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Nella suggestiva cornice di cortile  Colletta al borgo Casamale si è discusso di albicocche vesuviane e delle varie criticità della coltivazione. Insieme alle istituzioni c’erano i tecnici del settore e i  produttori. Tutti convocati per fare il punto sul settore trainante dell’agricoltura sommese precipitato da qualche anno in crisi profonda.

Cambiamenti climatici, malattie vecchie e nuove, globalizzazione, insieme a modelli produttivi obsoleti, hanno messo in ginocchio una produzione di eccellenza che rischia, qui, nella sua patria elettiva, la totale scomparsa. Da tempo si dibatte sul da farsi, ma le ricette per la cura sono tantissime e molte in contrasto tra loro. La crisi c’è, e questo lo sanno tutti. Almeno su questo sono d’accordo.

Ma alla quarta edizione di “Crisommole” qualcosa di nuovo ha fatto capolino. Certamente il ritorno al passato è impossibile, ma facendo una ricognizione reale e concreta della realtà sta prendendo piede una soluzione semplice e innovativa allo stesso tempo.

Dopo il saluto di benvenuto del sindaco Salvatore Di Sarno c’è stato l’intervento del Deputato Gianfranco Di Sarno che ha illustrato il lavoro di sostegno ai prezzi minimi delle  produzioni agricole intrapreso dal gruppo grillino alla Camera. Il presidente Ciro Fiola ha invece manifestato la disponibilità totale della Camera di Commercio di Napoli a fare i passi necessari per sostenere una produzione tradizionale tra le più importanti del vesuviano. Tra le dichiarazioni di sostegno alla produzione non è  mancata quella di Stefano Prisco, presidente dell’associazione Strada del Vino del Vesuvio.

Si è quindi entrati nel vivo del convegno con le relazioni tecniche. La prof Chiara Cirillo, ricercatrice della Facoltà di Agraria di Portici, ha fatto una disamina esaustiva dello stato della produzione. Con dati alla mano, ha spiegato il declino dell’incidenza territoriale del Vesuvio nell’ambito “albicocco” a favore di altre aree campane. Declino ascrivibile a fattori diversi ma tutti negativi. Non ultimo: il calo della popolazione napoletana. Per esempio: il cambiamento dei gusti personali e l’incidenza delle nuove tendenze alimentari. Certamente il calo dei consumi del fresco ha una notevole incidenza sulla commercializzazione dell’albicocca vesuviana e pensare che l’industria della trasformazione possa sopperire nel lungo periodo alle deficienze del sistema distributivo è semplicemente impossibile. L’intervento della Cirillo è stato puntuale ma “brutale” nello stesso tempo. Sicuramente necessario per comprendere e fare i conti seriamente con condizioni di mercato non più ripresentabili. Sembra proprio arrivato il tempo di rimodulare propositi e strategie. Le cultivar migliori del Monte Somma molte volte sono le meno trasportabili sulla lunga distanza per cui non tutto è possibile, a favore magari di varietà dal gusto “orrendo” ma docili alla manipolazione ed al trasporto.

Sulla stessa linea l’intervento del prof. Salvatore Faugno: necessità di nuove proposte di commercializzazione. Tenendo anche presente che le superfici agricole si sono notevolmente ridotte per il consumo di suolo avvenuto più nel vesuviano che altrove. E come dirigente e rappresentante del Parco del Vesuvio il prof. Faugno non ha potuto fare a meno, come ricorda continuamente anche altrove, che l’area nel suo insieme ospita ogni anno diverse centinaia di migliaia  di visitatori (un numero in costante crescita fra l’altro), per cui bisogna potenziare assolutamente l’offerta di prodotti tipici locali a chilometro zero per sostenere così anche le produzioni locali di nicchia, come può ritenersi l’albicocca vesuviana.

Nella stessa linea gli interventi dell’agronomo Gianluca Iovine, che ha offerto all’amministrazione comunale la propria disponibilità professionale per la creazione di nuovi marchi di commercializzazione adatti e pensati per il successo delle piccole produzioni frutticole locali. Molto apprezzato dal pubblico il concetto che, nel caso, non è assolutamente possibile parlare di albicocca in genere ma di albicocca “vesuviana”. Quindi un chiaro segnale di territorialità non paragonabile a nessun altra comune albicocca “industriale”. Infine molto apprezzato l’intervento dell’architetto Sandro Tafuro anch’esso incentrato sulla necessità della valorizzazione del territorio di Somma  per il 60% nei confini del Parco Nazionale del Vesuvio.

Ma chi ha sintetizzato il tutto è stato  Luigi Raia, direttore dell’Agenzia Regionale per il Turismo della Campania. Somma presenta tutte le condizioni  utili affinché si possa costruire una  collaborazione  sinergica tra turismo e agricoltura. La presenza di un sito archeologico già di fama internazionale come grande attrattore (Villa Augustea) insieme ad un offerta variegata di siti culturali minori può praticamente “produrre” numeri importanti di ospiti aprendo spiragli nuovi di commercializzazione della tipicità. Naturalmente bisogna cominciare a crederci seriamente ed a lavorare insieme (pubblico e privato) affinché anche un settore in crisi (la produzione di albicocche) possa beneficiarne.

“Crisommole” è una manifestazione fortemente voluta dall’associazione Amici del Casamale in collaborazione con gli Amici del Buonvivere e della Pro Loco di Somma Vesuviana. L’evento, con il supporto dell’Amministrazione Comunale, si è avvalso dell’opera dell’Istituto Alberghiero “Dei Medici” di Ottaviano, del Parco Nazionale del Vesuvio, e della Città Metropolitana di Napoli.

Franco Mosca