Stellantis, 2025 a tinte fosche: le previsioni per lo stabilimento di Pomigliano

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POMIGLIANO D’ARCO – Non sarà un anno semplice per la galassia ex Fiat e per lo stabilimento di Pomigliano.

In casa Stellantis, “la novità che abbiamo come Cisl è che nel primo semestre del 2024 la produzione di veicoli del gruppo si è ridotta del 25% rispetto al 2023. Si segnalano preoccupazioni in quasi tutti gli stabilimenti italiani, in alcuni dei quali sta scadendo la cassa integrazione e se non si interviene con norme legislative finalizzate a prorogare, nel 2025 rischiamo di perdere circa 25.000 posti di lavoro”. Lo ha detto, in un punto stampa al Meeting di Rimini, il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra. “Ci sono difficoltà – ha osservato – a Melfi, dove Stellantis ha annunciato cinque nuovi modelli, ma prima che ciò si realizzi passerà del tempo. E ripeto, nel 2025 scadrà la cassa integrazione”.

In un simile quadro, inoltre, “non abbiamo notizie circa l’investimento della giga-factory a Termoli; Mirafiori è un bagno di sangue. Quello stabilimento che si ricorda essere stato come la capitale dell’automotive nel nostro Paese – ha argomentato ancora – sta vivendo una stagione di grande preoccupazione, di grande incertezza produttiva e occupazionale. Stessa cosa dicasi per lo stabilimento di Cassino, di Pomigliano”, ha concluso Sbarra.

 

Finanza scopre evasione milionaria di una società di Brusciano, 3 indagati

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Nella mattinata odierna, il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Caserta ha eseguito un’ordinanza applicativa di misure cautelari reali, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Nola, su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di tre soggetti. Gli stessi, in base agli elementi investigativi finora acquisiti, sono stati ritenuti gravemente indiziati della commissione, a vario titolo, dei reati di utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e indebita compensazione di crediti d’imposta.

 

Pertanto, alla luce dei reati contestati e del quadro probatorio raccolto, il G.I.P. ha disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta e per equivalente di autoveicoli, immobili, quote societarie e disponibilità finanziarie, per un valore complessivo di circa 1 milione di euro.

 

Il provvedimento compendia gli esiti di complesse indagini, svolte dalla Compagnia di Marcianise e coordinate dalla Procura della Repubblica di Nola, nel cui ambito è stato possibile accertare i delitti posti in essere dagli indagati. Nello specifico, un imprenditore napoletano, operante nel settore della logistica in Brusciano (NA) e all’interno dell’Interporto Sud Europa di Maddaloni, ha posto in essere, anche per il tramite di suoi prestanome, svariate condotte finalizzate all’evasione delle imposte dirette e sul valore aggiunto.

 

Più nel dettaglio, lo stesso ometteva il versamento delle imposte attraverso la compensazione delle stesse con crediti inesistenti. Per il medesimo scopo, l’imprenditore in parola si avvaleva di società cartiere al fine di utilizzare in dichiarazione false fatturazioni, abbattendo così i ricavi conseguiti.

 

Il profitto del reato di evasione fiscale così realizzato è stato quantificato, per le annualità dal 2017 al 2020, in € 989.728,00

 

Quanto sopra, ai fini dell’esercizio del diritto di cronaca, costituzionalmente garantito e nel rispetto dei diritti degli indagati che, in considerazione dello stato del procedimento penale, sono da presumersi innocenti fino alla sentenza irrevocabile, che ne accerti le responsabilità.

Ius Scholae, l’appello del sindaco Bene: “Politica sia al passo con la società per i diritti”

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CASORIA“Steccati ideologici e retaggi del passato non possono più trovare spazio nell’Italia del 2024: si costruisca un percorso comune per arrivare all’approvazione dello ius scholae”.

Così il sindaco di Casoria e membro dell’esecutivo di Anci Campania Raffaele Bene interviene nel dibattito sull’introduzione dello ius scholae, misura che porterebbe alla cittadinanza italiana per i figli di migranti nati in Italia o arrivati da piccoli che abbiano completato almeno un ciclo scolastico sul territorio nazionale.

