Circola una certa inquietudine tra gli abitanti di Somma. L’euforia non è quella di una volta. La gente sembra più rassegnata. Dopo 40 anni sono ritornato a Somma ed ho trovato tante cose cambiate. E’ naturale che il tempo, come una vecchia fotografia, virata a seppia, modifichi pensieri, umori e sensazioni. Il cambiamento, però, mi sembra radicale. A tratti perfino imprevedibile.
Tante persone hanno rinunciato a partecipare attivamente alla vita sociale. Si respira un’atmosfera di solitudine: una specie di inquietudine degli esclusi. Per inquietudine si intenda un malessere, che colpisce chi si sente emarginato e incapace di incidere attivamente con la propria partecipazione nei processi di sviluppo sociali e politici .
Chiedi agli amici: “Come mai ci sono tanti supermercati?” e nessuno ti risponde. Qualcuno più smaliziato abbozza un finto sorriso. Altri, come dovessero nascondersi, abbassano gli occhi. Capisco che di questo argomento non si può parlare. E’ tabù. Un discorso sottointeso che nasconde molte insidie. Cerchi di capire, allora, perché l’intera città è diventata un ‘Non luogo’. A Somma non c’è uno spazio di aggregazione, un monumento o una iniziativa, degna di nota. La montagna, che per secoli ha costituito l’architrave sociale, culturale e paesaggistico della nostra comunità, è diventata un posto inospitale. Un regno di rovi, distrutto e vilipeso dall’abusivismo.
I quartieri che identificavano gli abitanti per spirito e dialetto, sono alla deriva. Tutto sembra compromesso. Ti chiedi che cosa faccia la politica soprattutto adesso che in Comune gli opposti schieramenti se le stanno dando di santa ragione. In atto, in questi giorni afosi di agosto, si sta recitando a soggetto una commedia, rumorosa e densa di colpi di scena. Peggio che nel teatro delle guarattelle. Allora domandi: “Ma quale è il progetto di città per cui stanno litigando? Quali sono le idee degli schieramenti contrapposti che giustificano tanta violenza verbale? “.
La risposta dei cittadini è quasi sempre scontata: “Lottano per il potere e per nessun’altra cosa”. Verrebbe voglia, a questo punto, di interrogare gli uomini di potere che da anni accumulano posizioni di vertice, preoccupati solo del tornaconto elettorale. Molti cittadini, però, pensano che è tempo perso e che in una situazione del genere valga la regola del ‘Si salvi chi può’. Anche per questo motivo non si rispettano le regole e l’illegalità è diffusa. Proliferano nuovi abusivismi e la città va a scatafascio. Si potrebbe obiettare che il degrado impera anche in altre città italiane. La situazione in cui versa Somma Vesuviana, però, è veramente preoccupante. Basta fare un confronto con le città vicine, come Terzigno, Sant’Anastasia, Pomigliano e San Sebastiano.
Credo che sarà molto difficile uscire da questa situazione. Per il futuro dei nostri figli e per la nostra città, però, dobbiamo provarci. Per prima cosa bisogna smettere quella inquietudine che ci fa sentire esclusi e riprendere la voglia di essere partecipi e protagonisti. Come recitava un vecchio slogan “Cambiare è possibile anzi è addirittura doveroso”.
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