Somma Vesuviana, Telesoccorso: ecco come partecipare al bando per ottenere il servizio gratuito

Prende corpo il progetto di Telesoccorso, nato dal protocollo d’intesa siglato tra il Comune di Somma Vesuviana e la Chiesa Evangelica Luterana in Italia (CELI) che ha erogato all’Ente 125mila euro per coprire i costi di materiale e personale impiegato. E’ stato, infatti, pubblicato l’avviso del Comune per poter partecipare al servizio, le domande dovranno essere presentate entro le ore 12 del giorno 31/08/2019, al protocollo generale del Comune di Somma Vesuviana.

In particolare l’ufficio Politiche Sociali fa sapere che “i cittadini anziani e disabili residenti nel Comune di Somma Vesuviana, in condizioni di autonomia personale e sociale ridotta o compromessa legate all’età, all’eventuale patologia, con condizioni sociali e familiari precarie, con una rete familiare e /o di vicinato debole o assente, affetti da patologie che determino condizioni invalidanti in situazioni di grave emarginazione disagio sociale o economico, potranno presentare istanza per essere ammessi alla fruizione del servizio di Telesoccorso. Attraverso tale servizio, si intende offrire alle persone anziane e/o disabili un sostegno domiciliare finalizzato a migliorarne il benessere e la qualità della vita”.

 

“Da quando mi sono insediato, con la mia Amministrazione, ho puntato a realizzare iniziative in campo sociale che possano migliorare la qualità dei servizi prestati a beneficio delle fasce più deboli della popolazione”, spiega il sindaco Salvatore Di Sarno, “per questo sono particolarmente soddisfatto di  aver messo in piedi questa iniziativa innovativa e concreta. Grazie all’accordo siglato con Cordelia Vitiello, rappresentante legale della CELI, potremo aiutare 50 persone tra anziani e disabili e devo ringraziare l’assessore Giuseppe Castiello e il consigliere comunale e capogruppo di Svolta Popolare, Sergio D’Avino per l’impegno con cui hanno seguito l’iniziativa”.

 

MODALITÁ DI ACCESSO AL SERVIZIO

La domanda di partecipazione , presentata dall’interessato, da un familiare entro il 4° grado o da una persona esercente le funzioni legali di tutela dell’anziano (tutore/ curatore/ amministratore di sostegno), dovrà essere corredata dalla seguente documentazione:

  • Copia fotostatica del documento di riconoscimento
  •  Certificato, in corso di validità, concernente l’Indicatore della situazione Economica Equivalente (ISEE Ordinario);
  • Certificazione medica attestante la situazione sanitaria generale;

 

DESTINATARI

Cittadini anziani (over 65) e disabili (dai 18 ai 64 anni) con ridotta autosufficienza, che non necessitano di assistenza continuativa di tipo socio assistenziale, residenti nel Comune di Somma Vesuviana. In particolare, esso si rivolge in forma prioritaria a:

  • Anziani o disabili che vivono da soli;
  • Coppie d’anziani senza rete parentale;

Saranno ammessi alla fruizione del servizio, per la durata di 12 mesi, un numero massimo di 50 utenti fino a concorrenza della disponibilità dei telesoccorsi previsti.

 

PRESTAZIONI

Telesoccorso: contatti di emergenza La prestazione si concretizza nella funzione principale di rilevare in tempo reale, H24, 365 giorni l’anno, le situazioni di emergenza che si possono verificare presso il domicilio dell’assistito, al fine di consentirne la gestione da remoto attraverso l’attivazione tempestiva delle forme più idonee di soccorso e/o assistenza. Telecontrollo: telefonate di compagnia La prestazione si realizza in un ricorrente (2 volte/settimana) e programmato contatto telefonico con ciascun utente, fatto prevalentemente dallo stesso operatore per monitorare la quotidianità dell’utente, i suoi bisogni e la funzionalità dell’apparecchiatura, condotto in giorni e ad orari prestabiliti, a cura del personale operativo, secondo opportune modalità di approccio, durata e contenuti.

 

GRADUATORIA

Le domande pervenute saranno valutate e verranno redatte ed approvate con determina dal responsabile PO7 due graduatorie secondo i seguenti criteri d’accesso al servizio in base all’età, alle condizioni familiari, a quelle socio-ambientali ed economiche il grado di autonomia.

