L’illuminazione pubblica a Somma Vesuviana: storie e aneddoti

Fino al 1867 le strade e le piazze di Somma Vesuviana erano completamente al buio durante la notte. I pochi lampioni che esistevano, erano posti innanzi ai portoni di alcuni palazzi nobiliari.

 

Le piccole lampade votive delle edicole sacre, sparse per il paese, illuminavano debolmente brevissimi tratti delle vie pubbliche. Tutto ciò rendeva inesistente la sicurezza dei cittadini, poiché alimentava risse, ruberie, omicidi e oscenità. La legge comunale e provinciale del 20 marzo 1865, inerente la polizia locale, incluse tra le spese obbligatorie dei Comuni quelle per il mantenimento dell’illuminazione pubblica, come afferma il compianto storico locale Giorgio Cocozza. L’amministrazione cittadina di Somma, guidata dal Sindaco Luigi Passarelli, affrontò il problema per la prima volta nel maggio del 1867. A tal riguardo il Consiglio Comunale, constatato che i fondi disponibili non erano sufficienti per illuminare tutte le vie del paese, decise di istallare, inizialmente, solo diciassette lampade a petrolio lungo il tratto della strada provinciale, che attraversava il centro abitato. Era la cosiddetta via “maestra” o attualmente “via Gramsci – via Casaraia”. Tutto ciò in relazione al fatto che la predetta strada era molto trafficata, soprattutto, dal continuo transito commerciale. Un altro motivo, quello maggiore, però, era legato al fatto che i paesi limitrofi, già da qualche anno, avevano provveduto all’installazione di numerose lampade.

Le spese per l’impianto dei diciassette lampioni e per la gestione del servizio, durante il primo anno (1868), ammontarono a Lire 1.764, 91. All’accensione e allo spegnimento dei fanali a petrolio, provvedeva il lampionaro: era un dipendente spesso al soldo dell’Amministrazione Comunale o della ditta in regime di concessione del servizio. Quest’uomo, munito di un lungo bastone sormontato da un imbuto di stagnola e da un astuccio con lucigno, ogni giorno, all’imbrunire e all’alba, percorreva le strade del paese per compiere il proprio dovere.

Solo dopo una stasi di circa un decennio, il Consiglio Comunale – continua Cocozza – decise di aumentare il numero dei punti luce per illuminare la nuova strada provinciale, stavolta, “Trivio – Margherita” e per potenziare l’illuminazione nelle località “Giudecca” e “Carmine”.  Nel 1898 i lampioni istallati erano già sessanta. Nel 1911 diventarono novanta e furono distribuiti anche nelle frazioni di Mercato Vecchio, Costantinopoli, Santa Croce, S. Maria del Pozzo, Spirito Santo, Cimitero. Altri furono collocati nell’ ufficio delle Guardie Comunali e nella Casa Comunale, situata nel ex – convento di San Domenico. Nonostante ciò, Somma notturna era ancora illuminata da fioche fiammelle, mentre le popolazioni limitrofe godevano già dell’illuminazione elettrica. L’impianto a petrolio, infatti, come vedremo, cessò di funzionare all’inizio di settembre del 1922, quando anche per Somma la luce elettrica diventò finalmente realtà. Precedentemente, nel mese di dicembre del 1900, era stato varato un progetto che prevedeva l’utilizzo del gas acetilene al posto del petrolio, ma l’iniziativa fu frenata dai sostenitori dell’illuminazione a petrolio. Le ristrettezze, poi, imposte dalla Grande Guerra (1915 – 18), l’aumento del prezzo del petrolio, le difficoltà per reperirlo e le stremate finanze comunali fecero peggiorare notevolmente il servizio. Da qui la decisione della Giunta Comunale di ridurre l’illuminazione pubblica a soli dieci lampioni, alimentati, stavolta, dal gas acetilene, collocati nel centro abitato. L’ avv. Francesco De Stefano, invece, eletto sindaco nel 1921, con un’azione energica e con l’aiuto dell’illustre parlamentare Enrico De Nicola, portò a compimento la pratica dell’illuminazione elettrica pubblica e privata.