“La vita quotidiana e la sensibilità della società civile e delle nostre comunità ormai viaggiano ad una velocità diversa dal dibattito politico. I partiti ne prendano atto su un tema così delicato e che rischia di inquadrare il nostro Paese ancora una volta come fanalino di coda dei diritti in Europa.”

“Il mio è un appello da amministratore e da padre affinché si metta fine ad una delle contraddizioni del nostro tempo. L’integrazione reale e la convivenza nella società attuale non può passare dal negare il diritto ad un bambino di sentirsi parte del Paese nel quale nasce, cresce e va a scuola” conclude il primo cittadino casoriano.

Piano ferie dello spaccio, alla Cisternina prendono pusher da fuori: 2 arresti

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Spaccio in outsourcing, la pressione dei Carabinieri sulla “Cisternina”. 2 in manette per droga

Se dovessimo definire i confini della “Cisternina”, sulla mappa di Castello di Cisterna apparirebbe una forma irregolare. Nel suo perimetro strade che portano il nome di poeti, autori teatrali, musicisti italiani e tanto cemento.
Il rione è spesso agli onori della cronaca per le sortite quotidiane dei Carabinieri, impegnati a contrastare quello che sembra il business più radicato: lo spaccio di droga.
Ed è forse proprio la pressione costante a costringere le organizzazioni criminali a virare su manodopera in outsourcing. Quella locale, ormai, scarseggia.

E’ un dato che salta facilmente all’occhio.
Gran parte dei pusher arrestati nelle ultime settimane non è residente nella Cisternina o nel comune di Castello di Cisterna. E’ in trasferta, proprio come i due uomini finiti in manette questa notte.
Entrambi in via Leopardi ma in momenti diversi.
Il primo è Oreste Merola, 21enne di Acerra. Addosso le caratteristiche dosi colorate di crack, 36 in tutto. E poi 25 dosi di cocaina, 6 di hashish e 460 euro provento di una florida attività di spaccio.
Merola è ora in carcere, in attesa di giudizio.

Il 38enne irpino Marco Ciriaco, invece, è stato sottoposto ai domiciliari nella sua abitazione di Mugnano del Cardinale.
Anche lui nella Cisternina, procacciava droga in cambio di denaro agli svariati clienti del territorio.
Nelle sue tasche 15 dosi di crack, 2 di cocaina, 3 di hashish e centinaia di euro guadagnati verosimilmente smerciando stupefacenti.
Arrestato, dovrà rispondere di detenzione di droga a fini di spaccio.

CIRIACO MARCO, NATO A NAPOLI IL 24.04.1986, res. Mugnano del Cardinale
MEROLA ORESTE, NATO A TORRE DEL GRECO IL 24.06.2003, res. Acerra

Sorpresa a 70 anni con la cocaina da smerciare

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BOSCOREALE: Carabinieri arrestano 70enne per spaccio.
Silvana Annunziata, 70enne di Boscoreale, risponderà di detenzione di droga a fini di spaccio.

Già nota alle forze dell’ordine, la donna è stata arrestata dai Carabinieri della stazione di Boscoreale.
Durante una perquisizione domiciliare è stata trovata in possesso di 70 grammi di cocaina, pronti per essere smerciati.
Finita in manette, è stata sottoposta ai domiciliari in attesa di raccontare al giudice la sua versione dei fatti.

Agguato nella notte a Somma, incensurato centrato da proiettili

SOMMA VESUVIANA – Questa notte i carabinieri della stazione di Somma vesuviana sono intervenuti presso Ospedale del Mare per un ferito. Si tratta di un 43enne incensurato di Somma Vesuviana, raggiunto alla gamba da colpi d’arma da fuoco.

Secondo una prima ricostruzione ancora al vaglio dei militari, l’uomo sarebbe stato ferito nel comune di Somma Vesuviana, la strada ancora non definita.

Non è in pericolo di vita.

Continuano le indagini per chiarire luogo, dinamica e matrice dell’evento.

Gennaio 1862: il primo verbale di polizia con il nome di Ciccio Cappuccio, che fu capo assoluto della camorra

Si incontrano in una bettola camorristi napoletani e vesuviani: i sindaci potevano ancora essere garanti della “buona condotta” degli arrestati, e favorirne il ritorno alla libertà. Ciccio Cappuccio, “’o signurino”, è stato uno dei pochi capi assoluti della camorra: a lui obbedivano i napoletani, i casertani, i vesuviani. Correda l’articolo un “golfo di Napoli” dipinto da Attilio Pratella.

