Massa di Somma, tenta di rubare un’auto: arrestato in strada dai Carabinieri
Emanuele Picardi, 28enne di Ponticelli già noto alle Forze dell’Ordine, era impegnato nel tentativo di rubare un’Audi A2 parcheggiata a Massa di Somma lungo la strada, quando è stato notato dai Carabinieri.
I militari della stazione di San Sebastiano al Vesuvio lo hanno “beccato” durante un servizio di pattuglia per il controllo del territorio e lo hanno tratto in arresto per furto.
Al 28enne sono stati sequestrati arnesi da scasso.
Dopo le formalità dell’arresto e il giudizio con rito direttissimo, Picardi è stato sottoposto agli arresti domiciliari.
Sparatoria nel centro di Caserta: ex militare minaccia di fare una strage in un bar
Paura in pieno centro a Caserta, nel rione Tescione. La sparatoria è avvenuta intorno alle 13.
L’uomo, un ex militare di 45 anni residente nel quartiere Puccianiello, dopo aver minacciato con una pistola alcuni passanti, si è precipitato in un bar, la caffetteria Chimera in via Vescovo Natale, urlando ai presenti di compiere una strage. La tragedia è stata evitata dal sopraggiungere della polizia sul posto: i militari, pur di bloccarlo, sono stati costretti a fare fuoco contro di lui. L’uomo è stato ferito ad un braccio, ad una gamba e alla testa. Si trova ora all’Ospedale di Caserta in gravi condizioni.
Somma Vesuviana: il Summarte presenta il nuovo cartellone teatrale per la stagione 2019/2020
Al teatro Summarte di Somma Vesuviana si respira un’aria buona: “una ventata di
teatro” è il titolo scelto per la nuova stagione teatrale, che sarà presentata mercoledì
19 giugno alle ore 20:30 al Museo Contadino Via Santa Maria del Pozzo, Somma
Vesuviana (NA). Durante la Serata di Gala saranno resi noti glispettacoli e i nomi degli
artisti coinvolti nella nuova stagione.
Come una boccata d’aria fresca, la nuova stagione, sotto la direzione artistica di Lucio
Pierri, spiazza tutti per ricchezza e qualità: un nuovo anno di lavoro e intrattenimento
che si prospetta innovativo, diversificato e aperto a tutti.
Numerosi appuntamenti con un teatro dinamico ed espressivo, che mette in scena,
di volta in volta, aspetti della nostra quotidianità più palese e del nostro intimo più
latente che, proiettati e amplificati su un palco, ci faranno ridere e commuovere al
tempo stesso.
Nel Casertano sequestrata un’area interessata da scavi archeologici non autorizzati
I Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Napoli, unitamente a personale della Compagnia di Sessa Aurunca (CE), in esecuzione di un provvedimento emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, hanno sottoposto a sequestro, a Cellole e a Sessa Aurunca, 3 particelle di terreno interessate da scavi archeologici non autorizzati dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio.
L’indagine, che ha determinato un ulteriore sequestro di reperti di verosimile interesse archeologico rinvenuti all’interno di un’abitazione privata, scaturisce dalla costante ed assidua attività di contrasto al fenomeno degli scavi clandestini che il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale svolge quotidianamente nell’ambito dei propri compiti istituzionali.
In particolare, a seguito delle attività investigative coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, si è accertato l’avvenuto danneggiamento, attraverso lavori di sbancamento eseguiti con mezzo meccanico finalizzati alla realizzazione di un manufatto nelle aree oggetto di sequestro penale, di importanti testimonianze archeologiche che ha comportato la distruzione di un antico tracciato viario di epoca romana insistente lungo la strada statale Domitiana.
Il proprietario dei terreni sequestrati e il responsabile della società che ha effettuato gli scavi non autorizzati sono stati denunciati in stato di libertà all’Autorità Giudiziaria per i reati di danneggiamento al patrimonio archeologico dello Stato, violazioni in materia di ricerche archeologiche, impossessamento illecito di beni archeologici e ricettazione.
Esame di Maturità, prova di italiano: Ungaretti, Stajano e Sciascia…
“E’ partita la nuova Maturità 2019 con la prova di italiano. Le tracce della Maturità 2019 “L’esame di Maturità è stato avviato in modo ordinato e tutto procede tranquillamente”. E’ quanto rendono noto fonti del Miur.
“Il porto sepolto”, confluita nel 1942 nella raccolta L’allegria, di Giuseppe Ungaretti. E’ questa una delle tracce per la prima prova scritta dell’esame di maturità 2019.