Finalmente, nel mese di settembre del 1922, le lampadine elettriche illuminarono le strade, le piazze di Somma e le abitazioni dei cittadini più agiati. Questo avvenimento di straordinaria importanza, che segnava lo sviluppo del progresso sociale, civile ed economico, fu festeggiato nell’ottobre del 1923 con una grande manifestazione a cui intervennero l’On. Enrico De Nicola, in qualità Presidente della Camera dei Deputati, il Prefetto della Provincia di Napoli, il Presidente dell’Amministrazione Provinciale di Napoli, e tanti notabili napoletani e locali. Le strade del centro furono imbandierate ed addobbate con arcate di lampadine elettriche. La banda musicale comunale e gli immancabili fuochi pirotecnici allietarono l’evento. La rete elettrica pubblica e privata a Somma Vesuviana ebbe un rapido sviluppo a partire dal 1951: erano gli anni della ricostruzione – conclude Cocozza – dopo la fine della Seconda Guerra mondiale. Nel 1971, infatti, la rete elettrica già copriva l’intero territorio comunale, tanto da servire anche le case sparse dell’estrema periferia. I cittadini avevano raggiunto, finalmente, un livello economico che permetteva loro di vivere una vita quotidianamente migliore.

“Regionarie M5S”, ecco il guerriero della Terra dei Fuochi: Alessandro Cannavacciuolo

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Si è presentato alle “Regionarie” del Movimento Cinque Stelle, da cui saranno scelti i candidati pentastellati alle prossime elezioni regionali della Campania, previste per la fine di maggio. Alessandro Cannavacciuolo, 32 anni, non solo per la sua giovane età ma anche per tutto quello che ha fatto e che sta facendo per il territorio in cui vive rappresenta un autentico esempio di coraggio e concreto impegno civico, ad Acerra e dintorni. Appena ventenne ha iniziato una missione che per la stragrande maggioranza delle gente da queste parti non è neanche immaginabile: denunciare alle autorità competenti le ingiustizie e lottare ogni giorno per vivere in un ambiente più sano. Quasi superfluo dire che per questo Alessandro ha rischiato e rischia tuttora grosso nel territorio dell’ecomafia per eccellenza. Del resto le sue battaglie sono state di quelle ad alta tensione. In testa c’è quella puntata alla condanna per disastro ambientale dei fratelli Pellini, gli imprenditori acerrani dello smaltimento di rifiuti tossici, infine condannati, dopo tredici anni di processo, in via definitiva e attualmente in carcere. Pellini che nel frattempo erano stati liberati ma che poi sono finiti di nuovo in galera grazie a una dura protesta di piazza ingaggiata da Alessandro e da alcuni suoi amici di lotta. E’ infatti la tigna una delle caratteristiche di questo combattivo ambientalista della Terra dei Fuochi, un vero guerriero dei nostri tempi. Dopo aver contribuito alla condanna dei Pellini Cannavacciuolo ha dato una mano decisiva alla formulazione di un’altra sentenza penale, stavolta di secondo grado, ai danni di Nicola Ricchiuti, ex consigliere comunale di Acerra, personaggio chiave della maggioranza che dal 2012 guida la città dell’inceneritore. Ricchiuti era stato accusato di voto di scambio: posti in cambio di voti. Ma Cannavacciuolo aveva scoperto che i fascicoli del processo di primo grado erano spariti dal tribunale, cosa che avrebbe portato alla prescrizione del reato compiuto dall’ex politico. A quel punto il giovane ha denunciato tutto e dato una eco mediatica al fatto. Risultato: Ricchiuti è stato condannato anche nel secondo grado. Ma non è certo finita sul conto del guerriero Cannavacciuolo. Alessandro è uno dei pochi che ci mette davvero la faccia. Su tutto. Numerose anche le sue denunce sullo scarico abusivo di rifiuti, denunce che hanno portato alla bonifica di terreni contaminati. Per non parlare del controllo che tutti i giorni questo giovane tenta di mettere in atto sui grandi impianti le cui emissioni sono tanto contestate dagli abitanti della zona, inceneritore in testa. Tigna e grandi ideali. Alessandro sta facendo tutto questo perché mosso da una motivazione precisa: la sete di giustizia. Da piccolo ha visto suo padre, un pastore, finire sul lastrico dopo aver perso tutto quello che possedeva, il suo gregge di pecore uccise dalla diossina che si era posata sui pascoli di Acerra e dintorni. Poi ha visto la sua terra violentata dai camorristi sotto gli occhi impassibili e omertosi di tutti. Lui però ha voluto parlare. Ha voluto denunciare. Intanto Alessandro è rimasto solo. Con lui c’è soltanto un manipolo di amici fidati. Anche se è praticamente l’unico ambientalista che in questi anni abbia davvero fatto qualcosa di molto utile e concreto per tutti nessuno gli ha però ancora riconosciuto i meriti che ha conquistato sul campo. Ma forse stavolta è la volta buona.

