LUNGO LA CARRIERA L’ODORE DEL SESSO:

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Le questioni del sesso che riguardano Berlusconi hanno fatto venire fuori, con nettezza, un costume abbastanza consolidato: per fare carriera molti, non esitano prestazioni fuori orario.

Caro Direttore,
alcuni giorni fa, viaggiando su un treno ad alta velocità, sulla linea Genova-Napoli, sono stato tirato, mio malgrado, in una discussione con alcuni sconosciuti compagni di viaggio. L”argomento -nato probabilmente già in una sala d”attesa o lungo i marciapiedi di una stazione- riguardava il rapporto esistente, oggi, tra sesso e carriera. Sì, sì: hai capito bene. La domanda, mai formulata esplicitamente ma sempre presente in ogni piega delle parole, era sempre la stessa: quante possibilità in più si hanno per lavorare, per avere successo, se si usa (anche o soprattutto) il proprio corpo?

Infinite ed indefinite se, per esempio, si pensa che la signora D”Addario è stata accolta come una diva al festival del cinema di Venezia o che la giovane Noemi Letizia ha ricevuto un premio, dalle mani di un sindaco in cerca di gratuita pubblicità, per non si sa bene quale improbabile merito.
La discussione, a onor del vero, non si è mai accentrata sul rapporto sesso-potere. Tutt”altro. Anzi, una signora, che mostrava di avere una profonda cultura classica, mentre il treno sfrecciava dalle parti di Orbetello, ha chiuso il discorso sui fatti di cronaca quotidiana a tutti noti, citando lo scrittore latino Svetonio e la sua “Vita dei Cesari”.

Mi sembra ancora di averla nelle orecchie quella voce decisa e suadente: “Ma dai! Da che mondo è mondo i fatti sono andati sempre così e gli uomini di potere non sono mai stati esenti dalle tentazioni della carne. Il divo Giulio Cesare, ad esempio, secondo Svetonio, per i suoi amori omo ed eterosessuali fu chiamato, in un”orazione di Curione, marito di tutte le donne e moglie di tutti gli uomini! Il conquistatore delle Gallie, infatti, ebbe un ruolo passivo nella relazione con Nicomede, re della Bitinia. Ebbe tre mogli: Cornelia, Pompea e Calpurnia. Intrecciò una relazione con la regina Cleopatra ed anche con Eunoe, la regina della Mauretania. Sedusse, poi, a quel che si sa, Postumia (la moglie di Servio Sulpicio), Lollia (la moglie di Aulo Gabino), Tertulla (la moglie di Marco Crasso), Mucia (la moglie di Gneo Pompeo), Servilia (la madre di Marco Bruto) e Terza (la figlia di Servilia). Addirittura, poi, si tramanda che per Servilia abbia comprato una perla del valore di sei milioni di sesterzi:Che altro dire?”.

Ridefinita la discussione, il tema centrale –tra uno squillo di cellulare e l”imbocco di una galleria- è diventato quello dell”irrinunciabile uso del baratto tra bellezza e carriera o, se si vuole, dell”uso di un corpo (flessuoso, sinuoso, piacente) come scorciatoia per lavorare o raggiungere traguardi immeritati e, perciò, impensabili.
In quel momento, caro Direttore, mi sono ritornati in mente una serie di episodi, che al di là di una curiosità pruriginosa, credo possano rappresentare lo stimolo per ragionare su alcune amare realtà.

Certo, se si pensa che, in un paesino del padovano, è stato scoperto uno scambio sesso-schede telefoniche, tra alunni delle medie a bordo dello scuolabus, c”è da restare basiti. Ma pullulano, ormai, anche notizie di studentesse universitarie pronte a far sesso in cambio del superamento (e con buoni voti) degli esami. Prevale il merito o un letto giusto? Su Napoli.bakeca.it, qualche tempo fa, un idraulico si è dichiarato pronto ad eseguire lavori gratis se richiesti da “una donna abbastanza piacente dai 25 ai 50 anni. Si assicura massima serietà e discrezione”. Sullo stesso sito, un odontoiatra, invece, ha offerto “prestazioni gratuite in cambio di sesso”.

Su Vivastreet.it, poi, qualcuno si è detto pronto ad affittare “stanze arredate in palazzo signorile a studentesse, massimo 2, in cambio di due prestazioni sessuali mensili”. Sempre su Vivastreet.it un generoso navigatore ha messo a diposizione un viaggio di piacere in barca a vela, tutto pagato, dal 6 al 20 agosto scorso, ad una “ragazza socievole, distinta, colta, non necessariamente bella, magra, non molto alta (sull”1,60-1,65), single, disponibile ad un viaggio di solo piacere e conoscenza”.

Che dire, caro Direttore? Quando, tanti anni fa, pensavo ancora, per esempio, che le nomine annuali al provveditorato agli studi fossero assegnate seguendo una graduatoria (così come per il superamento di un esame o quello di un concorso), una mia cara amica, Gabriella, giunonica insegnante di educazione fisica, mi sradicò dall”ingenua stoltezza, mettendomi a parte di una proposta ricevuta da un influente funzionario statale: “una buona nomina, una buona scuola in cambio di buon sesso”.

Situazione irreale? Affatto. Nel 1985, Jorge Amado, nel romanzo “Dona Flor e i suoi due mariti”, scriveva: “In provveditorato le nomine toccavano solo a quelle disposte a concedere i loro favori, ad accettare inviti per qualche passeggiata notturna dalle parti di Amaralina, Pituba, Itapoa, oppure a qualche festicciola intima, come autentiche femmine da bordello. Le ragazze perbene non avevano nessuna possibilità di sfondare,restavano ad ammuffire sulle sedie coperte di cuoio della sala d”aspetto”.

Caro Direttore, mai fare, è chiaro, di tutta l”erba un fascio! Ci sono tantissime persone serie, che sgobbano, soffrono, sudano, si conquistano con merito, con le competenze, con le unghie e col sangue un posto di lavoro. E non devono dire grazie a nessuno, se non alla propria intelligenza, al proprio senso del dovere, alla propria perseveranza. Ma, spesso, non basta. Perchè sulla loro strada, sempre più di sovente, incrociano i mercenari del corpo, del sesso. E, così, capita, purtroppo, che moltissime persone conseguano una laurea (un titolo di studio, un attestato quale che sia, quando non si tratta di mera autecertificazione!) e si ritrovino, subito dopo, immeritatamente, ad occupare posti di responsabilità e comando. Come avviene, sempre più spesso, in tutti i segmenti di lavoro. Ed allora, addio ad ogni discorso di dignità, trasparenza, merito, competenza!

