Acerra, presentazione della stagione teatrale 2019/20

Sarà presentata alla stampa e alla cittadinanza, venerdì 8 novembre 2019, alle ore 10,30, presso il Castello dei Conti di Acerra, la nuova stagione teatrale 2019/20 acerrana, patrocinata dal Comune di Acerra, che si terrà presso il “Teatro Italia” di Acerra. Per il quinto anno consecutivo, grazie al contributo economico dell’Amministrazione Comunale guidata dal Sindaco Lettieri ed alla direzione artistica del Teatro Pubblico Campano, tutti i cittadini che desiderano abbonarsi potranno seguire gli spettacoli della rassegna teatrale di altissimo profilo con costi ridotti per l’abbonamento, grazie al sostegno economico del Comune all’iniziativa culturale.

Ad inaugurare la rassegna teatrale il prossimo 20 novembre 2019 l’attore Biagio Izzo, successivamente calcheranno il palco anche artisti del calibro di Gianfelice Imparato, Carolina Rosi (con Ditegli sempre di si), Lello Arena (con Miseria e Nobiltà, regia di Luciano Melchionna), Massimo Lopez e Tullio Solenghi, e poi Mariagrazia Cucinotta, Vittoria Belvedere e Michela Andreozzi (con lo spettacolo Le figlie di Eva), ancora Rossella Brescia, Tosca D’Aquino, Roberta Lanfranchi, Samuela Sardo (con Belle ripiene), Nancy Brilli (con A che servono gli uomini), chiuderanno la rassegna Gigi e Ross (con Andy e Norman).

Alla conferenza di presentazione in programma domani, venerdì 8 novembre alle 10,30, parteciperanno il Sindaco Raffaele Lettieri, Simona Rocco e Roberto Nicorelli del “Teatro Pubblico Campano” ed alcuni artisti che saranno protagonisti del prossimo cartellone come Francesco Procopio, Gaetano Liguori e Francesca Marini. Anche quest’anno l’Amministrazione comunale sostiene il progetto legato alla valorizzazione del Castello dei Conti e delle eccellenze enogastronomiche del territorio per tutti gli utenti/clienti/abbonati del Teatro Italia.

La sposa di Molaro nel paradiso dantesco

Al Salone Margherita per la prima volta anche abiti eleganti prêt-à-porter. Al termine l’abito gioiello dedicato al Duomo di Amalfi

 

Domenica 10 novembre 2019 alle ore 17,30 al Salone Margherita di Napoli, Gianni Molaro presenterà la Collezione Sposa 2020. La sfilata sarà ambientata nel paradiso dantesco, ripercorrendo il viaggio che il Sommo Poeta intraprese in compagnia dell’angelica Beatrice. Proprio Beatrice, vestita con un candido abito bianco, mostrerà a Dante le schiere celesti degli angeli: trenta luminose modelle che indosseranno altrettante creazioni, mentre musiche imponenti e celestiali faranno da sottofondo all’intera scena e trasporteranno il pubblico in un mondo onirico.

La Collezione Sposa 2020 del profeta dell’Art Couture è composta, appunto, da 30 abiti, ognuno dei quali possiede diverse interpretazione del concetto luce. Splendori, riverberi, bagliori, iridescenze realizzati unicamente attraverso sapienti e pregiati ricami, con perle e cristalli, dalle mani esperte delle ricamatrici campane. Non mancheranno le profonde scollature che rendono la sposa oltre che raffinata e femminile, sensuale e solare. E ancora: trasparenze, spacchi e volumi scultura, abiti dalle linee romantiche in pizzo e tulle, linee redingote in tex di mikado di seta pura, sirene sinuose e femminili. Ogni centimetro di ogni abito è come sempre curato in ogni dettaglio per rendere le spose Molaro semplicemente uniche.

Si tratta di abiti di alta sartoria ma dai costi accessibili, per poter permettere a tutte il sogno di indossare un abito firmato Molaro. Sono anni che lo stilista porta avanti il concetto del lusso accessibile:  “Possiamo definire lusso tutto ciò che viene realizzato a mano con materiali pregiati – spiega Molaro – gli alti costi molto spesso non provengono solo dalla mano d’opera o dai materiale selezionati, essi sono quadruplicati a causa della pubblicità, costi di gestione, fitti da capogiro e tanto altro. Le sete e i pizzi con cui vengono realizzati i miei vestiti sono gli stessi che utilizzano tutti gli stilisti che fanno l’alta moda a Parigi. La manodopera è specializzata, sono presenti bravissime sarte, le mie potrebbero lavorare tranquillamente da Chanel o Dior – prosegue lo stilista – la differenza tra me e le blasonate case di moda è che io non ho costi stratosferici di gestione e quindi posso permettermi di portare avanti il discorso del lusso accessibile. Non esistono altri motivi reali per giustificare spese esorbitanti, chi dice di aver pagato un abito cifre esagerate e irragionevoli, probabilmente è stata presa in giro, oppure non è una persona riflessiva”.