 

Ma per sapere tutto nello specifico e scaricare la domanda per partecipare basta recarsi all’ufficio politiche sociali in via San Giovanni de Matha oppure collegarsi al  sito ufficiale del Comune al link https://www.comune.sommavesuviana.na.it/avviso-pubblico-per-la-presentazione-di-domande-per-laccesso-al-servizio-di-telesoccorso-e-telecontrollo-per-i-cittadini-anziani-e-disabili-residenti-nel-comune-di-somma-vesuviana/

Lettere, lottizzazione abusiva: sequestrato un noto complesso turistico

Ieri mattina a Lettere i Carabinieri della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura di Torre Annunziata, unitamente ai Carabinieri della locale stazione, hanno dato esecuzione ad una Ordinanza di sequestro preventivo del complesso turistico “Resort Paradiso“. Lo stabile si trova nella frazione Orsano di Lettere ed è stato sequestrato con il reato di lottizzazione abusiva. 

Le indagini, dirette dalla Procura di Torre Annunziata e svolte dai militari con l’ausilio di un consulente tecnico, hanno già prodotto il rinvio a giudizio di 14 indagati, tra i quali due dipendenti dell’ufficio tecnico del Comune di Lettere, ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di falso ideologico in atto pubblico e violazione delle norme in materia di edilizia e paesaggistica. 

Il provvedimento scaturisce da articolate indagini relative alla realizzazione del suddetto complesso, nel tempo progressivamente ampliato, e di un‘autorimessa ancora da completare in virtù di permessi a costruire (anche sanatorie edilizie L. 47/1985) che, secondo la ricostruzione accusatoria avvalorata dal GIP, devono ritenersi illegittimi, poiché rilasciati dai competenti funzionari comunali in violazione degli strumenti di pianificazione urbanistica comunali. Ciò ha comportato la configurabilità dell’ipotesi di reato di lottizzazione abusiva. 

La struttura è stata affidata, nelle more della nomina di un amministratore giudiziario, e custode al legale rappresentante della “HOTEL RISTORANTE PARADISO DI LETTERE srl“.

L’On. Gianfranco Di Sarno invita il giovane Carmine Molaro alla Camera dei Deputati

Questa mattina l’On. Gianfranco Di Sarno ha inviato alla Camera dei Deputati il giovanissimo Carmine Molaro di Somma Vesuviana, autore del libro “Il difficile gioco della vita”.
Si tratta di un romanzo incentrato sul bullismo e sulle difficoltà vissute durante la fase adolescenziale.

“É importante che un ragazzo così giovane si avvicini alla cultura e alla scrittura. Carmine può essere da esempio per tanti giovani. Oggi sono troppi i ragazzi che di fronte alle difficoltà della vita si arrendono, talvolta prendendo anche strade sbagliate”, ha affermato l’onorevole Di Sarno.

Inoltre all’incontro Di Sarno ha chiesto la presenza del collega Devis Dori, primo firmatario della legge sul bullismo-Cyberbullismo presentata dal M5s, che si é complimentato con il giovane Carmine Molaro, il quale ha raccontato la sua storia: “Sono stato vittima di bullismo in passato e per me non é stato facile. Il mio sfogo l’ho trovato nella scrittura”.

Abusivismo edilizio all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio: firmato il protocollo

Il Procuratore Generale della Repubblica, dr. Luigi Riello, l’Avvocato Generale della Repubblica, dr. Antonio Gialanella, il Procuratore della Repubblica di Napoli, dr. Giovanni Melillo, il suo Delegato e Capo dell’Ufficio Demolizioni della stessa Procura, dr. Nunzio Fragliasso, il Procuratore della Repubblica di Nola, dr. Anna Maria Lucchetta, il Procuratore della Repubblica f.f. di Torre Annunziata, dr. Pierpaolo Filippelli, il Presidente dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, dr. Agostino Casillo, ed il Direttore dello stesso Ente Parco, dr. Stefano Donati, hanno sottoscritto, il 22 luglio 2019, un importante protocollo che ha ad oggetto le demolizioni degli immobili abusivi realizzati nel territorio dell’Ente Parco e di competenza dell’Autorità Giudiziaria.