“Il porto sepolto” è una breve poesia che porta il titolo della prima e omonima raccolta di Ungaretti, pubblicata a Udine nel 1916. La poesia, assieme alle altre del Porto sepolto, confluirà poi nella Allegria di naufragi del 1919 e poi nelle successive edizioni della raccolta, diventando una delle più note della poesia ungarettiana. Il titolo del componimento è fondamentale per comprendere il senso della poetica ungarettiana: il porto è infatti simbolo del viaggio introspettivo del poeta alla ricerca del mistero dell’essere umano. Il poeta stesso ha spiegato più volte nei suoi scritti il senso del titolo di questa raccolta: da ragazzo conobbe dei giovani ingegneri francesi che gli parlarono di un porto sommerso esistente ad Alessandria d’Egitto, città natale dell’autore. Ungaretti rimase profondamente colpito da questa storia proprio perché queste rovine sarebbero rimaste nascoste per sempre: il titolo indica quindi qualcosa di oscuro ed indecifrabile.
Corrado Stajano e “Eredità del Novecento”. E anche Leonardo Sciascia, sono tra le altre tracce. Il secondo brano di Leonardo Sciascia, è da “Il giorno della civetta”. Il romanzo racconta la storia di alcuni omicidi commessi dalla mafia e della lotta del comandante dei Carabinieri Bellodi per scoprire la verità ed arrestare i colpevoli. Nel 1968 il regista Damiano Damiani ha tratto un film da questo romanzo.
“Il giorno della civetta” fu terminato nel 1960 e pubblicato per la prima volta nel 1961 dalla casa editrice Einaudi. Trae spunto da un episodio reale di cronaca: l’omicidio del sindacalista Accursio Miraglia per mano della mafia, avvenuto a Sciacca nel 1947. L’ispirazione a fatti reali e di cronaca è un elemento tipico della scrittura di Sciascia. Sciascia, da sempre interessato alla situazione socio-economica della sua terra d’origine, era da tempo impegnato nella denuncia della mafia, che imperversava ignorata e impunita su tutto il territorio. Lo scrittore decise così di servirsi del genere romanzo giallo – cui spesso ritornerà per le sue opere successive – per poter esprimere il suo risentimento e trasporre in una cornice letteraria la cronaca di un fatto realmente avvenuto.
“Istruzioni per l’uso del futuro” partendo da un testo dello storico dell’arte e saggista Tomaso Montanari è una delle tracce della maturità. Anche il ciclista Gino Bartali e il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa ucciso in un attentato mafioso a Palermo nel 1982 sono tra i protagonisti dell’esame scritto di Italiano che i maturandi stanno affrontando stamane.
Maxi frode di vendita prodotti informatici, sequestrati beni di oltre 83.6 milioni
Una maxi frode nella commercializzazione di prodotti tecnologici e informatici è stata scoperta nell’ambito di un’indagine coordinata dalla procura di Napoli Nord: sequestrati beni per oltre 83,6 milioni di euro. Scoperto un giro di fatture false per circa 500 milioni di euro per il quale sono indagate 49 persone. Sono state, inoltre, perquisite e sequestrate sei società. Eseguiti anche due European investigation order, ossia un ordine di indagine europeo che consente la raccolta transnazionale delle prove nel contesto dell’Unione. L’attività investigativa, inizialmente avviata dalla procura di Lucca e trasferita poi per competenza territoriale a Napoli Nord, ha permesso di scoprire l’evasione fiscale architettata, attraverso la cosiddetta frode carosello, da un’organizzazione strutturata che aveva la sua base in Campania. Secondo la ricostruzione accusatoria avvalorata dal gip, il meccanismo fraudolento prevedeva la produzione di un vorticoso giro di fatture per operazioni inesistenti, per un importo di circa 500 milioni di euro, attraverso una filiera di società fittizie riconducibili a prestanome.