Casalnuovo. Tenta il furto di un’auto: in manette 58enne di Sant’Anastasia

I carabinieri della tenenza di Casalnuovo hanno arrestato per tentato furto un 58enne di Sant’Anastasia già noto alle ffoo.

Stava provando a forzare la portiera di un’utilitaria parcheggiata in Viale Dei Tigli ma è stato notato dal proprietario dell’auto che ha chiamato il 112.

I militari – intervenuti in pochi minuti – lo hanno bloccato poco prima che fuggisse. Nelle sue disponibilità cacciaviti, tronchesi ed altri attrezzi utilizzati verosimilmente per lo scasso: tutti sono stati sottoposti a sequestro.

Sottoposto ai domiliari, il 58enne è in attesa di giudizio.

Pomigliano: nascondeva documenti di identità falsi, in manette 30enne

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Un 30enne di Pomigliano D’Arco è stato arrestato dai carabinieri della locale stazione per possesso e/o produzione di documenti falsi.
I militari hanno perquisito la sua abitazione e rinvenuto 36 carte di identità palesemente contraffatte. 31 di queste erano valide per l’espatrio e quasi tutte riportavano nello spazio dedicato alla foto il volto dell’arrestato o di altre persone ancora da identificare.
Le indagini sono iniziate dopo una denuncia per truffa online, presentata presso la stazione carabinieri di Lana, in provincia di Bolzano: un 34enne del posto lamentava che i suoi dati fossero stati utilizzati per acquisti online non autorizzati.
L’arrestato è stato sottoposto ai domiciliari in attesa di giudizio.

Somma Vesuviana, carabinieri in azione: intensificati i controlli sul territorio

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal deputato M5S Gianfranco Di Sarno.

Intensificazione dei Controlli in diversi quartieri della città, dopo il tavolo sulla sicurezza per i paesi Vesuviani dal Generale La Gala grazie all’interessamento del deputato Gianfranco Di Sarno.

I controlli sono stati intensificati già dal mese di dicembre.
Anche nei giorni scorsi numerosi posti di blocco hanno visto impegnati sia i militari della locale Stazione, che del Nucleo Radiomobile della Compagnia di Castello di Cisterna.
Le pattuglie hanno stazionato a lungo sia le zone centralissime della città, senza dimenticare però alcune aree più periferiche.

” La presenza sul territorio degli uomini dell’Arma è sempre stata al centro della mia azione parlamentare, perché è di estrema importanza avvicinare i centri di comando della nostra sicurezza anche ai quartieri più periferici, aumentando visibilmente la percezione di sicurezza dei cittadini.”
Ha affermato il deputato Gianfranco Di Sarno.

Sant’Anastasia, al via la II edizione del Carnevale Anastasiano

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Dopo il successo dello scorso anno l’associazione Love for S.Anastasia  ha deciso di riproporre  il Carnevale. 
Nei giorni  21 e 23 febbraio le strade anastasiane saranno  invase da coriandoli  e bimbi festanti , ed in particolare il 21 febbraio ci sarà  la sfilata con tema “Il Giro del Mondo”  degli  Istituti  scolastici che hanno aderito all’iniziativa  (istituto F.D’Assisi/Nicola Amore, Istituto Leonardo Da Vinci, Istituto  Santa Caterina Da Siena).
Il 23 invece ci sarà  la consueta festa in costume in Piazza Arco.
“Quest’anno si aggiunge alla nostra manifestazione un nuovo Istituto scolastico- dice Mimmo De Simone presidente  di Love for – Speriamo che ogni anno il carnevale possa crescere  sempre di più  e radicarsi nelle nostre tradizioni. Un ringraziamento di cuore va ai dirigenti degli istituti scolastici per la loro collaborazione, e un ringraziamento  particolarmente  sentito al nostro sponsor  ufficiale Crisma. Vi aspettiamo  per vivere  insieme il  Carnevale Anastasiano”.

 

Volla, corretta occupazione del suolo pubblico: polizia locale in azione su tutto il territorio

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Riceviamo e pubblichiamo

Nei giorni scorsi nuovi interventi sono stati effettuati dalla locale Polizia Municipale, agli ordini del Ten. Col. Formisano Dott. Giuseppe, tesi alla verifica della corretta occupazione del suolo pubblico sull’intero territorio del Comune.

A seguito di tali controlli sono stati elevati diversi verbali per violazione dell’art. 20 del codice della strada che sanziona l’occupazione di suolo pubblico senza autorizzazione in via Fraustino, via Rossi, via Dante Alighieri.