Con detto protocollo l’Ente Parco ha deciso di concretizzare ancor più la sua azione amministrativa di tutela del territorio anche attraverso la condivisa formalizzazione della scelta di attuare la legislazione che consente all’Ente di finanziare, nella sua qualità pubblica, le attività giudiziarie della Procura Generale e delle Procure dinanzi citate, attività funzionali a dare esecuzione alle sentenze definitive di demolizione di immobili illeciti edificati nel territorio del Parco.

A tali attività giudiziarie di demolizione la Procura Generale e le Procure suddette dedicano quotidiano e delicato impegno, con organizzazione e tecnica che distingue i nostri Uffici sul piano nazionale e che assorbe energie importanti dei suoi magistrati, spese a difesa della legalità violata così drammaticamente dalla speculazione che sfigura il volto del territorio.

Attraverso tale protocollo, l’Ente Parco Nazionale del Vesuvio si pone, primo fra i consimili Enti italiani, al fianco del Ministero della Giustizia e della Cassa depositi e prestiti in tale opera di finanziamento delle attività giudiziarie di demolizione degli immobili abusivamente edificati.

Si aprono, in tal modo, attraverso tale sinergia tra l’Autorità Giudiziaria e l’Ente Parco, nuove prospettive nella tutela del prezioso territorio di elezione affidato allo stesso Ente Parco, territorio oggetto dell’aggressione pluridecennale dell’abusivismo edilizio; aggressione avverso la quale il coordinamento delle energie delle pubbliche istituzioni appare, più che mai in questa Regione, indispensabile strumento di promozione del bene pubblico, nel caso di specie rappresentato dall’inestimabile patrimonio naturale e culturale, quello del territorio vesuviano, che è proprio dell’intera Nazione.

 

Accoltellato e ucciso a Roma un carabiniere di Somma Vesuviana

 

Il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, 35 anni,  in servizio presso la stazione di piazza Farnese di Roma, era originario di Somma Vesuviana e si era sposato un mese fa.

Un carabiniere è stato ucciso a Roma nella notte con alcune coltellate mentre era in servizio. E’ accaduto in via Pietro Cossa, nel quartiere Prati. Dalle prime informazione sembra sia stato colpito da un uomo, probabilmente nord africano, bloccato insieme a un altro perché ritenuti responsabili di furto e estorsione. I due sono scappati.

“Stanotte il Vice Brigadiere Mario Cerciello Rega è stato accoltellato mentre era in servizio. Stringo in un forte abbraccio sua moglie, la sua famiglia e i suoi cari. Sono vicina all’Arma dei Carabinieri e a tutti agli uomini e le donne che quotidianamente mettono a rischio la loro vita per garantire la nostra sicurezza. Chiedo tolleranza zero per i delinquenti che hanno commesso questo vile atto!”. Così il ministro della Difesa Elisabetta Trenta.

“Caccia all’uomo a Roma per fermare il bastardo che stanotte ha ucciso un carabiniere a coltellate. Sono sicuro che lo prenderanno e che pagherà fino in fondo la sua violenza: lavori forzati in carcere finché campa”, ha detto il ministro dell’Interno Matteo Salvini.

“Nella notte, a Roma, un giovane vice brigadiere dei Carabinieri è stato ucciso a coltellate da un rapinatore. Aveva solo 34 anni. Il mio abbraccio alla famiglia del militare e a tutta l’Arma. È un momento di grande dolore per lo Stato”. Lo scrive il vicepremier Luigi Di Maio sul suo profilo twitter.

La storia di Giuseppe Granata, giovane imprenditore che ha accantonato il vecchio lavoro per inseguire una passione

Granata: “Ho seguito la mia passione e ne ho fatto un lavoro: Fellà”

La passione vince sempre su tutto, anche quando si tratta di abbandonare un lavoro ben avviato e mettersi in gioco. Lo sa bene Giuseppe Granata, professionista del web marketing che ha fatto della sua passione per il food un nuovo lavoro.