Per motivi professionali, mi è capitato e mi capita di spostarmi, per periodi anche abbastanza lunghi (una settimana o anche un mese) in alcune cittadine del centro nord (Carpi, Desenzano, Pesaro, Riccione, Sassuolo, Terni, Viareggio). Nelle pizzerie, nei ristoranti, alle fermate dei bus ed a quelle dei taxi, alcune confidenze, dissertazioni tra avventori suonano come assordanti ritornelli: “Gliel”ha data ed è diventata quella che è:E” riuscito a portarselo (o a portarsela) a letto ed ha avuto la strada spianata:”.

Caro Direttore, tu mica sei tanto giovane? Non ti sgomenti, certo, per queste considerazioni? Lo so, lo so. Per te il sesso era tutt”altra cosa. Molto prima che ne avessi contezza, lo immaginavi, fantasticavi e leggevi e rileggevi brani del tipo: “Dopo quel lungo bacio Agata si era rovesciata con gli occhi chiusi sulla dormeuse e favoriva i movimenti di lui che cercava di toglierle la gonna; lo aiutò con una mossa premurosa quasi da massaia a districare e a staccare il gancetto della sottana:” (Ercole Patti, La cugina, Bompiani, 1965). Altri tempi, direttore. Altri costumi, altri ideali. Ed anche altri uomini, nel senso di uomini e donne, naturalmente.

(Foto tratta dal film “Rivelazioni. Sesso è potere”. Con Michael Douglas e Demi Moore)

SUGLI ABUSI EDILIZI NESSUNO INTERVIENE. LA CAMORRA RINGRAZIA

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Nessuno parla, intanto nei nostri territori è tutto un brulicare di asfalto e cemento, gestito dalle solite, note, imprese in odore di camorra. Si fa largo un nuovo business: il fronte del fuoco.
Di Amato Lamberti

Non si capisce cosa sia successo quest”estate in Campania. La speculazione edilizia si è scatenata dovunque, sulle coste, nelle isole, nelle città, in montagna. Come se fosse arrivato un qualche ordine: se hai programmato un aumento di volumetrie, un nuovo garage, una stanza aggiuntiva questo è il momento buono per farlo. Sui giornali si leggeva invece di una offensiva della magistratura contro l”abusivismo vecchio, quello non condonato e non condonabile, e quello più recente che non ha, al momento, nessuna speranza di una qualsiasi legittimazione. A Ischia è scoppiata quasi una guerra contro le ordinanze di abbattimento decise dalla magistratura.

Uno scontro che ha coinvolto anche i sindaci, i quali hanno minacciato addirittura le dimissioni in massa e hanno chiesto l”apertura di un tavolo di discussione per trovare soluzioni praticabili, diverse dall”abbattimento di tutte le costruzioni abusive, oltre cinquantamila. Negli stessi giorni sull”isola si continuava a costruire abusivamente anche nuove abitazioni con tanto di piscine e di verande sul mare. Di controlli nemmeno a parlarne: nessuno vedeva nulla. Ma di riunioni e di dibattiti se ne facevano invece tanti: la parola d”ordine era; “abusi di necessità”.

Tutti gli allargamenti di costruzioni esistenti e abitati da familiari del proprietario della costruzione che si era progressivamente espansa, qualunque fosse la dimensione dell”allargamento, non andavano neppure considerate abusive perchè necessarie a dare un tetto ai figli, ai figli dei figli, ai figli dei figli dei figli. Naturalmente oltre al tetto per le persone era necessario provvedere al tetto per le auto, al ricovero per gli attrezzi, alla cantinola per recuperare convivialità, alla piscina, e a qualche camera in più per gli amici, i parenti lontani, e qualche ospite a pagamento.

Altrove, come nel vesuviano, l”abusivismo dilaga egualmente ma non se ne parla neppure perchè si preferisce lavorare nel silenzio, sottotraccia, affidando alle solite ben note imprese in odore di camorra la realizzazione di manufatti che in alcuni casi hanno dimensioni di centinaia e migliaia di metri cubi e che sono destinati ad abitazioni ma anche a cliniche private, centri di analisi e di cura, palestre per danza e fitness, strutture espositive e commerciali. Che nessuno intervenga è quasi scontato. Da anni si parla di intervenire sulla Las Vegas di Trecase e Boscotrecase, come sugli scempi edilizi cha da Terzigno si arrampicano sul Vesuvio, ma non si muove niente a nessun livello.

Ma agli abusivisti il silenzio non basta, a Ischia come attorno al Vesuvio, e per questo creano un nuovo fronte d”attenzione appiccando il fuoco dove riescono a farlo. Dopo aver spento gli incendi bisognerà pensare a mettere in sicurezza il territorio devastato dalle fiamme, costruire stradine e terrapieni, avviare interventi di ingegneria ambientale, pensare alla riforestazione. Un bel giro d”affari ma soprattutto nuove occasioni per costruire abusivamente approfittando di lavori urgenti e necessari.

Anche questa è una storia che si ripete da anni. Gli allarmi sui pericoli di speculazione sulle zone bruciate dagli incendi non mancheranno neppure questa volta, ma vedrete che nella prossima primavera sarà tutto un fiorire di nuove costruzioni mentre le istituzioni continueranno a guardare altrove e ad organizzare convegni e dibattiti contro il consumo scriteriato del territorio.
(Fonte foto: Rete Internet)

CITTÁ AL SETACCIO

LA SCUOLA COME PROFEZIA DEL TERRITORIO

Le mille voci che dibattono di scuola, insieme ai tanti problemi che l’affliggono, fanno perdere di vista lo sguardo educativo sui tanti che la abitano. Il patto di responsabilità con famiglie, volontariato e genitori.
Di Michele Montella

“I miei figli come virgulto di ulivo intorno alla mia mensa” (Salmo 127)

La scuola non è solo specchio della società, come da più parti si sente, ma è soprattutto profezia della comunità che la circonda.

Nell’affannoso dibattersi fra mille problemi, spesso essa perde di vista lo sguardo educativo sulle cose, le persone, i piccoli, i tanti che la abitano senza riuscire a trasformarla in una casa della conoscenza e dei saperi.

I linguaggi che nelle aule per sei ore al giorno si gridano sono quelli di una babele al contrario; non più la forza dirompente dello scambio di diversità, ma la piatta omologazione delle parolacce, degli accenti da bulletto, dei modelli televisivi dell’insulto e dell’ostentazione, che fanno coppia con lezioni a volte stanche e a volte rassegnate.