Ma veniamo alle anticipazioni: “Quest’anno per la prima volta apro la sfilata di abiti da sposa con una capsule collection di abiti eleganti prêt-à-porter – racconta Molaro –  voglio dare la possibilità di indossare anche a chi non deve sposarsi un abito Molaro. Chiuderà la sfilata l’abito da sposa più visualizzato al mondo: in due mesi è stato visto sui social da 2 milioni di persone.”

Sarà l’abito testimonial di Gianni Molaro. Per realizzarlo sono stati impiegati sei mesi di lavoro; è stato cucito e ricamato con milioni di cristalli d’oro. “Ho voluto creare quest’abito prezioso e spettacolare per omaggiare un vero e proprio gioiello artistico ed architettonico della nostra Campania: il Duomo di Amalfi”, conclude Molaro. Il sogno è per tutti.

“Chi dite che io sia?”, un libro dedicato a Papa Francesco

Chi è Papa Francesco se non un Pontefice con i fiocchi? Prete, vescovo, cardinale, umilmente abbigliato di bianca autorità ormai entrato nel guinness dei primati: primo gesuita, primo extraeuropeo, primo con il nome di Francesco, primo a non abitare  negli appartamenti pontifici, primo con una croce pettorale d’argento e, per giunta, primo a principiare la enciclica con le iniziali in lingua italiana, “Laudato si’” .

 

Papa Francesco, l’unico vero vip del momento, continua a bucare, con genuino tintinnio evangelico, stampa e video; fa filare dritti, con maliose effusioni di schiettezza, personaggi di istituzioni religiose, politiche, culturali; seduce spiritualmente coscienze, già a contatto con l’autenticità del divino o in anelito verso la trascendenza, ambedue stelo dello stesso Fiore.

Chi è Papa Francesco se non il  Pontefice che non si stanca di venire incontro a tutti: separati, gay, peccatori, lesbiche, risposati, indifferenti, purché imbottiti di buona volontà, col proferire quella fatidica espressione: “chi sono io per giudicare?”

 

A chiedersi chi è “il vescovo giunto a Roma dalla fine del mondo” è Monsignore Santino Spartà con il suo nuovo libro “Chi dite che io sia” edito da Graus Edizioni. Rispondono alle sue domande 28 personaggi noti tra religiosi, cardinali, giornalisti, attori, sindacalisti, uomini di cultura, sportivi, cantanti, conduttori televisivi. Gli intervistati rilevano la personalità di un Pontefice con i fiocchi, che continua ad appassionare folle religiose e laiche progressivamente crescenti. Il modo confidenziale di esprimersi, il frasario stilisticamente semplice, la sua pastorale familiarmente schietta, la inedita ed efficace provocazione, la profonda spiritualità, l’impegno di snellire certe burocratiche strutture della Chiesa, la sensibilità a favore delle nuove generazioni, la determinazione di un dialogo ecumenico, la carità verso i poveri e i bisognosi, seguitano a griffare di ottimismo chi si avvia verso l’autenticità del divino.

 

Personaggi intervistati: Al Bano, Mara Venier, Iva Zanicchi, Vittorio Sgarbi, Alba Parietti, Giulio Base, Simona Izzo, Annamaria Furlan, Carmelo Barbagallo, Suor Cristina Scuccia, Giovanni Malagò, Tania Cagnotto, Federica Pellegrini,  Aldo Maria Valli, Giuseppe Abbagnale, Vincenzo Romeo, Massimo Dapporto, Rosanna Vaudetti, Lando Buzzanca, Daniel Fernando Sturla Berhouet, Francesco Montenegro, Francis Xavier Kriengsak Kovithavanij, Ibrahim Sidraq, Jorge Liberato Urosa Savino, Louis Sako, Odilo Pedro Scherer, Cesare Cilvini e Gennaro Famiglietti.

Le storiche liti tra Somma e il casale di Sant’Anastasia

Un vecchio detto anastasiano dice: meglio a mort, ca nu summes for a port (meglio la morte che un abitante di Somma fuori la porta). Da dove arriva questo detto? Le ipotesi sono sicuramente quelle storiche?

La Terra di Somma, già a partire dal 1326, era divisa in tre grandi quartieri: il Casamale, Margherita e Prigliano. Ai quartieri si aggiungevano i Casali di Sant’Anastasia, Trocchia, Pollena e Massa. Appartenevano amministrativamente a Somma anche il Casale di Pacciano (D. Russo), attuale frazione di Pomigliano d’Arco, e una vasta masseria del Casale di Ponticelli Minore (L. Verolino). I casali erano piccoli agglomerati urbani rustici, fatti di case e di terreni coltivabili. Gli uomini dei casali erano cittadini che dalla città principale si trasferivano nell’ambito del suo distretto ed il territorio occupato si considerava parte dell’agro comune assegnato agli abitanti per maggior comodo della cittadinanza e si amministravano con le stesse consuetudini e gli stessi privilegi della città (G. Jalongo e G. Torre).

