo quanto al momento ricostruito dai carabinieri, dietro l’aggressione subìta la notte scorsa da un 18enne a Pomigliano D’Arco.

I carabinieri della locale stazione sono intervenuti verso le 22 in piazza Giovanni Leone, allertati dal 112, per la segnalazione di un’aggressione. Da una prima sommaria ricostruzione ancora da verificare pare che poco prima almeno tre persone avrebbero aggredito in piazza Primavera il 18enne incensurato prendendolo a calci e pugni.

I militari hanno contattato il 118 con i sanitari che hanno trasferito la vittima, maggiorenne da pochi giorni, nell’ospedale vecchio Pellegrini di Napoli. Per il 18enne, poi dimesso, “trauma maxilofacciale con fratture scomposte delle ossa del naso, guaribile in 41 giorni”. Sono in corso indagini da parte dei Carabinieri; acquisite le immagini delle telecamere della zona.