Riceviamo e pubblichiamo la lettera del vice segretario dei Giovani Democratici Pasquale Viola.
Carissimo direttore,
Le scrivo, purtroppo, per mettere in evidenza un ennesimo fatto di cronaca che coinvolge la nostra comunità. Scrivo non solo come avente un ruolo politico in una piccolissima realtà politica giovanile, ma soprattutto come cittadino, giovane e esasperatamente arrabbiato. Abbiamo sentito pochi giorni fa che un ragazzo, quasi mio coetaneo, è stato arrestato per possesso di marijuana, un possesso illecito sicuramente, una situazione che è illecita senza dubbio. Non voglio minimamente entrare nella macro questione dell’arresto per uso di marijuana, non mi spetta, non è l’oggetto della questione che voglio porre, e soprattutto non vorrei che questo illecito particolare inquini ciò che si pone in evidenza. Partiamo dal fatto che Somma è un paese di provincia, e quindi porta tutti i pro e i contro della provincia napoletana; moltissimi sono i casi di situazioni delicate e particolari, le quali avvolgono le vite di persone, che talvolta compiono (costretti o coscienti) scelte totalmente negative per il bene comune e poi successivamente per sé stessi. Succede che talvolta, in provincia di Napoli, sono i figli che gemono per le doglie o le contrazioni del parto. Gemono non tanto per questioni biologiche, ma perché nascere in alcuni contesti sociali ti fa pagare le pene del parto, le pene della vita, appena nato. Ma ci sono, ovviamente, casistiche infinite. Ecco, perciò che del ragazzo in questione, Luca, io ne voglio parlare. Dall’età di dodici o tredici sino ai sedici anni, ho frequentato moltissimo il mio paese, Somma Vesuviana, e ho potuto constatare, giorno per giorno, com’è vivere in un paese come il mio, nel contesto sia pre-adolescenziale sia pienamente adolescenziale. Nel mio caso in particolare, mi è capitato di stare e condividere molti momenti con persone e gruppi che vivono la vita e concepiscono l’esistenza in modo completamente diverso dalla mentalità benpensante ed “educata” (se vogliamo “borghese”, ma sembra un anacronismo). Tante etichette ho sentito nei confronti di questi gruppi, cucite ad hoc da altri gruppi adolescenziali formalmente diversi. E’ in questi luoghi dell’esistenza che concepiamo le prime selezioni, i primi pregiudizi, le prime distanze. Standoci dentro, anche io ho subito le pene di quegli ambienti, il bullismo in primis. Ma non ne faccio una colpa a chi volontariamente si faceva beffe di me, passando il tempo si intuisce che le cause particolari non devono essere accusate quanto le cause più universali. Dunque in quegli ambienti, ho conosciuto Luca. Luca è un ragazzo che ricordo benissimo se non altro per la sua intelligenza, e per quanto riusciva a differenziarsi con i suoi ragionamenti scaltri e minuziosi: vi è mai capitato di ascoltare parole di alta coerenza e logica proprio da chi non ve l’aspettate? Ecco così sembrava di essere di fronte a quel ragazzo. Ricordo, però, soprattutto, che fosse un ragazzo di cuore, un ragazzo dai sentimenti semplici e genuini. La genuinità di chi ha sofferto, lui l’aveva tutta sul volto. Questo lo ricordo perfettamente, che in ambienti dove è difficile trovare chi ti è vero amico, lui era davvero leale. Ora avrà fatto ciò che ha fatto, e probabilmente non è la prima volta da coinvolto in simili questioni, ma la domanda politica che voglio pormi è se i ragazzi cresciuti in un certo modo devono essere abbandonati a loro stessi. Chi cura questa parte di realtà? Ci siamo chiesti, nel gruppo dei Giovani democratici, più volte quanto funzioni l’interazione tra i servizi sociali e l’accompagnamento sul lavoro. Ci siamo chiesti come e quando i ragazzi in mano ad assistenti sociali riescono ad esser accompagnati, e soprattutto educati! E’ davvero possibile che gli unici centri di supporto dell’intera persona in fase di sviluppo e di accompagnamento al lavoro siano solo nel carcere di Nisida? (Tranne qualche rara realtà) Deve morire un altro Emanuele Sibillo affinché la politica non volti più faccia ai ragazzi soli e di strada? Quando un ragazzo di 24 anni, nel fiore della sua vita, nel pieno della sua intelligenza e forza fisica, prende strade sbagliate ed è destinato a una vita da fuorilegge, TUTTA la comunità ha perso. Le ISTITUZIONI hanno perso, io ho perso, i miei coetanei hanno perso. Perché non ci siamo chiesti che fine possa fare un ragazzo abbandonato a sé stesso! Non ci siamo posti il problema della comunità, dei soli, dei reietti, degli abbandonati. Perché rispondiamo solo al nostro perimetro di casa, alle nostre abitazioni sicure. Ma questo forse è un altro tassello da affrontare di petto altrove. Alla politica probabilmente non interessa questa parte di esistenze che soffrono le pene della solitudine. Io lo vedo la domenica mattina quando nella piazza centrale si consuma, come il peggiore degli utensili, la politica cittadina. E con disincanto e un po’ di malinconia mi accorgo che per i ragazzi come Luca, qui, c’è poco da fare. Non c’è posto per lui nel dibattito. In questo momento di piena campagna elettorale, la politica sta studiando le mosse strategiche per presentarsi al pubblico, solo questo e basta, senza spazio per i temi. Due sono i momenti della campagna elettorale provinciale: il primo, fatto di accordi strategie, e dialogo con porzioni “affabili” e capitaliste (o ai grandi monopolii dell’elettorato o aventi i famosi “pacchetti di voto”) del paese, la seconda parte con la massa che ha poco da vedere con la politica, che fa capo a un certo ambiente popolare, talvolta menefreghista, talvolta vittima, talvolta carnefice, che esige, in cambio del voto o porzioni di voto, piaceri nell’immediato. Intanto chi è solo resta sempre più solo. Esigiamo una risposta per i ragazzi come Luca, e spero che possiamo metterci all’opera TUTTI, me e il mio gruppo in primis, per aiutare chi è in difficoltà, chi parte in svantaggio. Dobbiamo fare tutti uno sforzo, tutta la politica e le associazioni di includere nella società tutti coloro che sono messi al margine per i contesti vissuti! Una politica che persegue la felicità comune non lascia nessuno dietro, ad oggi però, sembra che le cose non siano così, e c’è molto rammarico.
E’ così che va nel mio paese, tra il disincanto, la resa e la mala politica.”