Nel Settecento le lotte tra Somma e Sant’Anastasia divennero più accentuate: Sant’Anastasia mal sopportava l’egemonia di Somma e gli antichi privilegi che erano legati al suo antico dominio. Già nel 1600, Papa Clemente VIII, dopo aver istituito la Collegiata in Somma, obbligò i Padri Domenicani della Chiesa di Madonna dell’Arco a versare alla Collegiata di Somma 650 ducati annui, ricavati dalle numerose offerte votive. Oltretutto, Sua Santità obbligò i Domenicani a costruire a proprie spese anche la Canonica. Tutto ciò diede luogo a innumerevoli liti tra il casale e la città.

Sin dal 1718 i rappresentanti di Sant’Anastasia ricorsero, spesso, al Regio Fisco per sottrarsi alla giurisdizione annuale del Mastro Mercato di Somma, ma le sentenze davano sempre torto alle loro ingiuste pretese. Più volte rinnovavano i patti, ma in realtà si ribellavano con la violenza a qualsiasi ordinanza emessa, come avvenne pure nel 1765 e nel 1774. Il privilegio del Mastro Mercato,  istituito nel 1496 da Giovanna d’Aragona (1478 – 1518), era di una grande importanza, poiché per gli otto giorni della fiera del Martedì in Albis cessava in Somma e nei suoi casali ogni e qualsiasi altra giurisdizione sia civile che criminale ed inappellabilmente sia per gli abitanti di Somma che per quelli dei casali giudicava il Mastro Mercato di nomina annuale dei deputati dell’Università di Somma. Solo più tardi, durante il decennio francese (1806 – 1815), determinate leggi abolirono non solo il secolare privilegio del Mastro Mercato, ma permisero al casale di Sant’Anastasia di ottenere la sua sospirata autonomia (1809).

Precedentemente, però, durante il breve periodo della Repubblica Partenopea (23 gennaio 1799 – 13 giugno 1799), altro sangue cittadino era colato sotto le pendici del monte. La città di Somma era sconfortata dal governo borbonico e, inoltre, era altresì desolata per la furiosa eruzione del 1794. Animata, quindi, dai più generosi ideali, abbracciò con entusiasmo la causa francese della Repubblica Partenopea. Sant’Anastasia, invece, dileggiando la decisione di Somma, si ribellò ad essa: non accettò la posizione del popolo sommese ed ostentò fedeltà a Ferdinando IV, minacciando Somma. I sommesi, dal canto loro, in risposta, invasero il dipendente casale, e lo saccheggiarono totalmente. Gli anastasiani per vendicarsi, con evidente opportunismo, non solo rinunziarono ad aderire agli ideali borbonici, ma  aderirono astutamente al nuovo regime francese, chiamando in aiuto le truppe della Repubblica partenopea. Lo scopo era quello di  infliggere una sonora lezione ai sommesi. La truppa di Championet, guidata dal Generale Giuseppe Schipani, si fermò a Sant’Anastasia e puntò, addirittura, un cannone su Somma. I cittadini di Somma, avvertiti, in tempo, si formarono in diverse squadre e armate delle più strabilianti armi, piombarono su Sant’Anastasia, accerchiando le truppe repubblicane e dei suoi casalini, sconfiggendo e saccheggiando nuovamente l’infido casale di Sant’Anastasia. L’abate Don Pietrabondio Drusco, che narrò tali fatti nel 1799, oltretutto confermati dal Monitore Repubblicano diretto da Eleonora Pimentel Fonseca, accusò di anarchia l’opera dei cittadini sommesi per i loro ripetuti saccheggi. Ma, come riferisce lo storico Alberto Angrisani, l’abate non conosceva all’epoca la psicologia dei sommesi, ne tantomeno era a conoscenza delle continue e secolari lotte fra Somma e Sant’Anastasia, perciò non poteva comprendere il particolare stato che animava i sommesi, che giustificava pienamente il loro operato.

La rivalità tra Somma e Sant’Anastasia continuò ancora nel tempo. In occasione del Regio Decreto del 17 marzo 1927 – sulla eventuale revisione delle circoscrizioni comunali e per rendere più prospera la vita di Comuni con scarse, o insufficienti risorse morali e finanziarie, che non assicuravano un futuro semplice – il vicino Comune di Sant’Anastasia con voto del direttorio del suo fascio, osò invocare l’aggregazione di Somma a Sant’Anastasia. Ma contro questa ardita pretesa di accorpamento si schierò non solo un fervente comitato di illustri personalità sommesi, ma anche una vibrante pubblicazione dello storico Alberto Angrisani dal titolo Brevi notizie storiche e demografiche intorno alla città di Somma.Un’opera che non solo costituisce – secondo il professore Jacopo Pignatiello – una tappa bibliografica essenziale e avvincente per chi ambisca a scoprire la storia di Somma Vesuviana, ma una memoria scritta in pochi giorni, propriamente quindici, in difesa dell’autonomia della città.

Somma Vesuviana, al ristorante “La Lanterna” Festa in Condotta con Slow Food Vesuvio

L’11 novembre 2019, alle 20, presso il ristorante La Lanterna di Somma Vesuviana, in via G. Aliperta 8, ci sarà l’evento festa di Condotta di Slow Food Vesuvio. La manifestazione ha lo scopo di sostenere un progetto per l’Africa grazie alla generosità di tantissimi amici ristoratori e pizzaioli vesuviani.