Brusciano, Veritas-Fronte Comune, insieme per il rilancio e la valorizzazione del territorio
A Brusciano nasce e si fortifica l’asse Veritas-Fronte Comune. Due realtà associative il cui obiettivo è la promozione culturale, il rilancio sociale, delle nostre tradizioni, alla valorizzazione del bene comune e delle tante risorse ancora inespresse e presenti sul territorio. Lunedì 17 giugno in via Mariano Semmola, il taglio del nastro ha sancito l’apertura della nuova sede, che ospiterà le due neo nate realtà associative. Un sodalizio tra le due associazioni come forza motrice per provare a scardinare e a ridare slancio propulsivo al paese. Tanta la soddisfazione nei volti dei soci ed in particolare dei due presidenti, arch. Nicola Braccolino e avv. Antonio Parrella, che ad unisono affermano: “Questo connubio di idee, di valori e voglia di fare è il giusto punto di partenza per provare a dare una svolta sociale, culturale e ricca di contenuti alla nostra amata Brusciano. Siamo nati con l’intento, di essere il volano e il punto di riferimento per i tanti cittadini, che vorranno confrontarsi e avvicinarsi al nostro progetto. Ci presentiamo spinti da tanto entusiasmo e fiducia, ma allo stesso tempo consapevoli che fin dall’inizio dobbiamo rimboccarci le maniche ed insieme unire le nostre forze e capacità, partendo dall’organizzare iniziative coinvolgendo soprattutto i giovani e le altre realtà associative del nostro paese.”
Gli insulti a Camilleri-Tiresia: quando Tore ‘e Crescienzo fece bastonare i camorristi che avevano festeggiato “con i fuochi” la morte di un giudice
I camorristi bastonati avevano sparato “razzi e tronere” per festeggiare la morte del giudice Vincenzo Niutta. La camorra “classica”, il sentimento “arcaico” della morte, il culto delle Madonne Nere. Gli insulti vomitati attraverso i “social” contro Camilleri sono l’immagine di una certa Italia che crede di valere qualcosa solo se abbaia contro chi vale veramente. E’ capitato spesso nella storia, e Camilleri-Tiresia lo sapeva, e lo sa, e ne è contento.
Salvatore De Crescenzo, Tore ’eCrescienzo, che Marc Monnier battezzò come “il re della banda, il Lacenaire dei camorristi”, si può dire che sia stato il solo camorrista capace di esercitare un controllo assoluto e diretto su quasi tutta la camorra della città di Napoli. Nessun altro ha avuto questa capacità, e quindi la storia della camorra è la storia di gruppi e di bande impegnati in guerre più o meno dichiarate e in episodiche alleanze. Dei simpatici studiosi fecero e fanno di Tore ‘e Crescienzo e della camorra le creazioni dei Piemontesi e, in particolare, di Garibaldi, che nel 1860 entrò in Napoli su una carrozza che portava anche il “re della banda”: questi simpaticoni non sanno, o fingono di non sapere, che anche nel 1848 la camorra aveva dato una mano alla polizia nel garantire l’ordine pubblico, e che questo mestiere, garantire l’ordine pubblico in una città come Napoli, l’organizzazione criminale non lo poteva mettere a punto in pochi mesi: l’addestramento era iniziato almeno un secolo prima. Nel 1860 Liborio Romano e Francesco II fecero ciò che 12 anni prima aveva fatto Ferdinando II, e Salvatore De Crescenzo e i suoi sfruttarono splendidamente l’occasione, per accrescere potere e bottino: alla fine, vedendo che molti borbonici di prima fila – ufficiali dell’esercito, politici, sindaci, funzionari, uomini di Chiesa, poliziotti – erano diventati immediatamente “savoiardi” e garibaldini, si convinsero che tutto cambiava perché nulla cambiasse, e che quindi anche con il nuovo ordine la camorra avrebbe continuato a recitare, contemporaneamente, le due parti di Stato e di anti-Stato. Ma il “re” della camorra sperimentò a sue spese che nel copione c’era qualche novità inaspettata e amara: e cominciò una vita di girovago attraverso le carceri italiane. Rimase sempre il capo della camorra: la polizia arrestò anche i suoi avversari, come Antonio Lubrano, e non evitò che nelle celle incontrassero la morte: capitò allora e capitò anche dopo. Nel 1867 ‘ Tore ‘e Crescienzo, tornato a Napoli, dopo un breve domicilio coatto a Piedimonte d’Alife, rese ancora più saldo il controllo che da tempo esercitava sulla raccolta e sul commercio delle ossa e delle pelli degli animali macellati: nella primavera del’68 furono almeno 6 le relazioni dell’ispettore di polizia del quartiere San Giuseppe sull’ “imperio assoluto” del capo della camorra a cui obbedivano tutte le macellerie di Napoli, e un “esercito di facchini” pronti a ogni ardire”.