La forza della profezia, invece, risponde ai problemi valorizzando l’esistente e provandosi a cercarvi dentro quei germogli che si fanno cautamente strada. La primavera dell’inquietudine porta con sè tanti interrogativi: cosa fare perchè cresca un virgulto? Fino a che punto le sapienze di cittadinanza alimentano il futuro della città?

A queste domande non si può solo rispondere considerando la necessità di avere più strumenti, più servizi, più finanziamenti o con politiche scolastiche dissennate. Si può rispondere solo con un patto di responsabilità, che dia voce alle famiglie e alle mille strade che attraversano la scuola, come il mondo del volontariato e la feconda collaborazione con le associazioni genitori.

L’educatore: genitore, operatore, docente, dirigente deve sapere che prendersi cura del territorio vuol dire diventarne il primo responsabile e caricarsi di una “difficile speranza”, quella di chi accetta di essere presente, non di fare qualcosa per: ma solo essere presente, con il proprio bagaglio, magari povero di cose, ma in grado di poter diventare un tesoro da regalare: perchè niente di quanto va donato viene perduto e con lenta bellezza fiorisce, quando non ci aspettiamo più nulla.

Bisogna che ciascuno di noi si rimetta alla scuola della pazienza e dell’attesa dell’impossibile, perchè chi sa attendere gli altri impara ad aprirsi all’inimmaginabile.

(Fonte foto: Rete Internet)

LA RUBRICA

STORIA DEL “900. L’ITALIA VOTA E PER LA PRIMA VOLTA VOTANO ANCHE LE DONNE

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Gli anni che vanno dal 1944 al 1950 vedono il quadro politico italiano in continuo movimento. Nel Referendum istituzionale, il popolo sceglie la Repubblica. In Italia cӏ grande voglia di rinascita.
Di Ciro Raia

La domanda che attraversa l”Italia è: cosa fare? Come costruire uno Stato nuovo, vicino ai bisogni della gente umile, uno Stato che sia il proseguimento degli ideali della Resistenza? Uno Stato che non si lasci ingoiare dalle sabbie mobili del trasformismo politico italiano?
La risposta più ovvia, nella tipica linea del costume italiano, appariva quella di rimandare tutto ed aspettare tempi migliori. La soluzione più comoda da adottare sembrava, infatti, quella di rispolverare il vecchio Stato liberale prefascista, restituendogli i contorni del potere accentrato e della burocrazia ed ignorando la lotta della Resistenza come fenomeno militare e politico.

Ed è con queste premesse, quindi, che si assiste ad un mancato avallo dei “valori della Resistenza”: gli ex fascisti continuano a sedere nei posti di comando, la burocrazia non è epurata, l”apparato amministrativo resiste ad ogni scossone ed anche quelli accusati di aver collaborato alla RSI di Salò trovano amicizie e parentele tra partigiani e comunisti, che valgono una sanatoria. Era nato così, in fondo, anche il governo presieduto da Ivanoe Bonomi, con la partecipazione dei comunisti ma non dei socialisti e degli azionisti, che avevano giudicato troppo moderate le posizioni del primo ministro. I governi Bonomi (il primo dura un anno, il secondo nemmeno una settimana!) non potevano avere vita lunga.

Così nel giugno del 1945, si battezza il primo governo dell”Italia libera (composto dai rappresentanti della Democrazia Cristiana, Partito Comunista, Partito Socialista, Partito Liberale, Partito Repubblicano, Partito d”azione) presieduto dall”ex partigiano e segretario del Partito d”Azione Ferruccio Parri. Contrasti politici tra le forze della coalizione costringono, però, dopo appena sei mesi, Parri alle dimissioni. Succede alla carica di primo ministro il democristiano Alcide De Gasperi, che reggerà le sorti del governo italiano sino al 1953.

I partiti della sinistra, che sono stati gli animatori della lotta clandestina, sono costretti a rinunciare alla guida del governo, perchè, con grande realismo, prendono atto della delicata situazione interna ed internazionale. Durante il primo ministero De Gasperi, gli Italiani, attraverso un referendum istituzionale, sono chiamati a scegliere tra la monarchia e la repubblica. Per la prima volta votano anche le donne. Donne per le quali sembra aprirsi un nuovo orizzonte di legittimazione del ruolo. Infatti, nel mese di giugno del 1944, quando era nato a Roma, col contributo delle forze unitarie di ogni tendenza sindacale, la C.G.I.L. (Confederazione generale italiana del lavoro), il nuovo sindacato unitario aveva ottenuto subito l”importante conquista della parità salariale per le donne (oltre alla scala mobile, che in una certa misura, proteggeva i salari dall”inflazione).

Il quadro politico italiano, tipico di un paese in ricostruzione, è in continuo movimento. Alcide De Gasperi, a capo del governo e della Democrazia cristiana, cerca di legittimare il potere dei cattolici. Il PCI di Togliatti cerca l”intesa ed auspica la fusione con il Partito socialista italiano di unità proletaria (PSIUP) di Pietro Nenni. Il Partito d”Azione, con Parri e Ugo La Malfa, subisce una scissione che dà vita al Partito Repubblicano Italiano.

Nel mezzo di questi marosi della politica, alle ore 15,15 del 9 maggio 1946, il re Vittorio Emanuele III, a Napoli, abdica a favore del figlio Umberto II. Il nuovo sovrano dura in carica poco più di un mese: il tempo necessario per giungere al 2 giugno, data fissata per il referendum istituzionale e per l”elezione di un”Assemblea Costituente incaricata di dare al Paese una nuova Costituzione.

Il 18 giugno 1946 la Corte suprema annunzia i risultati ufficiali delle votazioni: 12.717.923 voti per la Repubblica e 10.719.28 voti pera la Monarchia. Umberto II, il “re di maggio (così chiamato per la brevità del suo regno), già il 13 giugno è volato in Portogallo, la terra scelta per il suo esilio! Il voto referendario è stato di chiara intenzione repubblicana al nord e marcatamente monarchico al sud. Qualcuno, ad arte, mette in giro voci riguardanti possibili brogli perpetrati a danno della monarchia.