Il costo è di 30 euro e il ricavato insieme alla Comunità slow food AfricaNa, si prefigge di raccogliere fondi per acqusitare 4 pompe idrauliche per il Villaggio di Broudumè in Costa d’Avorio.
Servono solo 20mila euro per ridare acqua potabile all’intero Villaggio. E Slow Food Vesuvio sostiene la sua parte.

L’evento è dedicato non solo ad un progetto umanitario ma anche alla commemorazione dei traguardi importanti raggiunto in questi 30 anni, come la tutela dei prodotti del territorio vesuviano, si pensi ai piselli 100 giorni, alle albicocche Pellecchiella del Vesuvio e tantissimi prodotti della nostra terra.

Per informazioni prenotazioni:
Maria Lionelli 3385318935

Di seguito i ristoratori e i pizzaioli che parteciperanno:

Piatti di eccezione di Chef e Maestri Pizzaioli dell’Alleanza Slow Food Campania Basilicata

Angela Ceriello ristorante E’Curti (Sant’Anastasia)

Luigi Cippitelli maestro pizzaiolo, pizzeria Luigi Cippitelli (San Giuseppe Vesuviano)

Ristoratore Cirodi Giovanni pizzeria Magma (Torre del Greco)

Ristoratore Maurizio Focone ristorante Viva Lo Re Locanda (Ercolano)

Chef Alberto Fortunato ristorante LaBettoladelGusto (Pompei)

Sergio Grassia e Genny Grassia maestri pizzaioli Pizzeria Fratelli Grassia (San Giuseppe Vesuviano)

Chef Fioravante Iovine ristorante Garum (Pompei)

Ristoratrice Marina Mastropasqua ristorante SummaTerra (Somma Vesuviana)

Francesco Salvo e Salvatore Salvo  maestri pizzaioli
Pizzeria SALVO Francesco&Salvatore (S.Giorgio a Cremano)

Durante la serata
si potrà acquistare la guida
Osterie d’Italia 2020

Ottaviano: l’assessora Virginia Nappo parla dello “stato” degli edifici scolastici, dei “buoni-libro” e della “mensa”…..

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Quando Gaetano Capasso portò in classe un piccolo braciere per riscaldarsi….Lo “stato” degli edifici scolastici. Il “polo per l’infanzia” che sorgerà a San Gennarello di Ottaviano, e il finanziamento della Città Metropolitana. La  questione della “mensa”, che è stata al centro di un dibattito dai toni accesi. I buoni-libro. La dott.ssa Virginia Nappo, che è anche assessora all’Edilizia Scolastica e ai Rapporti con la Scuola, fornisce su questi temi chiarimenti importanti. Ma oggi cosa offre ai giovani ottavianesi l’istruzione pubblica?

 

Questa intervista nasce dal concorso di tre impulsi. Prima di tutto, il desiderio di tornare ai tempi della “Bardinella”, quando scrivevo quasi solo articoli su temi ottajanesi. Poi la “scossa” trasmessa dalle foto dei dirigenti scolastici che, dotati di elmetti gialli, protestano, a Roma, davanti alla sede del Ministero della Pubblica Istruzione perché si affronti seriamente il problema della sicurezza degli edifici scolastici, e per ricordare che “ccà nisciuno è fesso” a quei legislatori e politici “distratti” che hanno “scaricato” sulle fragili spalle dei dirigenti quasi tutta la responsabilità connessa a quel problema. E poi la suggestione dei ricordi. Qualche giorno fa ho parlato della storia di Ottaviano ai ragazzi dell’I.C. “ D’ Aosta” che frequentano la 2a media: le loro aule sono quelle in cui trascorsi i tre anni del Liceo, lungo un corridoio in cui si è svolta, per decenni, la splendida storia dell’”A. Diaz”. Faceva freddo, in inverno, in quelle piccole stanze, non c’erano i termosifoni, e gli scioperi erano “reati” puniti con l’espulsione da tutte le scuole. Ma un giorno di freddo insopportabile un mio compagno di classe, il compianto Gaetano Capasso, che sarebbe diventato un grande ingegnere e un mago del “virtuale”, mandò in scena una protesta clamorosa: entrò in classe reggendo “nu panaro”, un cestino di vimini in cui era incastrato un piccolo braciere con carboni ardenti.

La scuola dell’obbligo di Ottaviano è stata al centro di discussioni anche agitate. Ne parlo con l’assessora Virginia Nappo, che dal luglio del 2018 gestisce deleghe importanti: Pubblica Istruzione, Cultura, Rapporti con la scuola, Edilizia Scolastica, Trasporto Urbano, Servizi Demografici del Comune di Ottaviano. Mi permetto di chiamarla “assessora”, perché l’Accademia della Crusca autorizza l’ uso del termine, in nome della parità di genere. Della dott. Nappo ho sempre ammirato la compostezza signorile con cui sostiene il peso di polemiche anche aspre: i “generi” sono pari, ma certi modi sono “pregi” ancora soprattutto femminili.

 Signora Assessora, qual è lo stato degli edifici scolastici?