Agli inizi del settembre 1867 morì, a Napoli, Vincenzo Niutta, primo Presidente della sezione napoletana della Corte di Cassazione, carica che egli ricopriva dal giugno del 1861. Un paio di giorni dopo il funerale dell’alto magistrato, l’ispettore di polizia del quartiere Mercato comunicò al questore che cinque “ noti gamorristi”, legati al clan Zingone, erano stati selvaggiamente bastonati da altri camorristi, in pieno giorno. In una nota successiva l’ispettore raccontò di aver saputo dagli informatori che i cinque erano stati puniti per ordine del De Crescenzo, irritato dai fuochi di artificio con cui essi avevano manifestato la loro gioia per la morte del Niutta. Oggi sospetteremmo immediatamente che il giudice fosse un “amico” del capocamorra: e sbaglieremmo di grosso, perché nel ’57, come vicepresidente della Suprema Corte di Giustizia, il magistrato era stato assai duro con De Crescenzo e con il suo “stato maggiore”: ed era a tutti noto che egli pretendeva l’applicazione rigorosa della “legge Pica” e più volte ammonì i sindaci dei Comuni “napoletani” e ispettori di quartiere a fornire elenchi di camorristi “veri”, a non spacciare per camorristi ladruncoli e “truffatori da taverna”. Talvolta capita di leggere e di sentir dire, anche da Montalbano, che la vecchia camorra e la vecchia mafia, quella dei Cuffaro e dei Sinagra, hanno avuto “una loro morale”: ma non è vero. Tuttavia, la camorra “classica”, i cui ultimi rappresentanti hanno partecipato alla guerra degli anni ’80, aveva della morte una concezione “arcaica”, drammatica: la presenza della “morte” – della morte propria, e di quella che poteva dare al nemico – ogni camorrista la “sentiva ‘ncoppa ‘a noce d’o cuollo”, come disse un imputato del processo Cuocolo, spiegando perché lui e i suoi amici veneravano le Madonne Nere, del Carmine, di Montevergine, dell’Arco, le Madonne della morte. Quei camorristi sapevano e “sentivano” istintivamente che chi esulta in modo scomposto per la morte dell’avversario, si espone alla vendetta del destino, che lo condannerà allo stesso tipo di morte.
Nessuno sa meglio dei camorristi che il destino spesso si diverte. Gli insulti che gli strimpellatori di “fb” hanno vomitato e vomitano addosso a Camilleri impegnato, come Tiresia, nella battaglia più dura non mi sorprendono: mi sarei sorpreso del contrario. La dissoluzione dei codici, il vento folle delle tastiere, il fetore dell’ignoranza impastata con la vigliaccheria – un fetore che attraversa il corpo della società italiana, dalla testa ai piedi, – confermano il momentaneo successo dell’armata dei quaquaraquà. Camilleri- Tiresia è contento di quegli insulti, di quel tipo di insulti: “vede”, con il suo sguardo profetico, come il destino si divertirà a punire capi e squadristi, “sente” – è la certezza assoluta del vate – che lui sta dalla parte giusta, e ricorda ai quaquaraquà che lui è Camilleri, e che essi sono solo cianfrusaglia. Paccottiglia.
Separati in casa
De Luca e De Magistris sono gli interpreti del rapporto difficile tra la Campania e Napoli
De Luca e De Magistris interpretano le difficoltà dei rapporti tra la Campania e Napoli, tra la Regione e la Città metropolitana, tra Napoli e le altre province. Certo lo fanno nel peggiore dei modi, con i loro caratteri marcati, uno sanguigno e beffardo, l’altro visionario e fanfarone. E però con il loro plateale ignorarsi rendono bene le distanze politiche e culturali che continuano ad esistere, anzi che si accentuano, sia tra i nostri territori che tra le istituzioni che li rappresentano e li governano. Più che di differenze bisognerebbe parlare di specificità, che sono poi anche un valore. Le specificità sono fatte non per contrapporsi ma per completarsi in un progetto comune. Come siamo lontani da questo ovvio obiettivo! Quando ero impegnato nel sindacato scuola, tutte le volte che arrivavano risorse da ripartire in regione, fossero posti in organico, deroghe sul sostegno, finanziamenti, progetti, si litigava ferocemente. Al posto di lavorare a un piano unico, ognuno tentava di far prevalere alcuni criteri a discapito di altri. Se valesse di più il numero di abitanti o di Kmq, le zone piane e costiere o quelle interne e montuose, la dispersione scolastica o la povertà educativa e culturale. Tutti scontenti e nessun problema affrontato e risolto. A proposito di sindacati, è noto a tutti che tra i motivi della crisi che vivono in Campania c’è la contrapposizione tra il livello metropolitano e quello regionale. Sembra