Il 25 giugno 1946, intanto, si inaugurano i lavori dell”Assemblea Costituente: la maggioranza è della Democrazia Cristiana con 207 seggi. I socialisti di Nenni ne contano 114, i comunisti di Togliatti 104. I seggi attribuiti all”Uomo Qualunque, il partito fondato da Guglielmo Giannini, sono 30. Su un totale di 556 deputati si contano solo 21 donne. a presiedere l”Assemblea Costituente è chiamato il socialista Giuseppe Saragat. Il 28 giugno 1946 è eletto capo provvisorio dello Stato il liberale Enrico De Nicola.

Nel paese sale una grande voglia di rinascita. La Piaggio produce la Vespa 98: i soldi per comprarla sono affidati alla speranza di accedere alle vincite derivanti dai pronostici del calcio. Il ritorno del campionato di calcio, infatti, ha portato alla nascita della SISAL, l”antesignana della schedina del Totocalcio.

Al cinema si afferma la stagione del neorealismo; i film di maggiore successo sono “Sciuscià” di De Sica, “Il sole sorge ancora” di Vergano, “Il bandito” di Lattuada, “Un giorno di vita” di Blasetti. Nel teatro, Eduardo De Filippo, che nel 1945 ha avuto un vero trionfo con “Napoli milionaria”, si ripete con “Filumena Marturano” e “Questi fantasmi”. Nella letteratura, invece, si impone Nuto Revelli, che pubblica “Mai tardi. Diario di un alpino in Russia”.
(Fonte foto: Rete Internet)

LE RESPONSABILITÁ DELLA CULTURA

LA RUBRICA

L’ARMONIA PERDUTA DEGLI ITALIANI DISTRATTI

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Passate le vacanze, tornano alcune delle rubriche che si erano concesse la pausa estiva. Raffaele Scarpone, con il settimanale appuntamento “Pensare italiano”, si ributta nella mischia.

Caro Direttore,
eccomi di ritorno. Volendo, potevo scriverti anche prima ma ho preferito lasciar passare questa lunga pausa vacanziera. Mi auguro che ti sia riposato o che, come è costume italiano, tu abbia villeggiato in luoghi alla moda ed anche abbastanza esotici. Pensa che la signora Giulia, la mia dirimpettaia, mi ha detto di aver passato uno splendido mese nell”isola greca di Mykonos; i figli del mio amico Luciano, invece, sono stati attratti dalle spiagge spagnole di Lloret de Mar; il mio vicino di podere (dalle nostre parti si dice: vicino di terra) mi ha detto, poi, con estrema soddisfazione: Prufesso”, “a vita è nu” muorzo; n”ce n”avimme vede” bene. Abbiamo trascorso –tutta la famiglia, compresi mia figlia e mio genero (quel chiattillo!)- due settimane eccezionali, indimenticabili, in un villaggio di Mombasa, in Kenya”.

Io, dove sono stato? Per una settimana nel silenzio dell”eremo dei frati bianchi di Cupramontana, nelle Marche. Poi, tutta l”estate –ad eccezione della settimana da “eremita”- l”ho passata a casa, col mio cane, a rilassarmi, a riposarmi, a leggere. Caro Direttore, certamente sei curioso di conoscere i motivi di una simile scelta. Ed io non ho problemi a svelarteli. Il primo motivo è che non ho soldi, infatti, a fine mese ci arrivo spendendo sempre più di quanto guadagno. Non perchè mi dia a spese folli; semplicemente perchè pago le tasse, non contraggo debiti nè chiedo prestiti, vado al cinema ed al teatro e –mio grande ed incorreggibile vizio!- compro libri e giornali.

Il secondo motivo è che, data una certa età, la vacanza la intendo come riposo, come assoluto rilassamento, per recuperare lo stress accumulato in un anno di lavoro, per espellere le tossine contratte nei traffici quotidiani, per godere il fresco del mio giardino. Il terzo motivo risiede nella mia consapevolezza di ignorare ancora tantissimi luoghi del paese più bello del mondo e, perciò, non mi va di andare alle Maldive, solo perchè fa tendenza andare alle Maldive. Ma sai che Sergio, il figlio di Luca, come premio per aver conseguito la maturità è andato, da solo, in California?

Il povero Luca, felice per i successi scolastici del figlio, gli ha pagato –dice lui- “il viaggio della vita”; Sergio è, così, partito con tanto entusiasmo ma è tornato con due palle che gli arrivavano fino ai piedi, smunto, emaciato, col sorriso spento, senza un po” di nostalgia, che so?, di desiderio di raccontare avventure, di piacere per aver intrapreso un cammino di scoperte, di complicità per essere diventato depositario di un qualche segreto. Niente. Meglio, forse, sarebbe stato mandarlo a San Giacomo di Compostela; almeno, avrebbe avuto la prospettiva del pellegrinaggio, del perdono, della fede.

Intanto, però, che sono passate le vacanze, non è cambiato niente. Il paese vive come narcotizzato; i problemi veri sono, artatamente, eliminati dalla visuale dei “poveri mortali”. Il nostro capo del governo continua a far sfracelli ma a nessuno importa niente; ci sfotticchiano in tutto il mondo: e chi se ne frega! Anche molti nostri amministratori locali non sono da meno in quanto a tenuta della propria immagine. La scuola dell”era Gelmini si apre con molti tagli (da tempo annunciati) negli organici: e che fa?: gli operatori scolastici –nell”immaginario collettivo- lavorano poco e sono pagati molto (oltre ai famosi tre mesi di ferie)! Molti posti di lavoro si sono persi ed altri si perderanno?: è un problema di tutto il mondo, basta dare un occhiata in casa degli americani!

Si potrebbe aprire, però, una bella discussione su faceboock: più oltre è inutile sperare! Lettera morta anche le notizie riguardanti Bassolino probabile ricandidato a sindaco di Napoli, l”Udc vagolante da destra a sinistra a destra, il ritorno di politicanti impresentabili e inaffidabili, le dichiarazioni di Fassino su possibili (ed atipiche) alleanze locali, il congresso del Pd con la corsa Franceschini-Bersani-Marino, le esternazioni dei padani Bossi-Calderoli-Cota, l”imbavagliamento dell”informazione da parte del nuovo regime, la televisione del “Ballando sotto le stelle”: ma chi se ne frega? A novembre, fra due mesi, per i morti, possiamo farci un bel ponte a Tunisi. Senza fretta; ci sono delle offerte last minute eccezionali!