“Non dimentichiamo che siamo partiti con un handicap: l’inagibilità e la conseguente chiusura del plesso “Rocco Scotellaro”. Abbiamo spostato gli alunni al plesso “Pozini”, ma subito dopo (e sottolineo subito) abbiamo ottenuto i fondi dalla Città Metropolitana per fare un istituto tutto nuovo. Arriveranno 1 milione e 780mila euro per la realizzazione di un polo scolastico per l’infanzia a San Gennarello.  Dal Miur abbiamo ottenuto finanziamenti per l’adeguamento antincendio dell’Ic “Beneventano”, dell’Ic “D’Aosta” (plesso Trappitella) e l’Ic di San Gennarello.  Abbiamo richiesto, inoltre, ulteriori fondi, per i quali abbiamo concrete speranze di ottenere riscontri positivi. Non mi piace fare paragoni, penso anzi che si debba lavorare sempre in continuità con il passato, per il bene della collettività: ma i dati sono questi e non mi sembra poco, francamente. Devo, a tal proposito, ringraziare il personale dell’ufficio tecnico che lavora all’edilizia scolastica e che non fa mai mancare il suo apporto prezioso”.

Ci sono problemi di manutenzione ordinaria?

“Anche su quella siamo attentissimi. Fin dall’estate abbiamo fatto una ricognizione di tutti gli edifici scolastici, e questo ci ha consentito di intervenire in maniera minuziosa e capillare. Abbiamo accolto e soddisfatto tutte le richieste degli istituti comprensivi e continuiamo a monitorare gli edifici senza interruzione”.

Ci parli della “mensa scolastica”.

“Certo, se Lei non me lo avesse chiesto, sarei stata io a sollecitare l’argomento, perché è mio interesse chiarire come sono andate le cose. Innanzitutto, cominciamo col dire che la “mensa” è partita. Ed è partita nello stesso periodo in cui è partita lo scorso anno. Nessun ritardo, nessuna criticità particolare, se non quelle derivate dal fatto che spesso si lavora in condizioni non facili. Basti pensare che l’ufficio Scuola è composto da un caposettore e da un solo dipendente, uno solo. A queste condizioni, il lavoro svolto è a dir poco eccezionale”.

 Qualcuno, nei giorni caldi della polemica, ha interpretato alcune sue parole come una critica alla società che gestiva la mensa l’anno scorso

“È un equivoco. Un incredibile e grossolano equivoco. Ho troppo rispetto per il lavoro altrui per avanzare critiche sulla professionalità di chicchessia, al di là dei risultati. La società che l’anno scorso gestiva la mensa ha ricevuto delle sanzioni dal Comune e, per questo, non abbiamo ritenuto opportuno procedere alla proroga. Tutto qua”.

Qual è il bilancio dell’attività svolta dall’assessorato?

 “Cominciamo col parlare dei buoni- libro. Siamo tra i pochi Comuni della Campania che erogano i “buoni- libro” contemporaneamente all’inizio della scuola. Niente attese, niente materiale didattico alternativo, ma libri per l’anno in corso. È così vero che l’”Anci” nel 2018 pubblicò sul suo sito la nostra iniziativa, lodandola. Aggiungo che quest’anno, a fare la richiesta per i “buoni- libro”, sono stati quasi 700 studenti, a fronte dei 400 o 500 degli anni passati. Significa che il servizio funziona. Se ci pensiamo, siamo dinanzi ad un fenomeno importantissimo: un libro scolastico è uno strumento prezioso, è un indispensabile compagno di viaggio. Noi mettiamo gli studenti che frequentano le scuole di Ottaviano in condizione di averli subito. Ma naturalmente non ci sono solo i “buoni- libro”. Dedichiamo costante attenzione alla manutenzione degli edifici, come ho spiegato precedentemente, e portiamo avanti con le scuole un dialogo proficuo, grazie ad un contatto continuo. Lavoriamo a progetti che possano sempre coinvolgere i nostri istituti: presto ce ne saranno altri, che si aggiungono a quelli già attuati. Tra la mie deleghe c’è anche la cultura, ma io ritengo che non ci debbano essere grandi distanze tra la cultura e la scuola: sono due argomenti che si toccano, anzi che si intrecciano. In definitiva, ritengo di essere abbastanza soddisfatta del lavoro svolto finora e di quello già programmato per il futuro: questa Amministrazione ci mette buona volontà e passione sempre, nella scuole come nelle altre “deleghe”, non solo mie, ma di tutti gli assessori e consiglieri “.

 Col trasporto scolastico come siamo messi?

“Il trasporto scolastico ad Ottaviano è partito fin dal primo giorno. Funziona bene, senza alcun problema di sorta”.

Un’ultima domanda: come è il suo rapporto personale col mondo della scuola ottavianese?

“Ottimo. E sa perché? Perché io dialogo con tutti. Come Amministrazione Comunale siamo sempre presenti alle iniziative culturali delle nostre scuole, veniamo coinvolti e a nostra volta coinvolgiamo le scuole. È una sinergia positiva, che va avanti da anni e che non sarò certo io ad interrompere. Non lo scopro io: l’Amministrazione Capasso mette la scuola al primo posto. E chi lo nega è in malafede”.

