Il ricorso al tribunale amministrativo regionale era stato proposto da sei consiglieri (Pasquale Piccolo, Celestino Allocca, Umberto Parisi, Salvatore Rianna, Vincenzo Piscitelli e Lucia Di Pilato) rappresentati dagli avvocati Orazio Abbamonte e Angelo Carbone, dopo la seduta del 29 dicembre 2017 quando si videro respingere la richiesta di rinvio della seduta adducendo l’impossibilità di discuterne perché la relazione dei revisori dei conti era pervenuta irritualmente soltanto quella stessa mattina. Alla risposta negativa della maggioranza – il presidente Giuseppe Sommese considerò la proposta di rinvio quale «irricevibile» – decisero di lasciare l’aula. Dopodiché la maggioranza approvò il bilancio.
Di fatto la relazione dei revisori era davvero stata allegata in ritardo – non otto giorni prima come prevede la legge, ma quello stesso giorno – tant’è che l’assessore Irollo profittò, successivamente, per dare agli stessi revisori una pubblica strigliata sostenendo che quel ritardo «aveva causato almeno in parte il ricorso dell’opposizione». Ma si dette il caso che, appreso del ricorso, basato inizialmente sulla mancanza di un termine congruo per consentire la presentazione di eventuali emendamenti, la maggioranza – con un semplice passaggio in commissione e una nuova convocazione della seduta (tenutasi poi il 16 marzo, senza che comunque la minoranza presentasse emendamenti – scelta adottata per evitare di legittimare il bilancio che tentavano di impugnare) riuscì, per usare le parole pronunciate in aula dal consigliere Antonio Auriemma, «a sanare il vulnus». Approvando il medesimo bilancio, ancora una volta senza la minoranza in aula, non senza pesanti interventi del consigliere Peppe Nocerino (il quale ha questa sera commentato la vicenda anche con un video sulla sua pagina facebook, invitando l’opposizione a far proposte e non ricorsi) che appellò l’avvocato dei sei consiglieri come quel «tal Abbamonte», tacciando uno dei sei – che tutti compresero essere l’ex sindaco e attuale consigliere Pasquale Piccolo – come colui che «aveva portato tremila euro ad un avvocato di Napoli».
Ebbene, ieri è stata pubblicata la sentenza della prima sezione del Tar su quel ricorso (n.895 del 2018), integrato da motivi aggiunti e proposto dai consiglieri Piccolo, Allocca, Rianna, Parisi, Piscitelli e Di Pilato, ricorso contro il quale si era poi costituito in giudizio anche il Comune di Somma Vesuviana rappresentato dall’avvocato Aniello Mele. E la sentenza conferma che la scelta giusta per l’amministrazione comunale è stata riportare il bilancio in aula una seconda volta, tant’è che i giudici scrivono «la nuova approvazione del bilancio previsionale con delibera del 16 marzo 2018 ha determinato l’improcedibilità del gravame originario, atteso che l’eventuale annullamento della delibera inizialmente impugnata non recherebbe alcun beneficio ai ricorrenti permanendo la versione del bilancio previsionale approvata per seconda». Una strategia, dunque che ha ottenuto l’effetto voluto, funzionando alla perfezione.
Per di più, dopo il ricorso, i sei consiglieri hanno anche presentato motivi aggiunti tentando di impugnare la seconda delibera (quella del 16 marzo). Un ricorso considerato dai giudici «inammissibile», come quello precedente era stato considerato «improcedibile». I consiglieri firmatari del ricorso dovranno pagare le spese del procedimento in favore del Comune: duemila euro, oltre ad interessi e accessori.
Qui la Sentenza pubblicata oggi.