Elevate le sanzioni principali consistenti nell’irrogazione di una sanzione amministrativa pecuniaria pari ad €. 173.00 nei confronti degli abusivi il personale della Polizia Locale ha provveduto a richiedere all’ufficio comunale SUAP -sportello unico attività produttive- la chiusura dell’attività commerciale in attuazione della legge 77/97, art. 6, che sanziona l’occupazione di suolo pubblico in violazione di regolamenti comunali o di leggi da parte di operatori di commercio a posto fisso e su aree pubbliche nonché per l’attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande.

Tale disposizione stabilisce che in caso di recidiva nella predetta violazione, l’ufficio SUAP, dispone, previa diffida, la sospensione dell’attività per un periodo non superiore a tre giorni.  E’ proprio questo che hanno chiesto i caschi bianchi all’ente nel caso in cui le attività commerciali contravvenzionate non si dovessero uniformare al rispetto delle norme vigenti.

 In passato già diverse attività commerciali sono state chiuse per inottemperanza all’ordine di rimozione del materiale che occupava illecitamente il suolo pubblico.

Gigli di Nola, patrimonio immateriale Unesco: parte il progetto Savage dell’Università Vanvitelli

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Giovedì la presentazione e l’avvio dei seminari sulla cartapesta

Valorizzare i tratti distintivi della  Festa dei Gigli di Nola come tradizione culturale espressione della comunità e promuovere l’arte antica della lavorazione  cartapesta  per tramandarla alla nuove generazioni: parte il progetto SA.V.A.GE. del dipartimento di Architettura e disegno industriale dell’Università degli Studi di Napoli “Luigi Vanvitelli”.

Giovedì 20 febbraio la presentazione dell’iniziativa che coinciderà con la partenza dei del ciclo di seminari il primo dei quali sarà dedicato alle tecniche tradizionali della cartapesta, elemento principale della macchina da festa.

L’appuntamento è per le 15 nel salone del museo storico archeologico di via Senatore Cocozza a Nola. Ad intervenire saranno il sindaco di Nola Gaetano Minieri, il direttore del dipartimento di Architettura e disegno industriale della Vanvitelli Luigi Maffei ed il direttore del museo Giacomo Franzese.

Nella sala Ottaviano Augusto di via Vincenzo La Rocca prenderanno poi il via i seminari che si susseguiranno fino al prossimo 9 aprile e che saranno tenuti da esperti, artisti ed artigiani locali.

SA.V.A.GE. nasce dalla partecipazione del dipartimento di Architettura e disegno industriale dell’Università Vanvitelli di Napoli all’Avviso pubblico della Regione Campania per la “selezione di progetti operativi ed iniziative di studio, didattica o ricerca finalizzati a salvaguardare e valorizzare gli elementi caratterizzanti il patrimonio culturale immateriale della Campania, iscritti nelle liste del patrimonio culturale immateriale dell’Unesco”.

Il progetto punta a rafforzare proprio quegli aspetti che nel 2013 hanno favorito l’iscrizione della Festa dei Gigli di Nola con la Rete delle Grandi Macchine a spalla italiane nella lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale.

Ad affiancare l’Università nella realizzazione delle attività ci saranno il Comune di Nola, la Fondazione Festa dei Gigli, la Rete delle Grandi Macchine a spalla italiane, il museo storico archeologico di Nola, l’Agenzia di sviluppo dei Comuni dell’area nolana, l’Accademia di Belle Arti di Napoli, la Fondazione ITS BACT, le associazioni MU.S.A e la Contea Nolana.

L’amministrazione  comunale di San Vitaliano aderisce al “Manifesto della Comunicazione non ostile”.

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Un progetto innovativo curato dell’Associazione Parole O-stili che rappresenta un’occasione per ridefinire lo stile con cui si sta sul web e per responsabilizzare gli utenti a scegliere con cura le parole, partendo dal presupposto che i social network, pur essendo luoghi virtuali, non sono un porto franco, ma il centro in cui si incontrano persone reali.
Il via libera è stato sancito con un’apposita delibera proposta dal vicesindaco con delega alla cultura Ivana Mascia.
“Oggi più che mai – afferma l’Assessore Mascia – è necessario dare regole alla comunicazione e tornare ad un linguaggio più corretto e rispettoso in ogni sua forma, principalmente sui social network che sono diventati il canale quotidiano per esprimere odio, frustrazione, diseducazione. Un fenomeno che diventa drammatico – continua il vicesindaco – quando a essere colpiti sono soggetti fragili come gli adolescenti o i personaggi pubblici nello svolgimento delle proprie funzioni o nell’ambito privato. È tempo di contrastare tutto questo partendo proprio dalla comunicazione. Per questo con il Sindaco Raimo abbiamo deciso di aderire alla proposta di ‘Parole O_Stili’ mettendoci in gioco noi per primi, con immagini e parole, a partire dai nostri profili social”.
Il Manifesto è il frutto di un lavoro di partecipazione collettiva a cui hanno contribuito 300 esperti della comunicazione, del marketing, del giornalismo, utenti e appassionati della rete. Con questo provvedimento il Comune di San Vitaliano si impegna a dare attuazione del Manifesto in tutte le attività ed in tutti i canali di comunicazione, non sono online ma anche offline, e a divulgarne il contenuto sul territorio, consapevole della necessità di riportare a un uso corretto del significato delle parole per lo sviluppo di una comunità educante.