Originario di Sant’Anastasia territorio attualmente in forte sviluppo e crescita dal punto di vista dell’intrattenimento e ristorazione in generale, Giuseppe è letteralmente “nato nel cibo”, essendo cresciuto in una famiglia attiva nella produzione di olio di oliva e olive da tavola. Una famiglia che ha dato alla propria attività un’impronta legata da sempre alla priorità per la qualità del prodotto.

Una formazione familiare che ha segnato la sua vita, dedita alla ricerca costante del gusto di estrema qualità, prima solo per passione, ora anche per lavoro.

“L’idea di aprire “Félla” nasce dalla volontà di avviare un’attività complementare alle realtà neonate al centro di Sant’Anastasia – afferma Granata – zona in forte sviluppo dal punto di vista di locali che propongono food, beverage ed aggregazione.

Dal 2011 ad oggi mi sono occupato di comunicazione, web marketing, e-commerce, fotografia, principalmente nel settore food, ma ho sempre avuto la passione per la cucina.

Dopo una giornata di lavoro, svolta con altrettanta passione e dedizione, non vedevo l’ora di tornare a casa e cucinare qualcosa di particolare, sperimentare cose che vedevo fare agli chef dal vivo, in televisione o sui social, ma mai avrei immaginato di appassionarmi ulteriormente al mondo dei lievitati e della panificazione, né che quella passione sarebbe diventata qualcosa di concreto.”

Nonostante problemi tecnici, il giovane imprenditore ha stretto i denti ed è andato avanti, pur di dare vita al suo progetto.

“Il ritardo nell’apertura a causa di problemi tecnici – spiega l’imprenditore – mi ha dato modo di fortificare la mia passione e creato l’esigenza di studiare a fondo il prodotto, provare impasti e lievitazioni, ricercare fornitori e materie prime da utilizzare in primis nella zona vesuviana, area fertile che ci dona grandi prodotti grazie all’agricoltura ed artigiani che svolgono il lavoro di produzione alimentare con passione.

Il tutto unito all’esperienza accumulata negli anni lavorando alla comunicazione fianco a fianco a diversi chef ed operatori del settore, dai quali ho appreso tecniche e metodi di lavorazione, osservandoli all’opera e cercando risposte a tutte le mie curiosità, tra domande e ricerche online ed all’interno di libri.”

 

Il prodotto

 Granata spiega come è nato il progetto Félla – Rosticceria Contemporanea, partendo dal concepimento dei suoi prodotti tipici.

“La pizza (al taglio) che serviamo da Félla – spiega Granata – è basata su impasti ad alta idratazione, da 75 a 90% in base al tipo di impasto, ed a lunga lievitazione, dalle 24 alle 72 ore e cotta in teglia.

Dal primo giorno di apertura la volontà di migliorarci quotidianamente si è trasformata in una vera e propria sfida, che ci porta ogni giorno a provare una nuova tecnica e una nuova miscela di farine, per rendere il prodotto sempre più buono, digeribile e leggero.

La pizza è un prodotto tanto antico quanto in evoluzione, per questo nel nostro naming c’è la parola “contemporanea”, ne tradizionale ne gourmet, cerchiamo di essere sempre al passo con i tempi.

La nostra proposta si concentra sui gusti classici – continua poi – con materie prime eccellenti come: Margherita, marinara, cacio e pepe, porchetta di Ariccia e chips fresche, alternando le proposte al banco con gusti più gourmet come pancetta, pecorino e fichi oppure Porchetta di Ariccia, scarola croccante e zeste di limone o la più recente focaccia, presentata ad OFF – Ottaviano Food Festival, con stracciatella di Bufala affumicata al basilico, pomodoro del Piennolo confit, polvere di olive nere Itrane e cappero di Pantelleria croccante; un tributo alle mie origini territoriali e familiari essendo la quarta generazione di una famiglia che da oltre 100 anni si occupa di produzione di olive da tavola, olio di oliva ed affini.

Sant’Anastasia è per me oggi un trampolino di lancio – conclude poi – partiamo da casa per provare ad arrivare più lontano possibile, ci sono tanti progetti in cantiere ed altrettante idee per le quali continueremo a lavorare.”