Caro Direttore, ho letto alcuni bei libri. Te ne voglio segnalare qualcuno: due sono nuovi, uno è una rilettura.
Mi sono immerso con avidità nel bel romanzo di Michela Murgia, “Accabadora” (Einaudi, 2009): sono uscito da quelle pagine con l”amara e rinnovata certezza che nella vita “ci sono delle cose che si sanno e basta; e le prove sono solo conferma”. Ho divorato il libro-intervista sulle minoranze a Goffredo Fofi, a cura di Oreste Pivetta, “La vocazione minoritaria” (Laterza, 2009). Ho, quindi, a lungo riflettuto sul ruolo delle minoranze etiche:

“Il ruolo delle minoranze è un ruolo di proposta, di formazione delle nuove generazioni. Che cosa ha intorno un ragazzo che cresce oggi? Genitori, insegnanti, preti, giornalisti, artisti, filosofi sono all”altezza del compito che il loro ruolo gli imporrebbe? Anche rispetto a questo problema il ruolo delle minoranze è fondamentale. Da dove ripartire, altrimenti? Da quale forza sociale, da quale gruppo costituito? Forse dal papa, dalla chiesa di Ruini e del suo funzionario, dalla loro ostinata cecità di fronte ai bisogni reali dell”umanità e dei singoli? Forse dalla scuola, avvilita e strapazzata dai ministri di destra e di sinistra? Non si può certamente ripartire da corporazioni, da categorie, da professioni. Si può ripartire, credo, solo da piccole minoranze che “non stanno al gioco”, che “non accettano”, che non si riconciliano, che con molta modestia si tirano su le maniche e fanno il loro pezzetto di percorso, nel quartiere X, con i bambini, con i malati, con gli immigrati, con i carcerati, ma anche negli asili e nelle scuole, nelle fabbriche e nelle chiese, e sul mare, quasi dovunque, perfino nelle redazioni dei giornali! Meno che nelle stanze del potere”.

Ho riletto “L”armonia perduta” di Raffaele La Capria (Mondadori, 1986). Ho riannodato il filo dell”Armonia tra la Natura e la Storia, tra la Natura e la Cultura, tra il Genio del Luogo e lo Spirito del Mondo. Che carica in quelle parole di La Capria: “Quando si perde la grazia spontanea dell”esistenza, si tende a conservarla artificialmente, in modi impropri e illusori, a imitarne per nostalgia o altro la forma esteriore, senza veramente possederla. E questo accade ai napoletani. Quando si accorsero che quell”Armonia gli era comunque necessaria per sopravvivere, necessaria come l”aria che respiravano, i napoletani si misero a fare i napoletani”.

Buona giornata e buon lavoro, Direttore. Non mortificarmi, ora, facendomi sapere che era meglio non riprendessi a scrivere la rubrica.
Insieme a te, con tanti altri, sarebbe, invece, bello ricominciare a fare gli italiani ed anche gli uomini della Magna Grecia ed anche i napoletani ed anche i vesuviani.
(Fonte foto: club treni Brianza)

CAMORRA NON É SOLO IL LIVELLO CRIMINALE

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La cattura di “pericolosi” latitanti incide poco o niente sulla lotta al crimine organizzato. Ciò che dovrebbe essere intaccato, invece, sono connivenze e complicità, vero motore della camorra.
Di Amato Lamberti


In questi ultimi mesi si è fatto un gran parlare di svolta nella lotta alla criminalità mafiosa da parte del ministro Maroni, in conseguenza di numerosi arresti di “pericolosi” latitanti e del sequestro di beni a delinquenti e prestanome. Persino giornali notoriamente ostili al governo hanno inneggiato a quello che è stato indicato come un cambiamento di atteggiamento lungamente atteso. Nessuno sembra essersi reso conto che nel mentre si arrestano, e giustamente, malavitosi di manovalanza, non si sciolgono Comuni neppure quando sono i prefetti a chiederlo e non si perseguono amministratori accusati di collusioni e connivenze.

L”impressione è quella dell”ennesima operazione mediatica per rassicurare i cittadini sulla capacità dello Stato di fronteggiare il crimine, senza intaccare i poteri mafiosi che con lo Stato intrattengono rapporti consolidati , come dimostrano le dichiarazioni del figlio di Ciancimino, ma anche i risultati dell”inchiesta Spartacus, che ha portato alla condanna di tanti delinquenti come Schiavone e Bidognetti, ma ha prosciolto politici, amministratori, tecnici e professionisti.

Eppure, la forza del clan dei “casalesi” possiamo dire che riposa proprio sulle rete di collusioni e complicità che nel tempo è riuscito a costruire, tanto che molti magistrati possono affermare che uomini legati, anche solo da rapporti di corruzione, ai “casalesi” sono presenti in quasi tutte le amministrazioni locali, almeno nel casertano, così come negli Enti pubblici che sono centri di spesa, come le ASL, e in molte istituzioni, anche nei settori deputati al controllo della produzione e del lavoro, come al contrasto alla criminalità.

Come dice il magistrato Raffaello Magi, “La rete economica e relazionale di una organizzazione camorrista è rappresentata da un intreccio di interessi e di fenomeni che, per quanto è dato comprendere, restano in buona parte immuni alle verifiche giudiziarie. Le organizzazioni criminali si alimentano attraverso la penetrazione nel mercato, sfruttano le maglie di una imprenditoria spesso bisognosa di protezioni, si pongono come “mediatori del consenso” in occasione di competizioni elettorali, realizzano investimenti che offrono lavoro a soggetti affiliati e non, condizionano spesso le scelte delle piccole amministrazioni locali”.

E aggiunge che: “:sono stati presi in esame i rapporti dell”organizzazione con alcuni esponenti politici -ma nel processo (Spartacus 2) non si è raggiunta la prova di una responsabilità penale di tali soggetti- e alcuni appartenenti alle forze dell”ordine, con alcune condanne”.

In pratica, l”apparato di controllo repressivo dello Stato, riesce solo a colpire il livello criminale delle organizzazioni camorriste, quelli che sparano ed ammazzano, mentre sulle reti di connivenza e di complicità che permettono alle organizzazioni di diventare tanto potenti da metterle in grado di condizionare ed alterare l”economia, l”amministrazione pubblica, la politica di interi territori non riesce ad ottenere risultati se non quando si accertino comportamenti criminali.
(Fonte foto: Rete Internet. Repertorio)

PILLOLE DI 900. PIAZZALE LORETO: FINE DELLA PARABOLA FASCISTA

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Finita la guerra, l”Italia è in ginocchio. Città distrutte, milioni di disoccupati, prezzi alle stelle, Paese politicamente diviso. Intanto, si fa largo a tutto ciò che è americano.
Di Ciro Raia

Il 1945, dunque, è l”anno della fine della guerra. Il Fascismo ed il Nazismo sono cancellati, ma ancora molti morti costellano il cammino delle nazioni e, in particolare, dell”Italia. Nelle regioni settentrionali continua, infatti, la lotta dei partigiani, temporaneamente frenata da un proclama “attendista” del generale inglese Alexander, col quale si suggerisce di cessare le operazioni organizzate su larga scala.