Il 4 gennaio l’ispettore della Vicaria, Moreno, comunicò al questore che nella bettola di Luigi del Vasto a Poggioreale aveva trovato una bella schiera di camorristi e di contrabbandieri, che mangiavano e bevevano festosi: a capotavola sedeva Gaetano Cappuccio, capo camorra, figlio e nipote di capi della camorra; gli stava accanto il giovane figlio Francesco, Ciccio ‘o signurino, appena evaso dal presidio.

‘O signurino fu, dieci anni dopo, l’ultimo capo assoluto della Onorata Società, entrò, già da vivo, nella leggenda della malavita, e morì in una trattoria di Montevergine di Mercogliano schiantato da un’abbuffata di stocco. Alla folla che partecipò, sinceramente commossa, al funerale, il 5 dicembre 1892, “Il Mattino” dedicò un articolo, e al defunto “signurino” Ferdinando Russo dedicò una poesia, proclamandolo “principe” “ d’’e guappe ammartenate”.

Nel 1862, in quella bettola al Vasto, sedevano con i Cappuccio anche Pasquale Legittimo alias Mazzone, Raffaele Salierno, e Giovanni Esposito il saponaro, originario di Somma, camorrista, sospettato di controllare il traffico dei vatigali che portavano il vino dalla campagna a Napoli. Quindici giorni dopo l’ispettore arrestò Agostino Pucarino, trattoriere di San Giovanni a Teduccio, di anni 32, con l’accusa di pretendere camorra sul mercato dei vini.

Salvatore Autiero, luogotenente della polizia di San Giovanni a Teduccio, dichiarò che il Pucarino serbava una condotta irreprensibile sotto ogni profilo  vivendo onorevolmente sia con lo smercio del vino che con la conduzione della trattoria. Confortarono queste dichiarazioni le firme di una decina di cittadini, e una  lettera del  sindaco di San Giovanni, che era un vero e proprio  attestato di buona condotta.

Pucarino respinse sdegnosamente l’accusa di appartenere alla classe dei camorristi, pianse per la moglie e i 5 figli ridotti sul lastrico, e infine ricordò il suoi sentimenti liberali  e il fuoco dell’amor patrio  che lo aveva portato in carcere per i fatti del ’48 . A giugno Pucarino presentò la garanzia di Domenico Scudiero, che, secondo D’ Avossa, ispettore della sezione Stella, è uomo di buona condotta morale e politica, negoziante di vini con il suo esercizio nella strada nuova di Capodimonte, e provvede di vini anche altre cantine della capitale .  E’ oriundo di Ottajano, dove vive il vecchio genitore proprietario di diversi fondi.

D’Avossa e gli altri ispettori, che erano entrati nella polizia sotto Ferdinando II, continuavano a chiamare Napoli capitale: quasi tutti per abitudine, qualcuno, invece, con un pizzico di rabbia. Pucarino versò una cospicua cauzione e venne rimesso in libertà. Nelle bettole briganti e forze dell’ordine, camorristi e poliziotti si controllavano a vicenda, spesso servendosi degli stessi informatori, in una confusione di ruoli e di interessi che appare naturale conseguenza del passato e premessa significativa della storia futura delle terre vesuviane.

Gran parte della storia di Barone e di Pilone si svolse, come abbiamo visto, nelle cantine vesuviane. Gli osti non vedevano niente, o fingevano di non vedere. .Vide tutto Vincenzo Cirillo Perozzi, il 9 agosto del ’62, quando  un nugolo di briganti entrò nella sua bettola, che stava  fuori la porta degli scavi di Pompei, denominata del Tempio  e uccisero un tale Matteo Mazza, di Torre del Greco, che era un corteggiatore di Lauretta, giovane e piacente vedova, figlia dell’ oste.

Serafino Sparacini di Pompei, sergente dei veterani che custodivano gli scavi, essendo anche lui un pretendente della vedova, aveva chiesto ai briganti di Pilone il favore di fare  il servizio al Mazza, ma i sicari, sparando all’impazzata, o forse con eccezionale precisione, avevano colpito anche Laura, proprio  sul pube, così che il Sig. Professore don Pasquale Cirillo avea estratto il proiettile dalla natica dritta.