Diceva Francesco D’Ascoli che certi pensieri un napoletano li può esprimere solo nella sua lingua: altrimenti, “fa acqua ‘a pippa”……

E’ difficile trovare nel lessico dell’Italiano dei termini che esprimano tutti i “significati” e tutti i valori di molte parole della lingua napoletana: su questo patrimonio hanno costruito la loro fama Di Giacomo, Viviani, Eduardo e i Maestri della canzone. Secondo Francesco D’Ascoli, che fu uno studioso profondo della civiltà napoletana, il fascino della lingua di Partenope sta anche nella capacità di trasformare immediatamente il concetto in immagine: è una lingua “icastica e figurativa”, una lingua “pittorica”.

 

Nel 1999 Francesco D’Ascoli pubblicò con “Adriano Gallina Editori” un libretto che qualcuno ha definito di “oro antico”, per dire che occupa un posto particolare tra i libri dello studioso, che sono tutti d’oro.  Il libretto è un’antologia di “locuzioni tipiche” della lingua nostra, che egli intitolò “La Filosofia popolare napoletana” e presentò come suo contributo alla soluzione di un problema con cui ogni napoletano è chiamato a confrontarsi almeno una volta al giorno: quando, avvertendo l’urgenza di esprimere chiaramente e con pienezza il suo pensiero e il suo giudizio su fatti e personaggi del mondo quotidiano, trova le parole che gli servono non nella lingua italiana, ma in quella materna, la lingua di Napoli. Per esempio, quando incontri un babbeo – e oggi può capitare frequentemente – come fai a dirgli, in modo rapido, definitivo e inequivocabile, che è un babbeo? Gli dici, accompagnando la frase con un gesto: maccarone, sàutame ‘ncanna: maccherone, saltami in gola. Il babbeo non riesce nemmeno a portare alla bocca una forchettata di pasta, e perciò invita i maccheroni a saltargli in gola: inoltre non sa, il babbeo, che mentre il maccherone plana in aria per saltare nella sua gola spalancata, una forchetta pirata può infilzarlo e portarlo verso la bocca di un furbacchione in agguato. L’espressione venne usata dal Cortese, in una lettera che commentava  “La Vajasseide”, ed ebbe la scorta di una decina di termini che ne riassumevano il significato, e tra questi, scolavallene, ‘nzallanuto, pacchiano, cuopp’allesse, e, a un gradino più basso, scampolo d’allesse.

Uno punta danaro, prestigio e il suo futuro sulla partecipazione a una società commerciale, a un’impresa, a un’amministrazione comunale, al governo della Nazione, Capita che la società, l’impresa, l’amministrazione e il governo vengano travolti dal fallimento: i soci astuti riescono a salvare qualcosa, ma i babbei se ne escono cu na mano ‘nnanze e una arreto, con una mano sul davanti e una sul didietro. E cioè nudi, come le antiche statue di donne nude che, pudiche, coprivano con le mani le parti delicate. Per dire che la miseria e i fallimento dilagano, i napoletani e i vesuviani usano una enigmatica espressione: fa   acqua ‘a pippa. Che è, questa “pippa”, non la pipa dei fumatori, ma la “pipa” spagnola, una “botte di forma bislunga” adatta a contenere liquori e vini: quando da queste botti usciva solo acqua, era il segno evidente della miseria che attanagliava il proprietario. Grazie al gioco dei traslati, il detto passò a indicare il comportamento di quei personaggi, politici, imprenditori, proprietari di squadre di calcio che si presentano promettendo al popolo che grazie a loro si nutriranno con vini, spumanti, arrosti, torte, successi, lauti stipendi: ma poi promesse e illusioni “sfiatano”, si intrecciano incapacità e fallimenti,  e “fa acqua ‘a pippa”, solo acqua. Questi venditori di fumo, di solo fumo, i napoletani li bollano ricorrendo anche all’immagine della pipa nostra, quella dei fumatori: “ si’ ‘na pippa appilata”, sei una pipa che non serve a niente, non riesci più nemmeno a fare fumo, a ingannare gli altri con le chiacchiere e con le false promesse. E tuttavia talvolta anche gli intelligenti si lasciano vincere dalle chiacchiere degli imbroglioni, perfino dalle mezze calzette dell’imbroglio: “’o scemo s’è fumato ‘o dderitto.”.

