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Somma Vesuviana, l’incanto dei Summani al borgo per “Crisommole”

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Due giorni dedicati alle albicocche, tra profumi e delizie, l’incanto della musica dei Summani

 

Un evento attesissimo quello che ha riempito di gusto e bellezza il borgo medievale del Casamale a Somma Vesuviana questo fine settimana. La festa che ha celebrato le “mele d’oro” del Vesuvio, ne portava il nome, semplicemente: “Crisommole”, la dolcezza e il sole della terra vesuviana già nel nome. L’albicocca, il pomo aureo, ha avuto così una due giorni da protagonista, spargendo il dolce profumo della tradizione agricola del vesuviano con il patrocinio del Consiglio Regionale della Campania, del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo. Un fine settimana all’insegna, anche, della bella musica. Ad accompagnare la serata: i Summani, gruppo strettamente legato alla propria terra, alla tradizione, al suono che da terra e origini, vuole partire.

Incontratisi nel 2017, il legame dell’amicizia vissuto da subito come magia che la musica sa fare, creando legami che sanno di appartenenza. Intesa che scatta e i cinque amici, diventano una unica sola identità.

La voce e le percussioni di Mimmo Angrisani, le chitarre di Nicola De Luca e Nicola Lampitiello, il basso di Tullio Ippodamia, la batteria di Peppe Magnolia, i Summani raccontano la loro terra a partire dal nome che evoca Summano Dio dei Fulmini per gli Etruschi, Giove Summano per i romani. Il connubio tra terreno e volta celeste, il confine tra i mondi, quello dei vivi e dei morti, spalla contro spalla Dio e l’uomo, la natura, il mondo intorno e il palco. Quest’ultimo come altare, luogo di privilegio dal quale parte la narrazione del proprio canto che si offre all’ascolto. Il loro stile è fusione perfetta tra rock, blues, funk, reggae e un suono ancestrale che tocca le corde più nascoste, che non dimentica i temi attuali, la contemporaneità con le sue problematiche, la solitudine, lo strato sociale assottigliato dalle differenze che stridono, la compulsione social, le devianze, fino al dolore dell’immigrazione, il disagio che nel proprio intimo nasce e nel confronto si libera. Raccontarsi, raccontare, i Summani partono da qui, dalla volontà di rappresentare energia che crea comunione, in una nuova concezione della realtà musicale. Il primo concerto a Potenza, e poi instancabili fino al primo disco: “Prologo” forma definitiva di un cammino intenso e inarrestabile. La serata riempita dalle loro vibrazioni forti e fiere, da pezzi che ne hanno esaltato la sonorità, ha avuto un respiro più ampio, una proiezione futura che sarà sempre legata alle ritualità del passato mai troppo lontane dal presente con i titoli evocativi dei brani: “Libera la serpe”, “Conte Goffo”, “La mia città”, Social Network”, “Senza più frontiere”. Già, senza frontiere, come la musica.