La sfida degli anziani…

Il punto di vista delle associazioni del sud

Il contesto complicato

In un contesto complicato e deprivato qual è la nostra regione, è difficile invecchiare, così come è difficile crescere, istruirsi, lavorare. I tanti primati negativi che ci appartengono incidono pesantemente sugli anziani. Abbiamo indossato per molti anni la maglia nera, in Campania, dei Lea, i livelli essenziali di assistenza.

Nella misurazione della qualità dei servizi sanitari in Italia, la Campania era all’ultimo posto tra le regioni che scendono sotto la “soglia minima”. La situazione è migliorata, dice con forza il presidente De Luca. “Siamo usciti fuori dal commissariamento” grida con orgoglio.

Come non ripensare all’infelice frase dell’ex ministro della sanità, Lorenzin: “I commissariamenti hanno migliorato i conti, ma non il livello delle cure”. Non sapeva che hanno migliorato i conti abbassando il livello delle cure.

Lo sanno bene tanti anziani che hanno rinunciato ad esami e analisi mediche, a farmaci e a cure. Non si nutrono in modo adeguato. Vivono in contesti spesso di tale miseria che hanno difficoltà a farsi riconoscere come poveri e quindi destinatari di sostegni vari.

Rimangono in casa anche quando non sono più autosufficienti, spesso non per affetto ma per l’indennità di accompagnamento. Anziani a cui, al pari di tanti minori, è tolto il diritto a vivere la propria età.

Certo, ci sono anche anziani normali, costretti solo, diciamo così, a continuare a fare i capifamiglia, a farsi carico di figli e nipoti. E infine c’è una piccola quota di anziani che aspirano a una vecchiaia serena, desiderosi di apprendere e viaggiare.

Il problema delle risorse

Per tutti questi anziani, soprattutto per i più disagiati, ci adoperiamo e c’impegniamo nella realizzazione di un patto sociale, fondato su solidarietà, partecipazione, inclusione sociale.

Le risorse a disposizione sono modeste, troppo modeste, soprattutto al Sud. E se le cose vanno male nel pubblico, figuriamoci nel terzo Settore che ha un ruolo importante, ma sussidiario. Difficilmente ci sono per noi convenzioni o affidamenti.

Lo strumento diffuso di finanziamento è il progetto. Con il quale esprimiamo la nostra visione, i nostri punti fermi. Così, almeno per la durata del progetto possiamo sognare e sperimentare. Al centro c’è la persona. Donne e uomini: non beneficiari o assistiti, ma cittadini sostenuti da noi mentre esercitano i loro diritti.

Spesso ci si arroga il diritto a rappresentare i propri “assistiti”, ignorando a volte le loro vere esigenze. Non solo bisogni materiali. La nostra assistenza che definiamo “leggera”, come accompagnare una persona in una passeggiata, leggerle una poesia, coinvolgerla nella cura di un’aiuola pubblica, può venire prima di tante altre.

Un impegno politico “accentuato”nelle associazioni del Sud

C’è un impegno politico accentuato nelle nostre associazioni del Sud, lo ammettiamo. Dipende dalla nostra storia e dalla voglia di riscatto. E poi c’è la nostra convinzione che gli anziani sono chiamati a svolgere una funzione importante nel cambiamento della società che tutti auspichiamo.

Lo diciamo dalla Campania, al momento ancora la regione più giovane del paese, ma dove ampie schiere di ex giovani si avviano speditamente verso la terza età.

Considerando le loro caratteristiche, e cioè più istruiti, meno “usurati” fisicamente, più disposti alla partecipazione e alla vita sociale, occorrono vere e proprie scelte politiche per l’invecchiamento attivo: promozione della cultura di prevenzione, educazione permanente, volontariato di comunità.

E così quella che potrebbe sembrare un’emergenza demografica e un costo sociale si rivelerà una grande risorsa per la nostra regione, per tutto il paese e per la democrazia.