A quelli che vedono i loro beni consumati, giorno dopo giorno, dalla crisi si addice un detto poco noto, ma carico di storia: i’ arreto comm’’o funaro, andare all’indietro come “’o funaro”, il cordaio, che intrecciava funi, corde e spago con la canapa: quella campana era considerata tra le migliori al mondo. I “funari” di Napoli, di Terra di Lavoro, del Pianillo di Ottajano, per intrecciare convenientemente i fili tessili lavoravano in piedi, sempre in spazi aperti, perché nell’intrecciare la fune che si allungava essi dovevano camminare a ritroso. E dunque il loro movimento divenne, in modo improprio, l’immagine di un lavoro improduttivo, di un’attività che perde senza sosta clienti e consuma il danaro di chi la gestisce. Perché “ nun sempe s’adda credere a chello che se vede”. E tuttavia quello che si vede, l’apparenza, ha una sua realtà, che le parole non possono nascondere: “Ca tu ‘o chiamme Ciccio o ‘Ntuono, ca tu ‘o chiamme Peppe o Giro, chillo, o fatto, è niro, niro, niro, niro comm’a che!.”

I  Napoletani sanno essere, secondo le necessità della vita e della storia, sia filosofi razionalisti che filosofi empiristi: ‘addò’ ‘o vvuò’, ‘a llà t’’o ttaglio: sono pronto ad adeguarmi alle tue richieste, ai tuoi desideri. Lo dice il macellaio alla signora che chiede fettine “da questo lato qui”, e non da “quello”. Lo dice, sarcasticamente, il “guappo” a qualcuno che vorrebbe dire di no ai suoi ordini, ma non è sicuro di sé: scegli tu, gli dice il “guappo”, la mia reazione dipende da ciò che decidi di fare, e sarà comunque una reazione brutta, per te: ma la colpa sarà solo tua. L’altro capisce, e si arrende: “sempre pronto all’obbedienza”.

Tanto, cchiù nera d’’a mezanotte nun po’ venì’…già sto in mezzo a un mare di guai: uno in più non porta nuovi problemi. E’ questa “sentenza” il cardine del fatalismo napoletano.

 

Chiesa e oratorio del Santissimo Rosario di Somma Vesuviana, vicende storico- artistiche e attività filantropica

L’edificio sacro ha mantenuto la sua importanza nel tempo. Ubicata sotto il maestoso campanile di San Domenico, la piccola chiesa è appartenuta dapprima alla confraternita di Santa Maria dei Battenti con il titolo “dell’Annunziata”, e successivamente alla Confraternita del  SS. Rosario. L’augurio è che questa struttura religiosa possa ritornare ai fasti di un tempo, tornando ad essere non solo il vero gioiello di questa cittadina, ma anche una struttura di ospitalità e di accoglienza.

 

La Confraternita di Santa Maria dei Battenti officiava con un proprio ospedale, infatti, nella chiesa denominata dell’Annunziata, ubicata lateralmente alla monumentale chiesa di San Domenico nel Borgo di Somma sotto il grande campanile, luogo detto «lo Quartuccio di Prigliano». Scopo del pio sodalizio, in origine, era quello di esercitare opere di culto, atti di pietà, di beneficenza e di ospitalità verso i poveri. Per il sostegno agli infermi provvedeva al vitto, a un medico e ai medicinali; in caso di forte difficoltà vi era il trasporto gratuito all’ospedale della SS.ma Annunziata di Napoli. Era fornita di «una casa per ospedale con due o tre letti e con un ospitaliero addetto». Un altro notabile scopo assistenziale della fratellanza era l’istituto del maritaggio, che consisteva nel fornire dote o redditi a favore di fanciulle povere. Nel 1561 vi erano ascritti circa 100 confratelli e, nel 1616, circa 300. La bolla con cui Papa Giulio III (1487 – 1555) ufficializzò la fondazione della confraternita risale «al 22 febbraio 1549». Nel 1695, però, la Chiesetta dell’Annunziata venne interdetta perché diruta: il sodalizio, allora, si trasferì a officiare nella vicina chiesetta della congrega e ospedale di Santa Caterina a Largo San Giorgio vicino alla parrocchia omonima, ove rimase successivamente aggregata per sempre. Il locale, quindi, addetto un tempo a ospedale, restaurato, venne definitivamente ceduto alla Confraternita del SS. Rosario, che, sin dall’origine, aveva sempre avuto sede nel chiostro del convento dei PP. Domenicani.