Le truppe angloamericane, in verità, temono che un eccessivo spazio di movimento alle forze della Resistenza possa contribuire a consegnare l”Italia nelle mani del comunismo. Ma i partigiani non si fermano e, spesso anche con eroiche azioni, concorrono a determinare il crollo del nazifascismo. Ad essi si deve, per esempio, la rotta dei repubblichini di Salò tra la Valtellina e la Valcamonica e ad essi va riconosciuto il contributo prezioso nelle battaglie di Bobbio (Val Pellice) o di Varzì nell”oltre Po pavese.

Tra il 23 ed il 25 aprile 1945 il CLNAI ordina di insorgere. Subito la città di Genova costringe alla resa la guarnigione tedesca del generale Meinhold; a Milano, con i partigiani che cantano “Bella ciao”, l”insurrezione è totale. Il 25 aprile l”Italia è finalmente libera dal giogo nazifascista. Nel capoluogo lombardo, inoltre, i capi del CLNAI –che dichiarano di assumere tutti i poteri civili e militari nelle regioni settentrionali- incontrano Mussolini e gli chiedono la resa incondizionata. Il duce non accetta e, con pochi fidi, fugge verso Como. I partigiani lo catturano, però, il 27 aprile a Dongo, sulla sponda occidentale del lago, mentre tenta di passare la frontiera svizzera o, forse, di raggiungere l”Austria attraverso la Valtellina.

Il giorno dopo il partigiano Walter Audisio, noto nella Resistenza come “colonnello Valerio“, lo fucila insieme a Claretta Petacci, da tempo amante dell”ormai deposto capo del governo, a Giulino di Mezzegra. Il cadavere di Mussolini è trasportato, insieme ai corpi di alcuni alti esponenti del fascismo (Nicola Bombacci, Alessandro Pavolini, Francesco Barracu, Achille Starace) a Milano, dove a Piazzale Loreto (luogo simbolo della lotta di liberazione: il 10 agosto dell”anno precedente, i corpi di 15 detenuti politici, fucilati dai fascisti italiani, erano stati lasciati in quel piazzale, sotto il sole, come monito alla popolazione!) sono abbandonati allo sbeffeggiamento della folla. Dopo poco più di vent”anni si chiude tragicamente la parabola del fascismo.

Intanto a Caserta, il 29 aprile, il tenente colonnello della Wehrmacht, Victor von Schweintz, firma la resa tedesca (senza condizioni) in Italia con i delegati delle forze alleate. Alle ore 24 dell”8 maggio 1945 cessano tutte le azioni di guerra in Europa. Una guerra che ha significato 60 milioni di morti, l”olocausto di 6 milioni di ebrei, innumerevoli città distrutte, infinite ed indimenticabili atrocità nei confronti della popolazione civile.

La fine della guerra presenta un”Italia più che in ginocchio. Intere città sono distrutte, rovinate le vie di comunicazione, decimata la marina mercantile. Torino e Milano, Bologna e Genova, Foggia e Cagliari, insieme a tantissime altre città, devono rinascere dalle proprie rovine. Necessita ricostruire i porti e le strade, gli aeroporti, gli elettrodotti, i capannoni industriali. Circa il 65% del patrimonio rotabile, dai locomotori alle carrozze passeggeri, alle merci, alle macchine a vapore, è andato distrutto o ha preso la strada della Germania, insieme alle truppe tedesche in ritirata. L”immenso capitale della marina mercantile è ridotto all”osso; il tonnellaggio pari a 3.300 milioni dell”anteguerra è solo un lontano ricordo.
Ora si sfiorano appena le 600 mila tonnellate.

L”agricoltura soffre della mancanza dei concimi, delle macchine e delle opere di irrigazione. Anche le scorte dei prodotti agricoli sono esaurite: sono servite, infatti, ai tedeschi, che ne hanno fatto razzia insieme ai capi di bestiame.

A questo quadro a tinte fosche vanno aggiunti, poi, i milioni di Italiani disoccupati, la svalutazione della lira, l”aumento vertiginoso del prezzo dei beni di consumo. E tutto accade in un Paese politicamente diviso in due. Da una parte le regioni del nord, irrobustite dalla lotta antifascista, sperimentate nelle forme di autogoverno delle repubbliche partigiane, pienamente consapevoli della collusione esistita tra monarchia e fascismo e delle conseguenti tragedie scaturite.

Dall”altra parte le regioni del sud, risparmiate dall”ultima offensiva bellica, tradizionalmente vicine alla monarchia, sfruttate dalle forze politiche moderate e conservatrici per fini meramente clientelari, impedite nella crescita politica dalla presenza degli alleati, disposti a difendere i Savoia pur di ostacolare il cammino ad una possibile penetrazione del comunismo.

E intanto, in tutto il Paese comincia ad imporsi il “modello americano”. Le truppe liberatrici, infatti, hanno contaminato i paesi che hanno toccato. A solo pochi giorni dalla fine della guerra l”americanizzazione ha portato la conoscenza della Coca Cola, del boogie-woogie, delle t-shirt e delle sigarette Camel, Chesterfield, Lucky Strike. Si assiste, inoltre alla trasformazione non solo dei costumi sociali ma anche di quelli culturali, per cui diventano familiari i nomi degli attori Clark Gable, Gary Cooper, Greta Garbo, Marlene Dietrich, Rita Hayworth, John Wayne, Charlie Chaplin, dei jazzisti Duke Ellington, Louis Armstrong, Gorge Gershwin.

Anche alcuni scrittori conquistano l”Italia, tanto che diventano familiari i nomi di William Faulkner, Ernest Hemingway, John Steinbeck insieme ai titoli dei loro romanzi (“Palme selvagge”, “Per chi suona la campana”, “La luna è tramontata”), che sono letti insieme a “Cristo si è fermato a Eboli” di Carlo Levi e ad “Uomini e no” di Elio Vittorini.