C’è qualcosa da migliorare? Restano problemi da risolvere?

 “C’è sempre qualcosa da migliorare e i problemi ci saranno sempre, direi che è inevitabile. Quando il sindaco Luca Capasso mi ha dato queste deleghe, sapevo che sarebbe stato complicato. Tutto sommato, però, le soddisfazioni sono maggiori delle grane, proprio perché sono consapevole che non si deve smettere mai di cercare miglioramenti”

Non tocca all’assessora Virginia Nappo dirci quale sia il livello dell’”offerta” culturale che le scuole ottavianesi garantiscono ai loro alunni. Ma è un tema che va affrontato, perché in questo momento drammatico per l’economia di Napoli, della Campania e del Sud, la Scuola è, più che mai, il primo “luogo” della speranza. Forse, il solo “luogo”.

 

Napoli, camorra: estorsioni a pizzerie. 22 misure

Nelle prime ore di questa mattina, nell’ambito di un’articolata indagine coordinata dalla Procura Distrettuale della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Napoli-Centro hanno eseguito un’ordinanza cautelare emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli nei confronti di 22 indagati. I fermati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di essere partecipi del clan Sibillo, di aver più volte estorto denaro ai titolari di pizzerie e negozi di generi alimentari delle zone di San Gaetano e dei Decumani, di partecipazione ad associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti in quelle zone ed infine di detenzione e porto abusivo di armi da sparo.

I reati sono stati commessi per agevolare le attività del clan Sibillo, articolazione satellite del sodalizio camorristico facente capo ad Edoardo Contini ed agli altri gruppi federati nella “Alleanza di Secondigliano”, particolarmente attivo nelle zone dei Decumani e dei Tribunali, nonostante gli arresti nel tempo dei suoi capi storici.
Le indagini hanno consentito di accertare che proprio i vertici del clan, nella persona di Sibillo Pasquale, detenuto in carcere, hanno gestito il sodalizio inviando le direttive ai sodali in libertà utilizzando, per recapitare messaggi scritti, i congiunti che si recavano ai colloqui.

La stessa organizzazione dedita al traffico di rilevanti quantitativi di sostanze stupefacenti di vari tipi e che ha operato giornalmente per buona parte del primo semestre del 2017, riconducibile ai membri della famiglia di Napolitano Giuseppe ed ad alcuni fornitori abituali esterni all’ambito familiare, ha operato per agevolare le attività del clan Sibillo, i cui membri in libertà, più volte, hanno tenuto i loro summit camorristici proprio presso l’abitazione dei Napolitano, sede della piazza di spaccio.

L’attività d’indagine si è avvalsa di sofisticati strumenti di captazione ambientale e telefonica nonché della collaborazione delle vittime di numerosi episodi estorsivi commessi ai loro danni dagli uomini del clan Sibillo.

A Napoli per la prima volta il gruppo tedesco The Notwist

La band fondata dai Fratelli Acher è un punto di riferimento internazionale per tutta la scena musicale indie rock ed elettronica. Agli inizi della loro carriera avevano un sound post hardcore e metal ma nel tempo, grazie alla ricerca e la sperimentazione, hanno maturato un sound rock intriso di elettronica anticipando così le atmosfere sonore e le melodie che hanno fatto scuola tra molti artisti come gli inglesi Radiohead.

La band tedesca tornerà in Italia a novembre con un mini tour di quattro date e farà tappa per la prima volta a Napoli, presso la Casa della Musica, Giovedi 21 Novembre (biglietto euro 18,00) e presenterà dal vivo uno spettacolo unico e inedito profondamente ispirato da “Messier Objects”, uno degli album più affascinanti della sua carriera.

I Notwist sono una band incredibilmente multiforme e poliedrica e la loro linea del tempo discografica, in costante mutamento ed evoluzione, ne è la dimostrazione: dagli esordi con l’omonimo album post-hardcore nel 1991, alle derive via via sempre più post rock ed elettroniche di album come Shrink (da cui è tratta la bellissima “Chemicals”), fino a capolavori come Neon Golden e agli album successivi, anch’essi coerentemente originali, atipici e di difficile classificazione.
Ce n’è uno in particolare che, pur non godendo della notorietà che merita, esprime in modo più che eloquente il lato sperimentale e visionario della band tedesca. Parliamo di Messier Objects, un album di b-sides e brani inediti pubblicato nel 2015 su Alien Transistor che raccoglie una serie di lavori e composizioni strumentali derivanti dal fecondo dialogo con altre forme d’arte quali teatro, cinema, radio e televisione.
Il titolo dell’album è un omaggio al lavoro dell’astronomo francese “cacciatore di comete” Charles Messier e alla sua classificazione di 110 oggetti celesti. L’album si compone infatti di 17 “oggetti” apparentemente slegati tra loro, composti secondo intenti e ispirazioni non attribuibili a un concept unico ma scritti in tanti momenti diversi e per occasioni diverse, tenuti insieme dalla loro natura di “brani composti per la sonorizzazione di qualcosa”. Quindi non più fini a loro stessi ma con una funzione ben specifica, legata volta per volta a un soggetto diverso.
Ed è qui che emerge lo spirito più sperimentale e inaspettato dei Notwist, che hanno pensato di riarrangiare questi brani per riproporli dal vivo, in uno spettacolo audio/video unico e irripetibile, in cui la band esplora le infinite possibilità della sperimentazione e dell’improvvisazione incorporando elementi provenienti dalla Library music, dal Free Jazz e dalla musica elettronica sperimentale. Il concerto , che mira a essere un’esperienza musicale e al tempo stesso cinematica, è arricchito e strettamente legato a un’importante parte visiva, affidata alle proiezioni sperimentali dell’artista tedesco Anon Kaun e al light designer Bertil Marks.
Sarà un’occasione unica per esplorare il lato più inedito, sperimentale e sorprendente dei Notwist.

