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Somma Vesuviana, inaugurata l’antica Cappella delle Anime del Purgatorio

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Ieri, martedì 10 dicembre, Somma Vesuviana ha vissuto un momento significativo con la cerimonia inaugurale della Cappella delle Anime del Purgatorio nella località omonima nei pressi di via Mercato Vecchio. La cerimonia si è aperta alle ore 16:00 con una celebrazione eucaristica presieduta da Mons. Alfonso Pisciotta, Parroco della Chiesa di San Giorgio Martire. A seguire si è svolto un interessante convegno che ha tentato di stabilire un’ eventuale connessione storico – artistica tra i nobili fondatori della Confraternita e Pio Laical Monte della Morte e Pietà e l’ immenso pittore Caravaggio.

Al convegno, moderato dallo scrivente, hanno partecipato il barone Alessandro Pasca di Magliano, Sovrintendente del Pio Monte della Misericordia di Napoli; il dottor Mario Bartiromo, Direzione nazionale UTET Grandi Opere; l’Avv. Pasquale Riccio, Direttore del Pio Monte Somma; il Dott. Nello Tuorto, Presidente Finetica onlus; il prof. Mariano Lo Conte, Priore della Fraternità della Croce; l’Avv. Antonio Delle Cave, Vice Prefetto dell’Arciconfraternita e Pio Laical Monte della Morte e Pietà. Tra gli ospiti il Sindaco Dott. Salvatore Di Sarno e il Dirigente scolastico Prof. Ernesto Piccolo.

La chiesetta, adiacente all’attuale farmacia comunale e di fronte alla venerata edicola della Mater Dolorosa, è molto antica: le prime notizie certe risalgono al 1767, quando fu attestata nella Santa Visita di quell’anno dall’ Arcivescovo Nicola Sanchez de Luna, 81° Vescovo di Nola, tra le cappelle esistenti fuori dalle mura della città di Somma. Il titolo attribuito era, ed è ancora, Cappella delle Anime del Purgatorio, come riferisce il compianto storico Giorgio Cocozza nei suoi articoli sulla rivista Summana. Accanto alla cappella scorreva già nel 1651- come riferisce lo studioso Angelo Di Mauro – un torrente o lagno Purgatorio, che riceveva i corsi d’acqua dalle località Castello, Murillo, Fontanelle, Auriemma e Croce di Cigno. E’ facile quindi che la cappella sia seicentesca. La facciata della chiesetta è a capanna, sormontata nella parte centrale da un minuscolo ed elegante campanile a muro piatto, in cui si apre una monofora contenente una piccola campana. Al centro della facciata, al di sopra della porta d’ingresso ornata di un cancello in ferro, vi è l’occhio ovale che fornisce luce all’interno e in parte ne caratterizza l’estetica, come riferisce il prof. Antonio Bove. Sulla parete destra in alto, incassata nella muratura, vi è fissata una lapide in marmo che attesta il diritto di patronato della Cappella alla Laical Congrega e Monte della Morte e Pietà con sede ufficiale nei locali attigui all’Insigne Collegiata di Somma. Nelle successive Sante Visite del 1829 (Vescovo Mons. Nicola Coppola) e del 1855  (Vescovo Mons. Gennaro Pasca) la cappella fu trovata diruta (rovinata) e per questo motivo interdetta al culto. Interessanti ed artistiche erano le scomparse tele settecentesche che decoravano l’interno, che si compone tuttora di una sala antistante più un vano sagrestia posto dietro l’altare. La cappella è stata restaurata grazie al contributo della Finetica Onlus.

Nel 1602 sette nobili napoletani, consapevoli delle necessità di una popolazione bisognosa di aiuto e di solidarietà, decisero di devolvere parte dei propri averi ed il proprio impegno alle opere di carità, fondando a Napoli il Pio Monte della Misericordia. Ancora oggi, da ben quattro secoli, i suoi Governatori ed i suoi associati, continuano l’opera di assistenza e beneficenza, adeguando gli interventi alle mutevoli esigenze. Il dipinto di Michelangelo Merisi da Caravaggio, realizzato tra la fine 1606 e l’inizio del 1607 e consegnato al Pio Monte,  campeggia dall’alto dell’altare maggiore della cappella e compendia le azioni di solidarietà esercitate dal Pio Monte in un straordinaria sintesi delle Sette Opere di Misericordia corporale ancora oggi attentamente esercitate.

Quarantotto anni dopo, il primo gennaio del 1650, dopo che si erano verificate nella Città di Somma grandi calamità et miserie estreme tra la popolazione, anche tredici nobili cittadini determinarono di comune inspirazione erigere e fondare una Congregazione o Compagnia della Morte sotto il titolo di Santa Maria delle Grazie in una cappella dentro la Chiesa Collegiata di detta Terra; con lo scopo di esercitare tutte le sette opere di misericordia, in particolare seppellire i morti in miseria, confortare i condannati a morte e suffragare le anime del Purgatorio. Tra i fondatori figuravano i nobili cognomi Sersale e D’Alessandro; gli stessi cognomi che erano anche scolpiti nella storia della fondazione del Pio Monte della Misericordia di Napoli. Nel 1705 la Confraternita sommese cambiò il suo originario nome con quello, rimasto in uso, di Confraternita e Pio Laical Monte della Morte e Pietà, con particolare riguardo al contrasto della dominante piaga dell’usura. L’anno decisivo, comunque, rimane il 1803 quando, il nuovo Statuto, formato da 31 articoli, modificò profondamente la struttura dell’ente da corpo religioso e di culto a corpo morale. A questo punto il Pio Monte della Morte e Pietà, escluso dalle leggi di ammortizzazione, poteva acquistare, succedere alle chiamate delle eredità, ricevere restituzioni di capitali, procedere ad alienazioni, senza interpellare giudici laici ed ecclesiastici allo stesso modo del Pio Monte della Misercordia di Napoli.

Concludo, affermando che dal Caravaggio i nobili sommesi potettero ereditare soltanto il testamento spirituale espresso nella sua grande opera pittorica, in quanto la morte dell’artista giunse nel 1610, ben 40 anni prima della fondazione del laico sodalizio sommese. Certamente fu quell’opera a determinare nei nobili cittadini sommesi un forte e spontaneo sentimento di solidarietà verso i propri simili in un epoca ai limiti della legalità ed ai margini della sussistenza.

 

 

 

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