A Somma , infatti, la Confraternita del Santissimo Rosario fu eretta «dentro il chiostro del Real Convento di San Domenico dei PP. Predicatori». Non abbiamo una data certa sulla sua erezione, ma da un inedito manoscritto del 1885 di un appassionato ricercatore di storia patria, Francesco Migliaccio, la troviamo già esistente nel 1591. Lo stesso studioso ci attesta, inoltre, che la confraternita, in questo periodo, ricadeva nella giurisdizione della potente parrocchia di S. Croce e annesso ad essa vi era un Monte per le sorelle benefattrici. Priore, all’epoca, era il nobile D. Antonio Vitolo. I capitoli ci confermano che la confraternita solennizzava ogni anno la festività del SS. Rosario nella prima domenica di ottobre e in ogni principio d’anno si faceva la processione del Bambino Gesù. Nel 1842 si svolse un’aspra contesa giurisdizionale tra il parroco della Chiesa di San Giorgio e quello di Santa Croce intorno «alla detta Congrega se fosse sita nell’Ottina dell’una o dell’altra». La questione si chiuse con un accordo tra i due parroci, stabilendosi «che quello di Santa Croce permetteva a quello di San Giorgio» di officiare nell’oratorio, riservandosi di intervenire con la stola nella processione del SS. Rosario, «rimanendo illesi i reciproci diritti parrocchiali pel tempo futuro». La questione interparrocchiale nasceva proprio dal fatto che l’antica Confraternita dei Battenti era sempre appartenuta alla giurisdizione parrocchiale di San Giorgio, «giusta le precedenti Visite pastorali; di poi, tale Congrega per disposizioni superiori fu aggregata, come già letto sopra, a quella di Santa Caterina, e quel locale, addetto un tempo per ospedale, venne ceduto alla congrega del SS. Rosario». Nelle processioni cittadine la confraternita si distingueva per il cingolo azzurro e il medaglione argenteo con l’effigie della Madonna del Rosario nel suo schema più comune: la Vergine seduta su un podio col Figlio in braccio e ai due lati i Santi domenicani in atto di ricevere le corone del Rosario. Nel 1931 i confratelli iscritti erano quarantuno. Nel 1939, il neo parroco di San Michele Arcangelo e Vicario foraneo, Don Luigi Prisco, divenuto commissario delle confraternite,  in un documento inviato all’ufficio amministrativo della Curia Vescovile di Nola, attestava che la Confraternita del Rosario era già estinta per «mancanza di fratellanza». Nel 1941, infatti, mancava già di un legale rappresentante, dopo la morte dell’ultimo Priore Domenico Auriemma.

La chiesetta era, ancora, gestita da quei pochi «fratelli e sorelle», mentre rimaneva ancora attiva nel cimitero cittadino la cappella per la sepoltura dei defunti della Confraternita. Chiusa definitivamente dopo il terremoto del 1980, la chiesetta ha sempre mantenuto la sua importanza nel tempo, grazie anche all’importante e popolare processione del primo dell’anno del Bambinello Gesù.  Sul portale d’accesso, sbiancata e corrosa da tempo, inserita in un ovale, è ancora visibile, per chi passeggia, un’antica immagine della Madonna del Rosario con due Santi domenicani. All’interno, attualmente in disordine e pericolante, si conservava un grande quadro seicentesco della Madonna del Rosario circondato da storie, oltre a pregevoli pitture, come riferisce lo studioso Alberto Angrisani; mentre è andato perduto il coro ligneo sormontato da un alto baldacchino, utilizzato fino agli anni ‘60 del Novecento. Tra le opere sacre, in alto sull’altare principale, era situata una sontuosa e pregevole statua-manichino della Madonna del Rosario del sec. XVIII con il Bambino Gesù. Al centro della sala, inoltre, faceva mostra di se un enorme lampadario, donato dal confratello Aniello D’Avino; mentre uno splendido sarcofago di stile barocco con piedi leonini veniva utilizzato, coperto da una coltre, per il servizio funerario dei consociati. Sulla facciata esterna, invece, si ammira il campanile a muro piatto sagomato e traforato da monofore in cui sono inserite le campane. Accenni di decorazioni a stucco, un cornicione e un soprastante piccolo frontone sono gli unici elementi salienti del campanile che viene schiacciato e minimizzato dalla vicina mole dominante della torre di San Domenico, come riferisce il compianto Raffaele D’Avino. L’intera facciata, infine, termina con una solenne merlatura, forse della stessa epoca di quella che corona il campanile più alto. L’augurio è che questa struttura religiosa possa ritornare ai fasti di un tempo, tornando ad essere non solo il vero gioiello di questa cittadina, ma anche una struttura di ospitalità e di accoglienza.