(Fonte foto: www.cotti.biz)

ANTOLOGIA

FINITA LA GUERRA C’É DA RICOSTRUIRE L’ITALIA

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Con questo paragrafo, la rubrica “Pillole di “900” affronta le vicende dell”Italia del dopoguerra, in difficoltà perchè preda di fame ed emergenza sanitaria. Ma finalmente la nazione è libera dal nazifascismo.
Di Ciro Raia

Il paese vive spaccato in due. Il sud liberato si riprende lentamente, pur dibattendosi tra fame, emergenza sanitaria e scarse possibilità lavorative. Il nord resta squassato dalla guerra, dalla lotta partigiana, dagli scioperi che si organizzano nelle città e nelle campagne. Oltre mezzo milione di americani, nel sud della penisola, sono impegnati nei comandi militari, che, quale primo obiettivo, cercano di rimuovere dai Comuni tutti gli esponenti del passato regime. Da Washington parte il suggerimento che nella ricostruzione politica è meglio tener conto del parere dei parroci e dei vecchi notabili liberali.

Così capita che, per emarginare i partiti di sinistra –che si stanno riorganizzando- si finisce col dare peso a personaggi locali, alcuni dei quali non proprio stinchi di santo. Al nord, invece, si paga la rabbia e la ferocia delle retrovie tedesche in risalita. Le linee ferroviarie sono distrutte, le città bombardate, gli acquedotti saltati, le scuole chiuse. Ed i mezzi finanziari per la ricostruzione sono scarsissimi. Per chi, poi, è sopravvissuto alla guerra o alla deportazione c”è il fantasma della disoccupazione. Il numero dei disoccupati è ingente. Le fabbriche sono prive di materie prime e le banche sono a corto di soldi.

Il quadro politico nazionale, intanto, è in continua evoluzione. A Napoli –prima città liberata dai tedeschi, in seguito ad un”epica partecipazione del popolo, culminata nella lotta delle Quattro Giornate (28 settembre-1 ottobre 1943)-, col compito di ricostruire il partito comunista, è giunto Palmiro Togliatti. Il leader piemontese si dice convinto della necessità che tutte le forze debbano collaborare, anche quelle vicine al re e a Badoglio, per riuscire a scacciare definitivamente i nazisti. Con questo intento egli appoggia un nuovo governo, battezzato nei primi mesi del 1944 e presieduto da Badoglio, che accoglie i rappresentanti di tutte le forze antifasciste.

Il governo della svolta di Salerno, città in cui si riunisce il consesso, infatti, ha come ministri, tra gli altri, uomini come Carlo Sforza, Benedetto Croce e Giulio Rodinò. Il governo Badoglio dura solo pochissimi mesi. Proprio il 4 giugno 1944, giorno della liberazione di Roma, infatti, Umberto di Savoia, figlio di Vittorio Emanuele III, è nominato luogotenente generale del regno, mentre Badoglio, troppo compromesso col fascismo e le vicende belliche, è sostituito alla guida del governo da Ivànoe Bonomi, capo del CLN.

Intanto, a Verona, i resti del fascismo riuniti nella Repubblica di Salò, celebrano il processo contro i traditori della notte del Gran Consiglio. Sono condannati a morte Galeazzo Ciano, Luciano Gottardi, Carlo Pareschi, Emilio De Bono e Giovanni Marinelli.

Nelle strade delle città liberate si riprende a vivere. Esse, infatti, si animano con la presenza di uomini e donne, che si inventano mille mestieri, per sopravvivere, per guadagnare un pezzo di pane. I sciuscià napoletani lustrano le scarpe ai soldati americani, i contadini delle campagne vengono ad offrire i loro prodotti. Chi se lo può permettere fuma le sigarette marca Serraglio, Tre stelle, Aurora, Nazionali. Nelle edicole compaiono: il Calcio Illustrato, il Tempo, il Corriere dei piccoli e la Domenica del Corriere.

Da Salò, Radio Balilla, anche se solo per i bambini, non interrompe la sua propaganda politica: “Ecco giungono i tre Magi/ da lontano, son randagi./ Ecco i doni al Bambinello/ doni al popolo più bello./ Churchill offre la Miseria/ Roosevelt dà, più deleteria/ la tremenda Fame e prono/ schiavitù da Stalin in dono”.
Compaiono i primi artisti di strada. Tra di essi si segnala un giovane caricaturista di venti anni: si chiama Federico Fellini e spera in un futuro da regista cinematografico.
Un regista già affermato, Roberto Rossellini, comincia a girare il film “Roma città aperta”, con gli attori Aldo Fabrizi e Anna Magnani.

Al teatro “Quattro Fontane” di Roma riscuote un grande successo la rivista “Cantachiaro”, di Garinei e Giovannini. Lo spettacolo ha inizio ogni sera alle 19 –in quanto alle 21 c”è il coprifuoco. Registra il tutto esaurito. Il prezzo di una poltrona è di 150 lire; i posti all”in piedi costano 20 lire. Ma trionfa anche l”Enrico IV di Pirandello e gli attori Salvo Randone e Tino Carraro. Wanda Osiris e Carlo Dapporto, invece, presentano spettacoli dai titoli evasivi: “Sognate con me” e “Gambe al vento”.
(Fonte foto: Rete Internet. Repertorio)

LE QUATTRO GIORNATE DI NAPOLI

LA RUBRICA

NON SCIOGLIERE IL COMUNE DI FONDI PER CAMORRA É DIABOLICO

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La richiesta di sciogliere il Comune di Fondi era stata avviata dal prefetto di Latina dopo che la Commissione di accesso agli atti aveva evidenziato il forte condizionamento criminale.
Di Amato Lamberti

La decisione del Consiglio dei ministri di non procedere allo scioglimento del Comune di Fondi, per sospetti di infiltrazione mafiosa nell”amministrazione comunale, con la motivazione che nessun procedimento giudiziario è stato ancora aperto dalla magistratura nei confronti di amministratori e consiglieri dello stesso Comune, è passata sotto silenzio da parte della stampa.

Praticamente nessuno sembra essersi reso conto che si tratta di una decisione che costituisce un precedente che potrebbe anche configurare l”accantonamento definitivo di una legge importantissima, la quale permetteva al Prefetto di avviare una ricognizione, ad opera di una commissione di funzionari di prefettura, di tutti gli atti deliberativi di una amministrazione pubblica, per verificare l”esistenza o meno di forme di coinvolgimento delle criminalità organizzata nei processi decisionali della stessa amministrazione.