Facebook – notwist.com – Soundcloud

I Notwist nascono nel 1989 a Weilhelm, nell’alta Bavaria, a opera dei fratelli Markus (chitarra e voce) e Michael Archer (basso), insieme al primo batterista Meki Messerschmidt. Con l’uscita del loro debut album omonimo nel 1990, i Notwist furono subito considerati una delle band hardcore tedesche più interessanti, prima ancora che le chitarre prendessero direzioni sempre più ordinate e le composizioni si arricchissero di sonorità molto più vicine al mondo del post rock e dell’elettronica. Nel 1992 esce Nook disco molto vicino al precedente lavoro, che risente di particolari influenze hardcore e metal. Una prima svolta arriva con la pubblicazione di 12, avvenuta nel 1995, che segna il passaggio al post rock e le prime divagazioni nei territori dell’elettronica. Nel 1997 Martin Gretschmann si unisce al gruppo e presto arriva la svolta, con la pubblicazione nel 1998 di Shrink, un album di rock sperimentale che fonde jazz ed elettronica. Brani come “Day 7” o “Chemicals” possono di buon grado essere considerati l’archetipo dell’indietronica. Nel 2002 arriva Neon Golden, enorme successo di pubblico e critica, tutt’oggi considerato il loro capolavoro e un album fondamentale nello sviluppo della musica degli ultimi decenni. Sei anni dopo esce The Devil, You + Me, altro enorme successo per la band tedesca, seguito nel 2014 da Close to the Glass, un attraente e imprevedibile connubio tra melodie emozionanti e pulsazione precisa delle macchine e dell’elettronica. Romantico e robotico allo stesso tempo, questo album è un collage che unisce pop songs, scienza, ricerca e capacità di raccontare storie. E poi fu la volta di Messier Objects, la raccolta di b-sides appartenenti al mondo della sonorizzazione e della sperimentazione sonora. Il loro ultimo album, Superheroes, Ghost-Villains + Stuff, è stato pubblicato nel 2016 uscendo negli Stati Uniti per l’etichetta Sub Pop. Il disco è stato registrato durante la seconda di tre serate live complessive fatte dai Notwist al UT Connewitz di Lipsia a metà dicembre del 2015, tutte rigorosamente sold-out.

“Meditazione ed emozioni”, si chiude il ciclo di appuntamenti targati MyEmotionLife

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Sabato 9 novembre ultimo workshop condotto da Stefania Guarracino, docente e formatrice, ideatrice del metodo “Il Viaggio di Bel”. 

Ultimo appuntamento per il ciclo di workshop “La vita e le nostre emozioni” promosso da “MyEmotionLife”, realtà associativa impegnata nella tutela della salute dell’individuo attraverso la cura delle sue emozioni.

L’incontro, dal titolo “Meditazione ed Emozioni” sarà ospitato, ancora una volta, presso il Centro delle Culture di Cicciano (NA), sabato 9 novembre, a partire dalle ore 17,00. A condure questo ultimo workshop sarà Stefania Guarracino, co-fondatrice di “MyEmotionLife”, docente e formatrice. Durante l’incontro sarà illustrato l’innovativo metodo denominato “Il Viaggio di Bel”, un approccio educativo e formativo incentrato sul riequilibrio emozionale, cui è stato dedicato un libro con prefazione a cura di Maria Rita Parsi, scrittrice, psicologa e psicoterapeuta. Il metodo si basa sull’attivazione dell’emisfero destro del cervello e quindi della creatività e dell’intuizione, ma soprattutto sul conseguimento di una consapevolezza profonda di sé attraverso tecniche volte a rimuovere blocchi, credenze e meccanismi dannosi per noi stessi. “Bel” è una bimba immaginaria che, attraverso l’uso di una serie di strumenti del tutto originali (esercizi energetici, rilassamento e meditazione, mandala creativi, narrazione emozionale, ecc…) riesce ad indossare gli stati emozionali necessari per l’equilibrio emotivo del bambino nella sua crescita, ma non solo. Il metodo è adatto anche al miglioramento del benessere psico-fisico degli adulti che, attraverso di esso hanno l’opportunità di riscoprire e liberare il proprio bambino interiore. Il workshop si concluderà con un esercizio pratico di meditazione utile a favorire il rilassamento e a fornire un approccio diretto alla conoscenza di noi stessi. Con questo ciclo di incontri, “My Emotion Life” vuole dar vita ad un percorso globale in cui l’individuo è posto al centro di tutti gli aspetti della sua vita attraverso un approccio multidimensionale alla salute con la finalità di risolvere i suoi disturbi e ricercarne i fattori scatenanti per riportare il soggetto allo stato di benessere originario, creando nuove sinapsi e schemi mentali, sradicando i limiti generati dalle esperienze.