fonte immagine: Raffaele D’Avino

 

Indagine San Giovanni Bosco: Viminale istituisce commissione d’accesso all’ ASl Napoli 1

Verdi: “Da anni chiediamo l’istituzione di un presidio fisso di polizia negli ospedali senza riscontro alcuno. Ora ci aspettiamo che la commissione d’accesso non si limiti a sostenere l’ovvio ma individui responsabilità e collusioni in modo chiaro”.

“Restiamo interdetti dinanzi alla decisione del ministero dell’Interno di delegare al prefetto di Napoli la nomina di una commissione di accesso all’Asl Napoli 1 in merito ai casi di illegalità presso l’ospedale San Giovanni Bosco. Ci appare stravagante che il Viminale nomini una commissione e non accolga la nostra istanza, che sosteniamo da oltre un anno, di istituire una postazione fissa di polizia presso questo ospedale come in altri. Al Vecchio Pellegrini infatti dei delinquenti sono addirittura entrati al Pronto Soccorso sparando eppure neanche in quel caso ministro dell’Interno, Questore e Prefetto hanno ritenuto di insediare un presidio fisso delle forze dell’ordine per tutelare i pazienti e il personale. Tenendo conto inoltre che sui fenomeni di illegalità al San Giovanni Bosco sta indagando la magistratura ci saremmo aspettati la profusione di uno sforzo per ristabilire una volta per tutte la legalità all’interno e all’esterno di questa struttura come di altre tramite una presenza organica e costante delle forze dell’ordine”. Lo afferma il consigliere regionale dei Verdi e membro della commissione Sanità Francesco Emilio Borrelli autore di molte denunce contro la presenza della criminalità nei presidi ospedalieri napoletani. “Ora ci aspettiamo che la commissione non si limiti a sostenere l’ovvio. Se il loro lavoro sarà evincere se al San Giovanni Bosco è esistita o meno una presenza della camorra, la risposta gliela anticipiamo noi: sì. Il lavoro che attendiamo è che si individuino responsabilità e collusioni e si agisca di conseguenza potenziando l’opera di denuncia e pulizia che hanno avviato proprio il commissario della Asl Napoli 1. Altrimenti saremo di fronte ad un lavoro che impatterà poco o nulla sulle criticità dell’ospedale che denunciamo da anni”.
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Massa di Somma, minaccia donna con coltello e fugge via: incastrato dai social

Una donna urla ed ha un coltello puntato alla gola. Sono le 22.30 di lunedì 15, quando a Massa di Somma un militare, allertato dalle grida della vittima, accorre sul poato. Il malvivente che aveva minacciato la ragazza pwe rubarle la borsa, soggetto le aveva puntato un coltello alla gola per rapinarla della borsa, sale a bordo di una toyota yaris blu alla guida della quale c’era una ragazza e si dirige verso Cercola.
Il carabiniere li insegue e chiama rinforzi. I 2, vistisi alle strette, erano scendono dall’auto per fuggire a piedi. Tuttavia i militari riescono a bloccare la complice del rapinatore e sua compagna nella vita, Cristina Manzo, una 25enne di Napoli. La donna viene arrestata mentre il compagno si dà alla fuga, ma verrà identificato in seguito grazie ai social network. L’uomo Pasquale Borragine, 30enne di Ercolano
ritenuto vicino al clan Birra-Iacomino
è stato sottoposto in seguito a fermo e tradotto in carcere.