ACERRA – Una relazione finita nel fuoco e nel silenzio. È questo l’epilogo straziante della storia di Immacolata D’Anna, 48 anni, morta dopo atroci sofferenze all’ospedale Cardarelli. Il suo compagno, Miloud Bougatef, 49 anni, è rimasto carbonizzato nel piccolo appartamento che condividevano. Un incendio scoppiato nella cucina, chiusa a chiave, ha inghiottito le ultime ore della donna che, secondo quanto avrebbe riferito ai medici prima di morire, è stata vittima di un gesto estremo compiuto proprio da Miloud.
Dietro questo dramma ci sarebbe una relazione tossica e il rifiuto di accettare la fine di un amore. Da tempo, secondo i familiari, l’uomo avrebbe reagito con violenza verbale e minacce al desiderio di Immacolata di separarsi. “Se mi lasci, ci uccidiamo insieme”, avrebbe ripetuto. Parole che oggi suonano come una macabra profezia.
La notte tra sabato e domenica, l’incubo ha preso forma tra quelle mura domestiche. Mentre i genitori di lei erano in una stanza adiacente, un’esplosione, poi le fiamme, il fumo. La madre di Immacolata, disabile, è stata tratta in salvo a fatica, portata sul balcone dal marito e da un parente. I vigili del fuoco hanno trovato la donna in condizioni disperate e il corpo dell’uomo tra le ceneri.
L’appartamento è ora sotto sequestro. Le autorità stanno cercando di ricostruire ogni dettaglio, anche se la dinamica sembrerebbe confermare un gesto deliberato e pianificato. La procura di Nola ha disposto accertamenti sui corpi, in attesa del nulla osta del consolato tunisino per Miloud.
Una tragedia che apre interrogativi pesanti: quanti segnali si possono ignorare prima che sia troppo tardi? E quanti silenzi, come quello di Immacolata – che mai denunciò formalmente le minacce – pesano oggi come macigni?