 

“La dinastia Ulmo”, ad Ottaviano la presentazione dell’ultimo libro di Riccardo Riccardi

Sabato 9 novembre, alle ore 18, nel  “Palazzo Mediceo” a Ottaviano – via Salita S. Michele, 36  – sarà presentato il saggio di Riccardo Riccardi “LA DINASTIA ULMO – Un viaggio sospeso nel tempo tra Matera, Taranto, Martina Franca, Castellaneta, Ottaviano e Napoli” (Edizione dal Sud), lavoro patrocinato dal “Consiglio regionale della Puglia e dal Comune di Ottaviano”.
Saluteranno il Sindaco di Ottaviano, Luca Capasso; l’Assessore alla Cultura, Virginia Nappo; l’assessore al Turismo, Biagio Simonetti. Introdurrà lo storico di Ottaviano, Carmine Cimmino. Le letture di alcune pagine del lavoro saranno a cura del “Presidente Archeoclub Ottaviano”, Giovanna Andreoli. Modererà il giornalista, Francesco Gravetti. L’ingresso è libero.
Predomina in questa storia il biancore di una colomba e  il verde lussureggiante del fogliame di un olmo, emblemi della buona tradizione familiare come quello dell’amore e della giustizia.
Riccardo Riccardi, autore di numerose biografie, ricostruisce le linee guida degli Ulmo a ritroso nel tempo, partendo da figure leggendarie vissute sin dal lontano Medioevo in Basilicata per spargersi, nel corso dei secoli, prima nella limitrofa Puglia e poi nel napoletano, all’ombra di una società civile tutt’altro che periferica come il Mezzogiorno d’Italia,  dimostrando uno straordinario dinamismo militare prima e imprenditoriale poi.
Il saggio, diviso in più parti per delineare le vicende dei vari rami degli Ulmo − quello di Matera prima da cui una linea passò a Taranto, tessendo rapporti familiari e lavorativi con città come Martina Franca, Locorotondo e Castellaneta, per giungere con i Rizzi-Ulmo a Napoli e Ottaviano  −, snoda una storia di trasformazioni sociali, di organizzazioni amministrative, di difesa dei patrimoni e del prestigio del nobile lignaggio, ma anche di storie «private», di intrighi, di grandezze e miserie umane.
L’Autore, attento a intrecciare la narrazione dei fatti con la descrizione dei protagonisti, tratteggia profili di personaggi noti e meno noti: ne emergono figure moderne come Porzia Ulmo di Matera, irrequiete come Nicola Ulmo di Taranto,  romantiche e passionali come Scolastica Rizzi Ulmo che con il suo inusitato charme   ospitò nella sua dimora ad Ottaviano Giuseppe Bonaparte, Vincenzo Monti, Vincenzo Bellini e il nipote Sigismondo Castromediano, una delle personalità più illustri del Risorgimento italiano.
Una saga familiare che si propone al lettore con l’interesse di un’affascinante narrazione e che, grazie alle loro vicende nell’ambito dell’amministrazione locale, le professioni religiose e la vita culturale, ha costruito una spettacolare vicenda di mobilità della ricchezza e di formazione dello Stato borghese meridionale.
 
Riccardo Riccardi, di antica dinastia materana per parte di padre, scrittore, giornalista e studioso di storia economica e sociale del Mezzogiorno in età moderna e contemporanea; da anni si occupa degli aspetti meno indagati della storia meridionale.
Ha pubblicato: I Pomarici – Storia di un’antica famiglia meridionale (edizioni del 2003 e 2006) per i tipi Levante Editore; L’impresa di Felice Garibaldi e il Risorgimento in Puglia (1835-1861) (pubblicazioni 2007 e 2010) per Congedo Editore; Album Lucano – Famiglie, personaggi e immagini ritrovate (2008) per Antezza Editore; Una famiglia borghese meridionale – I Porro di Andria (2013), per Rubbettino Editore; Spezierie e Farmacie in Terra di Bari per Adda Editore (2015); Riscatto materano – La vocazione del fare della borghesia cittadina, Les Flaneurs Edizione, Bari 2018; Breve Storia di Matera,  Les Flaneurs Edizione, Bari 2019.
Collabora con le riviste storiche ed economiche: Risorgimento e Mezzogiorno del Comitato di Bari dell’Istituto per la Storia del Risorgimento; Basilicata – Regione Notizie del Consiglio Regionale della Basilicata; il magazine dell’associazione internazionale “Wine Fashion Europe” e con il quotidiano La Gazzetta del Mezzogiorno.