POMIGLIANO D’ARCO – Si riapre il caso giudiziario legato all’omicidio avvenuto nel dicembre del 2016. La Corte di Cassazione ha infatti annullato la condanna a 14 anni inflitta all’imprenditore aeronautico Vincenzo La Gatta, disponendo un nuovo processo d’appello davanti a un’altra sezione della Corte di Assise di Appello di Napoli.
La vicenda risale al 23 dicembre di dieci anni fa, quando La Gatta esplose alcuni colpi di arma da fuoco che costarono la vita a Giuseppe Di Marzo. Secondo quanto ricostruito durante i vari gradi di giudizio, l’imprenditore sarebbe intervenuto per proteggere un amico rimasto coinvolto in una violenta aggressione.
Il percorso processuale è stato complesso. In primo grado, nel gennaio 2021, La Gatta era stato condannato a 10 anni di reclusione. Successivamente, nell’ottobre 2023, la pena era stata aumentata a 14 anni dalla Corte di Assise di Appello.
Ora la Suprema Corte ha deciso di annullare quella sentenza, rimettendo tutto in discussione. Il nuovo processo dovrà riesaminare l’intera vicenda, con particolare attenzione ai punti sollevati dalla difesa, soprattutto in merito alla possibile legittima difesa e alla presunta assenza di volontà omicida.
I legali dell’imputato, gli avvocati Dario Vannetiello e Saverio Campana, hanno contestato le motivazioni della sentenza di secondo grado, sostenendo che l’azione di La Gatta fosse dettata dall’urgenza di difendere un terzo.
Secondo la ricostruzione difensiva, tutto sarebbe nato da una violenta aggressione subita da Giuseppe Sassone, amico dell’imprenditore e titolare del resort dove si consumò la tragedia. Un episodio che ha segnato profondamente la vicenda e che ora tornerà al centro del nuovo giudizio.