Da due avventori, Felice Padiglione e  Raffaele il Marmolaro, che al momento dell’irruzione tranquillamente seduti   sotto alla tenda davanti alla bettola  bevevano vino bianco di Boscoreale nulla poté sapere la polizia, poiché i due erano lestamente fuggiti, prima ancora che si sparasse.

Scrivere il libro sulla camorra vesuviana dell’’800 sarà un divertimento. Un divertimento talvolta anche amaro.

 

 

Si schianta contro guardrail e muore: tragedia a Somma Vesuviana

SOMMA VESUVIANA – Incidente mortale a Somma Vesuviana.

Questo pomeriggio i carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna sono intervenuti lungo la SS268, direzione Napoli all’altezza dello svincolo Somma Vesuviana Sud. Per cause in corso di accertamento, una Fiat 500L guidata da un uomo ancora da identificare, è finita ad alta velocità contro il guardrail. L’uomo ha perso la vita sul colpo.

Sopralluogo a cura Nucleo investigativo di Castello di Cisterna e medico legale intervenuto sul posto. La circolazione stradale è stata interrotta nel tratto interessato dall’evento.

Il proprietario del veicolo ne aveva denunciato oggi il furto presso i carabinieri di Pagani.

È verosimile che l’auto fosse guidata dall’autore del furto ma l’identificazione ancora in corso.

Scontri prima del match col Casalnuovo, 23 Daspo

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Casalnuovo – Il Questore di Napoli ha adottato 23 provvedimenti di divieto di accesso alle manifestazioni sportive (DASPO), istruiti e predisposti dalla Divisione Polizia Anticrimine della Questura, per periodi da 3 a 6 anni, nei confronti di altrettante persone di età compresa tra i 20 e i 47 anni.

In particolare, poco prima della partita di calcio “Real Casalnuovo-Siracusa Calcio” disputatasi lo scorso 5 maggio presso lo stadio comunale “Domenico Iorio” di Casalnuovo di Napoli, valevole per il campionato di serie D, vi era stata una violenta rissa tra numerosi soggetti della tifoseria locale, armati di mazze e bastoni, alcuni dei quali con volto travisato, ed un gruppo di tifosi siracusani anch’essi armati di bastoni mazze da baseball.

Gli agenti, anche grazie alla visione delle immagini di videosorveglianza, avevano individuato 23 soggetti che erano stati indagati a vario titolo.
Napoli, 20 agosto 2024

Motto fascista su obelisco, bufera sui Gigli di Brusciano

BRUSCIANO – “Motto fascista alla Festa dei Gigli di Brusciano”, la denuncia di Borrelli
Il deputato: “Molti cittadini hanno abbandonato la manifestazione”

“Alla festa dei gigli che si è svolta domenica a Brusciano, un giglio ha sfilato con uno striscione inneggiante al partito fascista secondo le testimonianze di molti cittadini indignati”. È la denuncia del deputato di Alleanza Verdi Sinistra Francesco Emilio Borrelli, che aggiunge: “In molti hanno abbandonato la manifestazione”.

“”Credere, obbedire, combattere” era uno dei precetti più bellicosi del “catechismo” fascista” – prosegue il deputato – Imperativo categorico teso ad esprimere un disprezzo assoluto per la democrazia rappresentativa ed è assurdo che nessuno degli organizzatori abbia fiatato davanti a una cosa del genere. Oramai siamo arrivati all’apologia pubblica di un regime sanguinario”.

Il sindaco Giacomo Romano è sceso in campo per difendere la festa e i valori che essa porta con sè da sempre: “Non permetteremo mai a nessuno di infangare la nostra amata festa! Brusciano non è fascista! Il comitato Croce Uragano non è fascista! Porgo le mie personali scuse a chi si è sentito turbato da un messaggio sbagliatissimo esposto sull’obelisco che è segno di pace e fratellanza, uguaglianza ed inclusione, parità e solidarietà!
Con la rappresentante del giglio Croce la Dott.ssa Rosita Vallefuoco per spiegare la ragioni della città del comitato e dei Cullatori!”