inevitabile. In ogni iniziativa regionale, se Napoli si defila, la depotenzia; se si inserisce, la monopolizza. E questo succede non solo nel sindacato ma in tutti i settori. Possiamo dire che i problemi che in Campania affliggono non solo le istituzioni pubbliche, ma corpi intermedi e tante realtà di livello regionale con articolazioni provinciali, sono la difficoltà di una sintesi unitaria, di un progetto complessivo condiviso, e il peso “ingombrante” di Napoli. In parecchi, appartenenti ad ambiti diversi, lavorano per affrontare e tentare di risolvere questi problemi. I loro obiettivi sono quello di realizzare un modello politico-organizzativo rispondente alle caratteristiche fisiche e socioeconomiche dei territori della regione, funzionale alla loro missione, alle loro possibilità e potenzialità e alle naturali alleanze, e insieme quello di gestire e governare tale modello. C’è una formula che si va diffondendo tra alcuni di questi soggetti. Consiste nell’unificazione della struttura regionale con quella dell’area metropolitana di Napoli. Il che significa sia dar vita a una nuova struttura, sia affidare a un livello regionale “rivisitato” il governo anche dell’area metropolitana. Essa risponde a diverse esigenze: governare e valorizzare adeguatamente l’area metropolitana di Napoli; legarla all’intera regione, evitando fughe in avanti o il suo isolamento; realizzare una struttura complessiva più snella; avere confronto e sinergia più facili ed efficaci fra tutti i territori. Lo so che l’ingegneria istituzionale non è per dilettanti e immagino i commenti, nel migliore dei casi, tra ironici e divertiti. Ma forse la proposta qualche spunto potrebbe offrirlo. Considerando che, ad oggi, non si lavora a un progetto unitario in nessun campo. Porti e aeroporti, trasporti locali e metropolitane, turismo e cultura, sanità e servizi sociali, piani urbanistici e ambiente, economia e politiche industriali. Gli effetti di questa mancata concertazione e condivisione, già negativi, possono diventare disastrosi. Non cadiamo nel tranello di pensare che è solo un problema di scontro tra due caratteri forti, della presenza di due primedonne sulla stessa scena. Anzi, guardiamoci dall’avventurarci nei loro progetti politici. Certo, che vadano d’accordo e collaborino è auspicabile e doveroso, ma il problema del rapporto Campania Napoli è ben più grande di loro e delle loro intemperanze. E richiede soluzioni coraggiose e radicali.M5S, Saiello: “Whirlpool, c’è chi tifa per la chiusura per poter dare la colpa a Di Maio”
Il consigliere regionale: “Nel 2014 Renzi non fece rispettare accordi con multinazionale, oggi non accadrà”.
“Oggi in Consiglio regionale è venuta alla luce un’amara verità. Ovvero che c’è chi in quell’aula fa il tifo per la chiusura dello stabilimento Whirlpool di via Argine. Quello stesso qualcuno che non vede l’ora di giocare sulla disperazione dei lavoratori per portarli in piazza contro il Governo. Un atteggiamento grave e ipocrita, materializzatosi già nell’ultima seduta della Commissione Attività produttive, quando tutti i presenti, dal presidente Marrazzo, ai consiglieri regionali Daniele, Marciano, Ciaramella, Raia, Passariello, Cesaro, parlavano di fare fronte comune e di portare avanti una battaglia senza bandiere, di evitare divisioni, polemiche e strumentalizzazioni, salvo nascondersi quando appena qualche ora più tardi, sono arrivate le offese al Governo da parte del loro padre-padrone Vincenzo De Luca”. Così il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Gennaro Saiello.
“Un silenzio – aggiunte Saiello – che sa di complicità con chi, come De Luca, auspica che centinaia di lavoratori finiscano in mezzo a una strada solo per poter dire che il Governo ha fallito. Non sarà così. Il timore di un buon esito delle trattative è maturato in questa gente quando con i propri occhi hanno visto come il nostro ministro si sia battuto come un leone ai tavoli convocati al Mise con la dirigenza della multinazionale. E’ la prima volta che un Governo non si piega e pretende il rispetto degli accordi. Giova ricordare che nel 2014 fu il Governo Renzi a firmare un accordo con la stessa dirigenza Whirlpool che prevedeva un investimento di 31 milioni per il potenziamento dello stabilimento di Napoli e una ricaduta occupazionale di 588 addetti. Quell’accordo non è mai stato rispettato e di posti di lavoro oggi ne contiamo 420. Nel silenzio di chi oggi dovrebbe solo elogiare l’impegno del ministro Di Maio”.