I risultati di questo lavoro di ricognizione degli atti prodotti dall”amministrazione sotto esame venivano poi esaminati per verificare la sussistenza di ipotesi di infiltrazione e condizionamento mafioso e procedere, ove queste ipotesi fossero confermate, alla richiesta di scioglimento da parte del Ministro dell”Interno e della Presidenza del Consiglio. Nel caso del Comune di Fondi (nella foto la sede del Consiglio comunale, ndr), la commissione di accesso agli atti aveva completato il lavoro e la documentazione prodotta presentava una situazione di condizionamento criminale tale da convincere il prefetto di Latina ad avviare richiesta di scioglimento.

Normalmente gli atti della commissione d”accesso vengono inviati anche alla magistratura ma la decisione di scioglimento, in quanto misura di contrasto alla criminalità organizzata, ha tempi immediati di esecuzione, proprio per rompere il più rapidamente possibile una situazione insopportabile per ogni coscienza democratica. L”importanza della legge sullo scioglimento delle pubbliche amministrazioni per infiltrazione e coinvolgimento della criminalità mafiosa riposa sul fatto di stabilire che la pericolosità della mafia risiede soprattutto nella capacità di appropriarsi di funzioni proprie dello Stato, a cominciare dalla amministrazione della vita di comunità e di territori attraverso il controllo delle amministrazioni locali.
Da tempo tutti i partiti politici, nessuno escluso, facevano pressioni per ottenere modifiche sostanziali ad una legge accusata di dare valore di prova anche a sospetti, rapporti di parentela e di frequentazione, cointeressenze in affari. Una legge che aveva messo a nudo sia l”incapacità dei partiti di operare una selezione degli amministratori locali e sia gli stretti rapporti che, in determinate situazioni, si realizzano tra politica e mafia in ordine all”appropriazione dei fondi pubblici e alla realizzazione di investimenti speculativi. Proprio per queste ragioni, nel momento che colpiva amministrazioni governate da tutti i partiti politici, da anni si premeva per una modifica sostanziale della legge.

Con la decisione adottata dall”ultimo Consiglio dei Ministri si è raggiunto il risultato di mettere una pietra tombale sulla legge perchè non si capisce come la Magistratura possa prendere decisioni senza essere a conoscenza dei fatti evidenziati dalla commissione di accesso agli atti. Atti che sarebbero inviati alla Magistratura solo dopo la pubblicazione del decreto di scioglimento da parte del Ministro dell”Interno. Fino alla pubblicazione del decreto gli atti restano secretati. Un escamotage, quello adottato da Berlusconi, frutto di una mente diabolica e ci piacerebbe veramente conoscere la persona a cui appartiene.

(Fonte foto: Rete Internet)

PILLOLE DI “900. I PARTIGIANI, L’OPPOSIZIONE AL NAZIFASCISMO

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La Resistenza italiana coinvolge tutti i cittadini italiani. Violenta e stragista la reazione dei nazisti e dei fascisti di Salò. Intanto gli Alleati sbarcano in Italia.
Di Ciro Raia

Circa 200 mila uomini, di diversa provenienza sociale e politica, operano nelle formazioni dei partigiani. È la risposta di gruppi singoli e spontanei di cittadini, impegnati in una lotta clandestina, alla persecuzione poliziesca, alla politica repressiva tedesca, all”eliminazione fisica di avversari con fucilazioni, deportazioni e forni crematori nei campi di concentramento di Dachau, Bùchenwald, Auschwitz, Trablinka o Mauthàusen.

I partigiani, uniti in movimenti di opposizione spirituale, politica ed armata al nazifascismo, danno vita alla Resistenza italiana. Essi sono operai e studenti, contadini ed intellettuali che, insieme ai soldati sbandati ed agli antifascisti tornati dall”esilio, lottano sulle montagne, nelle città e nelle campagne del centro nord, ostacolando i colpi di mano dei Tedeschi, evitando sabotaggi o facendone, occupando zone di territorio e partecipando ad azioni di guerra con armi catturate al nemico o fornite dagli alleati. Con i partigiani combattano tutti i cittadini. Infatti, la Resistenza è l”unica guerra veramente sentita dagli Italiani.

Un ruolo di grande rilevanza politica ed organizzativa è assunto dalle formazioni partigiane di sinistra (comuniste e socialiste); ma sono presenti anche formazioni cattoliche, liberali ed autonome.

Contro i partigiani si rivolgono, perciò, le azioni dei nazisti e dei fascisti di Salò. Molte rappresaglie nazifasciste contro inermi civili –come quelle di Boves, Pietransieri, Acerra, nel 1943– o contro fazioni partigiane – come quelle delle Fosse Ardeatine di Roma, Civitella in Val di Chiana, Sant”Anna di Stazzema (560 persone tra civili e partigiani –foto-), Marzabotto (1800 civili), nel 1944 (solo per citarne qualcuna) – sono delle vere e proprie stragi, condotte con truculenta e lucida violenza.

Tutti i partiti –precedentemente sono sciolti dal fascismo- che operano nella Resistenza formano degli organismi militari definiti C.L.N. (comitato di liberazione nazionale). Tutti i C.L.N. periferici fanno capo a un C.L.N. centrale con sede a Roma e ad un C.L.N.A.I (comitato di liberazione nazionale alta Italia) con sede a Milano.

L”esercito alleato angloamericano, a tappe forzate, sbarca in Italia. La Sicilia è la prima terra liberata; nell”isola, infatti, gli alleati approdano il 10 luglio 1943 ed il 27 dello stesso mese liberano Palermo; il 3 settembre, mentre a Cassibile, in provincia di Siracusa, è firmato l”armistizio tra l”Italia e gli Alleati, le armate inglesi agli ordini del generale Montgomery sbarcano in Calabria.

La firma dell”armistizio provoca una tragica rappresaglia tedesca sui soldati italiani bloccati nelle isole dell”Egeo: a Cefalonia è massacrata l”intera Divisione Acqui. L”8 settembre, intanto, un”armata americana al comando del generale Clark, sbarca a Salerno. Il 22 gennaio 1944, poi, l”esercito angloamericano conquista la terra tra le località di Anzio e Nettuno. L”obiettivo è entrare in Roma.

La marcia, che culmina con la liberazione della capitale il 4 giugno, è segnata da tanti episodi di giubilo da parte della popolazione liberata dal giogo nazifascista, ma anche da innumerevoli scene di violenza. Si contano ancora morti, donne violentate, episodi di sciacallaggio, di borsa nera di indecoroso profitto.

Durante l”avvicinamento alla capitale è distrutta l”antica Abbazia di Montecassino. Gli alleati la bombardano, convinti che in essa si nascondano i tedeschi.

(Fonte foto: Rete Internet. Repertorio)

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